lunedì 17 luglio 2017

Lunedì della XV settimana del Tempo Ordinario.



Nelle parole di Gesù si legge in filigrana la vocazione dei Leviti, profezia di quella di ogni cristiano: «Il Signore disse a Mosè: Ecco, io ho scelto i leviti tra gli Israeliti al posto di ogni primogenito che nasce per primo dal seno materno tra gli Israeliti; i leviti saranno miei» (Nm 3,11). Come loro anche noi siamo chiamati a portare il peso della nostra responsabilità. Per compiere la loro missione, i Leviti non avevano parte con il popolo, perché il Signore era loro parte; ma questo non era una sfortuna, come spesso pensiamo noi, destinati ad una vita più grama degli altri per il fatto di essere cristiani... I Leviti sapevano che la loro eredità era magnifica, e la loro sorte era caduta su luoghi deliziosi, quelli dell'intimità con Dio. Erano, infatti, addetti alla Tenda della Riunione, il luogo ove era conservata l'Arca dell'Alleanza, nucleo di quello che nel Tempio diverrà il Santo dei Santi. I Leviti custodivano così la Presenza di Dio, scelti come primizie del popolo per assicurare assistenza al Signore. Nulla potevano amare più dell'Arca che custodiva la Presenza di Dio, difesa e vittoria del Popolo. Erano per Dio e per questo erano per ogni loro fratello. Proprio la "separazione" da ogni legame di carne li donava a tutti: se cadevano loro cadeva il popolo. Così anche noi siamo stati chiamati ad essere per il mondo i custodi della Presenza di Dio. E questo è infinitamente più importante di ogni legame: la nostra primogenitura è l'assicurazione per il Cielo che Dio offre ad ogni uomo. Per salvare chi ci è accanto e ci è stato affidato, è necessario che la spada portata da Cristo smascheri la falsa pace dei rapporti corrotti e dei legami morbosi. Con la spada della Parola che ci predica la Chiesa Gesù conquista in noi il suo posto che, ingannati dal demonio, abbiamo permesso che le persone più vicine usurpino. Per questo non è il Signore a metterci contro le persone più vicine; non è Lui che fa di quelli della nostra casa i nostri nemici. La sua Parola, come una spada che penetra sin dentro i recessi più nascosti del nostro cuore, fa verità sul peccato che, incatenandoci ai sentimenti e alle passioni, ci rende nemici di coloro che vorremmo o ci illudiamo di amare. Per questo, separando il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera, con il potere divino di creare, la Parola di Dio ci fa suoi figli liberi di amare sino a donare gratuitamente la vita per loro e per ogni uomo. Trovare la vita, infatti, per un apostolo significa trovare in Cielo tutti coloro che il Nome di Gesù ha iscritto nei Cieli. Se ne mancherà qualcuno significa che avremo difeso la vita in tutte quelle circostanze nelle quali Dio aveva messo sul nostro cammino persone segnate dal suo Nome: ad esempio, quando non avremo perdonato quel collega, o non avremo lasciato che quel parente si porti via il nostro denaro, o avremo mentito al figlio sulla fede. La Pace che annuncia il Signore apparendo ai discepoli è il frutto d'un combattimento senza esclusioni di colpi nel quale giungono a noi la divisione che ha lacerato le carni del Signore, la lancia che, aprendo il suo costato, ha fatto scaturire i sacramenti della nostra salvezza; la "spada" che ha trapassato il cuore di Maria. Essa spezza le catene della dipendenza affettiva, rompe il muro sentimentale che umilia l'orizzonte infinito della vita divina. Perché la vita è seria, e la felicità è un cuore indiviso. Paradossalmente, solo un cuore spezzato dalla spada che ci crocifigge con Cristo, diviso dalla passione sentimentale e carnale dove cerchiamo noi stessi, e per questo capace di sostenere e portare la Croce e il peso della responsabilità, è un cuore indiviso. Da esso fluisce l'amore al Signore, libero, e, in Lui, l'amore alle creature, anche le più prossime. La libertà di vivere seriamente nelle croci di ogni giorno, di portare sempre nel proprio corpo il morire di Gesù, perché nelle nostre esistenze appaia anche la sua resurrezione, per offrire a chiunque ci incontri di accogliere e servire Lui in noi. Solo se saremo assetati, bisognosi di tutto, come Gesù sulla Croce, potremo offrire, dalla nostra Croce, la ricompensa eterna a chi ci è vicino. Quando sei piccolo sei suo discepolo; quando sei debole che Cristo si fa pienamente presente in te. Quando davanti alla moglie sei indifeso, e ti umili, Lui in te sta allungando la sua mano perché lei, attraverso di te, gli dia un bicchiere di acqua. Le umiliazioni ci fanno piccoli e per questo discepoli, perché solo nei piccoli il mondo può accogliere Dio. La conversione degli altri parte sempre dalla nostra, che significa accettare si essere quel che siamo, e di scendere i gradini dell'umiltà. Solo così, anche oggi, la nostra vita, libera e unita al Signore, sarà un segno per ogni uomo. Un segno di Cristo crocifisso, amore puro del Padre; e anche un segno del Cielo, che ha i colori e la fragranza della Pace che regna nei nostri cuori. Ecco, il segreto della vita è essere così piccoli da contenere l'infinitamente grande, come Gesù che si è fatto bambino e poi servo e poi crocifisso, l'ultimo, il più piccolo, per fare spazio nella sua carne all'infinito amore del Padre.

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