mercoledì 26 luglio 2017

Mercoledì della XVI settimana del Tempo Ordinario. Commento al Vangelo.



Il Vangelo di oggi ci ricorda le Parole che Dio rivolse al suo Popolo in procinto di entrare nella Terra Promessa: "se non vi farete idoli... la terra darà i suoi prodotti... perché io sono il Signore vostro Dio che vi ha fatto uscire dall'Egitto, ha spezzato il giogo e vi ha fatto camminare a testa alta... ma se non ascolterete... seminerete invano il vostro seme e se lo mangeranno i vostri nemici... sconterete le vostre colpe nel paese dei vostri nemici.. il vostro cuore non circonciso si umilierà e allora mi ricorderò dell'Alleanza" (Lev. 26). La Parabola del Seminatore ci annuncia che Dio non ha rotto l'Alleanza con noi, idolatri per aver indurito il cuore alla sua voce ascoltando la parola velenosa del maligno. Nella semina della Parola che è l'evangelizzazione della Chiesa, Cristo viene a cercarci nella terra del nostro esilio, infeconda perché seminata con la menzogna satanica dell'idolatria. Anche oggi il Signore visita la terra che, attraverso la storia di umiliazioni e fallimenti, ha preparato perché accolga l'annuncio del Vangelo. Anche oggi esce il Seminatore e al suo passaggio stilla l'abbondanza di frutti: la predicazione infatti ci annuncia Cristo, il seme gettato sulla strada, tra sassi e spine. Accolto con entusiasmo e, nel volgere di pochi giorni, gettato fuori dalla città carico della Croce, cinta la testa da una corona di spine, tra insulti e sputi lanciati come pietre al suo passaggio, il Seminatore si è inoltrato sulla strada preparata dai nostri peccati per seminarvi la sua vittoria. E l'Agnello si è lasciato immolare sul Golgota, trasformato in un giardino dal suo corpo in esso sepolto, la terra buona che, nella sua risurrezione, ha dato il frutto della nostra salvezza. Per mezzo dei sacramenti Gesù attraversa la morte della nostra terra infeconda per estirpare con il perdono il seme dell'idolatria e deporvi quello della vita nuova nell'obbedienza. Allora coraggio, siamo il frutto del suo amore più forte del peccato e della morte. Per questo in Lui possiamo dare il frutto abbondante della fede seminata dalla sua Parola, opere che testimoniano la vita eterna in noi, che ci fa camminare a testa alta e discernere in ogni evento l'occasione per donare a tutti, secondo le loro necessità, il trenta, il sessanta, il cento del suo amore.

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