martedì 21 marzo 2017

Verso Panamá

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Per favorire una più ampia diffusione del tradizionale messaggio per la gmg, Papa Francesco ha voluto quest’anno presentarne i contenuti ai giovani di tutto il mondo con un video in cui fa riferimento ad alcuni temi trattati nel documento e invita a intraprendere un cammino di preparazione spirituale che condurrà alla prossima celebrazione internazionale, in programma a Panamá dal 22 al 27 gennaio 2019. Di seguito pubblichiamo una traduzione dallo spagnolo del videomessaggio.
Cari giovani,
con il ricordo pieno di vita del nostro incontro alla Giornata Mondiale della Gioventù del 2016 a Cracovia, ci siamo messi in cammino verso la prossima meta che, se Dio vorrà, sarà Panamá nel 2019. Per me sono molto importanti questi momenti di incontro e dialogo con voi, e ho voluto che questo itinerario si facesse in sintonia con la preparazione del prossimo Sinodo dei Vescovi, che è dedicato a voi giovani. 
In questo cammino ci accompagna nostra Madre, la Vergine Maria, e ci anima con la sua fede, la stessa fede che lei esprime nel suo canto di lode. Maria dice: «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente» (Lc 1, 49). Lei sa rendere grazie a Dio, che ha guardato la sua piccolezza, e riconosce le grandi cose che Egli realizza nella sua vita; e si mette in viaggio per incontrare sua cugina Elisabetta, anziana e bisognosa della sua vicinanza. Non resta chiusa a casa, perché non è una giovane-divano che cerca di starsene comoda e al sicuro senza che nessuno le dia fastidio. È mossa dalla fede, perché la fede è il cuore di tutta la storia di nostra Madre. 
Cari giovani, anche Dio vi guarda e vi chiama, e quando lo fa vede tutto l’amore che siete capaci di offrire. Come la giovane di Nazareth, potete migliorare il mondo, per lasciare un’impronta che segni la storia, quella vostra e di molti altri. La Chiesa e la società hanno bisogno di voi. Con il vostro approccio, con il coraggio che avete, con i vostri sogni e ideali, cadono i muri dell’immobilismo e si aprono strade che ci portano a un mondo migliore, più giusto, meno crudele e più umano. 
Durante questo cammino, vi incoraggio a coltivare una relazione di familiarità e amicizia con la Vergine santa. È nostra Madre. Parlatele come a una Madre. Con lei, rendete grazie per il dono prezioso della fede che avete ricevuto dai vostri antenati, e affidate a lei tutta la vostra vita. Come una buona Madre vi ascolta, vi abbraccia, vi vuole bene, cammina con voi. Vi assicuro che se lo farete non ve ne pentirete. 
Buon pellegrinaggio verso la Giornata Mondiale della Gioventù del 2019. 
Che Dio vi benedica.
L'Osservatore Romano

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Messaggio del Santo Padre Francesco per la XXXII Giornata Mondiale della Gioventù (Domenica delle Palme, 9 aprile 2017)
Sala stampa della Santa Sede
[Text: Italiano, English, Español, Français, Português] 

«Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente» (Lc 1,49)
Cari giovani,
eccoci nuovamente in cammino dopo il nostro meraviglioso incontro a Cracovia, dove abbiamo celebrato insieme la XXXI Giornata Mondiale della Gioventù e il Giubileo dei Giovani, nel contesto dell’Anno Santo della Misericordia. Ci siamo lasciati guidare da san Giovanni Paolo II e santa Faustina Kowalska, apostoli della divina misericordia, per dare una risposta concreta alle sfide del nostro tempo. Abbiamo vissuto una forte esperienza di fraternità e di gioia, e abbiamo dato al mondo un segno di speranza; le bandiere e le lingue diverse non erano motivo di contesa e divisione, ma occasione per aprire le porte dei cuori, per costruire ponti.
Al termine della GMG di Cracovia ho indicato la prossima meta del nostro pellegrinaggio che, con l’aiuto di Dio, ci porterà a Panama nel 2019. Ci accompagnerà in questo cammino la Vergine Maria, colei che tutte le generazioni chiamano beata (cfr Lc 1,48).
Il nuovo tratto del nostro itinerario si ricollega al precedente, che era centrato sulle Beatitudini, ma ci spinge ad andare avanti. Mi sta a cuore infatti che voi giovani possiate camminare non solo facendo memoria del passato, ma avendo anche coraggio nel presente e speranza per il futuro. Questi atteggiamenti, sempre vivi nella giovane Donna di Nazareth, sono espressi chiaramente nei temi scelti per le tre prossime GMG. Quest’anno (2017) rifletteremo sulla fede di Maria quando nel Magnificat disse: «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente» (Lc 1,49). Il tema del prossimo anno (2018) - «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio» (Lc 1,30) - ci farà meditare sulla carità piena di coraggio con cui la Vergine accolse l’annuncio dell’angelo. La GMG 2019 sarà ispirata alle parole «Ecco la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38), risposta di Maria all’angelo, carica di speranza.
Nell’ottobre del 2018 la Chiesa celebrerà il Sinodo dei Vescovi sul tema: I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Ci interrogheremo su come voi giovani vivete l’esperienza della fede in mezzo alle sfide del nostro tempo. E affronteremo anche la questione di come possiate maturare un progetto di vita, discernendo la vostra vocazione, intesa in senso ampio, vale a dire al matrimonio, nell’ambito laicale e professionale, oppure alla vita consacrata e al sacerdozio. Desidero che ci sia una grande sintonia tra il percorso verso la GMG di Panama e il cammino sinodale.
Il nostro tempo non ha bisogno di “giovani-divano”
Secondo il Vangelo di Luca, dopo aver accolto l’annuncio dell’angelo e aver risposto il suo “sì” alla chiamata a diventare madre del Salvatore, Maria si alza e va in fretta a visitare la cugina Elisabetta, che è al sesto mese di gravidanza (cfr 1,36.39). Maria è giovanissima; ciò che le è stato annunciato è un dono immenso, ma comporta anche sfide molto grandi; il Signore le ha assicurato la sua presenza e il suo sostegno, ma tante cose sono ancora oscure nella sua mente e nel suo cuore. Eppure Maria non si chiude in casa, non si lascia paralizzare dalla paura o dall’orgoglio. Maria non è il tipo che per stare bene ha bisogno di un buon divano dove starsene comoda e al sicuro. Non è una giovane-divano! (cfr Discorso nella Veglia, Cracovia, 30 luglio 2016). Se serve una mano alla sua anziana cugina, lei non indugia e si mette subito in viaggio.
È lungo il percorso per raggiungere la casa di Elisabetta: circa 150 chilometri. Ma la giovane di Nazareth, spinta dallo Spirito Santo, non conosce ostacoli. Sicuramente le giornate di cammino l’hanno aiutata a meditare sull’evento meraviglioso in cui era coinvolta. Così succede anche a noi quando ci mettiamo in pellegrinaggio: lungo la strada ci tornano alla mente i fatti della vita, e possiamo maturarne il senso e approfondire la nostra vocazione, svelata poi nell’incontro con Dio e nel servizio agli altri.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
L’incontro tra le due donne, la giovane e l’anziana, è colmo della presenza dello Spirito Santo, e carico di gioia e di stupore (cfr Lc 1,40-45). Le due mamme, così come i figli che portano in grembo, quasi danzano per la felicità. Elisabetta, colpita dalla fede di Maria, esclama: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto» (v. 45). Sì, uno dei grandi doni che la Vergine ha ricevuto è quello della fede. Credere in Dio è un dono inestimabile, ma chiede anche di essere accolto; ed Elisabetta benedice Maria per questo. Lei, a sua volta, risponde con il canto del Magnificat (cfr Lc 1,46-55), in cui troviamo l’espressione: «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente» (v. 49).
È una preghiera rivoluzionaria, quella di Maria, il canto di una giovane piena di fede, consapevole dei suoi limiti ma fiduciosa nella misericordia divina. Questa piccola donna coraggiosa rende grazie a Dio perché ha guardato la sua piccolezza e per l’opera di salvezza che ha compiuto sul popolo, sui poveri e gli umili. La fede è il cuore di tutta la storia di Maria. Il suo cantico ci aiuta a capire la misericordia del Signore come motore della storia, sia di quella personale di ciascuno di noi sia dell’intera umanità.
Quando Dio tocca il cuore di un giovane, di una giovane, questi diventano capaci di azioni veramente grandiose. Le “grandi cose” che l’Onnipotente ha fatto nell’esistenza di Maria ci parlano anche del nostro viaggio nella vita, che non è un vagabondare senza senso, ma un pellegrinaggio che, pur con tutte le sue incertezze e sofferenze, può trovare in Dio la sua pienezza (cfr Angelus, 15 agosto 2015). Mi direte: “Padre, ma io sono molto limitato, sono peccatore, cosa posso fare?”. Quando il Signore ci chiama, non si ferma a ciò che siamo o a ciò che abbiamo fatto. Al contrario, nel momento in cui ci chiama, Egli sta guardando tutto quello che potremmo fare, tutto l’amore che siamo capaci di sprigionare. Come la giovane Maria, potete far sì che la vostra vita diventi strumento per migliorare il mondo. Gesù vi chiama a lasciare la vostra impronta nella vita, un’impronta che segni la storia, la vostra storia e la storia di tanti (cfr Discorso nella Veglia, Cracovia, 30 luglio 2016).
Essere giovani non vuol dire essere disconnessi dal passato
Maria è poco più che adolescente, come molti di voi. Eppure nel Magnificat dà voce di lode al suo popolo, alla sua storia. Questo ci mostra che essere giovani non vuol dire essere disconnessi dal passato. La nostra storia personale si inserisce in una lunga scia, in un cammino comunitario che ci ha preceduto nei secoli. Come Maria, apparteniamo a un popolo. E la storia della Chiesa ci insegna che, anche quando essa deve attraversare mari burrascosi, la mano di Dio la guida, le fa superare momenti difficili. La vera esperienza di Chiesa non è come un flashmob, in cui ci si dà appuntamento, si realizza una performance e poi ognuno va per la sua strada. La Chiesa porta in sé una lunga tradizione, che si tramanda di generazione in generazione, arricchendosi al tempo stesso dell’esperienza di ogni singolo. Anche la vostra storia trova il suo posto all’interno della storia della Chiesa.
Fare memoria del passato serve anche ad accogliere gli interventi inediti che Dio vuole realizzare in noi e attraverso di noi. E ci aiuta ad aprirci per essere scelti come suoi strumenti, collaboratori dei suoi progetti salvifici. Anche voi giovani potete fare grandi cose, assumervi delle grosse responsabilità, se riconoscerete l’azione misericordiosa e onnipotente di Dio nella vostra vita.
Vorrei porvi alcune domande: in che modo “salvate” nella vostra memoria gli eventi, le esperienze della vostra vita? Come trattate i fatti e le immagini impressi nei vostri ricordi? Ad alcuni, particolarmente feriti dalle circostanze della vita, verrebbe voglia di “resettare” il proprio passato, di avvalersi del diritto all’oblio. Ma vorrei ricordarvi che non c’è santo senza passato, né peccatore senza futuro. La perla nasce da una ferita dell’ostrica! Gesù, con il suo amore, può guarire i nostri cuori, trasformando le nostre ferite in autentiche perle. Come diceva san Paolo, il Signore può manifestare la sua forza attraverso le nostre debolezze (cfr 2 Cor 12,9).
I nostri ricordi però non devono restare tutti ammassati, come nella memoria di un disco rigido. E non è possibile archiviare tutto in una “nuvola” virtuale. Bisogna imparare a far sì che i fatti del passato diventino realtà dinamica, sulla quale riflettere e da cui trarre insegnamento e significato per il nostro presente e futuro. Compito arduo, ma necessario, è quello di scoprire il filo rosso dell’amore di Dio che collega tutta la nostra esistenza.
Tanti dicono che voi giovani siete smemorati e superficiali. Non sono affatto d’accordo! Però occorre riconoscere che in questi nostri tempi c’è bisogno di recuperare la capacità di riflettere sulla propria vita e proiettarla verso il futuro. Avere un passato non è la stessa cosa che avere una storia. Nella nostra vita possiamo avere tanti ricordi, ma quanti di essi costruiscono davvero la nostra memoria? Quanti sono significativi per il nostro cuore e aiutano a dare un senso alla nostra esistenza? I volti dei giovani, nei “social”, compaiono in tante fotografie che raccontano eventi più o meno reali, ma non sappiamo quanto di tutto questo sia “storia”, esperienza che possa essere narrata, dotata di un fine e di un senso. I programmi in TV sono pieni di cosiddetti “reality show”, ma non sono storie reali, sono solo minuti che scorrono davanti a una telecamera, in cui i personaggi vivono alla giornata, senza un progetto. Non fatevi fuorviare da questa falsa immagine della realtà! Siate protagonisti della vostra storia, decidete il vostro futuro!
Come rimanere connessi, seguendo l’esempio di Maria
Si dice di Maria che custodiva tutte le cose meditandole nel suo cuore (cfr Lc 2,19.51). Questa semplice ragazza di Nazareth ci insegna con il suo esempio a conservare la memoria degli avvenimenti della vita, ma anche a metterli insieme, ricostruendo l’unità dei frammenti, che uniti possono comporre un mosaico. Come ci possiamo concretamente esercitare in questo senso? Vi do alcuni suggerimenti.
Alla fine di ogni giornata ci possiamo fermare per qualche minuto a ricordare i momenti belli, le sfide, quello che è andato bene e quello che è andato storto. Così, davanti a Dio e a noi stessi, possiamo manifestare i sentimenti di gratitudine, di pentimento e di affidamento, se volete anche annotandoli in un quaderno, una specie di diario spirituale. Questo significa pregare nella vita, con la vita e sulla vita, e sicuramente vi aiuterà a percepire meglio le grandi cose che il Signore fa per ciascuno di voi. Come diceva sant’Agostino, Dio lo possiamo trovare nei vasti campi della nostra memoria (cfr Confessioni, Libro X, 8, 12).
Leggendo il Magnificat ci rendiamo conto di quanto Maria conoscesse la Parola di Dio. Ogni versetto di questo cantico ha un suo parallelo nell’Antico Testamento. La giovane madre di Gesù conosceva bene le preghiere del suo popolo. Sicuramente i suoi genitori, i suoi nonni gliele avevano insegnate. Quanto è importante la trasmissione della fede da una generazione all’altra! C’è un tesoro nascosto nelle preghiere che ci insegnano i nostri antenati, in quella spiritualità vissuta nella cultura dei semplici che noi chiamiamo pietà popolare. Maria raccoglie il patrimonio di fede del suo popolo e lo ricompone in un canto tutto suo, ma che è allo stesso tempo canto della Chiesa intera. E tutta la Chiesa lo canta con lei. Affinché anche voi giovani possiate cantare un Magnificat tutto vostro e fare della vostra vita un dono per l’intera umanità, è fondamentale ricollegarvi con la tradizione storica e la preghiera di coloro che vi hanno preceduto. Da qui l’importanza di conoscere bene la Bibbia, la Parola di Dio, di leggerla ogni giorno confrontandola con la vostra vita, leggendo gli avvenimenti quotidiani alla luce di quanto il Signore vi dice nelle Sacre Scritture. Nella preghiera e nella lettura orante della Bibbia (la cosiddetta lectio divina), Gesù riscalderà i vostri cuori, illuminerà i vostri passi, anche nei momenti bui della vostra esistenza (cfr Lc 24,13-35).
Maria ci insegna anche a vivere con un atteggiamento eucaristico, ossia a rendere grazie, a coltivare la lode, a non fissarci soltanto sui problemi e sulle difficoltà. Nella dinamica della vita, le suppliche di oggi diventeranno motivi di ringraziamento di domani. Così, la vostra partecipazione alla Santa Messa e i momenti in cui celebrerete il sacramento della Riconciliazione saranno allo stesso tempo culmine e punto di partenza: le vostre vite si rinnoveranno ogni giorno nel perdono, diventando lode perenne all’Onnipotente. «Fidatevi del ricordo di Dio: […] la sua memoria è un cuore tenero di compassione, che gioisce nel cancellare definitivamente ogni nostra traccia di male» (Omelia nella S. Messa della GMG, Cracovia, 31 luglio 2016).
Abbiamo visto che il Magnificat scaturisce dal cuore di Maria nel momento in cui incontra la sua anziana cugina Elisabetta. Questa, con la sua fede, il suo sguardo acuto e le sue parole, aiuta la Vergine a comprendere meglio la grandezza dell’azione di Dio in lei, della missione che le ha affidato. E voi, vi rendete conto della straordinaria fonte di ricchezza che è l’incontro tra i giovani e gli anziani? Quanta importanza date agli anziani, ai vostri nonni? Giustamente voi aspirate a “prendere il volo”, portate nel cuore tanti sogni, ma avete bisogno della saggezza e della visione degli anziani. Mentre aprite le ali al vento, è importante che scopriate le vostre radici e raccogliate il testimone dalle persone che vi hanno preceduto. Per costruire un futuro che abbia senso, bisogna conoscere gli avvenimenti passati e prendere posizione di fronte ad essi (cfr Esort. ap. postsin. Amoris laetitia, 191.193). Voi giovani avete la forza, gli anziani hanno la memoria e la saggezza.
Come Maria con Elisabetta, rivolgete il vostro sguardo agli anziani, ai vostri nonni. Vi diranno cose che appassioneranno la vostra mente e commuoveranno il vostro cuore.
Fedeltà creativa per costruire tempi nuovi
È vero che avete pochi anni alle spalle e perciò può risultarvi difficile dare il dovuto valore alla tradizione. Tenete ben presente che questo non vuol dire essere tradizionalisti. No! Quando Maria nel Vangelo dice «grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente», intende che quelle “grandi cose” non sono finite, bensì continuano a realizzarsi nel presente. Non si tratta di un passato remoto. Saper fare memoria del passato non significa essere nostalgici o rimanere attaccati a un determinato periodo della storia, ma saper riconoscere le proprie origini, per ritornare sempre all’essenziale e lanciarsi con fedeltà creativa nella costruzione di tempi nuovi. Sarebbe un guaio e non gioverebbe a nessuno coltivare una memoria paralizzante, che fa fare sempre le stesse cose nello stesso modo. È un dono del cielo poter vedere che in molti, con i vostri interrogativi, sogni e domande, vi opponete a quelli che dicono che le cose non possono essere diverse.
Una società che valorizza solo il presente tende anche a svalutare tutto ciò che si eredita dal passato, come per esempio le istituzioni del matrimonio, della vita consacrata, della missione sacerdotale. Queste finiscono per essere viste come prive di significato, come forme superate. Si pensa di vivere meglio in situazioni cosiddette “aperte”, comportandosi nella vita come in un reality show, senza scopo e senza fine. Non vi lasciate ingannare! Dio è venuto ad allargare gli orizzonti della nostra vita, in tutte le direzioni. Egli ci aiuta a dare il dovuto valore al passato, per progettare meglio un futuro di felicità: ma questo è possibile soltanto se si vivono autentiche esperienze d’amore, che si concretizzano nello scoprire la chiamata del Signore e nell’aderire ad essa. Ed è questa l’unica cosa che ci rende davvero felici.
Cari giovani, affido il nostro cammino verso Panama, come pure l’itinerario di preparazione del prossimo Sinodo dei Vescovi, alla materna intercessione della Beata Vergine Maria. Vi invito a ricordare due ricorrenze importanti del 2017: i trecento anni del ritrovamento dell’immagine della Madonna Aparecida, in Brasile; e il centenario delle apparizioni di Fatima, in Portogallo, dove, con l’aiuto di Dio, mi recherò pellegrino nel prossimo mese di maggio. San Martino di Porres, uno dei santi patroni dell’America Latina e della GMG 2019, nel suo umile servizio quotidiano aveva l’abitudine di offrire i fiori migliori a Maria, come segno del suo amore filiale. Coltivate anche voi, come lui, una relazione di familiarità e amicizia con la Madonna, affidandole le vostre gioie, inquietudini e preoccupazioni. Vi assicuro che non ve ne pentirete!
La giovane di Nazareth, che in tutto il mondo ha assunto mille volti e nomi per rendersi vicina ai suoi figli, interceda per ognuno di noi e ci aiuti a cantare le grandi opere che il Signore compie in noi e attraverso di noi.
Dal Vaticano, 27 febbraio 2017 Memoria di San Gabriele dell’Addolorata
 FRANCESCO

Testo in lingua francese
« Le Puissant fit pour moi des merveilles » (Lc 1, 49)
Chers jeunes,
Nous voici de nouveau en chemin après notre merveilleuse rencontre à Cracovie, où nous avons célébré les XXXIèmes Journées Mondiales de la Jeunesse et le Jubilé des jeunes, dans le cadre de l’Année Sainte de la Miséricorde. Nous nous sommes laissés guider par saint Jean-Paul II et par
sainte Faustine Kowalska, apôtres de la miséricorde divine, pour donner une réponse concrète aux défis de notre temps. Nous avons vécu une forte expérience de fraternité et de joie, et nous avons donné au monde un signe d’espérance ; les divers drapeaux et langues n’étaient pas un motif de conflit et de division, mais une occasion afin d’ouvrir les portes des coeurs, de construire des ponts.
Au terme des Journées Mondiales de Cracovie, j’ai indiqué la prochaine destination de notre pèlerinage qui, par la grâce de Dieu, nous conduira au Panama en 2019. La Vierge Marie nous accompagnera sur ce chemin, elle que toutes les générations disent bienheureuse (cf. Lc 1, 48). Le nouveau tronçon de notre itinéraire se relie au précédent, qui était centré sur les Béatitudes, mais nous pousse à aller de l’avant. J’ai en effet à coeur que vous les jeunes vous puissiez marcher non seulement en faisant mémoire du passé, mais en ayant également le courage dans le présent et l’espérance pour l’avenir. Ces attitudes, toujours vivantes dans la jeune Femme de Nazareth, sont exprimées clairement dans les thèmes choisis pour les trois prochaines Journées Mondiales de la Jeunesse. Cette année (2017), nous réfléchirons sur la foi de Marie lorsqu’elle a déclaré dans le Magnificat : « Le Puissant fit pour moi des merveilles » (Lc 1, 49). Le thème de l’année prochaine (2018) – « Sois sans crainte, Marie, car tu as trouvé grâce auprès de Dieu » (Lc 1, 30) – nous fera méditer sur la charité pleine de courage avec laquelle la Vierge a accueilli l’annonce de l’ange. Les Journées Mondiales de la Jeunesse 2019 s’inspireront des paroles « Voici la servante du Seigneur; que tout m’advienne selon ta parole » (Lc 1, 30), réponse de Marie à l’ange, pleine d’espérance.
En octobre 2018, l’Église célèbrera le Synode des Évêques sur le thème : « Les jeunes, la foi et le discernement des vocations ». Nous nous interrogerons sur la manière dont vous les jeunes, vous vivez l’expérience de la foi au milieu des défis de notre temps. Et nous affronterons aussi la question de la façon dont vous pourrez faire mûrir un projet de vie, en discernant votre vocation, entendue au sens large, c’est-à-dire au mariage, dans l’environnement laïc et professionnel, ou à la vie consacrée et au sacerdoce. Je voudrais qu’il y ait une grande syntonie entre le parcours vers les Journées Mondiales de la Jeunesse du Panama et le cheminement synodal.
Notre temps n’a pas besoin de ‘‘jeunes-divan’’
Selon l’Évangile de Luc, après avoir accueilli l’annonce de l’ange et après avoir dit son ‘‘oui’’ à l’appel à devenir mère du Sauveur, Marie se lève et va en toute hâte visiter sa cousine Elisabeth, qui est à son sixième mois de grossesse (cf. 1, 36.39). Marie est très jeune ; ce qui lui a été annoncé est un don immense, mais comporte aussi des défis très grands ; le Seigneur l’a assurée de sa présence et de son soutien, mais beaucoup de choses demeurent encore obscures dans son esprit et dans son coeur. Pourtant Marie ne s’enferme pas chez elle, elle ne se laisse pas paralyser par la peur ou par l’orgueil. Marie n’est pas le genre de personne qui, pour être à l’aise, a besoin d’un bon divan où se sentir bien installée et à l’abri. Elle n’est pas une jeune-divan ! (cf. Discours à l’occasion de la Veillée, Cracovie, 30 juillet 2016). Si sa cousine âgée a besoin d’une aide, elle ne tarde pas et se met immédiatement en route.
Le chemin pour rejoindre la maison d’Elisabeth est long : 150 kilomètres environ. Mais la jeune de Nazareth, poussée par l’Esprit Saint, ne connaît pas d’obstacles. Sûrement, les journées de marche l’ont aidée à méditer sur l’événement merveilleux dans lequel elle était impliquée. Il en est de même avec nous également lorsque nous nous mettons en pèlerinage : au long du chemin, nous reviennent à l’esprit les faits de la vie, et nous pouvons en mûrir le sens et approfondir notre vocation, révélée ensuite dans la rencontre avec Dieu et dans le service des autres.
Le Puissant fit pour moi des merveilles
La rencontre entre les deux femmes, l’une jeune et l’autre âgée, est pleine de la présence de l’Esprit Saint, et chargée de joie ainsi que d’émerveillement (cf. Lc 1, 40-45). Les deux mamans, tout comme les enfants qu’elles portent dans leur sein, dansent presque de joie. Elisabeth , touchée par la foi de Marie, s’exclame : « Heureuse celle qui a cru à l’accomplissement des paroles qui lui furent dites de la part du Seigneur » (v. 45). Oui, l’un des grands dons que la Vierge a reçu est celui
de la foi. Croire en Dieu est un don inestimable, mais qui demande aussi à être reçu ; et Elisabeth bénit Marie pour cela. À son tour, elle répond par le chant du Magnificat (cf. Lc 1, 46-55), où nous trouvons l’expression : « Le Puissant fit pour moi des merveilles » (v. 49).
C’est une prière révolutionnaire, celle de Marie, le chant d’une jeune pleine de foi, consciente de ses limites mais confiante en la miséricorde divine. Cette petite femme courageuse rend grâce à Dieu parce qu’il a regardé sa petitesse et pour l’oeuvre de salut qu’il a accomplie en faveur de son peuple, des pauvres et des humbles. La foi est le coeur de toute l’histoire de Marie. Son cantique nous aide à comprendre la miséricorde du Seigneur comme moteur de l’histoire, aussi bien de l’histoire personnelle de chacun de nous que de l’humanité entière.
Lorsque Dieu touche le coeur d’un jeune, d’une jeune, ceux-ci deviennent capables d’actions vraiment grandioses. Les ‘‘merveilles’’ que le Puissant a faites dans l’existence de Marie nous parlent aussi de notre voyage dans la vie, qui n’est pas un vagabondage sans signification, mais un pèlerinage qui, même avec toutes ses incertitudes et ses souffrances, peut trouver en Dieu sa plénitude (cf. Angelus, 15 août 2015). Vous me direz : ‘‘Père, mais je suis très limité, je suis pécheur, que puis-je faire ?’’. Quand le Seigneur nous appelle, il ne s’arrête pas à ce que nous sommes ou à ce que nous avons fait. Au contraire, au moment où il nous appelle, il regarde tout ce que nous pourrions faire, tout l’amour que nous sommes capables de libérer. Comme la jeune Marie, vous pouvez faire en sorte que votre vie devienne un instrument pour améliorer le monde. Jésus vous appelle à laisser votre empreinte dans la vie, une empreinte qui marque l’histoire, votre histoire et l’histoire de beaucoup (cf. Discours à l’occasion de la veillée, Cracovie 30 juillet 2016).
Être des jeunes ne veut pas dire être déconnectés du passé
Marie a à peine dépassé l’âge de l’adolescence, comme beaucoup d’entre vous. Pourtant, dans le Magnificat, elle prête une voix de louange à son peuple, à son histoire. Cela nous montre qu’être jeune ne veut pas dire être déconnecté du passé. Notre histoire personnelle s’insère dans une longue suite, dans un cheminement communautaire qui nous a précédés dans les siècles. Comme Marie, nous appartenons à un peuple. Et l’histoire de l’Église nous enseigne que, même lorsqu’elle doit traverser des mers agitées, la main de Dieu la guide, lui fait surmonter des moments difficiles. L’expérience authentique de l’Église n’est pas comme un flashmob, où on se donne rendez-vous, se réalise une performance et puis chacun va son chemin. L’Église porte en elle une longue tradition, qui se transmet de génération en génération, en s’enrichissant en même temps de l’expérience de chacun. Votre histoire a aussi sa place dans l’histoire de l’Église.
Faire mémoire du passé sert également à accueillir les interventions inédites que Dieu veut réaliser en nous et à travers nous. Et cela nous invite à nous ouvrir pour être choisis comme ses instruments, collaborateurs de ses projets de salut. Vous aussi, jeunes, vous pouvez faire de grandes choses, assumer de grandes responsabilités, si vous reconnaissez l’action miséricordieuse et toute puissante de Dieu dans votre vie.
Je voudrais vous poser quelques questions : comment ‘‘sauvez-vous’’ dans votre mémoire les événements, les expériences de votre vie ? Comment traitez-vous les faits et les images imprimés dans vos souvenirs ? Certains, particulièrement blessés par les circonstances de la vie, auraient envie de ‘‘reconfigurer’’ leur passé, de se servir du droit à l’oubli. Mais je voudrais vous rappeler qu’il n’y a pas de saint sans passé, ni de pécheur sans avenir. La perle naît d’une blessure de l’huître ! Jésus, par son amour, peut guérir nos coeurs, en transformant nos blessures en d’authentiques perles. Comme disait saint Paul, le Seigneur peut manifester sa force à travers nos faiblesses (cf. 2 Co 12, 9).
Cependant, nos souvenirs ne doivent pas demeurer tous entassés, comme dans la mémoire d’un disque dur. Et il n’est pas possible d’archiver tout dans un ‘‘nuage’’ virtuel. Il faut apprendre à faire de manière à ce que les faits du passé deviennent une réalité dynamique, sur laquelle réfléchir et dont tirer un enseignement et un sens pour notre présent et notre avenir. Découvrir le fil rouge de l’amour de Dieu qui relie toute notre existence est une tâche ardue, mais nécessaire.
Beaucoup de personnes disent que vous les jeunes, vous êtes sans mémoire et superficiels. Je ne suis pas du tout d’accord ! Il faut cependant reconnaître que ces temps-ci il est nécessaire de récupérer la capacité de réfléchir sur sa propre vie et de la projeter vers l’avenir. Avoir un passé, ce n’est pas la même chose que d’avoir une histoire. Dans notre vie, nous pouvons avoir de nombreux souvenirs, mais combien de souvenirs construisent vraiment notre mémoire ? Combien sont significatifs pour nos coeurs et aident à donner un sens à notre existence ? Les visages des jeunes, dans les ‘‘social’’, apparaissent dans de nombreuses photographies qui relatent des événements plus ou moins réels, mais nous ne savons pas dans tout cela ce qui est une ‘‘histoire’’, une expérience qui puisse être racontée, ayant un objectif et un sens. Les programmes de télévision sont remplis de ce qu’on appelle ‘‘reality show’’, mais ils ne sont pas des histoires réelles, ce ne sont que des minutes qui s’écoulent devant un écran, durant lesquelles les personnages vivent au jour le jour, sans un projet. Ne vous laissez pas égarer par cette fausse image de la réalité ! Soyez protagonistes de votre histoire, décidez de votre avenir !
Comment rester connecté, en suivant l’exemple de Marie
On dit de Marie qu’elle gardait toutes les choses en les méditant dans son coeur (cf. Lc 2, 19.51). Cette humble jeune fille de Nazareth nous enseigne par son exemple à conserver la mémoire des événements de la vie, mais aussi à les assembler, en reconstruisant l’unité des fragments, qui ensemble peuvent composer une mosaïque. Comment pouvons-nous nous exercer concrètement en ce sens ? Je vous fais quelques suggestions.
À la fin de chaque journée, nous pouvons nous arrêter pendant quelques minutes pour nous rappeler les beaux moments, les défis, ce qui a bien marché et ce qui est allé de travers. Ainsi, devant Dieu et nous-mêmes, nous pouvons manifester les sentiments de gratitude, de repentir et de confiance, si vous le voulez, en les écrivant dans un carnet, une espèce de journal spirituel. Cela signifie prier dans la vie, avec la vie et sur la vie, et sûrement cela vous aidera à percevoir mieux les merveilles que le Seigneur fait pour chacun d’entre vous. Comme disait saint Augustin, nous pouvons trouver Dieu dans les vastes champs de notre mémoire (cf. Les confessions, Livre X, 8, 12).
En lisant le Magnificat, nous voyons combien Marie connaissait la Parole de Dieu. Chaque verset de ce cantique a son parallèle dans l’Ancien Testament. La jeune mère de Jésus connaissait bien les prières de son peuple. Sûrement, ses parents, ses grands-parents les lui ont enseignées. Combien la transmission de la foi d’une génération à l’autre est importante ! Il y a un trésor caché dans les prières que nous enseignent nos anciens, dans cette spiritualité vécue dans la culture des humbles que nous appelons piété populaire. Marie recueille le patrimoine de foi de son peuple et le recompose dans un chant complètement sien, mais qui est en même temps un chant de l’Église entière. Et toute l’Église le chante avec elle. Pour que, vous aussi jeunes, vous puissiez chanter un Magnificat complètement vôtre et faire de votre vie un don à l’humanité entière, il est fondamental de vous relier à la tradition historique et à la prière de ceux qui vous ont précédés. D’où l’importance de bien connaître la Bible, la Parole de Dieu, de la lire chaque jour en la confrontant avec votre vie, en lisant les événements quotidiens à la lumière de ce que le Seigneur vous dit dans les Saintes Écritures. Dans la prière et dans la lecture priante de la Bible (ce qu’on appelle la lectio divina), Jésus réchauffera vos coeurs, éclairera vos pas, également dans les moments sombres de votre existence (cf. Lc 24, 13-35).
Marie nous enseigne aussi à vivre dans une attitude eucharistique, c’est-à-dire à rendre grâce, à cultiver la louange, à ne pas nous fixer uniquement sur les problèmes et sur les difficultés. Dans la dynamique de la vie, les supplications d’aujourd’hui deviendront des motifs d’action de grâce de demain. Ainsi, votre participation à la Sainte Messe et les moments où vous célébrez le sacrement de la Réconciliation seront en même temps sommet et point de départ : vos vies se renouvèleront chaque jour dans le pardon, en devenant une louange permanente au Tout-Puissant : « Fiez-vous au souvenir de Dieu : […] sa mémoire est un coeur tendre de compassion, qui se plaît à
effacer définitivement toutes nos traces de mal. » (Homélie lors de la Sainte Messe des Journées Mondiales de la Jeunesse, Cracovie, 31 juillet 2016).
Nous avons vu que le Magnificat jaillit du coeur de Marie au moment où elle rencontre Elisabeth, sa cousine âgée. Celle-ci, par sa foi, par son regard avisé et par ses paroles, aide la Vierge à mieux comprendre la grandeur de l’action de Dieu en elle, de la mission qu’il lui a confiée. Et vous, vous rendez-vous compte de la source extraordinaire de richesse qu’est la rencontre entre les jeunes et les personnes âgées ? Quelle importance accordez-vous aux personnes âgées, à vos grands-parents ? Justement, vous aspirez à ‘‘prendre l’envol’’, vous portez dans vos coeurs de nombreux rêves, mais vous avez besoin de la sagesse et de la vision des personnes âgées. Tandis que vous ouvrez vos ailes au vent, il est important que vous découvriez vos racines et que vous recueilliez le témoignage des personnes qui vous ont précédés. Pour construire un avenir qui ait du sens, il faut connaître les événements passés et prendre position face à eux (cf. Exhort. ap. postsyn. Amoris laetitia, nn. 191.193). Vous, jeunes, vous avez la force, les personnes âgées ont la mémoire et la sagesse. Comme Marie face à Elisabeth, dirigez votre regard vers les personnes âgées, vers vos grands-parents. Ils vous diront des choses qui passionneront votre esprit et toucheront votre coeur.
Fidélité créatrice pour construire des temps nouveaux
Certes, vous avez peu d’années sur vos épaules et pour cela il peut vous sembler difficile d’accorder la valeur due à la tradition. Ayez bien présent à l’esprit que cela ne veut pas dire être traditionaliste. Non ! Quand Marie, dans l’Évangile, dit « le Puissant fit pour moi des merveilles », elle entend que ces ‘‘merveilles’’ ne sont pas finies, mais continuent à se réaliser dans le présent. Il ne s’agit pas d’un passé lointain. Savoir faire mémoire du passé ne signifie pas être nostalgique ou rester attaché à une période déterminée de l’histoire, mais savoir reconnaître ses propres origines, pour retourner toujours à l’essentiel et se lancer avec une fidélité créatrice dans la construction des temps nouveaux. Ce serait un malheur et cela ne servirait à personne de cultiver une mémoire paralysante, qui fait faire toujours les mêmes choses de la même manière. C’est un don du ciel de pouvoir voir que beaucoup d’entre vous, avec vos interrogations, rêves et questions, s’opposent à ceux qui disent que les choses ne peuvent pas être différentes.
Une société qui ne valorise que le présent tend aussi à dévaluer tout ce qui est hérité du passé, comme par exemple les institutions du mariage, de la vie consacrée, de la mission sacerdotale. Celles-ci finissent par être vues comme dénuées de sens, comme des modèles dépassés. On pense vivre mieux dans des situations dites ‘‘ouvertes’’, en se comportant dans la vie comme dans un reality show, sans objectif et sans but. Ne vous laissez pas tromper ! Dieu est venu élargir les horizons de notre vie, dans toutes les directions. Il nous aide à accorder la valeur due au passé, pour mieux projeter un avenir de bonheur : mais cela n’est possible que si l’on vit d’authentiques expériences d’amour, qui se concrétisent dans la découverte de l’appel du Seigneur et dans l’adhésion à cet appel. Et c’est l’unique chose qui nous rend vraiment heureux.
Chers jeunes, je confie votre cheminement vers Panama, ainsi que l’itinéraire de préparation du prochain Synode des Évêques, à la maternelle intercession de la Bienheureuse Vierge Marie. Je vous invite à vous souvenir de deux événements importants de 2017 : les trois cents ans de la redécouverte de l’image de la Vierge Aparecida, au Brésil ; et le centenaire des apparitions de Fatima, au Portugal, où, par la grâce de Dieu, je me rendrai, en tant que pèlerin, en mai prochain. Saint Martin de Porres, l’un des saints patrons de l’Amérique Latine et des Journées Mondiales de la Jeunesse 2019, dans son humble service quotidien, avait l’habitude d’offrir les meilleures fleurs à Marie, comme signe de son amour filial. Cultivez, vous aussi, comme lui, une relation de familiarité et d’amitié avec la Vierge, en lui confiant vos joies, vos inquiétudes et vos préoccupations. Je vous assure que vous ne le regretterez pas.
Que la jeune de Nazareth, qui dans le monde entier a pris mille visages et noms pour se rendre proche de ses enfants, intercède pour chacun de nous et nous aide à chanter les merveilles que le Seigneur accomplit en nous et par nous.
Du Vatican, 27 février 2017
Mémoire de Saint Gabriel de l’Addolorata
FRANÇOIS
Testo in lingua inglese
“The Mighty One has done great things for me” (Lk 1:49)
Dear Young Friends,
Here we are, on the road again, following our great meeting in Kraków, where we celebrated the Thirty-first World Youth Day and the Jubilee for Young People as part of the Holy Year of Mercy. We took as our guides Saint John Paul II and Saint Faustina Kowalska, the apostles of divine mercy, in order to offer a concrete response to the challenges of our time. We had a powerful experience of fraternity and joy, and we gave the world a sign of hope. Our different flags and languages were not a reason for rivalry and division, but an opportunity to open the doors of our hearts and to build bridges.
At the conclusion of the Kraków World Youth Day, I announced the next stop in our pilgrimage, which with God’s help will bring us to Panama in 2019. On this journey we will be accompanied by the Virgin Mary, whom all generations call blessed (cf. Lk 1:48). This new leg of our journey picks up from the one that preceded it, centred on the Beatitudes, and invites us to press forward. I fervently hope that you young people will continue to press forward, not only cherishing the memory of the past, but also with courage in the present and hope for the future. These attitudes were certainly present in the young Mary of Nazareth and are clearly expressed in the themes chosen for the three coming World Youth Days. This year (2017) we will reflect on the faith of Mary, who says in the Magnificat: “The Mighty One has done great things for me” (Lk 1:49). The theme for next year (2018) – “Do not be afraid, Mary, for you have found favour with God” (Lk 1:30) – will lead us to meditate on the courageous charity with which the Virgin welcomed the message of the angel. The 2019 World Youth Day will be inspired by the words “I am the servant of the Lord. May it be done to me according to your word” (Lk 1:38), Mary’s hope-filled reply to the angel.
In October 2018, the Church will celebrate the Synod of Bishops on the theme: Youth, Faith and Vocational Discernment. We will talk about how you, as young people, are experiencing the life of faith amid the challenges of our time. We will also discuss the question of how you can develop a life project by discerning your personal vocation, whether it be to marriage in the secular and professional world, or to the consecrated life and priesthood. It is my hope that the journey towards the World Youth Day in Panama and the process of preparation for the Synod will move forward in tandem.
Our age does not need young people who are “couch-potatoes”
According to Luke’s Gospel, once Mary has received the message of the angel and said “yes” to the call to become the Mother of the Saviour, she sets out in haste to visit her cousin Elizabeth, who was in the sixth month of her pregnancy (cf. 1:36, 39). Mary is very young; what she was told is a great gift, but it also entails great challenges. The Lord assured her of his presence and support, yet many things remain obscure in her mind and heart. Yet Mary does not shut herself up at home or let herself be paralyzed by fear or pride. Mary is not the type that, to be comfortable, needs a good sofa where she can feel safe and sound. She is no couch potato! (cf. Address at the Vigil, Kraków, 30 July 2016). If her elderly cousin needs a hand, she does not hesitate, but immediately sets off.
It was a long way to the house of Elizabeth, about 150 kilometres. But the young woman from Nazareth, led by the Holy Spirit, knows no obstacles. Surely, those days of journeying helped her to meditate on the marvellous event of which she was a part. So it is with us, whenever we set out on pilgrimage. Along the way, the events of our own lives come to mind, we learn to appreciate their meaning and we discern our vocation, which then becomes clear in the encounter with God and in service to others.
The Mighty One has done great things for me
The meeting of the two women, one young and the other elderly, is filled with the presence of the Holy Spirit and charged with joy and wonder (cf. Lk 1:40-45). The two mothers, like the children they bear, practically dance for joy. Elizabeth, impressed by Mary’s faith, cries out: “Blessed is she who believed that there would be a fulfilment of what was spoken to her by the Lord” (v. 45). One of the great gifts that the Virgin received was certainly that of faith. Belief in God is a priceless gift, but one that has to be received. Elizabeth blesses Mary for this, and she in turn responds with the song of the Magnificat (cf. Lk 1:46-55), in which we find the words: “The Mighty One has done great things for me” (v. 49).
Mary’s is a revolutionary prayer, the song of a faith-filled young woman conscious of her limits, yet confident in God’s mercy. She gives thanks to God for looking upon her lowliness and for the work of salvation that he has brought about for the people, the poor and the humble. Faith is at the heart of Mary’s entire story. Her song helps us to understand the mercy of the Lord as the driving force of history, the history of each of us and of all humanity.
When God touches the heart of a young man or woman, they become capable of doing tremendous things. The “great things” that the Almighty accomplished in the life of Mary speak also to our own journey in life, which is not a meaningless meandering, but a pilgrimage that, for all its uncertainties and sufferings, can find its fulfilment in God (cf. Angelus, 15 August 2015). You may say to me: “But Father, I have my limits, I am a sinner, what can I do?” When the Lord calls us, he doesn’t stop at what we are or what we have done. On the contrary, at the very moment that he calls us, he is looking ahead to everything we can do, all the love we are capable of giving. Like the young Mary, you can allow your life to become a means for making the world a better place. Jesus is calling you to leave your mark in life, your mark on history, both your own and that of so many others (cf. Address at the Vigil, Kraków, 30 July 2016).
Being young does not mean being disconnected from the past
Mary was little more than an adolescent, like many of you. Yet in the Magnificat, she echoes the praises of her people and their history. This shows us that being young does not mean being disconnected from the past. Our personal history is part of a long trail, a communal journey that has preceded us over the ages. Like Mary, we belong to a people. History teaches us that, even when the Church has to sail on stormy seas, the hand of God guides her and helps her to overcome moments of difficulty. The genuine experience of the Church is not like a flash mob, where people agree to meet, do their thing and then go their separate ways. The Church is heir to a long tradition which, passed down from generation to generation, is further enriched by the experience of each individual. Your personal history has a place within the greater history of the Church.
Being mindful of the past also helps us to be open to the unexpected ways that God acts in us and through us. It also helps us to be open to being chosen as a means by which God brings about his saving plan. As young people, you too can do great things and take on fuller responsibilities, if only you recognize God’s mercy and power at work in your lives.
I would like to ask you some questions. How do you “save” in your memory the events and experiences of your life? What do you do with the facts and the images present in your memory? Some of you, particularly those hurt by certain situations in life, might want to “reset” your own past, to claim the right to forget it all. But I would like to remind you that there is no saint without a
past, or a sinner without a future. The pearl is born of a wound in the oyster! Jesus, by his love, can heal our hearts and turn our lives into genuine pearls. As Saint Paul said, the Lord can show his power through our weakness (cf. 2 Cor 12:9).
Yet our memories should not remain crammed together, as in the memory of a hard drive. Nor can we archive everything in some sort of virtual “cloud”. We need to learn how to make past events a dynamic reality on which to reflect and to draw lessons and meaning for the present and the future. This is no easy task, but one necessary for discovering the thread of God’s love running through the whole of our life.
Many people say that young people are distracted and superficial. They are wrong! Still, we should acknowledge our need to reflect on our lives and direct them towards the future. To have a past is not the same as to have a history. In our life we can have plenty of memories, but how many of them are really a part of our memory? How many are significant for our hearts and help to give meaning to our lives? In the social media, we see faces of young people appearing in any number of pictures recounting more or less real events, but we don’t know how much of all this is really “history”, an experience that can be communicated and endowed with purpose and meaning. Television is full of “reality shows” which are not real stories, but only moments passed before a television camera by characters living from day to day, without a greater plan. Don’t let yourselves be led astray by this false image of reality! Be the protagonists of your history; decide your own future.
How to remain connected, following the example of Mary
It is said of Mary that she treasured all these things and pondered them in her heart (cf. Lk 2:19, 51). This unassuming young woman of Nazareth teaches us by her example to preserve the memory of the events of our lives but also to put them together and reconstruct the unity of all the fragments that, put together, can make up a mosaic. How can we learn to do this in practice? Let me offer you some suggestions.
At the end of each day, we can stop for a few minutes to remember the good times and the challenges, the things that went well and those that went wrong. In this way, before God and before ourselves, we can express our gratitude, our regrets and our trust. If you wish, you can also write them down in a notebook as a kind of spiritual journal. This means praying in life, with life and about life, and it will surely help you to recognize the great things that the Lord is doing for each of you. As Saint Augustine said, we can find God in the vast fields of our memory (cf. Confessions, X, 8, 12).
Reading the Magnificat, we realize how well Mary knew the word of God. Every verse of her song has a parallel in the Old Testament. The young mother of Jesus knew the prayers of her people by heart. Surely her parents and her grandparents had taught them to her. How important it is for the faith to be passed down from one generation to another! There is a hidden treasure in the prayers that past generations have taught us, in the lived spirituality of ordinary people that we call popular piety. Mary inherits the faith of her people and shapes it in a song that is entirely her own, yet at the same time the song of the entire Church, which sings it with her. If you, as young people, want to sing a Magnificat all your own, and make your lives a gift for humanity as a whole, it is essential to connect with the historical tradition and the prayer of those who have gone before you. To do so, it is important to be familiar with the Bible, God’s word, reading it daily and letting it speak to your lives, and interpreting everyday events in the light of what the Lord says to you in the sacred Scriptures. In prayer and in the prayerful reading of the Bible (lectio divina), Jesus will warm your hearts and illumine your steps, even in the dark moments of life (cf. Lk 24:13-35).
Mary also teaches us to live “eucharistically”, that is to learn how to give thanks and praise, and not to fixate on our problems and difficulties alone. In the process of living, today’s prayers become tomorrow’s reasons for thanksgiving. In this way, your participation in Holy Mass and the occasions when you celebrate the Sacrament of Reconciliation will be both a high point and new
beginning. Your lives will be renewed each day in forgiveness and they will become an act of perennial praise to the Almighty. “Trust the memory of God … his memory is a heart filled with tender compassion, one that rejoices in erasing in us every trace of evil” (cf. Homily at Mass, World Youth Day, Kraków, 31 July 2016).
We have seen that the Magnificat wells up in Mary’s heart at the moment when she meets her elderly cousin Elizabeth. With her faith, her keen gaze and her words, Elizabeth helps the Virgin to understand more fully the greatness of what God is accomplishing in her and the mission that he has entrusted to her. But what about you? Do you realize how extraordinarily enriching the encounter between the young and the elderly can be? How much attention do you pay to the elderly, to your grandparents? With good reason you want to “soar”, your heart is full of great dreams, but you need the wisdom and the vision of the elderly. Spread your wings and fly, but also realize that you need to rediscover your roots and to take up the torch from those who have gone before. To build a meaningful future, you need to know and appreciate the past (cf. Amoris Laetitia, 191, 193). Young people have strength, while the elderly have memory and wisdom. As Mary did with Elizabeth, look to the elderly, to your grandparents. They will speak to you of things that can thrill your minds and fill your hearts.
Creative fidelity for building the future
It is true that you are still young and so it can be hard for you to appreciate the importance of tradition. But know that this is not the same as being traditionalists. No! When Mary in the Gospel says: “The Mighty One has done great things for me”, she means to say that those “great things” are not over, but are still happening in the present. It is not about the distant past. Being mindful of the past does not mean being nostalgic or remaining attached to a certain period of history, but rather being able to acknowledge where we have come from, so that we can keep going back to essentials and throwing ourselves with creative fidelity into building the future. It would be problematic and ultimately useless to cultivate a paralyzing memory that makes us keep doing the same things in the same way. It is a gift of God to see how many of you, with your questions, dreams and uncertainties, refuse to listen to those who say that things cannot change.
A society that values only the present tends to dismiss everything inherited from the past, as for example the institutions of marriage, consecrated life and priestly mission. These end up being seen as meaningless and outdated forms. People think it is better to live in “open” situations, going through life as if it were a reality show, without aim or purpose. Don’t let yourselves be deceived! God came to enlarge the horizons of our life in every direction. He helps us to give due value to the past so as better to build a future of happiness. Yet this is possible only if we have authentic experiences of love, which help us concretely to discern the Lord’s call and to respond to it. For only that can bring us true happiness.
Dear young people I entrust our journey towards Panama, together with the process of preparation for the next Synod of Bishops, to the maternal intercession of the Blessed Virgin Mary. I ask you to keep in mind two important anniversaries in 2017: the three-hundredth anniversary of the finding of the image of Our Lady of Aparecida in Brazil and the centenary of the apparitions in Fatima, Portugal, where, God willing, I plan to make a pilgrimage this coming May. Saint Martin of Porres, one of the patron saints of Latin America and of the 2019 World Youth Day, in going about his humble daily duties, used to offer the best flowers to Mary, as a sign of his filial love. May you too cultivate a relationship of familiarity and friendship with Our Lady, entrusting to her your joys, your worries and your concerns. I assure you that you will not regret it!
May the maiden of Nazareth, who in the whole world has assumed a thousand names and faces in order to be close to her children, intercede for all of us and help us to sing of the great works that the Lord is accomplishing in us and through us.
From the Vatican, 27 February 2017
Memory of Saint Gabriel of Our Lady of Sorrows
FRANCIS
Testo in lingua spagnola
«El Todopoderoso ha hecho cosas grandes en mí» (Lc 1,49)
Queridos jóvenes:
Nos hemos puesto de nuevo en camino después de nuestro maravilloso encuentro en Cracovia, donde celebramos la XXXI Jornada Mundial de la Juventud y el Jubileo de los Jóvenes, en el contexto del Año Santo de la Misericordia. Allí dejamos que san Juan Pablo II y santa Faustina Kowalska, apóstoles de la divina misericordia, nos guiaran para encontrar una respuesta concreta a los desafíos de nuestro tiempo. Experimentamos con fuerza la fraternidad y la alegría, y dimos al mundo un signo de esperanza; las distintas banderas y lenguas no eran un motivo de enfrentamiento y división, sino una oportunidad para abrir las puertas de nuestro corazón, para construir puentes.
Al final de la JMJ de Cracovia indiqué la próxima meta de nuestra peregrinación que, con la ayuda de Dios, nos llevará a Panamá en 2019. Nos acompañará en este camino la Virgen María, a quien todas las generaciones llaman bienaventurada (cf. Lc 1,48). La siguiente etapa de nuestro
itinerario está conectada con la anterior, centrada en las bienaventuranzas, pero nos impulsa a seguir adelante. Lo que deseo es que vosotros, jóvenes, caminéis no sólo haciendo memoria del pasado, sino también con valentía en el presente y esperanza en el futuro. Estas actitudes, siempre presentes en la joven Mujer de Nazaret, se encuentran reflejadas claramente en los temas elegidos para las tres próximas JMJ. Este año (2017) vamos a reflexionar sobre la fe de María cuando dijo en el Magnificat: «El Todopoderoso ha hecho cosas grandes en mí» (Lc 1,49). El tema del próximo año (2018): «No temas, María, porque has hallado gracia delante de Dios» (Lc 1,30), nos llevará a meditar sobre la caridad llena de determinación con que la Virgen María recibió el anuncio del ángel. La JMJ 2019 se inspirará en las palabras: «He aquí la sierva del Señor; hágase en mí según tu palabra» (Lc 1,38), que fue la respuesta llena de esperanza de María al ángel.
En octubre de 2018, la Iglesia celebrará el Sínodo de los Obispos sobre el tema: Los jóvenes, la fe y el discernimiento vocacional. Nos preguntaremos sobre cómo vivís vosotros, los jóvenes, la experiencia de fe en medio de los desafíos de nuestra época. También vamos a abordar la cuestión de cómo se puede desarrollar un proyecto de vida discerniendo vuestra vocación, tomada en sentido amplio, es decir, al matrimonio, en el ámbito laical y profesional, o bien a la vida consagrada y al sacerdocio. Deseo que haya una gran sintonía entre el itinerario que llevará a la JMJ de Panamá y el camino sinodal.
Nuestra época no necesita de «jóvenes-sofá»
Según el Evangelio de Lucas, después de haber recibido el anuncio del ángel y haber respondido con su «sí» a la llamada para ser madre del Salvador, María se levanta y va de prisa a visitar a su prima Isabel, que está en el sexto mes de embarazo (cf. 1,36.39). María es muy joven; lo que se le ha anunciado es un don inmenso, pero comporta también un desafío muy grande; el Señor le ha asegurado su presencia y su ayuda, pero todavía hay muchas cosas que aún no están claras en su mente y en su corazón. Y sin embargo María no se encierra en casa, no se deja paralizar por el miedo o el orgullo. María no es la clase de personas que para estar bien necesita un buen sofá donde sentirse cómoda y segura. No es una joven-sofá (cf. Discurso en la Vigilia, Cracovia, 30 de julio de 2016). Si su prima anciana necesita una mano, ella no se demora y se pone inmediatamente en camino.
El trayecto para llegar a la casa de Isabel es largo: unos 150 km. Pero la joven de Nazaret, impulsada por el Espíritu Santo, no se detiene ante los obstáculos. Sin duda, las jornadas de viaje le ayudaron a meditar sobre el maravilloso acontecimiento en el que estaba participando. Lo mismo nos sucede a nosotros cuando empezamos nuestra peregrinación: a lo largo del camino vuelven a la mente los hechos de la vida, y podemos penetrar en su significado y profundizar nuestra vocación, que se revela en el encuentro con Dios y en el servicio a los demás.
El Todopoderoso ha hecho cosas grandes en mí
El encuentro entre las dos mujeres, la joven y la anciana, está repleto de la presencia del Espíritu Santo, y lleno de alegría y asombro (cf. Lc 1,40-45). Las dos madres, así como los hijos que llevan en sus vientres, casi bailan a causa de la felicidad. Isabel, impresionada por la fe de María, exclama: «Bienaventurada la que ha creído, porque lo que le ha dicho el Señor se cumplirá» (v. 45). Sí, uno de los mayores regalos que la Virgen ha recibido es la fe. Creer en Dios es un don inestimable, pero exige también recibirlo; e Isabel bendice a María por eso. Ella, a su vez, responde con el canto del Magnificat (cf. Lc 1,46-55), donde encontramos las palabras: «El Todopoderoso ha hecho cosas grandes en mí» (v. 49).
La oración de María es revolucionaria, es el canto de una joven llena de fe, consciente de sus límites, pero que confía en la misericordia divina. Esta pequeña y valiente mujer da gracias a Dios porque ha mirado su pequeñez y porque ha realizado la obra de la salvación en su pueblo, en los pobres y humildes. La fe es el corazón de toda la historia de María. Su cántico nos ayuda a
comprender cómo la misericordia del Señor es el motor de la historia, tanto de la persona, de cada uno de nosotros, como del conjunto de la humanidad.
Cuando Dios toca el corazón de un joven o de una joven, se vuelven capaces de grandes obras. Las «cosas grandes» que el Todopoderoso ha hecho en la vida de María nos hablan también del viaje de nuestra vida, que no es un deambular sin sentido, sino una peregrinación que, aun con todas sus incertidumbres y sufrimientos, encuentra en Dios su plenitud (cf. Ángelus, 15 de agosto de 2015). Me diréis: «Padre, pero yo soy muy limitado, soy pecador, ¿qué puedo hacer?». Cuando el Señor nos llama no se fija en lo que somos, en lo que hemos hecho. Al contrario, en el momento en que nos llama, él está mirando todo lo que podríamos dar, todo el amor que somos capaces de ofrecer. Como la joven María, podéis hacer que vuestra vida se convierta en un instrumento para mejorar el mundo. Jesús os llama a dejar vuestra huella en la vida, una huella que marque la historia, vuestra historia y la historia de muchos (cf. Discurso en la Vigilia, Cracovia, 30 de julio de 2016).
Ser joven no significa estar desconectado del pasado
María es poco más que una adolescente, como muchos de vosotros. Sin embargo, en el Magnificat alaba a su pueblo, su historia. Esto nos enseña que ser joven no significa estar desconectado del pasado. Nuestra historia personal forma parte de una larga estela, de un camino comunitario que nos ha precedido durante siglos. Como María, pertenecemos a un pueblo. Y la historia de la Iglesia nos enseña que, incluso cuando tiene que atravesar mares revueltos, la mano de Dios la guía, le hace superar momentos difíciles. La verdadera experiencia en la Iglesia no es como un flashmob, en el que nos damos cita, se realiza una performance y luego cada uno se va por su propio camino. La Iglesia lleva en sí una larga tradición, que se transmite de generación en generación, y que se enriquece al mismo tiempo con la experiencia de cada individuo. También vuestra historia tiene un lugar dentro de la historia de la Iglesia.
Hacer memoria del pasado sirve también para recibir las obras nuevas que Dios quiere hacer en nosotros y a través de nosotros. Y nos ayuda a dejarnos escoger como instrumentos suyos, colaboradores en sus proyectos salvíficos. También vosotros, jóvenes, si reconocéis en vuestra vida la acción misericordiosa y omnipotente de Dios, podéis hacer grandes cosas y asumir grandes responsabilidades.
Me gustaría haceros algunas preguntas: ¿Cómo “guardáis” en vuestra memoria los acontecimientos, las experiencias de vuestra vida? ¿Qué hacéis con los hechos y las imágenes grabadas en vuestros recuerdos? A algunos, heridos por las circunstancias de la vida, les gustaría “reiniciar” su pasado, ejercer el derecho al olvido. Pero me gustaría recordaros que no hay santo sin pasado, ni pecador sin futuro. La perla nace de una herida en la ostra. Jesús, con su amor, puede sanar nuestros corazones, transformando nuestras heridas en auténticas perlas. Como decía san Pablo, el Señor muestra su fuerza a través de nuestra debilidad (cf. 2 Co 12,9).
Nuestros recuerdos, sin embargo, no deben quedar amontonados, como en la memoria de un disco duro. Y no se puede almacenar todo en una “nube” virtual. Tenemos que aprender a hacer que los sucesos del pasado se conviertan en una realidad dinámica, para reflexionar sobre ella y sacar una enseñanza y un sentido para nuestro presente y nuestro futuro. Descubrir el hilo rojo del amor de Dios que conecta toda nuestra existencia es una tarea difícil pero necesaria.
Muchos dicen que vosotros, los jóvenes, sois olvidadizos y superficiales. No estoy de acuerdo en absoluto. Pero hay que reconocer que en nuestros días tenemos que recuperar la capacidad de reflexionar sobre la propia vida y proyectarla hacia el futuro. Tener un pasado no es lo mismo que tener una historia. En nuestra vida podemos tener tantos recuerdos, pero ¿cuántos de ellos construyen realmente nuestra memoria? ¿Cuántos son significativos para nuestros corazones y nos ayudan a dar sentido a nuestra existencia? En las «redes sociales», aparecen muchos rostros de jóvenes en multitud de fotografías, que hablan de hechos más o menos reales, pero no sabemos cuánto de todo eso es «historia», una experiencia que pueda ser narrada, que tenga una finalidad y
un sentido. Los programas en la televisión están llenos de los así llamados «reality show», pero no son historias reales, son sólo minutos que corren delante de una cámara, en los que los personajes viven al día, sin un proyecto. No os dejéis engañar por esa falsa imagen de la realidad. Sed protagonistas de vuestra historia, decidid vuestro futuro.
Cómo mantenerse unidos, siguiendo el ejemplo de María
De María se dice que conservaba todas las cosas, meditándolas en su corazón (cf. Lc 2,19.51). Esta sencilla muchacha de Nazaret nos enseña con su ejemplo a conservar la memoria de los acontecimientos de la vida, y también a reunirlos, recomponiendo la unidad de los fragmentos, que unidos pueden formar un mosaico. ¿Cómo podemos, pues, ejercitarnos concretamente en tal sentido? Os doy algunas sugerencias.
Al final de cada jornada podemos detenernos unos minutos a recordar los momentos hermosos, los desafíos, lo que nos ha salido bien y, también, lo que nos ha salido mal. De este modo, delante de Dios y de nosotros mismos, podemos manifestar nuestros sentimientos de gratitud, de arrepentimiento y de confianza, anotándolos también, si queréis, en un cuaderno, una especie de diario espiritual. Esto quiere decir rezar en la vida, con la vida y sobre la vida y, con toda seguridad, os ayudará a comprender mejor las grandes obras que el Señor realiza en cada uno de vosotros. Como decía san Agustín, a Dios lo podemos encontrar en los anchos campos de nuestra memoria (cf. Confesiones, Libro X, 8, 12).
Leyendo el Magnificat nos damos cuenta del conocimiento que María tenía de la Palabra de Dios. Cada versículo de este cántico tiene su paralelo en el Antiguo Testamento. La joven madre de Jesús conocía bien las oraciones de su pueblo. Seguramente se las habían enseñado sus padres y sus abuelos. ¡Qué importante es la transmisión de la fe de una generación a otra! Hay un tesoro escondido en las oraciones que nos han enseñado nuestros antepasados, en esa espiritualidad que se vive en la cultura de la gente sencilla y que conocemos como piedad popular. María recoge el patrimonio de fe de su pueblo y compone con él un canto totalmente suyo y que es también el canto de toda la Iglesia. La Iglesia entera lo canta con ella. Para que también vosotros, jóvenes, podáis cantar un Magnificat totalmente vuestro y hacer de vuestra vida un don para toda la humanidad, es fundamental que conectéis con la tradición histórica y la oración de aquellos que os han precedido. De ahí la importancia de conocer bien la Biblia, la Palabra de Dios, de leerla cada día confrontándola con vuestra vida, interpretando los acontecimientos cotidianos a la luz de cuánto el Señor os dice en las Sagradas Escrituras. En la oración y en la lectura orante de la Biblia (la llamada Lectio divina), Jesús hará arder vuestros corazones e iluminará vuestros pasos, aún en los momentos más difíciles de vuestra existencia (cf. Lc 24,13-35).
María nos enseña a vivir en una actitud eucarística, esto es, a dar gracias, a cultivar la alabanza y a no quedarnos sólo anclados en los problemas y las dificultades. En la dinámica de la vida, las súplicas de hoy serán mañana motivo de agradecimiento. De este modo, vuestra participación en la Santa Misa y los momentos en que celebraréis el sacramento de la Reconciliación serán a la vez cumbre y punto de partida: vuestras vidas se renovarán cada día con el perdón, convirtiéndose en alabanza constante al Todopoderoso. «Fiaros del recuerdo de Dios […] su memoria es un corazón tierno de compasión, que se regocija eliminando definitivamente cualquier vestigio del mal» (Homilía en la S. Misa de la JMJ, Cracovia, 31 de julio de 2016).
Hemos visto que el Magnificat brota del corazón de María en el momento en que se encuentra con su anciana prima Isabel, quien, con su fe, con su mirada perspicaz y con sus palabras, ayuda a la Virgen a comprender mejor la grandeza del obrar de Dios en ella, de la misión que él le ha confiado. Y vosotros, ¿os dais cuenta de la extraordinaria fuente de riqueza que significa el encuentro entre los jóvenes y los ancianos? ¿Qué importancia les dais a vuestros ancianos, a vuestros abuelos? Vosotros, con sobrada razón, aspiráis a «emprender el vuelo», lleváis en vuestro corazón muchos sueños, pero tenéis necesidad de la sabiduría y de la visión de los ancianos. Mientras abrís vuestras alas al viento, es indispensable que descubráis vuestras raíces y que toméis
el testigo de las personas que os han precedido. Para construir un futuro que tenga sentido, es necesario conocer los acontecimientos pasados y tomar posición frente a ellos (cf. Exhort. ap. postsin. Amoris Laetitia, 191,193). Vosotros, jóvenes, tenéis la fuerza; los ancianos, la memoria y la sabiduría. Como María con Isabel, dirigid vuestra mirada hacia los ancianos, hacia vuestros abuelos. Ellos os contarán cosas que entusiasmarán vuestra mente y emocionarán vuestro corazón.
Fidelidad creativa para construir tiempos nuevos
Es verdad que tenéis pocos años de vida y, por esto mismo, os resulta difícil darle el debido valor a la tradición. Tened bien presente que esto no significa ser tradicionalistas. No. Cuando María en el Evangelio dice que «El Todopoderoso ha hecho cosas grandes en mí» (Lc 1,49), se refiere a que aquellas «cosas grandes» no han terminado, sino que continúan realizándose en el presente. No se trata de un pasado remoto. El saber hacer memoria del pasado no quiere decir ser nostálgicos o permanecer aferrados a un determinado período de la historia, sino saber reconocer los propios orígenes para volver siempre a lo esencial, y lanzarse con fidelidad creativa a la construcción de tiempos nuevos. Sería un grave problema que no beneficiaría a nadie el fomentar una memoria paralizante, que impone realizar siempre las mismas cosas del mismo modo. Es un don del cielo constatar que muchos de vosotros, con vuestros interrogantes, sueños y preguntas, os enfrentáis a quienes consideran que las cosas no pueden ser diferentes.
Una sociedad que valora sólo el presente tiende también a despreciar todo lo que se hereda del pasado, como por ejemplo las instituciones del matrimonio, de la vida consagrada, de la misión sacerdotal. Las mismas terminan por ser consideradas vacías de significado, formas ya superadas. Se piensa que es mejor vivir en las situaciones denominadas «abiertas», comportándose en la vida como en un reality show, sin objetivos y sin rumbo. No os dejéis engañar. Dios ha venido para ensanchar los horizontes de nuestra vida, en todas las direcciones. Él nos ayuda a darle al pasado su justo valor para proyectar mejor un futuro de felicidad. Pero esto es posible solamente cuando vivimos experiencias auténticas de amor, que se hacen concretas en el descubrimiento de la llamada del Señor y en la adhesión a ella. Esta es la única cosa que nos hace felices de verdad.
Queridos jóvenes, encomiendo a la maternal intercesión de la Bienaventurada Virgen María nuestro camino hacia Panamá, así como también el itinerario de preparación del próximo Sínodo de los Obispos. Os invito a recordar dos aniversarios importantes en este año 2017: los trecientos años del descubrimiento de la imagen de la Virgen de Aparecida, en Brasil; y el centenario de las apariciones de Fátima, en Portugal, adonde, si Dios quiere, iré en peregrinación el próximo mes de mayo. San Martín de Porres, uno de los santos patronos de América Latina y de la JMJ de 2019, en su humilde servicio cotidiano tenía la costumbre de ofrecerle las mejores flores a María, como signo de su amor filial. Cultivad también vosotros, como él, una relación de familiaridad y amistad con Nuestra Señora, encomendándole vuestros gozos, inquietudes y preocupaciones. Os aseguro que no os arrepentiréis.
La joven de Nazaret, que en todo el mundo ha asumido miles de rostros y de nombres para acercarse a sus hijos, interceda por cada uno de nosotros y nos ayude a proclamar las grandes obras que el Señor realiza a través de nosotros.
Desde el Vaticano, 27 de febrero de 2017
Memoria de San Gabriel de Nuestra Señora de los Dolores
FRANCISCO
Testo in lingua portoghese
«O Todo-poderoso fez em Mim maravilhas» (Lc 1, 49)
Queridos jovens!
Eis-nos de novo em caminho, depois do nosso encontro maravilhoso em Cracóvia, onde celebramos juntos a XXXI Jornada Mundial da Juventude e o Jubileu dos Jovens, no contexto do Ano Santo da Misericórdia. Deixamo-nos guiar por São João Paulo II e Santa Faustina Kowalska, apóstolos da misericórdia divina, para dar uma resposta concreta aos desafios do nosso tempo. Vivemos uma intensa experiência de fraternidade e alegria, e demos ao mundo um sinal de esperança; as bandeiras e as línguas diferentes não eram motivo de discórdia e divisão, mas ocasião para abrir as portas dos corações, para construir pontes.
No final da JMJ de Cracóvia, indiquei o próximo destino da nossa peregrinação que, com a ajuda de Deus, nos levará ao Panamá em 2019. Neste caminho, acompanhar-nos-á a Virgem Maria, Aquela que todas as gerações chamam bem-aventurada (cf. Lc 1, 48). O novo trecho do nosso itinerário liga-se ao anterior, que estava centrado nas Bem-aventuranças, mas impele-nos a avançar. Na realidade, tenho a peito que vós, jovens, possais caminhar, não só fazendo memória do passado, mas tendo também coragem no presente e esperança no futuro. Estas atitudes, sempre vivas na jovem Mulher de Nazaré, aparecem claramente expressas nos temas escolhidos para as próximas três JMJ. Neste ano (2017), refletiremos sobre a fé de Maria, quando disse no Magnificat: «O Todo-poderoso fez em Mim maravilhas» (Lc 1, 49). O tema do próximo ano (2018) – «Maria, não temas, pois achaste graça diante de Deus» (Lc 1, 30) – far-nos-á meditar sobre a caridade, cheia de coragem, com que a Virgem acolheu o anúncio do anjo. A JMJ de 2019 inspirar-se-á nas palavras «Eis a serva do Senhor, faça-se em Mim segundo a tua palavra» (Lc 1, 38), a resposta de Maria ao anjo, cheia de esperança.
Em outubro de 2018, a Igreja celebrará o Sínodo dos Bispos sobre o tema: Os jovens, a fé e o discernimento vocacional. Interrogar-nos-emos sobre o modo como vós, jovens, viveis a experiência da fé no meio dos desafios do nosso tempo. E abordaremos também a questão das possibilidades que tendes de maturar um projeto de vida, discernindo a vossa vocação – entendida em toda a sua amplitude de destinação – ao matrimónio, no âmbito laical e profissional, ou então à vida consagrada e ao sacerdócio. Desejo que haja uma grande sintonia entre o percurso para a JMJ do Panamá e o caminho sinodal.
O nosso tempo não precisa de «jovens-sofá»
Segundo o Evangelho de Lucas, Maria, depois de ter acolhido o anúncio do anjo respondendo «sim» à vocação de Se tornar mãe do Salvador, levanta-Se e vai, apressadamente, visitar a prima Isabel, que está no sexto mês de gravidez (cf. 1, 36.39). Maria é muito jovem; aquilo que Lhe foi anunciado é um dom imenso, mas inclui também desafios muito grandes; o Senhor garantiu-Lhe a sua presença e o seu apoio, mas há ainda muitas coisas obscuras na sua mente e no seu coração. No entanto, Maria não Se fecha em casa, não Se deixa paralisar pelo medo ou o orgulho. Maria não é daquelas pessoas que, para estar bem, precisam dum bom sofá onde ficar cómodas e seguras. Não é uma jovem-sofá! (cf. Discurso na Vigília, Cracóvia, 30/VII/2016). Vendo que servia uma mão à sua prima idosa, Ela não perde tempo e põe-Se imediatamente a caminho.
Longo é o percurso para chegar a casa de Isabel: cerca de 150 quilómetros. Mas a jovem de Nazaré, impelida pelo Espírito Santo, não conhece obstáculos. Certamente as jornadas de viagem ajudaram-Na a meditar sobre o acontecimento maravilhoso em que estava envolvida. O mesmo sucede connosco, quando fazemos uma peregrinação: ao longo da estrada, voltam-nos à mente os factos da vida, e podemos maturar o seu sentido e aprofundar a nossa vocação, descoberta em seguida no encontro com Deus e no serviço dos outros.
O Todo-poderoso fez em Mim maravilhas
O encontro entre as duas mulheres, a jovem e a idosa, é repleto da presença do Espírito Santo e cheio de alegria e maravilha (cf. Lc 1, 40-45). As duas mães, bem como os filhos que trazem no ventre, quase dançam de felicidade. Isabel, impressionada pela fé de Maria, exclama: «Feliz de Ti que acreditaste, porque se vai cumprir tudo o que Te foi dito da parte do Senhor» (Lc 1, 45). Sim, um dos grandes dons recebidos pela Virgem foi o dom da fé. Acreditar em Deus é um dom inestimável, mas requer também ser acolhido; e, por isso, Isabel bendiz Maria. Ela, por sua vez, responde com o cântico do Magnificat (cf. Lc 1, 46-55), onde encontramos a frase: «O Todo-poderoso fez em Mim maravilhas» (Lc 1, 49).
Podemos definir revolucionária esta oração de Maria: o cântico duma jovem cheia de fé, consciente dos seus limites mas confiante na misericórdia divina. Esta mulher corajosa dá graças a Deus, porque olhou para a sua pequenez e também pela obra de salvação que realizou no povo, nos pobres e nos humildes. A fé é o coração de toda a história de Maria. O seu cântico ajuda-nos a compreender a misericórdia do Senhor como motor da história, tanto a história pessoal de cada um de nós como a da humanidade inteira.
Quando Deus toca o coração dum jovem, duma jovem, estes tornam-se capazes de ações verdadeiramente grandiosas. As «maravilhas» que o Todo-poderoso fez na existência de Maria falam-nos também da viagem da nossa vida, que não é um vagar sem sentido, mas uma peregrinação que, não obstante todas as suas incertezas e tribulações, pode encontrar em Deus a sua plenitude (cf. Angelus, 15/VIII/2015). Dir-me-eis: «Mas, padre, eu sou muito limitado, sou pecador; que posso fazer?» Quando o Senhor nos chama, não Se detém naquilo que somos ou no que fizemos. Pelo contrário, no momento em que nos chama, Ele está a ver tudo aquilo que poderemos fazer, todo o amor que somos capazes de desencadear. Como a jovem Maria, podeis fazer com que a vossa vida se torne instrumento para melhorar o mundo. Jesus chama-vos a deixar a vossa marca na vida, uma marca que determine a história, a vossa história e a história de muitos (cf. Discurso na Vigília, Cracóvia, 30/VII/2016).
Ser jovem não significa estar desconectado do passado
Maria ultrapassou há pouco a adolescência, como muitos de vós. E todavia, no Magnificat, dá voz ao louvor do seu povo, da sua história. Isto mostra-nos que ser jovem não significa estar desconectado do passado. A nossa história pessoal insere-se numa longa esteira, no caminho comunitário dos séculos que nos precederam. Como Maria, pertencemos a um povo. E a história da Igreja ensina-nos que, mesmo quando ela tem de atravessar mares borrascosos, a mão de Deus guia-a, fá-la superar momentos difíceis. A verdadeira experiência de Igreja não é como um flashmob em que se marca um encontro, faz-se uma representação e depois cada um continua pelo seu caminho. A Igreja traz consigo uma longa tradição, que se transmite de geração em geração, enriquecendo-se ao mesmo tempo com a experiência de cada indivíduo. Também a vossa história encontra o seu lugar dentro da história da Igreja.
Fazer memória do passado é útil também para acolher as intervenções inéditas que Deus quer realizar em nós e através de nós. E ajuda a abrir-nos para sermos escolhidos como seus instrumentos, colaboradores dos seus projetos salvíficos. Também vós, jovens, podereis fazer maravilhas, assumir responsabilidades enormes, se reconhecerdes a ação misericordiosa e omnipotente de Deus na vossa vida.
Deixai-me pôr-vos algumas perguntas: Como é que «salvais» na vossa memória os acontecimentos, as experiências da vossa vida? Que fazeis com os factos e as imagens gravadas nas vossas recordações? A alguns, particularmente feridos pelas circunstâncias da vida, poderia vir a vontade de «resetar» o seu passado, valer-se do direito ao esquecimento. Mas queria lembrar-vos que não há santo sem passado, nem pecador sem futuro. A pérola nasce duma ferida da ostra! Com o seu amor, Jesus pode curar os nossos corações, transformando as nossas feridas em verdadeiras
pérolas. O Senhor, como dizia São Paulo, pode manifestar a sua força através das nossas fraquezas (cf. 2 Cor 12, 9).
Mas as nossas recordações não devem ficar todas comprimidas, como na memória dum disco rígido. Nem é possível arquivar tudo numa «nuvem» virtual. É preciso aprender a fazer com que os factos do passado se tornem realidade dinâmica, refletindo sobre ela e dela tirando lições e sentido para o nosso presente e futuro. Tarefa difícil, mas necessária, é descobrir o fio condutor do amor de Deus que une toda a nossa existência.
Muitos dizem que vós, jovens, sois desmemoriados e superficiais. Não concordo de maneira alguma! Mas é preciso reconhecer que, nestes nossos tempos, há necessidade de recuperar a capacidade de refletir sobre a própria vida e projetá-la para o futuro. Ter um passado não é o mesmo que ter uma história. Na nossa vida, podemos ter tantas recordações, mas delas… quantas constroem verdadeiramente a nossa memória? Quantas são significativas para os nossos corações e ajudam a dar um sentido à nossa existência? Os rostos dos jovens, nas «redes sociais», aparecem em muitas fotografias que contam acontecimentos mais ou menos reais, mas de tudo isso não sabemos quanto seja «história», experiência que possa ser narrada, dotada duma finalidade e dum sentido. Os programas na TV estão cheios dos chamados «reality show», mas não são histórias reais; são apenas minutos que transcorrem diante duma telecámera, nos quais os personagens passam o dia, sem um projeto. Não vos deixeis transviar por esta falsa imagem da realidade! Sede protagonistas da vossa história, decidi o vosso futuro!
Como permanecer conectado, seguindo o exemplo de Maria
Diz-se, de Maria, que guardava todas as coisas, meditando-as no seu coração (cf. Lc 2, 19.51). Com o seu exemplo, esta jovem simples de Nazaré ensina-nos a conservar a memória dos acontecimentos da vida, mas também a encaixá-los reconstruindo a unidade dos fragmentos que possam, juntos, compor um mosaico. Como podemos exercitar-nos concretamente neste sentido? Dou-vos algumas sugestões.
No fim de cada dia, podemos deter-nos alguns minutos a lembrar os momentos belos, os desafios, o que correu bem e o que correu mal. Assim, diante de Deus e de nós mesmos, podemos manifestar os sentimentos de gratidão, arrependimento e entrega, inclusivamente – se quiserdes – anotando-os num caderno, uma espécie de diário espiritual. Isto significa rezar na vida, com a vida e sobre a vida, e ajudar-vos-á certamente a perceber melhor as maravilhas que o Senhor faz em favor de cada um de vós. Como dizia Santo Agostinho, podemos encontrar Deus nos vastos campos da nossa memória (cf. Confissões, Livro X, 8, 12).
Ao ler o Magnificat, damo-nos conta do grande conhecimento que Maria tinha da Palavra de Deus. Cada versículo deste cântico tem um texto paralelo no Antigo Testamento. A jovem mãe de Jesus conhecia bem as orações do seu povo. Certamente foram os seus pais, os seus avós que Lhas ensinaram. Como é importante a transmissão da fé duma geração à outra! Há um tesouro escondido nas orações que nos ensinam os nossos antepassados, naquela espiritualidade vivida na cultura dos simples a que chamamos piedade popular. Maria reúne o património de fé do seu povo e recompõe-no num cântico todo seu, mas que é ao mesmo tempo cântico da Igreja inteira. E toda a Igreja o canta com Ela. Para que também vós, jovens, possais cantar um Magnificat todo vosso e fazer da vossa vida um dom para a humanidade inteira, é fundamental que vos unais à tradição histórica e à oração daqueles que vos precederam. Daí a importância de conhecer bem a Bíblia, a Palavra de Deus, de a ler diariamente confrontando a vossa vida com ela, lendo os acontecimentos diários à luz daquilo que o Senhor vos diz nas Sagradas Escrituras. Na oração e na leitura orante da Bíblia (a chamada lectio divina), Jesus abrasará os vossos corações, iluminará os vossos passos, mesmo nos momentos sombrios da vossa existência (cf. Lc 24, 13-35).
Maria ensina-nos também a viver numa atitude eucarística, ou seja, a dar graças, a cultivar o louvor, a não fixar-nos apenas nos problemas e dificuldades. Na dinâmica da vida, as súplicas de hoje tornar-se-ão motivos de agradecimento amanhã. Assim, a vossa participação na Santa Missa e
os momentos em que celebrardes o sacramento da Reconciliação serão, simultaneamente, ápice e ponto de partida: as vossas vidas renovar-se-ão cada dia no perdão, tornando-se louvor perene ao Todo-poderoso. «Fiai-vos na recordação de Deus: a sua memória (…) é um coração terno e rico de compaixão, que se alegra em eliminar definitivamente todos os nossos vestígios de mal» (Homilia na Missa da JMJ, Cracóvia, 31/VII/2016).
Vimos que o Magnificat brota do coração de Maria no momento em que encontra a sua prima idosa Isabel. Esta, com a sua fé, o seu olhar perspicaz e as suas palavras, ajuda a Virgem a compreender melhor a grandeza da ação de Deus n’Ela, da missão que Lhe foi confiada. E vós, estais cientes da fonte extraordinária de riqueza que é o encontro entre os jovens e os idosos? Quanta importância dais aos idosos, aos vossos avós? Aspirais, justamente, a «levantar voo», levais no coração muitos sonhos, mas precisais da sabedoria e da visão dos idosos. Ao mesmo tempo que abris as asas ao vento, é importante descobrirdes as vossas raízes e recolherdes o testemunho das pessoas que vos precederam. Para construir um futuro que tenha sentido, é preciso conhecer os acontecimentos passados e tomar posição sobre eles (cf. Exort. ap. pós-sinodal Amoris laetitia, 191.193). Vós, jovens, tendes a força; os idosos têm a memória e a sabedoria. Como Maria com Isabel, ponde os vossos olhos nos idosos, nos vossos avós. Dir-vos-ão coisas que apaixonarão a vossa mente e comoverão o vosso coração.
Fidelidade criativa para construir tempos novos
É verdade que ainda poucos anos passaram por vós e, por isso, podeis sentir dificuldade em dar o devido valor à tradição. Fixai bem que isto não significa ser tradicionalistas. Não! Quando Maria diz, no Evangelho, «o Todo-poderoso fez em Mim maravilhas», Ela entende que aquelas «maravilhas» não acabaram, mas continuam a realizar-se no presente. Não se trata dum passado remoto. Saber fazer memória do passado não significa ser nostálgicos ou ficar presos a um período determinado da história, mas saber reconhecer as próprias origens, para voltar sempre ao essencial e lançar-se com fidelidade criativa na construção de tempos novos. Seria um mal e não beneficiaria ninguém cultivar uma memória paralisante, que levasse a fazer sempre as mesmas coisas da mesma maneira. É um dom do céu poder ver que muitos de vós, com as vossas dúvidas, sonhos e perguntas, vos opondes àqueles que dizem que as coisas não podem ser diferentes.
Uma sociedade que valoriza apenas o presente, tende também a desvalorizar tudo aquilo que se herda do passado, como, por exemplo, as instituições do matrimónio, da vida consagrada, da missão sacerdotal. Estas acabam por ser vistas como sem sentido, como formas ultrapassadas. Pensa-se viver melhor em situações chamadas «abertas», comportando-se na vida como num reality show, sem propósito nem finalidade. Não vos deixeis enganar! Deus veio ampliar os horizontes da nossa vida, em todas as direções. Ele ajuda-nos a dar o devido valor ao passado, para melhor projetar um futuro de felicidade: mas isto só é possível, se se viverem experiências autênticas de amor, que se concretizam na descoberta da vocação do Senhor e na adesão a ela. E isto é a única coisa que nos torna verdadeiramente felizes.
Queridos jovens, confio o nosso caminho rumo ao Panamá, bem como o itinerário de preparação do próximo Sínodo dos Bispos, à materna intercessão da Virgem Maria. Convido-vos a recordar dois aniversários importantes em 2017: os trezentos anos do achado da imagem de Nossa Senhora Aparecida, no Brasil; e o centenário das aparições de Fátima, em Portugal, onde, com a ajuda de Deus, irei em peregrinação no próximo mês de maio. São Martinho de Porres, um dos Santos padroeiros da América Latina e da JMJ 2019, tinha o costume, no seu serviço humilde de cada dia, de oferecer as flores melhores a Maria como sinal do seu amor filial. Cultivai também vós, como ele, uma relação de confidência e amizade com Nossa Senhora, confiando-Lhe as vossas alegrias, problemas e preocupações. Garanto-vos que não vos arrependereis!
A jovem de Nazaré, que em todo o mundo assumiu mil rostos e nomes para Se tornar vizinha aos seus filhos, interceda por cada um de nós e nos ajude a cantar as maravilhas que o Senhor realiza em nós e através de nós.
Vaticano, 27 de Fevereiro de 2017
Memoria de São Gabriel de Nossa Senhora das Dores
FRANCISCO

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