venerdì 31 marzo 2017

Beyond HE or SHE



di Davide Vairani
Liberi di sentirsi ciò che si vuole e  si desidera al momento. E’ il gender bellezza, è trend e cool. Non ci puoi fare niente. La narrazione che il Potere vuole imporci a tutti i costi quale esempio di libertà e progresso ha arruolato di buon grado anche la prestigiosa rivista settimanale “Time”. Titolo della copertina di “Time”: “Beyond he or she”, cioè oltre “lui” o “lei”. Il settimanale racconta in un lungo reportage come i Millenials ridefiniscono il proprio genere.
I Millennials per convenzione sono i giovani, la generazione del nuovo millennio (anche detta generazione Y) ed esattamente sono tutti coloro nati tra il 1980 e 2000, che hanno la caratteristica di essere la prima generazione al mondo ad essere nata nel mondo della comunicazione globale dove tutto è connesso e relazionato. Lo aveva già fatto qualche tempo fa’ un’altra prestigiosa e blasonata rivista: il National Geographic, quando aveva sbattuto in copertina una bambina transgender di nove anni e un lungo reportage che aveva lo stesso obiettivo.
L’intero reportage di “Time” tenta di esplorare, per mezzo di testimonianze dirette e ricostruzioni congetturali, la vasta gamma di combinazioni che consente ai Millennials di moltiplicare i generi cui sentono di appartenere. Tutto il reportage si basa su sondaggio commissionato da GLAAD  (Gay & Lesbian Alliance Against Defamation), un’organizzazione americana no-profit tra le più potenti nell’attivismo LGTB. Quella – per capirci – che ogni anno assegna il “GLAAD Media Awards, premio assegnato alle persone e alle produzioni dell’intrattenimento, “per il loro contribuito nel dare un’immagine più veritiera e accurata della comunità LGBT e delle questioni che riguardano la loro vita”.
L’articolista definisce questi ragazzi “hyperindividual, you-do-you”, cioè iperindividualisti e fai da te, cogliendone un aspetto fondamentale. Il comune denominatore delle loro singole storie non è tanto la non appartenenza a uno dei generi prefissati – maschio e femmina -, ma la ferma convinzione che sia la loro interiorità a plasmare l’esteriorità o, meglio, che il solo modo di conoscere una verità oggettiva riguardo a sé sia la propria stessa sensibilità. Harris Poll – il curatore tecnico del reportage – ha scritto che il GLAAD ha intervistato decine di persone in tutti gli Stati Uniti circa i loro atteggiamenti verso la sessualità e il genere, da San Francisco a una piccola città del Missouri. Risultato? Il 20% dei Millennials si dichiarano aperti ad ogni forma di identità sessuale. Quando la società di ricerche di mercato “Cultura Co-op” – specializzata in ricerche e studi sugli atteggiamenti dei giovani americani- ha chiesto a circa 1.000 i giovani se pensano che le famose 60 opzioni di genere previste da Facebook siano troppe, quasi un terzo di loro ha risposto che credono siano troppo poche e che tale impostazione sia influenzata negativamente dell’oscurantista e tradizionalista “destra”.
Che dire? Ho l’impressione che queste operazioni mediatiche ormai comincino a stancare la gente e sortiscano – dal loro punto di vista – l’effetto opposto. Sbaglierò, ma ho la sensazione che la gente comune stia piano piano capendo l’imbroglio che si nasconde e che – soprattutto – si stia assistendo ad una overdose e ad una sovraesposizione del tema talmente invasivo da generare una sensazione di ripulsa più o meno motivata o consapevole. Possibile che accendendo la Tv o leggendo un quotidiano a qualsiasi ora e in qualsiasi giorno ci siano sempre gay, gender-fluid, analisi più o meno corrette, pensieri dei vip, parole sparate in ogni contesto, sempre e comunque indirizzate a convincerci che tutto questo non solo è normale, ma rappresenti il progresso al quale tutti ci dobbiamo adeguare? E’ una regola della comunicazione, indipendentemente da aspetti etici o antropologici: il troppo stroppia. In una società sempre più globalizzata nella quale è facile per ciascuno di noi cercare notizie e informazioni, non so quanto funzioni ancora la famosa Finestra Overton. Ripetere all’infinito e in maniera ossessionante sui giornali e in Tv che ciascuno è libero di scegliere quando e come vuole la propria sessualità, il proprio genere, il proprio modo di viverli e al tempo stesso imporre questo dato come regola del progresso che avanza di fronte al quale è giusto e bene che tutti noi ci adeguiamo, bhè, ho qualche dubbio che oggi funzioni come accaduto fino a qualche tempo fa’.
Ho compassione per giovani così. E sono convinto che la stessa impressione ce l’abbiano sempre più persone. Semplicemente perché il Potere funziona e dura fino ad un certo punto. La gente non è né scema e né tantomeno così manipolabile come il Potere pensa. E’ troppo tempo che sul piano mediatico assistiamo ad un bombardamento senza limiti di una realtà che è finta, di plastica, non vera e che produce solo un senso di compassione e tristezza. Se ci si ricorda che dietro le copertine i giornali contengono articoli, e se dunque si legge lo sterminato e interessante reportage su come la scienza ci stia aiutando a capire il genere, si apprendono alcuni elementi piuttosto istruttivi. Nel reportage del National Geographic in realtà l’unica cosa che veniva confermata (se lo leggiamo fino in fondo) è che si tratti soprattutto di una questione di pronomi, di definizioni, insomma di parole: come quelle che dalla Nigeria alla Thailandia, dal Messico a Tonga, consentono di codificare e dunque definire un terzo genere, che esiste solo entro determinati confini geografici. In Samoa uno può essere maschio, femmina o fa’afafine, ma appena va all’estero scopre che i generi restano due.
Emerge anche che il genere è “un amalgama di parecchi elementi: cromosomi, anatomia, ormoni, psicologia e cultura”. Ne consegue che il genere ha a che fare con convinzioni e condizionamenti, e infatti National Geographic dice testualmente che “ci si interroga sulla propria identità di genere perché oggigiorno si parla molto di questi argomenti”. È un raro caso di nome che crea la cosa: per questo non ci si limita ad accettare il proprio approccio alla sessualità come “hobby e scelta di vestiario”; per questo sta aumentando vertiginosamente il numero di “non conformisti di genere, una vasta categoria che nella scorsa generazione non aveva nemmeno un nome”. È una questione di parole, quindi di discorsi e teorie che creano la casella che uno, ingenuamente, crede ritagliata apposta sulla propria identità oggettiva e intima.
Nel reportage di “Time” la cosa è ancora in realtà più lampante: tale sensibilità individuale dei giovani viene identificata con l’emotività, tralasciando il discernimento che è la capacità di chi è sensibile di trovare una mediazione fra sentimenti e circostanze. Ciò vincola l’oggettività alle emozioni: “Mi piace essere neutro”, spiega un giovane, sancendo di conseguenza di essere neutro; scelta ammirevole in quanto sarebbe molto vantaggioso, ammetto, che per diventare ricco bastasse l’evenienza che mi piaccia essere ricco. Senza considerare che le emozioni sono per definizione passeggere, come nel caso del giovane che dichiara: “Alcuni giorni sento che il mio genere possa coincidere con quello assegnatomi alla nascita, altri giorni no”. Anche in questo caso ammetto che sarebbe una soluzione geniale sentirmi ricco (e quindi esserlo) alcuni giorni all’anno ma non in quelli in cui devo pagare le tasse, abbattendo l’aliquota.
Insomma, ne esce una caricatura dei Millennials. La realtà è ciò che ciascuno si figura allo scopo di sentirsi bene. “I vostri termini non riflettono la mia realtà”; “Per me va bene essere me, qualsiasi cosa sia”; “Un determinato genere risulta sensato nelle loro teste, quindi va bene”, sono alcune delle frasi che vengono messe in bocca ai giovani intervistati.
Ho come l’impressione che sia ancora una volta la solita bufala che si vuole spacciare per maggioranza: sul piano statistico e sociologico, cosa rappresentano 1.000 interviste su una popolazione (quella americana) di 325 milioni di persone? Nulla. I Millennials sono molto di più di ciò che troppi vogliono rappresentare: sono una generazione che si sottostima. Una generazione che ha tutte le potenzialità per fare grandi cose: se solo gli adulti che comandano il Mondo la smettessero di manipolarli anziché accompagnarli nella scoperta di sé.

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