giovedì 6 aprile 2017

La preghiera contemplativa, meditazione ancorata nella fede

 


Christiana Peterson

Esercizio spirituale in voga, la meditazione di piena consapevolezza fa furore al giorno d’oggi. Ancorata nella fede cristiana, la preghiera di meditazione va ancora più lontano. Una testimonianza

Ho cominciato la preghiera contemplativa per riprendermi dalla mia depressione post partum. In quel momento ho realizzato che non avevo bisogno di una disciplina che mi distraesse dalla sofferenza del mondo. Al contrario, avevo bisogno di farmene più prossima.
Dopo la nascita del mio terzo figlio, ho sofferto di una depressione post partum. Questa forma di ansietà tocca molte donne dopo il parto. Ero in un tale stato di prostrazione psicologica che ho dovuto consultare un medico. In quel momento ho pure rimesso in discussione le mie abitudini spirituali. Mi era stata consigliata allora da miei amici e da medici la meditazione di piena consapevolezza.
Secondo un articolo pubblicato nell’Huffington Post, «per molte religioni, la piena consapevolezza è l’elemento-chiave dell’esperienza spirituale». Questa forma di meditazione è molto popolare, in questo frangente storico, e non c’è da stupirsene: al giorno d’oggi, siamo sommersi dall’informazione. I social network e i canali d’informazione ci rendono continuamente edotti di tutto il dolore del mondo, senza sosta. Neppure abbiamo il tempo di digerire quello che guardiamo. Siamo talmente inghiottiti dalle immagini che scorrono sui nostri schermi che ce ne scordiamo noi stessi. E non ci spendiamo più tanto quanto prima nelle nostre comunità locali.
Quando ho cominciato a praticare la meditazione di piena consapevolezza, mi sedevo su una sedia, gli occhi chiusi, e lasciavo che i miei pensieri si perdessero. Cercavo la pace e la calma. Ma ho capito che questo non mi bastava. Volevo una pratica spirituale che fosse ancorata nella mia fede cristiana. Allora ho cominciato a leggere autori cattolici come Henri Nouwen, Richard Rohr, Thomas Merton e altri santi che erano stati ferventi praticanti della preghiera contemplativa. Però avevo paura di non riuscire a introdurre la preghiera contemplativa nel mio vissuto quotidiano di giovane mamma.

Che cos’è la preghiera contemplativa?

È difficile spiegare la preghiera contemplativa in poche parole. Ci sono molte opere dedicate a questo argomento, ma il monaco cistercense Thomas Merton, che è vissuto tra il 1915 e il 1968, nel suo Preghiera Contemplativa suggerisce che questa forma di preghiera non domanda alcunché, a Dio, e non lo cerca. Egli afferma che la preghiera contemplativa è un mezzo per «riposarci in Dio, che ci ama, che ci è vicino e che viene a noi per attirarci a sé».
La preghiera centrata è una preghiera particolare, che si annovera nella gamma delle preghiere contemplative. Essa si avvicina alla meditazione contemplativa, ma coloro che la praticano non cercano di distaccarsi da Dio. Al contrario, cercano di essere alla sua presenza e di lasciarlo agire in loro.
Al principio, la preghiera contemplativa mi faceva un po’ paura. Quelli tra noi che hanno l’abitudine di pregare vedono Dio come un portafortuna, uno che esaudirà i nostri desideri e ci renderà felici, che faremo tutto quello che siamo tenuti a fare. Con la preghiera contemplativa, ho dovuto fare lo sforzo di non chiedere a Dio alcunché, e di seguire i consigli di Merton: scegliere una parola sacra e ripeterla ancora, e ancora, e accettare la presenza di Dio senza chiedergli niente. È molto difficile e ci vuole tanta pratica perché diventi un’abitudine quotidiana (alle volte bastano 10-20 minuti). Ma una volta che questa pratica viene interiorizzata, possiamo attuarla in qualunque momento: lavando i piatti, discutendo con qualcuno (specie se ci stiamo infastidendo!), come pure quando dobbiamo affrontare un trauma o un profondo dolore.

Procedere con cautela

Bisogna tuttavia praticare la preghiera centrata con prudenza. Alcuni detrattori si agitano per l’influenza delle meditazioni dall’Est Europa su questo tipo di preghiera, ma non è di questo che voglio parlare. Dopotutto, la storia del cristianesimo è uno scrigno di pratiche spirituali. I santi cattolici, i padri del deserto, e mistici ancora più antichi di san Francesco, sono noti per aver praticato intensamente la preghiera contemplativa. Vi metto in guardia per un’altra ragione: la preghiera contemplativa non è per le persone fragili.
Nel suo libro, Franciscan Prayer, Llia Delio, una suora francescana, racconta che santa Chiara e san Francesco consideravano la preghiera contemplativa come un mezzo «di vedere Dio con gli occhi dello Spirito», col fine di procedere verso una «visione dell’umiltà di Dio… il movimento di Dio verso l’umanità».
Per Chiara, la contemplazione di Dio, e particolarmente di Gesù sulla croce, implica l’aver piena coscienza della presenza di Dio nell’umanità, e dunque di avere piena coscienza della sua propria sofferenza.

Uscire dal proprio angolo confortevole

Quando ho cominciato a praticare questa preghiera, ho realizzato che non avevo bisogno di una disciplina che mi distraesse dalla sofferenza del mondo. Al contrario, avevo bisogno di qualcosa che mi permettesse di essere più prossima a questa sofferenza. In altre parole, mi sono resa conto che la preghiera contemplativa non permette semplicemente di trovare la pace, ma anche di essere nel cuore del dolore del mondo, come Dio lo era quando è diventato uomo. La preghiera contemplativa suppone che si sia fuori dal proprio angolino confortevole, perché Dio possa mostrarci la realtà vera.
Prima di cominciare il suo ministero, san Francesco ha passato parecchi giorni in una caverna scavata tra le grotte delle montagne vicino ad Assisi. Consacrava le sue giornate a lugubri e penitenti preghiere di confessione. Francesco si autorizzava ad essere interamente denudato da Dio. In quella spelonca ha scoperto un’altra realtà: Dio entra nell’umanità, soffre con noi e ci chiama ad amarci gli uni gli altri.

La contemplazione mi ha permesso di scoprire il cammino di Dio, che è umile e pieno di amore.

Ci sono certo altre pratiche contemplative. Per avere una spiritualità fiorente, è importante praticare diversi tipi di preghiere e di discipline spirituali. Alle volte, abbiamo bisogno del conforto e della tranquillità che ci infonde una pratica della preghiera più classica. Ma non era questo lo scopo dei santi e dei mistici. E non è questo lo scopo della preghiera contemplativa. Questa forma di preghiera mi ha dato una pace di natura differente, che si scava nelle faglie del vero amore di Dio.
[traduzione a cura di Giovanni Marcotullio]
ALETEIA

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