sabato 4 febbraio 2017

Paternità spirituale carismatica





3 febbraio 2017
di ENZO BIANCHI
Al cuore dell’opera di trasmissione della fede, compito assolutamente prioritario della chiesa oggi forse più che mai, si colloca il ministero della paternità spirituale. Ministero che troppo raramente si manifesta nel vissuto ecclesiale, tanto che spesso è difficile trovare un padre “spirituale”, nel senso più profondo del termine, cioè non semplicemente contrapposto a “biologico”, “naturale”, bensì “secondo lo Spirito”, dotato di “carismi”, di doni vissuti nella fede e tali da generare vita spirituale. In questo senso è ancor più evidente di come parlare di “padre” spirituale significhi anche parlare di “madre” spirituale. Ora, grande è la sete di questo tipo di aiuto tra i semplici credenti, e corrisponde al desiderio di una vita di fede seria e centrata sull’essenziale.
«Cristiani non si nasce, ma si diventa». Questa espressione di Tertulliano indica lo spazio in cui si inserisce la necessità della paternità spirituale. Occorre imparare a essere cristiani, meglio, occorre essere generati alla vita in Cristo; il cristianesimo non è infatti semplicemente una dottrina, ma una vita con Dio, in Cristo, per mezzo dello Spirito santo: ad essa occorre pertanto essere iniziati, introdotti.
La paternità spirituale è necessaria perché rende oggettivo il cammino spirituale di una persona portandolo all’adesione alla realtà, soprattutto al riconoscimento e all’accettazione dei propri limiti, delle proprie negatività, e dunque al superamento delle inibizioni profonde, delle censure radicate, dei doveri e degli interdetti introiettati che impediscono un cammino umano nella libertà e nell’amore. In particolare, la paternità spirituale può condurre all’esperienza della misericordia di Dio, cioè a conoscere il suo volto di Padre. Ma questo può avvenire se anche il «padre spirituale» mostra un autentico volto paterno.
A cosa deve tendere allora la paternità spirituale? Il padre deve aiutare il «figlio» ad ascoltare la parola di Dio che non è né lontana né esterna a lui, ma «nel suo cuore» (Dt 30,14), a discernere lo Spirito santo che lo abita, a far emergere la vita di Dio che già è in lui. Il padre spirituale non deve né insegnare, né vietare, né condannare, né giudicare, né pianificare, ma solo acconsentire a questa vita. Il padre spirituale aiuta l’esodo interiore, il passaggio dalla paura alla libertà, dalla costrizione alla filialità fiduciosa e dunque alla maturità dell’amore
Perché questo possa avvenire il padre spirituale deve avere alcuni carismi, alcuni doni che ha ricevuto per grazia ma che ha anche saputo riconoscere, custodire e coltivare fino a renderli fecondi: la capacità di ascolto, la carità e la misericordia, la preghiera e l’intercessione, la lotta spirituale, la conoscenza dei propri peccati e dei propri limiti, la grande fede nell’amore misericordioso di Dio. Tutto questo rende il padre spirituale veramente tale, portandolo a essere uomo di “manifestazione”, che consente cioè al discepolo di emergere, di venire alla luce e alla pienezza di vita. Quest’ultimo infatti non gli chiede né di essere giudicato né di essere confermato, ma gli chiede il permesso di esistere. Gli chiede, appunto, paternità, maternità!
Pubblicato su: Agenzia SIR

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