venerdì 7 aprile 2017

White is purity.. o no?

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Nivea, il politically correct fa un altro schiavo

di Rino Cammilleri.
La Nivea ha dovuto ritirare uno spot pubblicitario di uno suo deodorante che recitava «Il bianco è purezza». Apriti cielo sui social. Vedete, ormai non ha più senso parlare di «dittatura» del politicamente corretto, perché sono gli stessi schiavi a volerla. Se qualcuno «sbaglia» a parlare, ecco che torme di plagiati insorgono e lo linciano. Ma nella civiltà della «comunicazione», dove valanghe di chiacchiere si incrociano ogni giorno nell’etere, come si fa a sorvegliare la lingua? La svista è facile, dal momento che il politicamente corretto fa a botte col buonsenso e quest’ultimo riaffiora continuamente.
E’ come con l’asfalto: se non lo rispalmi di continuo, l’erba(ccia) riemerge, perché è più forte. Anzi, è naturale, mentre il bitume non lo è. Il colore bianco è stato da sempre (sempre!) associato alla purezza, ne fanno fede i paramenti liturgici (vecchi di duemila anni) e il fatto che, in Africa, i missionari devono vestire di bianco, non di nero, perché anche per i nativi il bianco è il colore del sacro e, dunque, del puro per eccellenza. Del resto, basta aver frequentato un poco l’Africa per sapere che, tra gli africani, più chiaro (di pelle) sei e più bello sei giudicato. Quando alla mia ex colf filippina nacque un nipotino, la prima cosa che mi disse per magnificarne le fattezze fu che era «molto bianco». Fatevi un giro tra le colf filippine e vedrete quanto uso fanno di creme sbiancanti. E le geishe giapponesi? Avete visto quanta biacca (bianca) sulla faccia? E non si venga a parlare di influsso culturale colonialistico, perché le geishe avevano la faccia dipinta di bianco secoli prima di vedere un europeo da quelle parti.
Niente, la Nivea, spaventata, ha ritirato la pubblicità e si è profusa in scuse: non intendeva offendere (i neri). Spot razzista? Ma per favore! E che dovrebbe fare, la Nivea, cambiare anche la sua ragione sociale? «Nivea» in latino vuol dire «come la neve». E la neve, mi spiace, ma è razzista: mai vista neve nera, se non a Hiroshima dopo la bomba. «La discriminazione deve essere esclusa in tutte le decisioni e in tutti i settori delle nostre attività – ha dichiarato un portavoce della ditta -. Siamo profondamente dispiaciuti per chiunque possa essersi sentito offeso». Ma caro portavoce, a sentirsi offesi sono solo gli imbecilli dei social, i quali sarebbe opportuno contarli, prima o poi. Si scoprirebbe che, magari, sono sempre i soliti nullafacenti pronti a sposare l’ultima moda per sentirsi esistenti.
Durante il nazismo sarebbero stati tutti con la svastica al braccio, solerti nel dipingere la scritta «juden» sui negozi ebraici. Sono le Guardie Rosse della rivoluzione politically correct, sono quelli che magari non usano deodoranti e, come cantava Battiato, «sono come sabbie mobili, tirano giù», verso il vuoto spinto del loro pensiero di plastica. Avviso ai bacchettoni trinariciuti dei social: esistono i film in bianco e nero. Protestate per quelli, così che avremo schermi interamente neri a prova di razzismo. Ma il problema non sono loro, il problema sono queste ditte che hanno paura perfino della loro ombra e si lasciano intimidire da quattro perditempo. Forza, Nivea, lascia perdere le creme, specialìzzati in abbronzanti.

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