lunedì 13 marzo 2017

Roma, 9 marzo 2013




Gli appunti del cardinale Jorge Mario Bergoglio usati per intervenire nella penultima Congregazione precedente al Conclave che lo scelse come nuovo Vescovo di Roma quattro anni fa

Questo importante documento è molto conosciuto, ma sempre attuale. Si tratta di un foglio manoscritto dal card. Jorge Mario Bergoglio. Sono gli appunti che utilizzò nel suo breve intervento nelle Congregazioni di cardinali prima di entrare in Conclave il 12 marzo 2013. Il foglio originale è conservato nell'arcidiocesi de La Habana, Cuba, poiché Papa Francesco fece dono di questo piccolo foglio all'allora arcivescovo della città, cardinale Jaime Ortega. Il porporato cubano, dopo aver chiesto le dovute autorizzazioni, lo fece pubblicare per la prima volta nella rivista "Palabra Nuova". Ecco gli appunti di Jorge Mario Bergoglio per il suo intervento del 9 marzo 2013:

Si è fatto riferimento all’evangelizzazione. È la ragion d’essere della Chiesa. "La dolce e confortante gioia di evangelizzare" (Paolo VI). È lo stesso Gesù Cristo che, da dentro, ci spinge.1) Evangelizzare implica zelo apostolico. Evangelizzare presuppone nella Chiesa la "parresìa" di uscire da se stessa. La Chiesa è chiamata a uscire da se stessa e ad andare verso le periferie, non solo quelle geografiche, ma anche quelle esistenziali: quelle del mistero del peccato, del dolore, dell’ingiustizia, quelle dell’ignoranza e dell’assenza di fede, quelle del pensiero, quelle di ogni forma di miseria.
2) Quando la Chiesa non esce da se stessa per evangelizzare diviene autoreferenziale e allora si ammala (si pensi alla donna curva su se stessa del Vangelo). I mali che, nel trascorrere del tempo, affliggono le istituzioni ecclesiastiche hanno una radice nell’autoreferenzialità, in una sorta di narcisismo teologico. Nell’Apocalisse, Gesù dice che Lui sta sulla soglia e chiama. Evidentemente il testo si riferisce al fatto che Lui sta fuori dalla porta e bussa per entrare... Però a volte penso che Gesù bussi da dentro, perché lo lasciamo uscire. La Chiesa autoreferenziale pretende di tenere Gesù Cristo dentro di sé e non lo lascia uscire.
3) La Chiesa, quando è autoreferenziale, senza rendersene conto, crede di avere luce propria; smette di essere il "mysterium lunae" e dà luogo a quel male così grave che è la mondanità spirituale (secondo De Lubac, il male peggiore in cui può incorrere la Chiesa): quel vivere per darsi glo­ria gli uni con gli altri. Semplificando, ci sono due immagini di Chiesa: la Chiesa evangeliz­zatrice che esce da se stessa; quella del "Dei Verbum religiose audiens et fidenter proclamans" (NdR- La Chiesa che religiosamente ascolta e fedelmente proclama la Parola di Dio), o la Chiesa mondana che vive in sé, da sé, per sé. Questo deve illuminare i possibili cambiamenti e riforme da realizzare per la salvezza delle anime.
4) Pensando al prossimo Papa: un uomo che, attraverso la contemplazione di Gesù Cristo e l’adorazione di Gesù Cristo, aiuti la Chiesa a uscire da se stessa verso le periferie esistenziali, che la aiuti a essere la madre feconda che vive "della dolce e confortante gioia dell’evangelizzare".
Roma, 9 marzo 2013

(a cura Redazione "Il sismografo")

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Vatican Insider
(Gianni Valente) Spunti e vie di fuga (in quattro puntate) per sfuggire alle trappole dei “bilanci provvisori” sul pontificato in corso d’opera. «Quattro anni di Bergoglio basterebbero per cambiare le cose…». Così, all’inizio di marzo di quattro anni fa, un anonimo cardinale confidava a un suo amico giornalista le sue speranze per l’imminente conclave. Quando Papa Francesco si affacciò per la prima volta sulla moltitudine raccolta in piazza San Pietro, bastarono meno di dieci minuti per accorgersi che tante cose erano già cambiate. (...)

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Radio Vaticana



Ricorre oggi il quarto anniversario dell’elezione di Papa Francesco. Quattro anni vissuti con grande intensità dal Pastore venuto “quasi dalla fine del mondo” che sta attuando un’opera di profondo rinnovamento della Chiesa. Anche questo quarto anno è stato denso di momenti e documenti magisteriali. E’ stato l’anno di Amoris Laetitia e dello storico abbraccio con il Patriarca Kirill a Cuba, l’anno della Gmg di Cracovia e della visita ad Auschwitz, della Canonizzazione di Madre Teresa e del viaggio ecumenico a Lund nel 500.mo della riforma di Lutero. A legare tutti questi punti, il filo rosso della misericordia – architrave del Pontificato – che ha avuto il suo culmine nel Giubileo straordinario. Per una riflessione sui temi forti di questi primi quattro anni di Pontificato e sull’orizzonte che Papa Francesco sta aprendo nella vita della Chiesa, il cardinale Pietro Parolin ha concesso un’intervista esclusiva alla Radio Vaticana–Segreteria per la Comunicazione. Al microfono di Alessandro Gisotti, il segretario di Stato muove la sua riflessione ritornando con la memoria a quel 13 marzo del 2013 quando il cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio fu eletto Papa, il primo nella storia della Chiesa con il nome di Francesco: (...)

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