lunedì 24 luglio 2017

Lunedì della XVI settimana del Tempo Ordinario




Ascoltano i regnanti la voce del profeta e tremano; 
così tanto si umiliano che, gettati via i loro diademi, 
niente altro vogliono che convertirsi.
Ascoltano i principi e gridano; si tolgono le vesti lussuose 
e si coprono di umili stracci.
Ascoltano gli anziani, e per l’afflizione si coprono il capo di cenere.
Ascoltano i ricchi, e svelti spalancano i loro forzieri ai poveri.
Ascoltano gli usurai, e all’istante strappano le cambiali.
Ascoltano i debitori, e corrono a pagare i loro debiti.
Ascoltano i ladri, e in fretta restituiscono il maltolto ai proprietari.
Ascoltano i giudici, e fanno finta che i delinquenti 
non abbiano commesso crimini, condonando ogni cosa. 
Ascoltano gli assassini, e confessano i loro delitti, 
né si rifiutano di presentarsi ai giudici. 
Ma anche i giudici ascoltano, e perdonano, 
perché in questo indescrivibile tumulto 
nessuno ha più il coraggio di condannare.
Ascoltano i peccatori, e confessano le loro malvagie azioni.
Ascoltano i servi, e maggiormente rispettano i loro padroni.
Ascoltano i ricchi e le persone importanti, e abbassano la cresta.

S. Efrem

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Alcuni scribi e farisei chiedono a Gesù un segno che lo legittimi quale Messia, una prova che dimostri la veridicità delle sue parole. Perché Gesù risponde così severamente ad una domanda apparentemente ragionevole? Perché, chiedendo un altro segno essi vanificano di fatto quelli che Gesù aveva compiuto sino ad allora. Sono come il Popolo nel deserto che, nonostante i segni e i prodigi, continuavano a mormorare e tentare Dio per sapere "se il Signore è in mezzo a noi, sì o no" (Es 17,7). Come noi, mai sazi della tenerezza e della misericordia di Dio, esigiamo che compia i segni che il nostro cuore malato desidera. No, la vita che abbiamo non ci piace. Va bene, il Signore ci ha perdonato e aiutato molte volte, ma... Ci manca sempre qualcosa; se gli eventi prendono una piega diversa da quella che abbiamo stabilito o sperato; se la moglie, nonostante le tante esperienze di riconciliazione, continua ad essere insopportabile e non mi fa passare nulla; se il marito, nonostante lo abbia perdonato, si ostina a tradire la mia fiducia; se i figli, nonostante le mille parole e castighi, continuano a mentire e a fare il proprio comodo; se appare una malattia, o un problema al lavoro, o un incidente; se qualcuno ci si mette contro, eccoci di nuovo a chiedere al Signore che "ci faccia vedere un segno". Perché? Perché la Parola ascoltata, i mille sacramenti ricevuti, le esperienze del suo amore, non ci sono ancora bastati per credere e abbandonarci alla volontà del Padre? Lo spiega Gesù: perché non abbiamo ancora creduto al "kerygma", alla notizia che Gesù è morto e risorto per noi! Abbiamo visto dei "segni", ce ne siamo rallegrati perché hanno risolto situazioni difficili, o hanno compiuto i nostri desideri. Ma non abbiamo compreso che essi erano "segno" del Mistero Pasquale del Signore, l'unico "segno" capace di cambiare il cuore. Erano un aiuto che ci è stato offerto, una traccia per giungere al Golgota, contemplare Cristo crocifisso, lasciarci trafiggere il cuore da tanto amore, incontrarlo "nel ventre della terra" nella quale i peccati ci hanno sepolto, e lì, nella nostra realtà, alla radice di ogni peccato, aprire disarmati all'unico capace di scendere fino a noi per liberarci con la sua vittoria sulla morte. No, se stiamo ancora mormorando ed esigendo che Dio cambi eventi, persone e perfino noi stessi, significa che non abbiamo creduto al "segno di Giona profeta". Troppo ingannati dalla sapienza mondana, troppo preoccupati della giustizia carnale per accogliere, umilmente, la chiamata a "conversione" che l'unico "segno" che ci viene dato ogni giorno ci annuncia. Siamo ancora figli di "questa generazione, perversa e adultera". Per-vertiamo lo sguardo del cuore "volgendolo in un altro verso", opposto a quello di Dio; per questo abbiamo tradito il nostro Sposo, cercando affetto, stima, considerazione e vita negli amanti con i quali ci siamo pervertiti. Abbiamo creduto all'annuncio del demonio, identico a quello fatto ad Eva, e ci siamo concessi agli idoli di questo mondo. Come potremmo credere, se la carne ha desideri contrari a quelli dello Spirito? Se il "segno" che chiediamo è un idolo fabbricato dal nostro cuore malato? Per questo tentiamo Dio, rifiutando il "segno" che ci offre nella storia, in ragione delle nostre concupiscenze. Eh sì, perché chiedere che tua moglie o tuo marito cambi è una perversione; chiedere che gli eventi vadano secondo i nostri schemi è adulterio. E' "pensare secondo gli uomini", tipico di satana, il nemico della Croce. E' chiedere un "segno" eugenetico, che spiani la strada ad una vita senza problemi, senza sofferenze, senza croce. Il paradiso messianico qui e ora, e fuori dalla nostre esistenze tutti gli embrioni fallati, gli usurpatori, colleghi, parenti, il nostro stesso carattere.... Infatuati dei doni che abbiamo ricevuto, senza accorgercene, ci siamo fatti dio e tutto deve servire alla nostra maestà. Siamo diventati incapaci di godere, con semplicità, dei doni che ogni giorno il Signore ci fa, incartandoli con la ruvida carta della Croce. "Con-vertiamoci" allora, oggi, ora! "Volgiamo di nuovo lo sguardo a Colui che abbiamo trafitto", e rigettiamo sinceramente l'opera del demonio nella nostra vita.

Oggi è il momento favorevole! Guardiamoci intorno, nella Chiesa, nella nostra comunità: vedremo "alzati", ovvero "risorti" in una vita nuova gli "abitanti di Ninive", i peccatori incalliti che si sono convertiti al "kerygma" (secondo l'originale greco tradotto con "predicazione"); vedremo "levarsi", ovvero "risorgere" dalla sapienza carnale e dalla gloria vana del mondo, la "Regina del sud", i tanti "venuti dall'estremità della terra ad ascoltare la sapienza di Salomone" che gli ha annunciato l'amore celeste. Non li vedi? Guarda che sono in piedi e ti stanno "giudicando", insieme a "questa generazione" che ha rinnegato Dio. Ma è un giudizio riservato al tuo e al mio uomo vecchio, affinché sia annegato nelle viscere della misericordia di Dio. Abbiamo ancora una possibilità... Nella Chiesa ci sono donati tanti fratelli che si stanno realmente convertendo... Quanti di loro erano schiavi di alcool e droga, ma hanno creduto alla predicazione e sono risuscitati e ora sono mariti e mogli che perdono la vita l'uno per l'altro, capaci cioè di soffrire; quanti di loro avevano gettato la loro vita inseguendo il prestigio e il potere, ingannati dalle ideologie e dalla cultura del mondo, ma si sono incamminati per ascoltare la sapienza di Cristo, e ora regnano con Lui sulla Croce, padri e madri felici, occupando l'ultimo posto dove l'amore di Dio ricolma di senso la loro vita... Non finiremmo mai di guardare e contemplare l'opera che il "segno di Giona" compiuto in Cristo ha operato in loro. Ebbene oggi il Signore ci invita a lasciarci giudicare dai nostri fratelli, dalla Chiesa nella quale Cristo continua a scendere "nel ventre della terra per tre giorni". In essa, la pazienza piena di misericordia di Dio aspetta e accompagna la conversione di ciascuno di noi, per farci risorgere con Lui come nuove creature. Il "segno" per convertirci è, dunque, già accanto a noi; ma non solo: è in noi, nella nostra storia. E' la croce che anche oggi ci accompagna, come il "ventre della balena" dove sperimentiamo la solitudine, i nostri limiti, i nostri dolori, le nostre angosce, il frutto dei nostri peccati. Accettiamolo, smettiamo di tentare Dio perché ci dia "un segno" che tolga "l'unico segno" che ci può salvare. Convertiamoci, cioè riconosciamo umilmente di essere precipitati nel "cuore della terra", nella polvere da cui siamo stati tratti e alla quale siamo tornanti a causa degli "adulteri e delle perversioni". Anche oggi vi scenderà Cristo per prenderci con amore sulle sue spalle e riportarci in vita. Il segno che ci è offerto per salvarci è proprio ciò che stiamo disprezzando, contro cui stiamo lottando; la spina conficcata nella carne di oggi è la nostra salvezza, il "segno" che il Padre ci ama e non ci ha lasciato nella morte, al punto che proprio lì, dove più acuto è il dolore, è crocifisso suo Figlio. E questo significa che proprio la nostra vita è "il segno", l'unico, che ci è dato per convertirci; non ve ne sono altri, come non vi saranno altre vite, altri giorni, ma solo la croce di oggi, primo e ultimo giorno della nostra vita. Ascoltiamo la predicazione e piangiamo i nostri peccati, come Pietro; perché credere al "segno" significa avere il cuore dei niniviti, che "aspettavano la giusta collera di Dio, ma non smettevano di sperare nella sua sconfinata misericordia. Erano convinti che Dio è di grande misericordia, e spande il suo amore e la sua misericordia su chi si converte" (S.Efrem). Abbandoniamo le false sicurezze con cui ci siamo illusi di regnare, e camminiamo con la Chiesa seguendo le orme di Cristo Crocifisso. Ci porterà nel deserto, non temiamo, perché proprio in esso lo Sposo viene a parlarci, per farci di nuovo sua sposa, nella fedeltà e nell'amore, compimento di ogni autentica conversione.

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