martedì 25 aprile 2017

23 chiamate per abortire. Non era vero.




di Costanza Miriano
Era tutto falso. Purtroppo non è vero che non sia facilissimo abortire. Non è vero che ci siano troppi obiettori di coscienza. Un’inchiesta della magistratura ha ristabilito la verità.
Ricordate quella donna veneta di 41 anni, a cui i giornali avevano dato il nome di Giulia buttandosi a pesce sulla sua vicenda, raccontando che siccome “non intendeva inoltrarsi lungo il sentiero della gravidanza” (leggi: voleva uccidere il bambino che aveva in grembo) e non aveva trovato posto in numerosi ospedali era stata costretta a un calvario di 23 tentativi a vuoto prima di trovare un medico che la facesse abortire? Ricordate come tutti i media ci si erano buttati a pesce, rinnovando la bufala dell’obiezione di coscienza, per appoggiare il presidente della Regione Lazio che al San Camillo aveva indetto un bando per medici ginecologi riservato ai non obiettori, bando di dubbia costituzionalità?
Bene, anzi male. Era tutto falso.
Adesso Massimo Gramellini, il Corriere della Sera, la redazione di Uno mattina, il Fatto Quotidiano, Repubblica, tutti i tg che hanno dato risalto alla bufala senza prendersi la briga di verificarla chiedano scusa in ginocchio, o diano a un’ampia rettifica lo spazio che hanno dato alla falsa notizia, oppure siano radiati da tutti gli albi del pianeta. Massimo Gramellini in particolare, visto che è il firmone del Corrierone e che ci ha scritto un pezzo caramelloso, ne scriva uno altrettanto lacrimevole e pieno di buoni sentimenti in difesa del bambino che è stato ucciso rapidamente e, temo, in barba alla legge che prevede che lo Stato tenti tutte le vie per evitare che una donna decida per la morte di suo figlio. I magistrati che hanno indagato sulla denuncia della Cgil, il procuratore aggiunto Valeria Sanzari e il comandante dei nas Marco Passarelli hanno concluso che le tante telefonate la donna le ha fatte in preda a “uno stato di ansia”, e che nessun ospedale l’ha respinta, nessuno le ha negato l’aborto. Ha fatto la visita una settimana dopo la chiamata, e ha abortito tre settimane dopo, nel pieno rispetto dei termini della 194.
Adesso i media del pensiero unico siano onesti una volta tanto. Facciano un’indagine seria e senza preconcetti. Onestamente. Trovino una donna in Italia, una sola, che voleva abortire e non ha potuto farlo. Se non la trovano – non la troveranno, è certo – scrivano a caratteri cubitali che in Italia NON c’è un’emergenza aborto, che non ci sono troppi obiettori, che l’obiezione è un diritto sacrosanto e inviolabile, che la 194 garantisce alle donne la piena autodeterminazione, che purtroppo non la garantisce ai padri dei bambini né tanto meno ai bambini, che non è applicata nella parte fondamentale, scritta all’articolo 1, che prevede che l’aborto sia l’extrema ratio dopo che si siano provate tutte le strade per evitarlo. A questa Giulia in stato di ansia qualcuno ha detto che le sarebbe stato vicino nel tirar su il suo bambino? Se c’erano problemi economici, o di orari di lavoro, qualcuno le ha detto che questo bambino sarebbe stato un bene, che tutti tifavamo per lei? Qualcuno ha provato a calmare la sua ansia, a dirle che poteva anche lasciare il suo bambino in ospedale dopo nato, che qualcuno sarebbe stato infinitamente felice di poterlo adottare, se proprio lei non ce l’avesse fatta, neanche stringendolo fra le braccia? Qualcuno si scandalizza per questo, per le bugie gridate ai quattro venti, e le verità nascoste nelle brevi?

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