mercoledì 22 febbraio 2017

Quell'Amicizia che ha cambiato la nostra vita

Negri e don Giussani


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di Luigi Negri


«Carissimo monsignor Negri, al termine del tuo mandato episcopale nella diocesi di Ferrara-Comacchio, desideriamo esprimerti pubblicamente il sentimento di una vera amicizia che il tempo non ha fatto che accrescere». Comincia così la lettera firmata da centinaia di amici del movimento di Comunione e Liberazione pubblicata sul Foglio del 18 febbraio. Nella lettera, che ha come primi firmatari Giancarlo Cesana, Peppino Zola ed Egisto Mercati, si sottolinea come «il tuo impegno nella Chiesa e nel movimento di CL è sempre stato un esempio per tanti e chiara testimonianza di fede, carità e cultura». Una testimonianza che non finisce con il mandato episcopale a Ferrara-Comacchio perché «ti sentiamo ancora giovane di cuore e uomo ardente della fede nel Signore». A questa lettera monsignor Negri risponde con queste parole affidate alla Nuova BQ.  
Carissimi amici,
vi esprimo la mia più profonda gratitudine per il bellissimo congedo che avete pubblicato sul Foglio.
Ci ho ripensato: non avete onorato me, che non credo di meritare tanto. Avete onorato questa nostra grande compagnia, la compagnia parlando della quale don Giussani nella sua ultima lettera a san Giovanni Paolo II scriveva: «Noi riconosciamo nella nostra amicizia un’aliquale  sacramentalità».

Nella compagnia in cui ci ha introdotto don Giussani abbiamo incontrato il Signore, lo abbiamo seguito nelle vicende della vita quotidiana, da giovani che eravamo fino alla estrema maturità. In essa è stata rigenerata profondamente la nostra umanità, soprattutto non abbiamo più potuto vivere per noi stessi, ma abbiamo sempre vissuto per Lui, cioè per la missione. È questa grandezza che mi è risuonata nel cuore quando ho letto le vostre parole.
Questa amicizia non potrà mai toccarla nessuno, neanche coloro che in modi diversi, cercano di ridurne l’ampiezza o pretendono di essere gli unici garanti di questa compagnia.
Mi auguro che questa compagnia continui ad essere quello che è stata per me, per la mia generazione e per tante generazioni dopo di me e si ritorni a quella profondità di verità e di carità che rende così lieta la vita, come ci ricordava spesso don Giussani: «Il mio cuore è lieto perché Dio vive».
Colgo l’occasione per ringraziare anche tutti coloro che la Provvidenza ha coinvolto nella mia vita in questi 10 anni di episcopato, sia nelle mie diocesi sia in tutta Italia.

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