sabato 13 maggio 2017

Santa Messa e Canonizzazione dei Beati Francesco Marto e Giacinta Marto. Omelia di Papa Francesco.



Santa Messa e Canonizzazione dei Beati Francesco Marto e Giacinta Marto sul sagrato del Santuario di “Nostra Signora di Fátima”. "Preghiamo Dio con la speranza che ci ascoltino gli uomini"Sala stampa della Santa Sede
"Carissimi fratelli, preghiamo Dio con la speranza che ci ascoltino gli uomini; e rivolgiamoci agli uomini con la certezza che ci soccorre Dio.
Egli infatti ci ha creati come una speranza per gli altri, una speranza reale e realizzabile secondo lo stato di vita di ciascuno."

[Text: Italiano, Français, English, Español, Português]
Alle ore 10 di questa mattina, Solennità della Beata Vergine Maria di Fátima, sul sagrato del Santuario il Santo Padre Francesco celebra la Santa Messa in occasione del Centenario delle Apparizioni nel corso della quale ha luogo la Canonizzazione dei Beati Francesco Marto e Giacinta Marto. Sono presenti alla Celebrazione Eucaristica i Presidenti della Repubblica del Portogallo, del Paraguay e di São Tomé e Príncipe, che il Papa saluta poi al termine del rito.
Omelia del Santo Padre
Traduzione in lingua italiana
«Apparve nel cielo [...] una donna vestita di sole»: attesta il veggente di Patmos nell’Apocalisse (12,1), osservando anche che Ella era in procinto di dare alla luce un figlio. Poi, nel Vangelo, abbiamo sentito Gesù dire al discepolo: «Ecco tua madre» (Gv 19,26-27).
Abbiamo una Madre! Una “Signora tanto bella”, commentavano tra di loro i veggenti di Fatima sulla strada di casa, in quel benedetto giorno 13 maggio di cento anni fa. E, alla sera, Giacinta non riuscì a trattenersi e svelò il segreto alla mamma: “Oggi ho visto la Madonna”. Essi avevano visto la Madre del cielo. Nella scia che seguivano i loro occhi, si sono protesi gli occhi di molti, ma… questi non l’hanno vista. La Vergine Madre non è venuta qui perché noi la vedessimo: per questo avremo tutta l’eternità, beninteso se andremo in Cielo.
Ma Ella, presagendo e avvertendoci sul rischio dell’inferno a cui conduce una vita – spesso proposta e imposta – senza Dio e che profana Dio nelle sue creature, è venuta a ricordarci la Luce di Dio che dimora in noi e ci copre, perché, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura, il «figlio fu rapito verso Dio» (Ap 12,5). E, secondo le parole di Lucia, i tre privilegiati si trovavano dentro la Luce di Dio che irradiava dalla Madonna. Ella li avvolgeva nel manto di Luce che Dio Le aveva dato. Secondo il credere e il sentire di molti pellegrini, se non proprio di tutti, Fatima è soprattutto questo manto di Luce che ci copre, qui come in qualsiasi altro luogo della Terra quando ci rifugiamo sotto la protezione della Vergine Madre per chiederLe, come insegna la Salve Regina, “mostraci Gesù”.
Carissimi pellegrini, abbiamo una Madre. Aggrappati a Lei come dei figli, viviamo della speranza che poggia su Gesù, perché, come abbiamo ascoltato nella seconda Lettura, «quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo» (Rm 5,17). Quando Gesù è salito al cielo, ha portato accanto al Padre celeste l’umanità – la nostra umanità – che aveva assunto nel grembo della Vergine Madre, e mai più la lascerà. Come un’ancora, fissiamo la nostra speranza in quella umanità collocata nel Cielo alla destra del Padre (cfr Ef 2,6). Questa speranza sia la leva della vita di tutti noi! Una speranza che ci sostiene sempre, fino all’ultimo respiro.
Forti di questa speranza, ci siamo radunati qui per ringraziare delle innumerevoli benedizioni che il Cielo ha concesso lungo questi cento anni, passati sotto quel manto di Luce che la Madonna, a partire da questo Portogallo ricco di speranza, ha esteso sopra i quattro angoli della Terra. Come esempi, abbiamo davanti agli occhi San Francesco Marto e Santa Giacinta, che la Vergine Maria ha introdotto nel mare immenso della Luce di Dio portandoli ad adorarLo. Da ciò veniva loro la forza per superare le contrarietà e le sofferenze. La presenza divina divenne costante nella loro vita, come chiaramente si manifesta nell’insistente preghiera per i peccatori e nel desiderio permanente di restare presso “Gesù Nascosto” nel Tabernacolo.
Nelle sue Memorie (III, n. 6), Suor Lucia dà la parola a Giacinta appena beneficiata da una visione: «Non vedi tante strade, tanti sentieri e campi pieni di persone che piangono per la fame e non hanno niente da mangiare? E il Santo Padre in una chiesa, davanti al Cuore Immacolato di Maria, in preghiera? E tanta gente in preghiera con lui?». Grazie, fratelli e sorelle, di avermi accompagnato! Non potevo non venire qui per venerare la Vergine Madre e affidarLe i suoi figli e figlie. Sotto il suo manto non si perdono; dalle sue braccia verrà la speranza e la pace di cui hanno bisogno e che io supplico per tutti i miei fratelli nel Battesimo e in umanità, in particolare per i malati e i disabili, i detenuti e i disoccupati, i poveri e gli abbandonati. Carissimi fratelli, preghiamo Dio con la speranza che ci ascoltino gli uomini; e rivolgiamoci agli uomini con la certezza che ci soccorre Dio.
Egli infatti ci ha creati come una speranza per gli altri, una speranza reale e realizzabile secondo lo stato di vita di ciascuno. Nel “chiedere” ed “esigere” da ciascuno di noi l’adempimento dei doveri del proprio stato (Lettera di Suor Lucia, 28 febbraio 1943), il cielo mette in moto qui una vera e propria mobilitazione generale contro questa indifferenza che ci raggela il cuore e aggrava la nostra miopia. Non vogliamo essere una speranza abortita! La vita può sopravvivere solo grazie alla generosità di un’altra vita. «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24): lo ha detto e lo ha fatto il Signore, che sempre ci precede. Quando passiamo attraverso una croce, Egli vi è già passato prima. Così non saliamo alla croce per trovare Gesù; ma è stato Lui che si è umiliato ed è sceso fino alla croce per trovare noi e, in noi, vincere le tenebre del male e riportarci verso la Luce.
Sotto la protezione di Maria, siamo nel mondo sentinelle del mattino che sanno contemplare il vero volto di Gesù Salvatore, quello che brilla a Pasqua, e riscoprire il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando è missionaria, accogliente, libera, fedele, povera di mezzi e ricca di amore.

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Francesco e Giacinta sono i primi bambini santi non-martiri nella storia della Chiesa Cattolica. (La festa liturgica dei nuovi due santi sarà ogni 20 febbraio)
(Brevi biografie a cura del Santuario di Fatima) Dalle vite brevi di Francesco e Giacinta Marto, «due fiammelle che Dio ha acceso per illuminare l'umanità nelle sue ore buie e inquiete», nei pochi registri biografici. La più importante fonte di conoscenza è le Memorie di su cugina.
Nati entrambi ad Aljustrel, a meno di due anni di intervallo l’uno dall’altro, muoiono poco tempo dopo le Apparizioni, così come Nostra Signora aveva annunciato: «Giacinta e Francesco li porto fra poco ma tu [Lucia] resti qui ancora per qualche tempo» (13 giugno 1917).
Vite brevi ma sufficientemente valide perché la Chiesa Cattolica riconoscesse, per la prima volta nella sua storia di 2000 anni, l «eroicità delle virtù e la maturità della fede di bambini non martiri», per decreto di Giovanni Paolo II, il 13 maggio del 1989, che ha aperto un precedente al riconoscimento di santità dei due pastorelli.
Francesco Marto, iconograficamente rappresentato con cappello in testa e gilet corto, bastone da pastore e sacco per la merenda a collo, nacque l’11 giugno del 1908 e venne battezzato il 20 giugno nella Chiesa Parrocchiale di Fatima.
Ad appena 8 anni d’età, iniziò, assieme alla sorella Giacinta, a pascolare il gregge dei genitori nella zona della Cova da Iria, luogo in cui, assieme alla cugina Lucia, avverranno le Apparizioni, durante le quali poteva solamente vedere, senza ascoltare né parlare.
Spinto dal desiderio intimo di consolare «Gesù nascosto», voleva dare allegria a Dio che era triste per i peccati, Francesco ha vissuto intensamente la preghiera contemplativa. A tal scopo, trascorreva ore successive in preghiera di fronte al sacrario, nella Chiesa Parrocchiale.
Il 18 ottobre del 1918, poco più di un anno dopo l’ultima Apparizione, Francesco si ammala, vittima di un’epidemia di pneumonica che afflisse il Paese. Conosciuta anche come “spagnola”, l’influenza arriverà in Portogallo a metà dello stesso anno ed in poco tempo ha causato la morte di decine di migliaia di persone.
Il 2 aprile dell’anno successivo, si confessa e riceve la comunione per l’ultima volta «con una grande lucidezza e pietà», come scrive il parroco di Fatima nel Libro dei Morti, registrando la sua morte, il 4 aprile, aggiungendo: «E confermò che aveva visto una Signora nella Cova da Iria e Valinhos».
Venne sepolto presso il cimitero di Fatima, dal quale i suoi resti mortali vennero riesumati, il 17 febbraio del 1952, e traslati nella Basilica di Nostra Signora del Rosario di Fatima, il 13 marzo del 1952, riposando presso il braccio della destra del transetto.
Timida ma serena, Giacinta Marto ebbe una vita ancora più breve di quella di suo fratello Francesco.
Nata il 5 marzo del 1910, anch'essa ad Aljustrel, non raggiunge i 10 anni d'età quando muore a Lisbona, ugualmente vittima di pneumonica, il 20 febbraio del 1920, lontano dalla famiglia. La sua sofferenza è stata sormontata con la gioia della promessa di andare in Cielo.
Nelle Apparizioni Giacinta vedeva e sentiva ma non poteva comunicare. Secondo la cugina Lucia, Giacinta si affliggeva per la sofferenza dei peccatori che comprenderà nella visione dell'Inferno
(Apparizione del 13 luglio del 1917) ed il suo cuore si riempì di compassione e di devozione all'Immacolato Cuore di Maria (Memorie di Suor Lucia).
Questa profonda devozione la portò alla preghiera intensa ed al sopportare i sacrifici per i peccatori, ricorda ancora Lucia nei suoi scritti, dove riferisce che la cugina soffrisse per l'allontanamento dalla famiglia, in particolare dalla madre, piangendo per la fame nei periodi nei quali compiva digiuno, per compassione dei peccatori.
Giacinta disse di aver avuto varie apparizioni di Nostra Signora durante la sua malattia, a casa, nella Chiesa di Fatima, nell'ospizio in cui si trovava a Lisbona prima di essere ospedalizzata e successivamente portata nell'ospedale D. Stefania.
Così come il fratello, si ammala di polmonite ad ottobre del 1918, venendo ricoverata per la prima volta presso l'ospedale di Vila Nova de Ourém, il dal 1 luglio al 31 agosto 1919, dopo la morte di Francesco.
Nell'anno successivo, anno della sua morte, viene nuovamente ricoverata, stavolta presso l'ospedale S. Stefania, a Lisbona, il 2 febbraio. Venne operata ma morì il 20 febbraio «con la maggiore delle serenità, senza alcun lamento», con la sola ed insistente richiesta di ricevere la comunione, poiché, sosteneva, sarebbe morta a breve, secondo quanto scritto nel rapporto del medico, Eurico Lisboa.
Il suo corpo venne portato a Vila Nova de Ourém, nel quale cimitero venne sepolto, il 24 febbraio, nella tomba dei baroni di Alvaiázere.
Il 30 aprile del 1951 i suoi resti mortali vennero identificati e traslati presso la cappella laterale sinistra della Basilica di Nostra Signora del Rosario di Fatima, l'1 maggio successivo.
Esattamente un anno dopo, il 30 aprile del 1952, il vescovo di Leiria, D. José Alves Correia da Silva, aprì i due processi diocesani sulla fama di santità e sulle virtù dei due fratelli.
Seguendo cammini paralleli, la fase diocesana del processo di Giacinta viene chiusa il 2 giugno del 1979, costando di 77 sedute e 27 testimoni, e quella di Francesco, un mese dopo, l'1 agosto, con 63 sedute e 25 testimoni.
Dieci anni dopo, il 13 maggio del 1989, Giovanni Paolo II decreta l'eroicità delle virtù di Francesco e Giacinta e i due pastorelli iniziano ad essere considerati venerabili, il che avviene per la prima volta nella Storia della Chiesa Cattolica con bambini non martiri. A partire da adesso, i due processi saranno uniti in un unico.
Il passo successivo nel processo di beatificazione di Francesco e di Giacinta avviene dieci anni dopo, il 28 giugno del 1999, quando Papa Giovanni Paolo II promulga il decreto sul miracolo della cura di Emilia Santos, ottenuto per intercessione dei due pastorelli, aprendo il cammino alla beatificazione, la cui celebrazione avvenne, a Fatima, l'anno successivo, il 13 maggio.
La beatificazione era stata preparata per aver luogo a Roma ma, per volontà del Papa polacco, la celebrazione venne trasferita a Fatima, dove Giovanni Paolo II beatifica Francesco e Giacinta Marto, presentandoli alla Chiesa e al mondo come «due fiammelle che Dio ha acceso per illuminare l'umanità nelle sue ore buie e inquiete».
Il decreto pontificio concede che i venerabili Francesco e Giacinta passino ed esser considerati beati, con festa liturgica il 20 febbraio.
Suor Lucia fu presente alla celebrazione di beatificazione dei cugini e fu allora che incontrò il Papa per l'ultima volta.

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