giovedì 13 aprile 2017

Santa Messa “in Coena Domini” nella Casa di Reclusione di Paliano (Frosinone) - Omelia di Papa Francesco



Santa Messa “in Coena Domini” nella Casa di Reclusione di Paliano (Frosinone) - Omelia di Papa Francesco 
Sala stampa della Santa Sede 
Alle ore 15 di questo pomeriggio, Giovedì Santo, il Santo Padre Francesco ha lasciato Santa Marta e si è recato nella Casa di Reclusione di Paliano (in Provincia di Frosinone e Diocesi di Palestrina). Al Suo arrivo, alle ore 16.15, il Papa ha incontrato i detenuti. Quindi ha presieduto la celebrazione della Messa in Coena Domini, inizio del Triduo Pasquale. Nel corso del Rito il Santo Padre ha lavato i piedi a 12 detenuti fra i quali ci sono tre donne e un musulmano che sarà battezzato a giugno; un argentino, un albanese e il resto italiani. Tra questi, due sono condannati all’ergastolo e tutti gli altri dovrebbero finire di scontare la pena tra il 2019 e il 2073. Di seguito riportiamo il testo della trascrizione dell’omelia che Papa Francesco ha tenuto a braccio dopo la proclamazione del Santo Vangelo:
Omelia del Santo Padre 
C’era Gesù a cena, con loro nell’ultima cena e, dice il Vangelo, “sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre”. Sapeva che era stato tradito e che sarebbe stato consegnato da Giuda quella stessa notte. “Avendo amato i suoi, che erano nel mondo, li amò fino alla fine”.
Dio ama così: fino alla fine. E dà la vita per ognuno di noi, e si vanta di questo, e vuole questo perché Lui ha amore: “Amare fino alla fine”. Non è facile, perché tutti noi siamo peccatori, tutti abbiamo i limiti, i difetti, tante cose. Tutti sappiamo amare, ma non siamo come Dio che ama senza guardare le conseguenze, fino alla fine. E da l’esempio: per far vedere questo, Lui che era “il capo”, che era Dio, lava i piedi ai suoi discepoli. Quello di lavare i piedi era un’abitudine che si faceva, all’epoca, prima dei pranzi e delle cene, perché non c’era l’asfalto e la gente camminava nella polvere. Pertanto, uno dei gesti per ricevere una persona a casa, e anche a mangiare, era lavarle i piedi. Questo lo facevano gli schiavi, lo facevano quelli che erano schiavizzati, ma Gesù capovolge e lo fa Lui. Simone non voleva farlo, ma Gesù gli spiegò che era così, che Lui è venuto al mondo per servire, per servirci, per farsi schiavo per noi, per dare la vita per noi, per amare sino alla fine. Oggi, nella strada, quando arrivavo, c’era gente che salutava: “Viene il Papa, il capo. Il capo della Chiesa …”. Il capo della Chiesa è Gesù; non scherziamo! Il Papa è la figura di Gesù e io vorrei fare lo stesso che ha fatto Lui. In questa cerimonia, il parroco lava i piedi ai fedeli. C’è un capovolgimento: quello che sembra il più grande deve fare il lavoro da schiavo, ma per seminare amore. Per seminare amore fra noi, io non vi dico oggi di andare a lavarvi i piedi uno dall’altro: sarebbe uno scherzo. Ma il simbolo, la figura sì: vi dirò che se voi potete dare un aiuto, fare un servizio qui, in carcere, al compagno o alla compagna, fatelo. Perché questo è amore, questo è come lavare i piedi. È essere servo degli altri. Una volta i discepoli litigavano tra loro, sopra chi fosse il più grande, il più importante. E Gesù dice: “Quello che vuole essere importante, deve farsi il più piccolo e il servitore di tutti”. E questo è quello che ha fatto Lui, questo fa Dio con noi. Ci serve, è il servitore. Tutti noi, che siamo poveracci, tutti! Ma Lui è grande, Lui è buono. E Lui ci ama così come siamo. Per questo, durante questa cerimonia pensiamo a Dio, a Gesù. Non è una cerimonia folkloristica: è un gesto per ricordare quello che ha dato Gesù. Dopo di questo, ha preso il pane e ci ha dato il Suo corpo; ha preso il vino, e ci ha dato il Suo sangue. E così è l’amore di Dio. Oggi, pensiamo soltanto all’amore di Dio.

Nessun commento:

Posta un commento