domenica 12 marzo 2017

Visita pastorale alla Parrocchia romana di Santa Maddalena di Canossa. Omelia del Santo Padre.




Visita pastorale alla Parrocchia romana di Santa Maddalena di Canossa (Borgata Ottavia). Omelia del Santo Padre. Parole del Papa nel corso dei vari incontri in Parrocchia
Sala stampa della Santa Sede
Nel pomeriggio di oggi, II Domenica di Quaresima, il Santo Padre Francesco si è recato in visita pastorale alla Parrocchia di Santa Maddalena di Canossa, nella Borgata Ottavia di Roma.
Al suo arrivo, intorno alle 15.50, il Papa ha incontrato, presso il campo sportivo parrocchiale, i bambini e i ragazzi del catechismo. Quindi, nella Cripta, il Santo Padre ha salutato gli anziani e gli ammalati; poi, nel teatro parrocchiale, ha incontrato gli sposi che hanno battezzato i propri figli nel 2016. Inoltre, ha salutato brevemente i ministranti, i sacerdoti della Prefettura XXXVI, cui appartiene la Parrocchia, e alcune suore Figlie della Carità (Canossiane), accompagnate dalla Superiora generale. Infine, il Santo Padre ha confessato alcuni penitenti.
Alle ore 18.00, il Papa ha presieduto nella Chiesa parrocchiale la Santa Messa. Dopo la proclamazione del Vangelo, il Papa ha pronunciato la sua omelia a braccio. Al termine della visita, alle ore 19.45 circa, il Santo Padre ha fatto rientro in Vaticano.
Riportiamo di seguito la trascrizione dell’omelia e delle parole a braccio che il Papa ha pronunciato nel corso dei vari incontri in Parrocchia:
Omelia del Santo Padre
Due volte si fa riferimento, in questo passo del Vangelo (cfr Mt 17,1-9), alla bellezza di Gesù, di Gesù-Dio, di Gesù luminoso, di Gesù pieno di gioia e di vita. Prima, nella visione: “E fu trasfigurato”. Si trasfigura davanti a loro, ai discepoli: “il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce”. E Gesù si trasforma, si trasfigura. La seconda volta, mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro di non parlare di questa visione prima che Lui non fosse risorto dalla morte, ossia nella risurrezione Gesù avrà – aveva avuto, ma in quel momento ancora non era risorto – lo stesso volto luminoso, brillante, sarà così! Ma cosa voleva dire? Che fra questa trasfigurazione, tanto bella, e quella risurrezione, ci sarà un altro volto di Gesù: ci sarà un volto non tanto bello; ci sarà un volto brutto, sfigurato, torturato, disprezzato, insanguinato dalla corona di spine… Tutto il corpo di Gesù sarà proprio come una cosa da scartare. Due trasfigurazioni e in mezzo Gesù Crocifisso, la croce. Dobbiamo guardare tanto la croce! È Gesù-Dio – “questo è il mio Figlio”, “questi è il Figlio mio, l’amato!” –, Gesù, il Figlio di Dio, Dio stesso, nel quale il Padre si
compiace: Lui si è annientato per salvarci! E per usare una parola troppo forte, troppo forte, forse una delle parole più forti del Nuovo Testamento, una parola che usa Paolo: si è fatto peccato (cfr 2 Cor 5,21). Il peccato è la cosa più brutta; il peccato è l’offesa a Dio, lo schiaffo a Dio, è dire a Dio: “Tu non mi importi, io preferisco questo…”. E Gesù si è fatto peccato, si è annientato, si è abbassato fino a lì… E per preparare i discepoli a non scandalizzarsi di vederlo così, in croce, ha fatto questa trasfigurazione.
Noi siamo abituati a parlare dei peccati: quando ci confessiamo – “Ho fatto questo peccato, ho fatto quell’altro…” –; e anche nella Confessione, quando noi siamo perdonati, sentiamo che siamo perdonati perché Lui ha preso questo peccato nella Passione: Lui si è fatto peccato. Noi siamo abituati a parlare dei peccati altrui. È una cosa brutta… Invece di parlare dei peccati altrui, non dico di farci peccato noi, perché non possiamo, ma di guardare i nostri peccati e Lui, che si è fatto peccato.
Questo è il cammino verso la Pasqua, verso la Risurrezione: con la sicurezza di questa trasfigurazione andare avanti; vedere questo volto tanto luminoso, tanto bello che sarà lo stesso nella Risurrezione e lo stesso che troveremo in Cielo, e anche vedere quest’altro volto, che si è fatto peccato, ha pagato così, per tutti noi. Gesù si è fatto peccato, si è fatto maledizione di Dio per noi: il Figlio benedetto, nella Passione è diventato il maledetto perché ha preso su di sé i nostri peccati (cfr Gal 3,10-14). Pensiamoci, a questo. Quanto amore! Quanto amore! E pensiamo anche alla bellezza del volto trasfigurato di Gesù che incontreremo in Cielo.
E che questa contemplazione dei due volti di Gesù – quello trasfigurato e quello fatto peccato, fatto maledizione – ci incoraggi ad andare avanti nel cammino della vita, nel cammino della vita cristiana. Ci incoraggi a chiedere perdono per i nostri peccati, a non peccare tanto... Ci incoraggi soprattutto ad avere fiducia, perché se Lui si è fatto peccato è perché ha preso su di sé i nostri. E Lui è disposto sempre a perdonarci. Soltanto, dobbiamo chiederlo.
***
Parole del Papa nel corso dei vari incontri in Parrocchia
Incontro con i bambini ed i ragazzi del catechismo
Elisabetta: Mi chiamo Elisabetta. Caro Papa Francesco, quando è incominciato il tuo primo incontro con Gesù?
Patrizio: Mi chiamo Patrizio. Caro Papa Francesco, sei contento di fare il Papa? Oppure avresti preferito essere semplice sacerdote in una piccola parrocchia?
Sara: Mi chiamo Sara. Caro Papa Francesco, c’è qualcosa che ti spaventa o ti fa paura?
Edoardo: Mi chiamo Edoardo. Caro Papa Francesco, quali sono stati i momenti più belli della tua vita?
Parroco: Lei è una del gruppo degli adolescenti, post-cresima:
Camilla: Mi chiamo Camilla. Caro Papa, noi ci rendiamo conto che a volte usiamo troppo lo smartphone o stiamo sempre davanti alla televisione. Ci piace anche, però, uscire con gli amici, però a volte non riusciamo ad ascoltare gli altri e ad ascoltare noi. Come possiamo risolvere questo problema?
Papa Francesco: La prima domanda era: quando ti sei avvicinato a Gesù? Era quella, non è vero? Io farò in cambio una domanda: perché ogni volta che tu ti avvicini a Gesù, ti accorgi che Lui si è avvicinato prima? Se noi possiamo avvicinarci a Gesù, è perché Lui si è avvicinato prima. Lui fa sempre il primo passo. Capite questo? Gesù, rifiuta di essere con noi? Lo chiedo a voi…
Bambini: No!
Papa Francesco: Ecco. Gesù ci aspetta? Ci aspetta o non ci aspetta?
Bambini: Sì!
Papa Francesco: Ma ci aspetta così, o fa un’altra cosa? [Uno dice: “Viene incontro”] Viene incontro! Ben detto! Chi ha detto questo? Ma sei bravo! Bravo! Gesù sempre viene incontro a noi. E se tu vedi venire Gesù da questa parte, e fai un po’ lo sciocco e guardi dall’altra, Gesù se ne va?
Bambini: No! Ti aiuta!
Papa Francesco: Forte!
Bambini: No!
Papa Francesco: Tu, cosa fa Gesù? Lo hai detto bene…
Bambino: Ti aiuta!
Papa Francesco: Ti prende per l’orecchio e ti fa così? [fa il gesto]
Bambini: No! Ti fa capire quello che hai sbagliato.
Papa Francesco: Ecco. Ti parla al cuore, ti fa capire cos’è l’amore. E se tu non vuoi sentirlo, cosa fa? Se ne va?
Bambini: No.
Papa Francesco: Rimane. Rimane lì. Ha pazienza. Gesù aspetta sempre. E questa è la risposta alla tua domanda. Noi ci avviciniamo a Gesù, ma scopriamo che Lui si è avvicinato da prima. Era lì ad aspettarci. E aspetta. E ci parla. Ma sempre è lì, sempre è lì, sempre è lì. E se tu hai fatto qualcosa di brutto, ti caccia via?
Bambini: No!
Papa Francesco: No?
Bambini: Ti perdona …
Papa Francesco: Ah… questa è una parola bella, che avete detto…
Bambini: Ti perdona!
Papa Francesco: E se tu… Tu devi dirgli che ti dispiace di avere fatto queste cose, non è vero?
Bambini: Sì.
Papa Francesco: E Lui ti perdona. Sei pentito, e Lui ti perdona. Ma sempre è Gesù che si avvicina per primo.
Bambino: È sempre nei nostri cuori.
Papa Francesco: Forte, non ho sentito…
Bambino: È sempre nei nostri cuori.
Papa Francesco: È sempre nei nostri cuori. Non ci abbandona mai. Sempre è con noi. Nei momenti belli è con noi, quando giochiamo, quando siamo felici è con noi?... Forte!
Bambini: Sì!
Papa Francesco: E nei momenti brutti della vita, anche?
Bambini: Sì. Ci consola, ci sta vicino e ci consola.
Papa Francesco: Ecco: ci consola. È vero, Gesù è così. Grazie, bella risposta. Bella domanda. Grazie della domanda! La seconda era…
Parroco: Papa o parroco in una parrocchia piccola…
Papa Francesco: Ma… tu sai che non si studia per fare il Papa. Si studia o non si studia?
Bambini: No!
Papa Francesco: No! Anche questa domanda: si paga per diventare Papa?
Bambini: No!
Papa Francesco: Non sento bene…
Bambini: No!
Papa Francesco: Non si paga? Se tu hai un mucchio di soldi e vai lì e li dai ai cardinali, loro ti faranno Papa per questo?
Bambini: No!
Papa Francesco: No. Ma se non si studia e se non si paga, chi ti fa Papa?
Bambini: Dio.
Papa Francesco: Dio. E dimmi, ditemi tutti voi: quale è stato il primo Papa, come si chiamava?
Bambini: Pietro.
Papa Francesco: Pietro era un santo, no?
Bambini: Sì!
Papa Francesco: Sempre è stato santo?
Bambini: No!
Papa Francesco: No? Ha fatto qualche cosa di brutto?
Bambini: Sì!
Papa Francesco: Cosa ha fatto? La cosa più brutta…
Bambini: Ha detto che non conosceva Gesù!
Papa Francesco: Ha detto che non conosceva Gesù, ha rinnegato Gesù. Un peccato brutto, brutto! E a questo peccatore, come l’hanno fatto Papa? Gesù sceglie chi vuole che faccia il Papa in questo tempo; in un altro tempo sceglie un altro, e un altro, e un altro... Ma la domanda: a me, che sono stato scelto per fare questo lavoro, piace o non piace? A me piace, e mi piaceva anche quando ero parroco in una parrocchia, rettore della facoltà e anche parroco, tutti e due: mi piaceva tanto. Mi piaceva anche fare scuola di catechesi, la Messa ai bambini… mi piaceva. Sempre, essere sacerdote è una cosa che a me è piaciuta tanto. Così, che è più bello: fare il Papa o fare il prete? Pensate bene, che è più bello?
Bambini: Il Papa…
Papa Francesco: Non avete capito?
Bambini: Tutti e due…
Papa Francesco: Tutti e due: quello che Dio vuole. Quello che Dio vuole. Quello che il Signore ti dà è bello, perché quando il Signore ti dà un compito da fare, un lavoro, essere pastore di una parrocchia, o di una diocesi o fare il Papa, pastore, lì, ti dà un compito. E che cosa ti chiede il Signore quando ti fa parroco o ti fa vescovo? Che cosa ti chiede? Di fare che cosa?
Bambini: Di portare la pace.
Papa Francesco: Portare la pace. Di più…
Bambini: Portare la Parola…
Papa Francesco: Insegnare la Parola di Dio, fare la catechesi… che altra cosa? Tu, forte! [uno dice: “Amare”] Amare, amare, fare comunità d’amore, che tutti si vogliano bene.
Bambini: Aiutare il prossimo… portare la pace nel mondo…
Papa Francesco: Portare la pace nel mondo: ma questo, lo deve fare solo il Papa, o lo dobbiamo fare tutti?
Bambini: Tutti!
Papa Francesco: Tutti! E come si incomincia a portare la pace nel mondo? Nella famiglia, nella scuola, con il tuo compagno, quando giochi con gli altri… sempre pace. E se tu ti arrabbi con il compagno o con il compagno di scuola, questo è portare pace?
Bambini: No.
Papa Francesco: Cosa devi fare se tu ti arrabbi?
Bambino: Caso mai, se tu ti arrabbi con un tuo amico, fai pace e tutto finisce là!
Papa Francesco: Ma bene! Caso mai, se tu ti arrabbi con il tuo amico, come ha detto lui, fa la pace e vai avanti. Sei bravo! Grazie. D’accordo? La terza domanda… Ma prima di passare alla terza, una cosa sulla pace. Quando i coniugi litigano… Alle volte voi avete sentito che papà e mamma litigano su qualcosa: questo è normale, questo succede. Sempre ci sono cose per litigare, no? Ma cosa devono fare loro, dopo?
Bambini: Devono fare la pace!
Papa Francesco: Fare la pace. E voi, dite ai vostri genitori…
Bambino:…che non devono litigare mai più.
Papa Francesco: No. “Se voi litigate, fate la pace prima che finisca la giornata”. D’accordo? Questo è un consiglio che voi dovete dare ai genitori. Vediamo se lo avete imparato bene: com’era il consiglio? Se voi litigate…
Bambini:…fate la pace prima che finisca la giornata!
Papa Francesco: Prima che finisca la giornata.
Bambino: Anche perché è brutto litigare.
Papa Francesco: È brutto, è brutto… che cosa?
Bambini: Litigare…
Papa Francesco: Litigare è brutto, ma succede, accade. Sempre. Perché siamo peccatori tutti, no? Ma…
Bambino:…dire le parolacce e bestemmiare…
Papa Francesco: Beh, le bestemmie, le bestemmie sono più brutte. Le parolacce non sono belle, ma è un po’ di meno, ma non sono belle! Ma le bestemmie: mai una bestemmia! Mai, mai! Le parolacce, è brutto, ma non è tanto grave come una bestemmia. E litigare, com’è il consiglio?... Tutti insieme: [insieme con i bambini] Fare la pace prima che finisca la giornata. D’accordo?
Papa Francesco: La terza domanda: se c’è qualcosa che mi spaventa o mi fa paura … E quando lei – Sara – mi ha fatto la domanda, si è avvicinata è mi ha detto: “Ma tu lo sai? Mi spaventano le streghe!”. [ride, ridono] Ma ci sono le streghe?
Bambini: No – Sì…
Papa Francesco: Davvero? E quando voi sentite che una signore dice: “No, io vado dalla strega perché ho un malore [malanno], e lei mi farà tre o quattro cose e mi guarirà”… Questo come si chiama?
Bambini: Bugia.
Papa Francesco: Bugia. Mentire. Eh sì, si chiama stupidaggine, perché le streghe non hanno alcun potere. D’accordo? Questo ho detto [per quel] “mi spaventano le streghe”. Cosa mi spaventa o mi fa paura… A me spaventa quando una persona è cattiva: la malvagità della gente. Ma, quando una persona – perché tutti noi abbiamo i semi della cattiveria, dentro, perché è il peccato che ti porta a questo – ma quando una persona sceglie di essere cattiva, quello mi spaventa tanto. Perché una persona cattiva può fare tanto male. E mi spaventa anche quando in una famiglia, in un quartiere, in un posto di lavoro, in una parrocchia, anche in Vaticano, quando ci sono le chiacchiere, questo mi spaventa. Vi dirò una cosa, sentite bene. Voi avete sentito o visto in tv cosa fanno i terroristi? Buttano una bomba e scappano: fanno questo. Una delle cose. Le chiacchiere sono così: è buttare una bomba e andarsene via. E le chiacchiere distruggono, distruggono. Distruggono una famiglia, distruggono un quartiere, distruggono una parrocchia, distruggono tutto. Ma soprattutto le chiacchiere distruggono il tuo cuore. Perché se il tuo cuore è capace di buttare la bomba, tu sei un terrorista, tu fai il male di nascosto e il tuo cuore diventa corrotto. Mai le chiacchiere! Siete d’accordo o no?
Bambini: Sì!
Papa Francesco: Abbiate paura delle chiacchiere! Mai! “Ma io vorrei dire qualcosa su di questo…”. Morditi la lingua! Morditi la lingua prima di dirlo. “Ma mi fa male!”. Sì, ti farà male, ma non farai del male all’altro! Capito? Davvero, a me spaventa la capacità di distruzione che hanno le chiacchiere, questo sparlare dell’altro ma di nascosto; distruggerlo, di nascosto. E questo è bruttissimo. Questo, sì, è “fare la strega”: è come se uno fosse una strega. È un terrorista. D’accordo?
Parroco: I momenti più belli della Sua vita, Santo Padre…
Papa Francesco: Mah, sono stati tanti. Tanti momenti belli… Un momento bello della mia vita era quando da bambino andavo allo stadio con papà; anche la mamma veniva, alcune volte, a vedere la partita. In quei tempi non c’erano problemi allo stadio, e questo era bellissimo. Le domeniche, dopo mezzogiorno, dopo pranzo, andare allo stadio e poi tornare a casa… Era bellissimo, bellissimo. È un momento bello. Un altro momento bello della vita è…
Bambino:…sentirti in tv…
Papa Francesco: No, non mi piace: la tv mi fa brutto! [ride, ridono] Hai visto che la tv ti cambia la faccia? Ti fa un po’… non come sei… No, a me piacciono direttamente, le cose. Quello non mi piace, è perdere tempo. Un altro momento bello della vita è incontrarsi con gli amici. Prima di venire a Roma, ogni due mesi ci incontravamo i dieci amici, compagni di scuola, che abbiamo finito
le “medie” insieme, abbiamo finito a 17 anni, e continuavamo ad incontrarci, sì, ognuno con la sua famiglia… Era bellissimo. Un momento bello. E anche un momento molto bello per me – a me piace tanto – è quando posso pregare in silenzio, leggere la Parola di Dio: mi fa bene, mi piace tanto. Sono tanti i momenti belli, tanti… Non so… Che altri momenti belli posso dire, ma ce ne sono tanti, tanti nella mia vita… E ringrazio il Signore. E anche voi avete momenti belli, o no?
Bambini: Sì…
Papa Francesco: Sì… Sembra che non siate convinti… Avete momenti belli o no?
Bambini: Sì!
Papa Francesco: Sì. Per esempio, uno…
Bambini: Oggi.
Papa Francesco: Prima di passare alla domanda della giovane… Il parroco ha parlato delle catechiste. Alzino le mani le catechiste… Io vi ringrazio tanto. Cosa sarebbe la Chiesa senza di voi? Voi siete pilastri nella vita di una parrocchia, nella vita di una diocesi. Non si può concepire una diocesi, una parrocchia senza catechisti. E questo dai primi tempi, dal tempo dopo la Risurrezione di Gesù: c’erano le donne che andavano ad aiutare le amiche, e facevano le catechiste. È una vocazione bellissima. È una vocazione bellissima. Non è facile fare il catechista, perché il catechista non solo deve insegnare “cose”, deve insegnare atteggiamenti, deve insegnare valori, tante cose, come si vive… È un lavoro difficile. Ringrazio tanto voi, catechiste e catechisti, per il vostro lavoro. Grazie tante. Grazie.
Parroco: [Ricorda la domanda della giovane] Tanta tecnologia che permette di comunicare, ma tanta difficoltà di dialogo…
Papa Francesco: È bello, questo, perché oggi noi possiamo comunicare dappertutto. Ma manca il dialogo. Pensate questo… Chiudete gli occhi, immaginate questo: a tavola, mamma, papà, io, mio fratello, mia sorella, ognuno di noi con il suo proprio telefonino, parlando… Tutti parlano ma parlano fuori: tra loro non si parla. Tutti comunicano, vero?, sì, tramite il telefonino, ma non dialogano. Questo è il problema. Questo è il problema. La mancanza di dialogo. E la mancanza di ascolto. Ieri ho avuto una riunione, sono venuti in Vaticano un bel gruppo – erano 400 più o meno – che appartenevano all’associazione “Telefono Amico” - avete sentito parlare di questo? - È un’associazione che è disposta ad ascoltare: se tu sei triste, se tu sei in depressione, o hai un problema o un dubbio, tu puoi chiamare lì e sempre c’è una persona disposta ad ascoltarti. L’ascolto è il primo passo del dialogo, e questo credo che sia un problema che noi dobbiamo risolvere. Una delle malattie più brutte del tempo di oggi è la poca capacità di ascolto. Come se noi avessimo le orecchie bloccate. L’ascolto… Sì, “io sto comunicando con il telefonino”, ma non ascolti quelli che sono vicino a te, non dialoghi, sei in comunicazione con altro che forse non è comunicazione vera, non è dialogo: io dico una cosa, tu dici l’altra, ma tutto virtuale. Dobbiamo arrivare al dialogo concreto, e lo dico a voi, giovani. E come si incomincia a dialogare? Con l’orecchio. Sbloccare le orecchie. Orecchie aperte per sentire cosa succede. Per esempio: io vado a visitare un ammalato e incomincio a parlare: “Non ti preoccupare, guarirai presto, blablablabla…, ciao, che Dio ti benedica”. Ma quante volte si fa così? Il povero malato rimane così… Ma lui aveva bisogno di essere ascoltato! Quando tu vai a visitare un malato, stai zitto. Dagli un bacio, accarezzalo, una domanda: “Come stai?”, e lascialo parlare. Ha bisogno di sfogarsi, ha bisogno di lamentarsi, ha
bisogno anche di non dire nulla ma di sentirsi guardato e ascoltato. La lingua al secondo posto; al primo posto cosa c’è?
Bambini: L’orecchio.
Papa Francesco: Non ho sentito…
Bambini: Le orecchie!
Papa Francesco: E la lingua a quale posto è? Al secondo, sempre. Ascoltare. E dall’ascolto al dialogo. E anche al dialogo concreto, perché questo che si fa con il telefonino è virtuale, è “liquido”, non è concreto. La concretezza del dialogo. Questo è molto importante. Hai capito?
Parroco: Santo Padre, sono giusto qua davanti, il gruppetto che ha fatto nascere questa domanda: questi qui.
Papa Francesco: Bene. Fate questo: imparate a dire domande: “Oh, come stai?” – “Bene…” – “Cosa hai fatto ieri?...”. Fai una domanda e fai parlare l’altro. E così incomincia il dialogo. Ma che l’altro parli sempre prima, e tu, ascoltare bene. Questo si chiama “l’apostolato dell’orecchio”. Capito? Così va il dialogo. Da noi si dice che tante volte i preti devono “parlare alla nuora perché senta la suocera”; e io queste cose le dico ai bambini, ma perché sentano anche i grandi! Tutti abbiamo bisogno di imparare queste cose.
Parroco: Santo Padre, questo è il libro che contiene tutte le domande, le lettere e i disegni che i bambini e i ragazzi hanno fatto per Lei.
Papa Francesco: Io ringrazio per questo, perché so che ognuno di voi lo ha fatto con il cuore, con amore. Grazie tante. Grazie tante. E ringrazio questi postini che lo hanno portato: per me questo ha tanto valore, perché questo è proprio un ponte di dialogo, perché il dialogo sempre è un ponte. Portalo… Ecco, grazie. C’è sempre, nella posta, l’ultima: questa era l’ultima arrivata. È arrivata in ritardo, ma va bene.
Ringrazio tanto. Adesso, tutti insieme, vi invito a pregare la nostra Mamma del Cielo, Maria. “Ave o Maria…”
[Benedizione]
***
Saluto agli anziani ed ammalati
Vi ringrazio di essere qui. Vi prometto di pregare per voi. E voglio anche dirvi semplicemente che la malattia è una croce – voi lo sapete – ma la croce è un seme di vita, e portandola bene si può dare tanta vita a tante gente che noi non sappiamo; e poi, in Cielo, lo sapremo. Vi ringrazio di portare la vostra malattia così.
Vi sono vicino e vi chiedo anche di pregare per me, che il Signore mi dia vita spirituale, che mi faccia buono, che mi faccia un buon sacerdote per il servizio degli altri. Mi affido alle vostre preghiere.
E adesso, insieme, preghiamo la Madonna: “Ave o Maria…”
[Benedizione]

A presto, e pregate per me. Il Signore vi benedica! Grazie!
Saluto ai genitori dei neonati battezzati nell’ultimo anno
Vi ringrazio tanto di essere qui: è stancante stare in piedi, con i bambini… Grazie tante, grazie tante! Vi prego di pregare per me, ne ho bisogno, e io pregherò per voi, perché questi bambini crescano bene e siano persone di bene. Grazie di portare la vita: questo è grande! Ci fa assomigliare tanto a Dio, portare la vita: è questa che Lui porta.
Adesso vi invito a pregare la Madonna e poi darò la benedizione alle famiglie. “Ave o Maria…”
[Benedizione]
Grazie tante! Pregate per me. E avanti!

Saluto finale all’esterno della Chiesa
Buona sera a tutti!
Grazie tante per la vostra calorosa accoglienza. Vedo che siete una comunità vivace, che si muove, e questo mi fa piacere. Andate avanti con gioia, sempre, senza scoraggiarsi. Andare avanti sempre, con gioia. Vi chiedo di pregare per me: ho bisogno, perché devo fare il lavoro bene, non “così così”; e per farlo bene, è necessaria la vostra preghiera. E adesso, vi invito a pregare la Madonna tutti insieme, e vi darò la benedizione: “Ave o Maria…”
[Benedizione]
Buona serata a tutti, il Signore vi benedica! Arrivederci!

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