sabato 27 maggio 2017

Il Papa a Genova: «Quando l’economia diventa speculazione è spietata»



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Papa Francesco a Genova. Incontro con il mondo del lavoro allo Stabilimento Ilva.  "Un altro valore che in realtà è un disvalore è la tanto osannata “meritocrazia”. La meritocrazia affascina molto perché usa una parola bella: il “merito”; ma siccome la strumentalizza e la usa in modo ideologico, la snatura e perverte. La meritocrazia, al di là della buona fede dei tanti che la invocano, sta diventando una legittimazione etica della diseguaglianza"

Sala stampa della Santa Sede



Alle ore 7.30 di questa mattina, il Santo Padre Francesco è partito in aereo dall’aeroporto di Roma-Ciampino per la Visita pastorale all’Arcidiocesi di Genova.Al Suo arrivo all’aeroporto di Genova, il Papa è stato accolto dall’Em.mo Card. Angelo Bagnasco, Arcivescovo della Città, dall’On. Giovanni Toti, Presidente della Regione Liguria, dalla Dott.ssa Fiamma Spena, Prefetto di Genova, dal Sindaco, Dr. Marco Doria, e dal Direttore dell’aeroporto, Dr. Paolo Sirigu. Il Santo Padre si è poi recato in auto allo Stabilimento Ilva per l’incontro con il mondo del lavoro.
Nel corso dell’incontro Papa Francesco ha risposto a quattro domande che gli sono state rivolte da un imprenditore, da una rappresentante sindacale, da un lavoratore e da una disoccupata. Al termine, si è trasferito alla Cattedrale di Genova per l’Incontro con i Vescovi della Liguria, il Clero, i Seminaristi, i Religiosi e le Religiose, i Collaboratori Laici della Curia e i Rappresentanti di altre Confessioni.
Riportiamo di seguito le risposte del Santo Padre: (...)


Corriere della Sera

Parole dure di Francesco contro la meritocrazia: «Chi pensa di risolvere i problema della sua impresa licenziando la gente non è un buon imprenditore. La tanto osannata meritocrazia sta diventando una legittimazione etica della diseguaglianza». «Quando l’economia passa nelle mani degli speculatori tutto si rovina, l’economia perde il volto e un’economia senza volti è astratta. Dietro le decisioni dello speculatore non ci sono persone. Un’economia senza volto è un’economia spietata». Lo ha detto il Papa parlando all’Ilva di Genova aggiungendo che «bisogna temere gli speculatori, non gli imprenditori» e ha aggiunto: «Chi pensa di risolvere i problema della sua impresa licenziando gente non è un buon imprenditore. La tanto osannata meritocrazia, una parola bella perché usa il merito, sta diventando una legittimazione etica della diseguaglianza». Lo ha denunciato Papa Francesco nel suo intervento a braccio all’Ilva di Genova.  (...)

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Prima tappa della visita del Papa a Genova è stato l'incontro con il mondo del lavoro all'Stabilimento dell'Ilva. Il Papa è stato accolto in modo caloroso dai lavoratori che gli hanno posto alcune domande. Francesco ha esordito dicendosi commosso di essere a Genova per la prima volta "e essere così vicino al porto" dove suo padre è partito come migrante. "Oggi - ha detto rispondendo ad un imprenditore - il lavoro è un rischio. E’ un mondo dove il lavoro non si considera con la dignità che ha e che dà". Il Papa fa una premessa: "Il mondo del lavoro è una priorità umana. E pertanto, è una priorità cristiana, una priorità nostra; e anche una priorità del Papa, perché è quel primo comando che Dio ha dato ad Abramo: “Va, fa crescere la terra, lavora la terra, dominala".
Il Papa ha proseguito: “C’è sempre stata un’amicizia tra la Chiesa e il lavoro, a partire da Gesù lavoratore. Dove c’è un lavoratore, lì c’è l’interesse e lo sguardo d’amore del Signore e della Chiesa. Penso che sia chiaro, no?”.
Ha quindi parlato delle virtù dell’imprenditore: “La creatività, l’amore per la propria impresa, la passione e l’orgoglio per l’opera delle mani e dell’intelligenza sua e dei lavoratori. L’imprenditore è una figura fondamentale di ogni buona economia: non c’è buona economia senza buon imprenditore. Non c’è buona economia senza buon imprenditore”, senza la sua “capacità di creare, creare lavoro, creare prodotti”.
“Importante – ha sottolineato - è riconoscere le virtù dei lavoratori e delle lavoratrici. Il loro bisogno – di lavoratori e delle lavoratrici – è il bisogno di fare il lavoro bene perché il lavoro va fatto bene. A volte si pensa che un lavoratore lavori bene solo perché è pagato: questa è una grave disistima dei lavoratori e del lavoro, perché nega la dignità del lavoro che inizia proprio nel lavorare bene per dignità, per onore”. 
“Il vero imprenditore – ha affermato il Papa - conosce i suoi lavoratori, perché lavora accanto a loro, lavora con loro. Non dimentichiamo che l’imprenditore dev’essere prima di tutto un lavoratore. Se lui non ha questa esperienza della dignità del lavoro, non sarà un buon imprenditore. Condivide le fatiche dei lavoratori e condivide le gioie del lavoro, di risolvere insieme problemi, di creare qualcosa insieme”.
Francesco ha quindi aggiunto: “Se e quando deve licenziare qualcuno è sempre una scelta dolorosa e non lo farebbe, se potesse. Nessun buon imprenditore ama licenziare la sua gente. No. Chi pensa di risolvere il problema della sua impresa licenziando la gente, non è un buon imprenditore: è un commerciante. Oggi vende la sua gente, domani … vende la dignità propria. Si soffre sempre, e qualche volta da questa sofferenza nascono nuove idee per evitare il licenziamento. Questo è il buon imprenditore”.
Quindi ricorda, quando, circa un anno fa, dopo la Messa a Santa Marta gli si è avvicinato un uomo che piangeva, dicendo: “Sono venuto a chiedere una grazia: io sono al limite e devo fare una dichiarazione di fallimento. Questo significherebbe licenziare una sessantina – sessantina! – di lavoratori, e non voglio, perché sento che licenzio me stesso!”. E quell’uomo piangeva. Quello è un bravo imprenditore. Lottava e pregava per la sua gente, perché era sua”.
“Una malattia dell’economia – ha detto ancora - è la progressiva trasformazione degli imprenditori in speculatori. L’imprenditore non va assolutamente confuso con lo speculatore: sono due tipo diversi. L’imprenditore non deve confondersi con lo speculatore: lo speculatore è una figura simile a quella che Gesù nel Vangelo chiama ‘mercenario’, per contrapporlo al Buon Pastore. Lo speculatore non ama la sua azienda, non ama i lavoratori, ma vede azienda e lavoratori solo come mezzi per fare profitto. Usa, usa azienda e lavoratori per fare profitto. Licenziare, chiudere, spostare l’azienda non gli creano alcun problema, perché lo speculatore usa, strumentalizza, mangia persona e mezzi per i suoi obiettivi di profitto”.
“Quando l’economia è abitata invece da buoni imprenditori, le imprese sono amiche della gente e anche dei poveri. Quando passa nelle mani degli speculatori, tutto si rovina. Con lo speculatore, l’economia perde volto e perde i volti. E’ un’economia senza volti. Un’economia astratta. Dietro le decisioni dello speculatore non ci sono persone e quindi non si vedono le persone da licenziare e da tagliare. Quando l’economia perde contatto con i volti delle persone concrete, essa stessa diventa un’economia senza volto e quindi un’economia spietata. Bisogna temere gli speculatori, non gli imprenditori. No, non temere gli imprenditori perché ce ne sono tanti bravi! No: temere gli speculatori”.
“Ma paradossalmente, qualche volte il sistema politico sembra incoraggiare chi specula sul lavoro e non chi investe e crede nel lavoro. Perché? Perché crea burocrazia e controlli, partendo dall’ipotesi che gli attori dell’economia siano speculatori, e così chi non lo è rimane svantaggiato e chi lo è riesce a trovare i mezzi per eludere i controlli e raggiungere i suoi obiettivi. Si sa che regolamenti e leggi pensati per i disonesti finiscono per penalizzare gli onesti. E oggi ci sono tanti veri imprenditori, imprenditori onesti che amano i loro lavoratori, che amano l’impresa, che lavorano accanto a loro per portare avanti l’impresa: e questi sono i più svantaggiati da queste politiche che favoriscono gli speculatori. Ma gli imprenditori onesti e virtuosi vanno avanti, alla fine, nonostante tutto”.
Il Papa cita una frase di Luigi Einaudi, economista e presidente della Repubblica italiana, che scriveva: “Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. E’ la vocazione naturale che li spinge, non soltanto la sete di guadagno. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie e investono tutti i loro capitali per ritirare spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con gli altri impegni”.
Quindi, un invito: “State attenti voi, imprenditori, e anche voi, lavoratori: state attenti con gli speculatori. E anche con le regole e con le leggi che alla fine favoriscono gli speculatori e non i veri imprenditori. E alla fine lasciano la gente senza lavoro. (RV)

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