giovedì 23 marzo 2017

La risposta alla crisi dell' Islam



"È il Gesù Profeta del Corano la risposta alla crisi dell' Islam"
La Stampa

(Rolla Scolari) La tesi dello scrittore turco Mustafa Akyol: il suo insegnamento è una perfetta terza via tra il fanatismo conservatore e il laicismo - Che cosa Gesù può insegnare all' Islam? si chiede Mustafa Akyol, autore turco, editorialista del New York Times e di molti altri giornali internazionali, e musulmano devoto. Nel suo ultimo libro, The Islamic Jesus (St. Martin' s Press), lo scrittore racconta il Gesù coranico, anche alla luce di un' attenta lettura del Nuovo Testamento, dei testi canonici e non canonici della tradizione giudaico-cristiana.Il Gesù del Corano, benché nato da Maria Vergine, cui il libro sacro dell' Islam dedica una delle sure più lunghe, non ha natura divina, ma è uno dei principali Profeti venuti prima di Maometto. Per Akyol, il Gesù del Corano può rappresentare per un mondo islamico in crisi una terza via. E per spiegare come, l' autore chiama in causa lo storico britannico Arnold Toynbee, che nel suo Civiltà alla prova , del 1948, ha parlato di una crisi interna all' Islam (come Bernard Lewis più tardi nel suo La Crisi dell' Islam ): una frustrazione del mondo musulmano - a lungo faro della civiltà ma dal XIX secolo in decadenza - nel suo rapporto con un occidente tecnologicamente e culturalmente forte. Toynbee è stato il primo a fare il paragone, su cui si basa il libro di Akyol, tra questa crisi e una crisi più antica: quella degli ebrei al tempo della dominazione romana nel primo secolo avanti Cristo. Come allora da una parte c' erano i «modernisti» che collaboravano con Roma e imitavano l' occidente, e dall' altra gli «zeloti», militanti in armi contro Roma e propositori di una stretta aderenza alla legge religiosa, questo accade anche oggi per alcuni musulmani. I modernisti alla Kemal Atatürk si sono opposti nei decenni agli wahhabiti del puritanesimo religioso o agli estremi violenti dello Stato Islamico e della sua interpretazione iper-letterale dei testi sacri. Da qui l' idea di Akyol, presa in prestito da altri pensatori musulmani del passato, della necessità di una terza via. Questa terza via i musulmani potrebbero trovarla nel Gesù del Corano, dice Akyol: Gesù non lotta contro i romani, non si piega a loro, ma insiste sulla riforma della fede, chiedendo di focalizzarsi sui principi morali senza seguire la legge religiosa alla lettera. «C' è una crisi del mondo islamico e una estrema reazione a questa crisi. Dobbiamo trovare una terza via: cerco di capire che cosa Gesù insegnava in un periodo di conflitto come quello degli ebrei contro i romani, simile ai tempi di oggi. La sua azione era contro una estrema legalizzazione che riteneva fonte di ipocrisia. E questo è un problema che vedo anche nel mondo islamico di oggi. L' insegnamento di Gesù può essere una cura all' azione degli zeloti musulmani. Gli zeloti del primo secolo erano coloro che volevano combattere Roma, espellere i romani e creare una teocrazia. Gesù portava un messaggio di rinnovamento della propria fede quando la comunità era divisa». L' esempio riportato nel volume è quello del «Regno di Dio», il «Califfato» nel paragone con i fondamentalisti dell' Islam moderno. Nel primo secolo, per chi aderiva alla lettera alla legge, era la premonizione di un regno terreno, mentre Gesù introduce la sua versione spirituale: «Il Regno di Dio è dentro ognuno di voi» (nel Vangelo di Luca). «Come musulmani oggi abbiano bisogno di una visione che non sia né l' autoritarismo laico né l' autoritarismo islamista, due poteri che si rafforzano l' uno con l' altro: no al-Sisi e no Fratelli musulmani. I musulmani possono imparare dall' occidente, ma mantenendo le proprie tradizioni», sostiene Akyol, secondo il quale non sarebbe affatto controverso ricordare ai musulmani l' insegnamento di Gesù. Il Corano insegna la storia dei Profeti prima di Maometto e chiede di imparare da loro. Potrebbe invece essere controverso proporre una lettura del Nuovo Testamento, anche se il Corano rimanda alle scritture precedenti del monoteismo. Ci sono accademici musulmani che studiano nelle università moderne la teologia e la storia delle altre religioni, ma questo non accade nelle madrasse, le scuole religiose tradizionali. «È un errore. I primi musulmani in realtà lo facevano. I conflitti politici del tempo hanno trasformato la realtà. All' inizio c' era più ecumenismo. Lo abbiamo perso ed è tempo di ritrovarlo. Abbiamo bisogno di idee per muoverci in avanti, e le idee al momento non sono abbastanza forti per tirarci fuori dalla crisi attuale: io dico, cerchiamo una terza via tornando alle nostre stesse origini».

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