sabato 29 aprile 2017

Al Salamò Alaikum!




Per le vittime degli attentati
(Maurizio Fontana) Al Salamò Alaikum! Sono state in arabo le prime parole ufficiali pronunciate da Papa Francesco in Egitto. E a quell’annuncio di pace risuonato tanto familiare, la platea di Al-Azhar, la più antica università islamica, è scattata in un convinto e fragoroso applauso. Pochi secondi prima, dopo aver ascoltato il discorso del grande imam Ahmad Al-Tayyib e il suo invito a promuovere insieme una cultura della pace, il Pontefice aveva risposto con un abbraccio intenso e prolungato, uno slancio sincero, al di là di qualsiasi formalismo.
Due gesti semplici, in una sede tanto prestigiosa, che hanno immediatamente rivelato la cifra identificativa del viaggio pontificio in terra egiziana. Un viaggio di pace.
Francesco era arrivato da poco al Cairo: atterrato nel primo pomeriggio di venerdì 28 aprile, si era subito recato al palazzo presidenziale di Heliopolis per la cerimonia ufficiale di benvenuto e l’incontro privato con il capo dello stato, Abdel Fattah Al-Sisi, cui Francesco ha donato una formella della medaglia commemorativa del viaggio: sul rovescio, in primo piano è raffigurata la fuga in Egitto della Santa famiglia. Nel fondo sono visibili elementi caratteristici del Paese: le palme, le Piramidi e il fiume Nilo. Al termine, il Pontefice e il suo seguito — al quale, sin dall’arrivo in aeroporto, si è aggiunto il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso — si sono trasferiti alla sede di Al-Azhar, “La splendida”, la più alta istituzione teologica e di istruzione religiosa dell’islam sunnita.
Accolto dal vice grande imam, il Papa è stato accompagnato nello studio dello sceicco Al-Tayyib per l’incontro privato. In dono il Papa ha lasciato una scultura in bronzo di San Francesco. I due hanno quindi raggiunto il non lontano Centro conferenze dell’università per partecipare alla conferenza sulla pace organizzata da Al-Azhar che, per la prima volta, si è aperta a una partecipazione interreligiosa. «È stato — ci ha spiegato monsignor Vittorio Ianari, della comunità di Sant’Egidio, che ha collaborato all’organizzazione — un passo coraggioso di apertura, che ha avuto sicuramente un forte impatto non solo nella comunità accademica, ma anche tra la gente comune».
Lasciata a Roma la pioggia, il Papa ha trovato ad attenderlo una temperatura di 30 gradi. In un pomeriggio assolato e fitto di appuntamenti, il Pontefice poco dopo le 17 è partito alla volta dell’hotel Al-Masah per incontrare le autorità civili. La serrata agenda imposta da una visita racchiusa in poche ore, ha messo a dura prova la macchina organizzativa: le strade, nonostante il caotico traffico del Cairo, erano tutte presidiate da forze di sicurezza. Giunto all’albergo, il Papa si è recato nella sala conferenze per salutare circa ottocento rappresentanti delle istituzioni, del corpo diplomatico e della società civile. Qui Francesco ha risposto con un discorso alle parole di benvenuto del presidente Al-Sisi.
Meno di un’ora, e il Papa ha aperto una pagina altrettanto importante del viaggio, quella del dialogo ecumenico. Pagina significativa e toccante, perché la visita al Papa della Chiesa copta ortodossa, Teodoro II, giunta dopo i tristemente noti attentati della domenica delle Palme, è stata da tutti vissuta come espressione tangibile di quello che più volte Francesco ha definito l’«ecumenismo del sangue». Il Pontefice è arrivato al patriarcato copto ortodosso verso le 18.15 e ha prima avuto un incontro privato con il patriarca. Dopo i discorsi, lo scambio dei doni — il vescovo di Roma ha offerto un’icona mariana «Madre di Dio della Tenerezza» — e la firma di una dichiarazione congiunta, Francesco e Teodoro II hanno lasciato il palazzo e si sono recati in processione verso la vicinissima chiesa di San Pietro “Al-Boutrosiyya”: qui lo scorso dicembre un attentatore suicida provocò decine di morti e di feriti.
Mentre già calavano le ombre della sera, al suono delle campane e accompagnata dal canto di una ventina di seminaristi copti ortodossi, la processione è giunta all’interno del tempio. Dopo una breve sosta di fronte a una delle colonne che porta ancora i segni dell’attentato, Francesco e Teodoro II hanno raggiunto il presbiterio dove ad attenderli, per la preghiera ecumenica, c’erano anche il patriarca ecumenico Bartolomeo, il patriarca di Alessandria dei copti Ibrahim Isaac Sedrak, il patriarca greco-ortodosso di Alessandria Teodoro II, il patriarca greco-melchita Gregorio III Laham, l’arcivescovo anglicano Mounir Hanna, e il presidente della comunità protestante d’Egitto, Andrea Zaki Stephanous.
Alla preghiera cantata, dedicata ai martiri della chiesa di San Pietro, sono seguite le intercessioni. «Signore Gesù — ha detto Francesco — ti chiedo di benedirci. Benedici il mio fratello, Papa Tawadros II, e benedici tutti i fratelli vescovi che sono qui. Benedici tutti i fratelli cristiani. Guidaci sulla via della carità, del lavorare insieme, alla mensa comune dell’Eucaristia». Dopodiché tutti i presenti si sono scambiati l’abbraccio della pace e hanno recitato insieme il Padrenostro. Il forte momento di preghiera comune ha avuto il suo culmine all’uscita, nell’atrio, dove il Papa, con gli altri, si è fermato davanti al luogo che ricorda le vittime dell’attentato accendendo una candela. Tutti hanno ripetuto il suo gesto, deposto fiori e pregato insieme in silenzio.
Il Pontefice ha quindi concluso la giornata trasferendosi alla nunziatura apostolica dove è stato accolto da un gruppo di bambini della scuola comboniana del Cairo che gli hanno dedicato un canto in spagnolo. Dopo cena, prima del riposo notturno, Papa Francesco si è affacciato dal balcone della nunziatura per salutare un gruppo di circa trecento giovani giunti in pellegrinaggio da varie parti del paese. Con l’aiuto dell’interprete, monsignor Gaid, li ha così salutati: «Buona sera a tutti voi! Sono contento di trovarvi! So che siete venuti in pellegrinaggio: è vero? Se è vero, è perché voi siete coraggiosi! Domani avremo la messa nello stadio, tutti insieme, e pregheremo insieme e canteremo insieme e faremo festa insieme! Prima di ritirarmi, vorrei pregare con voi». E dopo la recita in arabo del Padrenostro, li ha benedetti: «Adesso vorrei darvi la benedizione, ma prima ognuno di voi pensi alle persone che ama di più; pensi anche alle persone a cui non vuole bene e in silenzio ognuno di voi preghi per queste persone: per quelle a cui vuole bene e per quelle a cui non vuole bene. E do la benedizione, a voi e a queste persone».

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Con il piccolo gregge
(Maurizio Fontana) L’abbraccio della gente comune, dei fedeli, quello sempre cercato da Papa Francesco, è arrivato nella mattina di sabato 29 aprile con la messa presieduta in uno stadio alla periferia del Cairo. Preceduta, infatti, da un giro sulla golfcar scoperta davanti ai settori occupati da circa trentamila persone — una cifra altissima in una terra a stragrande maggioranza musulmana — la celebrazione ha inaugurato la seconda e ultima giornata della visita in Egitto, quella dedicata per intero alla comunità cattolica locale. Un piccolo gregge bisognoso di sostegno e di conforto. «Siamo — ci dice Ahmed, un ragazzo della capitale — orgogliosi figli della terra che ha ospitato la Sacra famiglia quando era fuggiasca, e non vogliamo sentirci estranei, ma vivere nella pace».
Congedatosi dalla nunziatura — dove ha lasciato in ricordo una Natività in madreperla realizzata da artigiani betlemiti — il Papa ha raggiunto lo stadio “30 giugno” dell’aeronautica militare alle 9.30. Seduto accanto a lui, sulla vettura elettrica, il patriarca di Alessandria dei Copti. Ad accoglierli l’acclamazione della folla, con sciarpe, cappellini e bandierine sventolanti e un lancio di palloncini bianchi e gialli verso il cielo, mentre il coro cantava in arabo “Il Papa in Egitto”, l’Alleluja e, in italiano, il Cantico delle creature. Tantissimi i giovani presenti.
«Lo stadio poteva essere ancora più pieno — ci spiega padre Farid, un francescano che ha concelebrato insieme a circa trecento sacerdoti ai piedi dell’altare — perché in tanti altri avrebbero voluto partecipare, ma gli spostamenti non sono facili. La maggior parte dei cattolici è nel sud del paese e buona parte dei fedeli oggi presenti hanno fatto due o tre giorni di viaggio molto faticoso per essere qui». Grande l’emozione che si percepiva. «Per noi — ha continuato il francescano — oggi è come toccare con mano l’espressione evangelica “Io sono con voi”. La guida della nostra Chiesa, il nostro padre è con noi. E avendolo ascoltato ieri, abbiamo capito che ci conosce, conosce la nostra situazione e ci è vicino».
Sceso dalla macchina, Francesco è stato attorniato da un gruppo di bambini, corsi ad abbracciarlo. Poi, indossati i paramenti, all’interno dello stadio ha iniziato la celebrazione. Un canto liturgico della tradizione copta, accompagnato dal suono dei cembali, ha dato il via alla processione dei concelebranti verso l’altare allestito al centro del campo. Con il Pontefice hanno concelebrato la messa festiva della terza domenica di Pasqua il patriarca Sedrak, il cardinale segretario di Stato Parolin, i cardinali, i presuli e i sacerdoti del seguito, e tutti i vescovi dell’assemblea della gerarchia cattolica egiziana.
Quella di sabato mattina è stata una festa per tutti i cattolici, ma anche, in continuità con quanto vissuto il giorno precedente, un momento di testimonianza ecumenica e di dialogo. Tra i presenti al rito, infatti, c’erano rappresentanti della comunità copta ortodossa e il vice grande imam di Al-Azhar. E tra i fedeli numerosi erano pure gli ortodossi e i musulmani, alcuni anche parenti di vittime degli attentati terroristici degli ultimi mesi.
Il Papa ha celebrato in latino, ma le letture sono state proclamate in lingua araba, così come i canti, intonati da un coro composto da elementi appartenenti a tutte le denominazioni cattoliche. E anche l’omelia, pronunciata dal Pontefice, in italiano, aveva il supporto di una traduzione simultanea in arabo proiettata sui grandi schermi e quello della traduzione intercalare di monsignor Gaid che per tutto il viaggio ha fatto da interprete al Papa.
Al termine della celebrazione Francesco è tornato in automobile in nunziatura per condividere il pasto con i presuli del paese. Infine ha raggiunto il seminario patriarcale di Maadi per incontrare il clero cattolico egiziano.
L'Osservatore Romano

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