mercoledì 22 marzo 2017

Nuovi orizzonti

papa Francesco

Nota sul cammino ecumenico nei primi quattro anni di papa Francesco (2013-2017)

Riccardo Burigana per Finestra ecumenica
Fin dalle sue prime parole è apparso chiaro quanto papa Francesco considerasse prioritario l’impegno per la costruzione dell’unità visibile della Chiesa: si trattava di riaffermare e di sviluppare quanto era stato centrale nel magistero dei papi, almeno a partire da Paolo VI, per promuovere la recezione del concilio Vaticano II, che aveva fatto della dimensione ecumenica della testimonianza della fede uno degli elementi di quel processo di aggiornamento/rinnovamento della Chiesa che proprio con la celebrazione del Vaticano II aveva vissuto uno dei passaggi più significativi.
Nel suo insistere sull’importanza di costruire, di vivere, di testimoniare l’unità Papa Francesco si è così collocato in una tradizione viva che, proprio a partire dal concilio Vaticano II, ha fatto compiere tanti e tanti passi a cristiani e cristiane che hanno scoperto quanto già li univa al di là delle memorie storiche e delle questioni ancora aperte; le parole e i gesti di papa Francesco hanno voluto ricordare a tutti, a cominciare dai cattolici, che l’unità è un dono di Dio da vivere tutti i giorni, in ogni luogo, uscendo definitivamente dall’idea che l’ecumenismo sia il dialogo teologico in atto, che ha prodotto tanti documenti condivisi, ma che non esaurisce, in nessun modo, l’esperienza del cammino ecumenico ai quali tutti i cristiani del XXI secolo sono chiamati per testimoniare il loro amore e la loro obbedienza alla Parola di Dio. Tante volte negli incontri ecumenici, che fossero occasioni di dialogo con gli altri cristiani o momenti di riflessione all’interno della Chiesa, Papa Francesco ha sottolineato così come la ricerca teologica e la testimonianza ecumenica debbano «camminare» insieme proprio costruire un’unità nella quotidianità, così come la Chiesa Cattolica sostiene da tempo: in questa prospettiva si può leggere il dialogo che ha concluso la visita di papa Francesco alla Chiesa anglicana di All Saints di Roma, il 26 febbraio.
In questi primi quattro anni di pontificato l’opera di papa Francesco per la promozione dell’unità visibile della Chiesa ha preso molte strade, sulle quali è bene cercare di orientarsi così da cogliere le novità in una prospettiva di partecipazione al movimento ecumenico che accompagna la Chiesa Cattolica da oltre cinquant’anni; orientarsi in questa molteplicità di strade aperte e percorse da papa Francesco non significa fare un qualche bilancio che sarebbe parziale e, per molti versi, fuorviante visto l’anno, il 2017, che i cristiani stanno vivendo proprio in una prospettiva ecumenica, ma solo aiutare a comprendere cosa è l’ecumenismo per papa Francesco e come egli cerca di viverlo. Vuol dire provare a ri-leggere le sue parole, sapendo bene che per papa Francesco l’unità dei cristiani «è un’esigenza essenziale della nostra fede. Un’esigenza che sgorga dall’intimo del nostro essere credenti in Gesù Cristo. Invochiamo l’unità, perché invochiamo Cristo»: «l’unità non è il frutto dei nostri sforzi umani o il prodotto costruito da diplomazie ecclesiastiche, ma è un dono che viene dall’alto […], non è uniformità […] non è assorbimento…», come ha detto il pontefice in occasione della Sessione plenaria del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani lo scorso 10 novembre a pochi giorni dall’incontro ecumenico di preghiera di Lund, che ha dato inizio alle commemorazioni comuni per il 500° anniversario della Riforma.
In questi quattro anni è evidente il rapporto di comunione nella fraternità che si è creato tra papa Francesco e il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo che ha voluto essere presente all’inizio del pontificato di papa Francesco e ha preso la parola in occasione dell’incontro, diventata una tappa tradizionale nei primi giorni di pontificato, tra il papa e i rappresentanti delle Chiese e delle religioni presenti a Roma per l’inizio del pontificato. Da questo momento si è sviluppato un rapporto tra papa Francesco e il patriarca Bartolomeo, con il quale entrambi hanno voluto testimoniare il loro comune impegno per promuovere la comunione tra i cristiani, nella memoria di quanto era stato fatto dai loro predecessori e nella definizione di cosa appare necessario da cristiani, insieme, nel mondo: si possono leggere così il viaggio in Terra Santa nel 50° anniversario del pellegrinaggio di Paolo VI e Athenagoras e quello di poco dopo in Turchia; l’attenzione nei confronti della custodia del creato, che ha condotto papa Francesco alla pubblicazione dell’enciclica Laudato si’ e all’istituzione anche da parte cattolica di una Giornata mondiale di preghiera per il creato; la visita congiunta all’isola di Lesbo, il 16 aprile 2016, alla presenza anche dell’Arcivescovo di Atene Hieronymos.
Questo rapporto, così fraterno nei gesti, nei toni, nelle parole, benché abbia assunto una dimensione e una valenza del tutto particolare, va letto nell’orizzonte del desiderio di papa Francesco di creare un clima di fraternità tra cristiani, in particolare con i cristiani orientali, in modo da superare pregiudizi che ancora sembrano frenare il cammino ecumenico: in questa ottica assumono un’importanza fondamentale l’incontro con il patriarca di Mosca Kirill, a Cuba, in una sala dell’aeroporto, il 12 febbraio 2016, conclusosi con la Dichiarazione comune, che ha segnato una tappa particolarmente rilevante proprio nel superamento di quelle precomprensioni che creano ostacoli, che appaiono insormontabili, quanto le questioni teologiche. Nella stessa direzione vanno collocati le visite che papa Francesco ha voluto compiere in Armenia (24 -26 giugno 2016) e in Georgia (30 settembre – 2 ottobre 2016), per incontrare rispettivamente, Sua Santità Karekin II Catholicos di Tutti gli Armeni, e Sua Santità e Beatitudine Ilia II, Catholicos e Patriarca di tutta la Georgia, dove ha chiesto, a tutti i cristiani, di farsi costruttori di pace proprio per testimoniare Cristo, vivendo la riconciliazione delle memorie come un passaggio ineludibile.
Il legame tra testimonianza comune e impegno della pace ha costituito un elemento centrale nel dialogo con le Chiese orientali non-ortodosse, tra le quali un posto di rilievo va riservato al dialogo con la Chiesa Copta: a pochi giorni dalla sua elezione, il 10 maggio 2013, papa Francesco ha incontrato a Sua Santità Tawadros II, Papa di Alessandria e Patriarca della Sede di San Marco, Capo della Chiesa Ortodossa Copta d’Egitto, e proprio da questo incontro è nata la «giornata dell’amicizia cattolico-copta» che costituisce un elemento nuovo in grado, se coltivato da tutti, di mostrare concretamente come le divisioni del passato devono essere conosciute, ma non possono determinare il cammino ecumenico dei cristiani, tanto più quando i cristiani, come nel caso dell’Egitto, e più in generale del Medio Oriente, sono chiamati a vivere insieme la propria fede per consentire la sopravvivenza di tradizioni cristiane che risalgono alle primi comunità cristiane e che, nel XXI secolo, per tanti motivi, sono messe in discussione tanto da far temere la progressiva drammatica riduzione del numero dei cristiani dalla regione.
Al tema della memoria, da condividere come uno dei doni del cammino ecumenico, anche se racconta di silenzio, di condanne, di censure, è profondamente legato l’anno di commemorazione comune del 500° anniversario della Riforma, che papa Francesco e il vescovo luterano Younan Munib hanno voluto aprire insieme, nella cattedrale di Lund, il 31 ottobre 2016. Al di là delle parole pronunciate, della Dichiarazione congiunta sottoscritta dal papa e dal vescovo – Dichiarazione che contiene, tra l’altro, il significativo appello alla ricerca di una soluzione per l’intercomunione – e del successivo momento di fraternità nella Malmoe Arena, l’incontro di Lund ha segnato una svolta nel cammino ecumenico dal momento che è stata un’esperienza, vissuta non solo da coloro che erano presenti a Lund, ma da tutti coloro che hanno seguito alla televisione, alla radio, su internet questa liturgia, un’esperienza che ha cambiato la prospettiva ecumenica dei cristiani, come ha ricordato lo stesso vescovo Munib qualche giorno fa. Questo incontro era stato preparato fin dalla presentazione al papa del documento Dal Conflitto alla Comunione, pensato e redatto dalla Commissione cattolico-luterana come una chiave per aprire porte e finestre di un dialogo che è partito, ufficialmente, da un punto di vista teologico, all’indomani della conclusione del Concilio Vaticano II , tanto che a Lund si sono ricordati i 50 anni di questo dialogo teologico, ma che ha assunto una molteplicità di forme, soprattutto nel campo dell’accoglienza dell’altro, creando una comunione tra cattolici e luterani che devono fare i conti con alcune questioni teologiche ancora aperte, su cui non manca il dibattitto, come la celebrazione dell’eucaristica alla stessa mensa, che è stata esplicitamente citata a Lund, come dicevamo. Gli incontri con le comunità luterane, anche con quella di Roma, il 15 novembre 2015, si possono leggere come tappe della preparazione a una commemorazione comune del 1517-2017, quale momento forte di un dialogo che si rivolge al mondo cristiano che fa riferimento, direttamente o indirettamente, alla Riforma, ma non si esaurisce con esso, dal momento che una delle novità della commemorazione comune del 500° anniversario dell’inizio della Riforma è la dimensione ecumenica che papa Francesco gli ha voluto dare, cioè rivolta a tutti i cristiani.
Con il mondo cristiano che fa riferimento, direttamente o indirettamente, alla Riforma, papa Francesco si è incontrato più volte in questi anni, aprendo anche prospettive nuove: con la Comunione Anglicana, con la quale non si nascondono le difficoltà nella definizione di una agenda per un ulteriore passo nel dialogo teologico, c’è stato il rilancio di un impegno missionario condiviso nel mondo con la consegna a un vescovo cattolico e un vescovo anglicano, di un mandato per l’annuncio dell’evangelo, a Roma, nella Chiesa di San Gregorio al Celio, il 5 ottobre 2016; c’è stata la prima volta di una delegazione dell’Esercito della Salvezza, il 12 dicembre 2014 per ricordare come il comune impegno per l’assistenza degli ultimi, radicato sulle Sacre Scritture, costituisca un punto importante nella costruzione di un dialogo, anche teologico; c’è stata la visita «privata» di papa Francesco alla comunità pentecostale del pastore Giovanni Traettino, a Caserta, il 28 luglio 2014 che tanto dibattito ha sollevato, e che ancora solleva, anche perché a questa sono seguiti altri momenti di incontro tra papa Francesco e le comunità pentecostali.
Proprio questi incontri possono essere considerati paradigmatici non solo di una nuova stagione dei rapporti tra la Chiesa Cattolica e l’universo pentecostale, ma di un cammino ecumenico che, secondo papa Francesco, chiede ai cristiani di incontrarsi per conoscersi, scoprendo così cosa già li unisce in modo da essere testimoni sempre più efficaci e credibili dell’annuncio della Parola di Dio nel mondo per vivere insieme, ogni giorno, nella quotidianità dell’esperienza dell’amore misericordioso di Dio, condividendo tradizioni diverse, nel rispetto delle proprie identità, la missione affidata da Cristo a uomini e donne per essere Chiesa.

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