mercoledì 8 marzo 2017

La "festa" della donna...





Netta contrarietà è stata espressa da rappresentanti della Chiesa cattolica nei confronti della legge appena approvata in Bangladesh che consente e nei fatti addirittura alimenta il fenomeno già molto diffuso delle spose bambine. Provvedimento che ha suscitato forti proteste e condanne da parte delle organizzazioni per i diritti umani, cui si è associata immediatamente la commissione Giustizia e pace della Conferenza episcopale. Per il suo presidente, monsignor Gervas Rozario, vescovo di Rajshahi, il parlamento «ha fatto un serio sbaglio ad approvare il Child Marriage Restraint Bill». 
Il riferimento del presule è alla contestata norma che consente i matrimoni delle donne minori in alcuni casi specifici, per esempio le «gravidanze accidentali o illegali», in modo, così viene detto, «da salvare l’onore della ragazza». Al contrario il presule si aspettava «che il governo abolisse del tutto i matrimoni minorili in Bangladesh. Ora invece, con la clausola delle “circostanze speciali”, il numero delle unioni tra bambini aumenterà». La norma generale stabilisce che l’età legale per contrarre matrimonio è di 21 anni per i maschi e di 18 per le femmine. Ma sono state appunto introdotte delle “circostanze speciali”. Una clausola, rilevano le organizzazioni per i diritti umani, che in realtà legalizza a tutti gli effetti le nozze celebrate per riparare gravidanze frutto di violenza sessuale, molto diffuse nel paese. Un’opinione condivisa dal vescovo di Rajshahi, per il quale «ora molti tutori potranno organizzare matrimoni tra minori. E la polizia e gli attivisti non potranno fare più nulla per impedirli».
Stando ai dati ufficiali, il Bangladesh è il paese asiatico con il tasso più elevato di spose bambine. Il 52 per cento delle spose ha meno di 18 anni e il 18 per cento meno di 15 anni. Povertà e cultura tradizionale sono i principali fattori che spingono le famiglie a organizzare le nozze per le ragazze ancora in tenera età. Il fenomeno è trasversale in tutte le comunità religiose, a eccezione di quella cattolica che non sostiene i matrimoni precoci. «Noi in quanto Chiesa cattolica — ha dichiarato all’agenzia AsiaNews monsignor Rozario — non ci atterremo alla nuova legge ma continueremo a considerare i limiti dei 18 anni per le donne e 21 per gli uomini».
Secondo Ayesha Khanom, presidente dell’organizzazione femminile Bangladesh Mahila Parishad, la nuova legge «è una vera vergogna e una sventura per tutte noi». E Kazi Reazul Hoque, presidente della Commissione nazionale per i diritti umani, ha dichiarato che «la legge non aiuterà a frenare i matrimoni tra bambini».
L'Osservatore Romano

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