venerdì 30 dicembre 2016

31 dicembre 2016. Commento al Vangelo



Impara, perché per questo Cristo è nella carne:
perché bisognava che questa nostra carne maledetta fosse santificata;
debole fosse fortificata;
lontana fosse riconciliata con Dio;
caduta dal Paradiso fosse fatta risalire in Cielo.

San Basilio


***

Dal Vangelo secondo Giovanni, 1,1-18
In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. 
Egli era in principio presso Dio: 
tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. 
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 
la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta. 
Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. 
Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. 
Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. 
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. 
Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. 
Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto. 
A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 
i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. 
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. 
Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me». 
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. 
Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. 
Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato. 
***

Oggi, ultimo giorno dell'anno, nel quale si è soliti fare un bilancio di ciò che è trascorso e si è vissuto, scopriremo di aver detto tante, troppe parole senza essere stati capaci di dar loro carne e vita. Sì, tante volte non siamo riusciti a compiere quello che il nostro cuore avrebbe voluto... Ma proprio su questa soglia che ci introduce in un anno nuovo, la Chiesa ci proclama di nuovo la Parola che ci ha creato e salvato. Che sapienza, e che misericordia! La Parola predicata è pronta a incarnarsi di nuovo nella nostra debolezza. Essa viene a cercare le nostre parole sussurrate, gridate, pregate, a volte macchiate sino a farsi imprecazione. Viene per purificarle, perché Dio non si scandalizza delle parole che gettiamo alla rinfusa nei giorni, seminando nelle relazioni illusioni e frustrazioni, ferite e dolore, gioia e speranza. Sì, Dio viene di nuovo a far bella la nostra vita nell’amore, perché l’Incarnazione esaltata nel Prologo del Vangelo di Giovanni canta la “Sapienza della Croce” piantata nella storia. E’ sulla Croce, infatti, che Gesù doveva portare la nostra carne per salvarla rivelandoci il Padre che sconfessa quello che ci ha generati nella menzogna e nel peccato. Stendendo le braccia per accogliere nel perdono ogni uomo, la Parola spiega chi sia il Padre disegnandone l'immagine con ogni goccia di sangue versata gratuitamente. Per questo sulla Croce è stato un nuovo “principio”, la prima Parola della nuova creazione. Finalmente la “Gloria”, ovvero la presenza amorevole di Dio, si è fatta carne nelle membra doloranti del Signore che portavano il peccato dell'umanità. Su di essa anche per noi può inaugurarsi una vita nuova.

Basta lasciare che Dio inchiodi il nostro uomo vecchio e "il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli", per farci rinascere figli di Dio a sua immagine e somiglianza, “non per volere umano”, ma per la sua elezione gratuita. Infatti, nessuna “carne o sangue” ferita dal peccato può capire e tanto meno accettare la Croce. Dio sa che, senza la Parola fatta carne nella propria vita, nessuno può compiere la Legge consegnataci attraverso Mosè. Per questo nella Chiesa, di nuovo si compie il mistero dell’Incarnazione, gratuitamente, perché nel suo grembo materno siamo da Lui “generati come figli”. La “luce” che ha vinto le tenebre del peccato, infatti, risplende su di noi quando la Parola che la Chiesa ci predica “si fa carne” nei sacramenti e nel Popolo Santo di Dio, “per abitare in mezzo a noi”. Coraggio allora, perché anche quest'anno, con Cristo, "Dio ha dato vita anche a noi, che eravamo morti" molte volte "per i nostri peccati e per l'incirconcisione della nostra carne, perdonandoci tutti i peccati".  Guardiamo oggi ad ogni momento dell'anno che abbiamo vissuto, e scopriremo che Gesù, "avendo privato della loro forza i Principati e le Potestà ne ha fatto pubblico spettacolo dietro al corteo trionfale di Cristo". Ecco, quest'anno è stato proprio il corteo del trionfo della Parola fatta carne su ogni peccato compiuto nella nostra carne: Gesù infatti, ha tolto al demonio il potere di ingannarci, distruggerci e gettarci nella disperazione, perché, come accadeva ai nemici che gli imperatori e gli ufficiali romani avevano sconfitto durante i cortei con cui entravano vittoriosi a Roma, fa oggi dinanzi a noi, alla nostra famiglia, alla Chiesa e al mondo, "pubblico spettacolo" di ogni nostro peccato, dei tradimenti, delle menzogne, delle concupiscenze. Stasera, mentre canteremo il Te Deum, potremo davvero benedire, lodare, ringraziare il Signore perché ci ha perdonato infinite volte, facendo di ogni nostro peccato il segno della vittoria del suo amore. L'anno trascorso è stato un mosaico meraviglioso dove ogni pezzo d'amore mancante a causa dei nostri peccati è stato deposto nel momento e nel posto giusto dall'amore che ha vinto il peccato. Una sinfonia meravigliosa composta dalle note di ogni secondo, e oggi è come il suo gran finale, nel quale i diversi temi musicali si riassumono in un crescendo che mette i brividi: Santo, Santo, Santo sei stato con me Signore, sempre! Non manca nulla, perché su tutto è scesa la misericordia rigeneratrice di Dio! In ogni istante si è fatta carne la Parola che ha dato vita ad ogni nostro secondo. Anche se non ce ne siamo accorti...  No, non dobbiamo buttare nulla, anzi! Anche i momenti che vorremmo cancellare sono preziosi, perché proprio essi segnano le vittorie più belle del Signore. Ripensiamo allora a quello che, di quest'anno, vorremmo dimenticare e buttare dalla finestra. E chiediamo a Dio la "luce" per vederli risplendere nella "grazia" e nella "verità" della Parola che proprio allora ci ha ricreati facendosi carne nella nostra debolezza. I momenti dove essa si rivela distruggendo l'ipocrisia sono quelli più preziosi, nei quali finalmente possiamo smettere di illuderci di non avere bisogno di Lui. Proprio quando scopriamo di essere nulla, infatti, “dalla sua pienezza tutti abbiamo ricevuto, stiamo ricevendo e riceveremo grazia su grazia” per entrare nella storia che Dio ha preparato per noi. 

We are still choosing evil...




La fallimentare strategia politica del male minore

di Stefano Fontana.
Quello del male minore è il solito argomento che i politici, soprattutto i politici cattolici, tirano in ballo per giustificare il loro voto a leggi ingiuste. Se non avessimo fatto così sarebbe passata una legge peggiore. Con la nostra trattativa abbiamo evitato il peggio.
È accaduto così anche per il voto in Senato sul disegno di legge Cirinnà. I deputati cattolici che lo hanno votato dicono che, grazie a loro, dal testo di legge è stata stralciata l’adozione per i minori: il male minore per evitare il male peggiore.
Succede anche che siano gli stessi politici cattolici a presentare una mozione contraria ai principi non negoziabili, per esempio sul fine vita, per evitare in anticipo che altri gruppi ne propongano altre di peggiori. In questo caso si tratterebbe di un male minore preventivo.
Questa teoria del male minore in politica, però, non tiene per nulla. Prima di tutto per un motivo che appartiene da sempre alla morale naturale (si pensi a Socrate) e alla morale cattolica in particolare: non si può fare il bene attraverso il male.
Ma non tiene anche per altri motivi. Ci sono ambiti in cui il male è assoluto, nei quali non si può parlare di male minore. Nell’abito dell’assolutezza non c’è il più o il meno. Se invece di uccidere tre persone innocenti ne uccido due non faccio un male minore, il male commesso rimane assoluto.
Una legge sulla fecondazione eterologa che ammettesse la produzione fino a tre embrioni sarebbe inaccettabile così come una legge che ne prevedesse dieci o che non ponesse limiti alla loro produzione. Sacrificare un solo embrione o alla distruzione o alla crioconservazione è assolutamente sbagliato così come sacrificarne cento. È assurdo pensare di mettersi la coscienza a posto perché, in una trattativa sul numero degli embrioni prodotti e distrutti siamo riusciti ad abbassare la soglia del danno. Il danno rimane assolutamente intollerabile.
C’è poi un altro motivo. Il cosiddetto male minore è destinato ad essere scavalcato in seguito e diventare male maggiore. Un Senatore è contento perché, votando la Cirinnà ha evitato l’adozione alle coppie gay. Domani, però, il governo presenterà una legge di revisione della legge sulle adozioni che contemplerà l’adozione gay. Questa legge potrà avere una estensione larga oppure limitata. Per la teoria del male minore, quel Senatore contratterà perché sia approvata nella forma limitata, per evitare il male maggiore di una sua approvazione nella forma estesa. Ecco che per scegliere il male minore, approverà quello che nella precedente fase aveva cercato di evitare in quanto considerato male maggiore, ossia l’adozione gay.
La stessa cosa si riproporrebbe quando il governo dovesse proporre una legge per l’utero in affitto: davanti ad una legge molto permissiva che liberalizzi questa ignobile pratica senza restrizioni ci sarà sempre la possibilità di tendere al male minore trattando per una legge più restrittiva. Ecco quindi che il nostro Senatore voterà a favore di una legge che, quando aveva votato per la Cirinnà, era arcisicuro di voler evitare assolutamente.
Il politico che ragiona in termini di male minore finisce per accettare tutto, solo un po’ alla volta. Siccome però di questo abbiamo avuto molte esperienze, chi ci crede ancora non è in buona fede.
Fonte: Vita Nuova Trieste

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Il “male minore” porta Male (1° parte: Male minore, nuovo nome della barbarie?)


L’argomento del “male minore” è un argomento che puntualmente salta fuori quando vi sono da prendere determinate decisioni politiche o legislative. I favorevoli al “male minore” si pongono sulla linea del “cedere per non perdere”, sulla necessità di “limitare i danni”. Chi sposa questa prospettiva afferma che è doveroso scegliere un “male minore” se questo può servire a evitare un “male maggiore”.

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Il “male minore” porta Male (3° parte: fecondazione extracorporea)

3) MALE MINORE e FECONDAZIONE EXTRACORPOREA
Un’altra legge iniqua nata grazie al contributo decisivo dei cattolici e dal compromesso con il male, dalla scelta cioè non del bene, ma del “male minore”, è la legge 40 sulla “Procreazione medicalmente assistita” (Pma), approvata dal Parlamento italiano il 19 febbraio 2004. Continua a leggere

Adulteri in provetta

Fecondazione assistita

di Tommaso Scandroglio

Fecondare una donna per sbaglio? Anche l’adultero più incallito non riuscirebbe ad accampare una simile scusa con la moglie che ha ormai scoperto tutto. Eppure la tecnologia può portare a simili errori ed orrori.
E’ accaduto in Olanda, terra dove fioriscono tulipani, aborti, omicidi in corsia, ogni tipo di droga e provette con dentro bambini fecondati artificialmente. Nel centro per fertilità dell’University Medical Center di Utrecht qualcosa non è andato per il verso giusto. Tra aprile del 2015 e novembre del 2016 ben 26 donne hanno messo alla luce oppure stanno attualmente portando in grembo un bambino che non è figlio del marito o partner che aveva dato lo sperma. Altri embrioni crioconservati sono frutto di questa imperdonabile svista. In breve c’è stata un po’ di confusione, anzi molta, con le provette contenenti il seme maschile. Sostanzialmente si  è trattato di un’eterologa involontaria. Cose che capitano quando a posto del talamo si preferisce concepire in laboratorio.
I paladini della Fivet si difenderanno dicendo che tutto sommato questo errore è simile a quello che avveniva e ancor oggi avviene, seppur assai più raramente, quando c’è uno scambio in culla. Ma le situazioni sono diametralmente diverse. In primo luogo il bambino scambiato in culla è geneticamente figlio di entrambi i soggetti componenti un’altra coppia. Se l’errore viene scoperto in tempi brevi oggi è possibile, con il test del Dna, risalire ai veri genitori e quindi rimettere tutto a posto. Nel caso olandese invece il bambino è geneticamente figlio per metà della donna e per l’altra metà di un perfetto sconosciuto. Il bambino quindi è destinato a crescere almeno con un genitore non biologico (scriviamo “almeno” perché potrebbe per ipotesi essere dato in adozione). In secondo luogo il numero elevatissimo di concepimenti erronei in un lasso di tempo così ristretto fornisce la prova che le stesse tecniche di fecondazione artificiale per loro natura sono più esposte a simili sviste rispetto al parto naturale. Ventisei è il numero reso pubblico, ma è lecito pensare che molti altri figli di concepimenti sbagliati ora vivono in chissà quante case, ignari che quello che chiamano papà non è loro padre (così dicasi anche per la madre, dato che nulla esclude che l’errore potrebbe riguardare anche lo scambio di ovociti). 
Ora è un bel pasticcio. C’è chi, ancora gravida, opterà per l’aborto, altre coppie si terranno questo figlio biologicamente a metà, altre, che non sono riuscite ad avere il figlio in provetta con il seme sbagliato, magari chiederanno indietro il bambino alla donna che lo ha partorito dato che perlomeno ha il Dna del padre. La tentazione, come quando c’è un prodotto fallato in commercio, è di ritirare dagli scaffali questo figlio “sbagliato”, con l’aborto, l’adozione oppure, a motivo delle tentazioni pedoeutanasiche degli olandesi, sopprimendolo in culla. 
La vicenda olandese poi fornisce un caso esemplare di adulterio 2.0. Leggenda metropolitana vuole che il 10% dei figli sia prole della moglie ma non del marito. Anche lì se vogliamo potremmo parlare di scambio di seme per errore. Ma in fondo la donna guardando negli occhi suo figlio sa come stanno veramente le cose. Il caso olandese invece disegna un adulterio sui generis: niente sesso, niente passione, niente affetti né piacere, solo un asettico concepimento con uno sconosciuto (è proprio dell’eterologa)  e pure a tua insaputa. E se non scoppia il caso mediatico, la donna guardando negli occhi il figlio non sospetterà mai nulla. Solo quella carnagione così scura ogni tanto la turberà un poco. Il marito è infatti svedese.
Lanuovabq

30 dicembre 2016. La famiglia, quella vera. Solamente.


Qui tutto ha una voce, tutto ha un significato. 
Qui, a questa scuola, certo comprendiamo 
perché dobbiamo tenere una disciplina spirituale, 
se vogliamo seguire la dottrina del vangelo 
e diventare discepoli del Cristo. 
Oh! come volentieri vorremmo ritornare fanciulli 
e metterci a questa umile e sublime scuola di Nazaret! 
Quanto ardentemente desidereremmo di ricominciare, 
vicino a Maria, ad apprendere la vera scienza della vita 
e la superiore sapienza delle verità divine!

Paolo VI 

giovedì 29 dicembre 2016

Festa della famiglia. Quale?

Sacra Famiglia

di Angelo Busetto

La festa della Santa Famiglia di Nazaret quest'anno si sfila quasi dal calendario, non trovando una domenica in cui collocarsi tra Natale e Capodanno, e finisce in un magro venerdì. Quello che accade incidentalmente nel calendario liturgico sembra un riflesso dello smarrimento del senso della famiglia che serpeggia nella società. Quando gruppetti di donne singole si radunano nel bar sottocasa, o più frequentemente vi stazionano giovanotti attempati, si diffonde una sensazione di solitudine, come nei racconti dell'Ottocento con le vicende dei ragazzi senza famiglia. Donne sole e padri separati, bambini alloggiati con la mamma in casa dei nonni, coppie deboli e labili con frequente cambio di partner, così da non lasciare il  tempo di memorizzarne i nomi, creano disorientamento e dissesto. Sarebbe semplice risolvere il problema di un letto in cui dormire e del piatto caldo, se i due fratelli si frequentassero o tornassero ad abitare con i genitori 'fastidiosi'. Sarebbe semplice gustare la bellezza della casa se papà e mamma si parlassero senza litigare.
In questo frangente, la famiglia di Nazaret rimane piantata in tutti i presepi delle Chiese e delle case, per riapparire puntualmente nel calendario festivo dei prossimi sei anni. Soprattutto, la famiglia di Nazaret riemerge nelle famiglie con papà e mamma e figli che continuano ad abitare le case, ad attraversare le piazze e a battezzare i bambini. Riemerge tra le onde della nostra società, nelle esperienze di accoglienza e di misericordia che illuminano il volto delle comunità cristiane. Siamo pervasi da una grande nostalgia di famiglia: gli anni e i giorni ci sono dati per farci toccare con le nostre mani e vedere con i nostri occhi la bellezza dell'amore.
Ne ha voluto fare esperienza lo stesso Figlio di Dio, nato da donna e cresciuto come figlio di Giuseppe. Che cos'ha di straordinario la famiglia di Nazaret? Che cos’ha di straordinario una famiglia cristiana? Gesù presente nella quotidianità dei giorni! Moglie, marito e figli non sono soli: Cristo abita la casa, riconosciuto e accolto anche nell’esperienza del limite. C’è da augurare alle famiglie di vivere di questo Amore, ricevuto nel giorno del matrimonio e continuamente domandato come grazia che riaccade.

Nei giorni di insufficienza e di fatica, si chiede perdono a Dio e si ricomincia con il suo aiuto. Stare di fronte alle circostanze affidandosi a Cristo, fa insorgere la letizia dal profondo del cuore. Niente diventa obiezione all'unione sacramentale, nemmeno i peccati, poiché l'Amore vive per sempre! Chi divorzia perde tantissimo, anzi, perde tutto. In casi estremi il divorzio o almeno la separazione sembrano essere l'unica soluzione, ma i miracoli accadono anche nelle famiglie.
La famiglia è l'esperienza più straordinaria di un amore non più  basato sul sentimentalismo, ma su un Amore più  grande, che è quello della Trinità. La Sacra Famiglia ha di speciale che è la prima famiglia cristiana, quella che incessantemente si costituisce ad immagine della Trinità.
Il Natale contribuisce a rendere più evidente la bellezza della famiglia. Venendo a nascere in una famiglia, il Figlio Gesù ha tradotto in termini umani l'abisso dell'amore infinito di Dio Padre e dello Spirito Santo. E' un raggio che torna a illuminare, una corrente che continua a scorrere nei campi riarsi delle nostre contrade. Lungo il percorso della storia, l'umanità è risorta mille volte dalla tragedia della disperazione e del nulla, per una potenza di grazia. La famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe apre un percorso di compagnia e di redenzione per ogni bimbo e per ogni padre e madre, per ogni uomo e ogni donna, bisognosi di respirare l'aria bella e pulita dell’amore ricevuto e donato.

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Famiglia, speranza per il mondo
di Margherita Garrone

Chi si accorgerà quest’anno della festa della Sacra Famiglia? Abituati a celebrarla la prima domenica dopo il S. Natale, quest’anno non la troviamo più in molti calendari. Tutti d’accordo? il nuovo governo si è dimenticato di dare l’incarico per la famiglia; il Pontificio Consiglio per la Famiglia, tanto importante per S. Giovanni Paolo II, ora non lo si riconosce più, confuso com’è da tanti altri Consigli accorpati.
Forse perché è diventato difficile parlare ancora di Famiglia al singolare e senza ulteriore qualifica. Ma la festa di oggi, 30 dicembre, si riferisce alla Sacra Famiglia. Anche questa può ancora sempre dare tanto fastidio? Come ai tempi di Marx, la Sacra Famiglia di Nazareth è il nemico da annientare? Eppure, oggi come ieri e come sempre, l’Incarnazione passa attraverso la S. Famiglia di Nazareth!
“Con l'Incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo”, ciò è avvenuto proprio “a cominciare dalla famiglia”. “Il Figlio Unigenito, Dio da Dio, Luce da Luce, è entrato nella storia degli uomini attraverso la famiglia”. “Il mistero divino dell’incarnazione”, “la Via della Chiesa” (Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie, 2). Era il 1994, anno internazionale della famiglia indetto dall’ONU, accolto dalla Chiesa con uno slancio apostolico esemplare poiché da Cristo è stata inviata a tutte le nazioni.
Quando poi si dice, a torto, che la Chiesa nei documenti precedenti la “Amoris laetitia” negava la “misericordia” verso le famiglie in difficoltà per mantenere una certa rigidità formale nel rispetto della “norma”, invito a rileggere la “Lettera alle famiglie”, paragrafo 3, dove Giovanni Paolo II scrive (citando la “Familiaris Consortio” del 1981:
“In questo testo si affronta una vasta e complessa esperienza che riguarda la famiglia, la quale, tra popoli e Paesi diversi, rimane sempre e dappertutto « la via della Chiesa ». In certo senso lo diventa ancora di più proprio là dove la famiglia soffre crisi interne, o è sottoposta ad influenze culturali, sociali ed economiche dannose, che ne minano l'interiore compattezza, quando non ne ostacolano lo stesso formarsi”.
E ancora al n. 5: “Possano tutte (le famiglie) sentirsi abbracciate dall'amore e dalla sollecitudine dei fratelli e delle sorelle! La preghiera, nell'Anno della Famiglia, costituisca anzitutto un'incoraggiante testimonianza da parte delle famiglie che realizzano nella comunione domestica la loro vocazione di vita umana e cristiana. Sono tante in ogni Nazione, diocesi e parrocchia! Si può ragionevolmente pensare che esse costituiscano « la regola », pur tenendo conto delle non poche « situazioni irregolari ». E l'esperienza dimostra quanto sia rilevante il ruolo di una famiglia coerente con la norma morale, perché l'uomo, che in essa nasce e si forma, intraprenda senza incertezze la strada del bene, inscritta pur sempre nel suo cuore. Alla disgregazione delle famiglie sembrano purtroppo puntare ai nostri giorni vari programmi sostenuti da mezzi molto potenti. A volte sembra proprio che si cerchi in ogni modo di presentare come « regolari » ed attraenti, conferendo loro esterne apparenze di fascino, situazioni che di fatto sono « irregolari ». Esse infatti contraddicono « la verità e l'amore » che devono ispirare e guidare il reciproco rapporto tra uomini e donne e, pertanto, sono causa di tensioni e divisioni nelle famiglie, con gravi conseguenze specialmente sui figli”. 
La Sacra Famiglia: un padre, una madre, un figlio.
Padre veramente padre? Sposo veramente sposo? Madre e vergine?
Quanto grande ed esemplare e totalmente vissuta nel dono incondizionato di sé sia l’Amore in questa famiglia, se non ci fermiamo un momento e alziamo gli occhi all’opera dello Spirito Santo non riusciamo a vederlo. Le parole del Vangelo di Matteo (1, 24ss): “Giuseppe prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù”, dichiarano la paternità di Giuseppe.
Padre Giuseppe? Sì, ne fa fede la genealogia di Matteo dove, dopo aver qualificato Giuseppe discendente di Davide, aggiunge “lo sposo di Maria, dalla quale fu generato Gesù” (Mt 1, 16). Il Cristo inserito nella discendenza di Davide: “Figlio di Davide”, come lo dichiarano a Gesù i farisei (Mt 22,41); è l’adempimento della promessa fatta ai Padri, e nello stesso tempo “concepito per opera dello Spirito Santo”, unico Figlio di Dio.
“Lo chiamerai Gesù” (Mt 1,21). È compito del padre conferire il nome e presentare il primogenito al Tempio in ricordo dell’Esodo. Giuseppe, lo sposo di Maria. Un onore così grande, il giusto Giuseppe non lo avrebbe mai chiesto; aspirava ad un giusto amore con la sua sposa, un amore umano. Ma lo Spirito Santo gli consegnò l’amore coniugale più perfetto, superando la stessa corporeità, e “proprio il matrimonio tra Giuseppe e Maria realizza in piena libertà il dono sponsale di sé” (RC 7).
Come nel ’94, anche oggi riponiamo ogni speranza per il mondo nella famiglia: luogo del dono incondizionato di sé e dell’accoglienza della vita. E con Giovanni Paolo II preghiamo in questa santa Festa della Famiglia di Nazareth:
“Dio, dal quale proviene ogni paternità in cielo e in terra,
Padre, che sei amore e vita,
fa’ che ogni famiglia umana sulla terra diventi,
mediante il tuo figlio, Gesù Cristo, "nato da donna",
e mediante lo Spirito Santo, sorgente di divina carità,
un vero santuario della vita e dell’amore
per le generazioni che sempre si rinnovano. 
Fa’ che la tua grazia guidi i pensieri e le opere dei coniugi
verso il bene delle loro famiglie
e di tutte le famiglie del mondo. 
Fa’ che le giovani generazioni trovino nella famiglia un forte sostegno
per la loro umanità e la loro crescita nella verità e nell’amore.
Fa’ che l’amore, rafforzato dalla grazia del sacramento del matrimonio,
si dimostri più forte di ogni debolezza e di ogni crisi,
attraverso le quali, a volte, passano le nostre famiglie. 
Fa’, infine, te lo chiediamo per intercessione della sacra famiglia di Nazaret,
che la Chiesa in mezzo a tutte le nazioni della terra
possa compiere fruttuosamente la sua missione
nella famiglia e mediante la famiglia. 
Per Cristo nostro Signore,
che è la via, la verità e la vita
nei secoli dei secoli. Amen”.

Lanuovabq

La fede di Giuseppe...



...nella liturgia bizantina del tempo natalizio. 

(Manuel Nin) L’ufficiatura bizantina celebra san Giuseppe, lo sposo della Madre di Dio, la domenica precedente il Natale e in quella successiva. Diversi testi e la stessa icona della festa di Natale ne presentano la figura sotto diversi aspetti, ma in modo speciale come uomo della confessione di fede, che è quella della Chiesa.
Giuseppe è la figura umile e discreta in un angolo dell’icona, in atteggiamento pensieroso, quasi dubbioso di fronte ai due grandi misteri che lo sorpassano: la verginità di Maria e soprattutto la vera incarnazione del Verbo di Dio. E diventa modello di ognuno di noi che, guidati e ammaestrati dalla Chiesa, confessiamo la nostra fede, feriti tante volte dal dubbio, confermati dalla fiducia di Maria, figura a sua volta della Chiesa stessa. In molti testi di questi giorni prima e dopo il Natale, Maria diventa per Giuseppe e per ogni fedele, la guida, quasi la pedagoga che prende per mano e conduce alla fede. La figura di Giuseppe è presentata sempre come quella di un uomo aperto al mistero di Dio, e il suo dubbio e la sua professione di fede sono in rapporto alla vera incarnazione del Verbo di Dio: «Saliamo con la mente a Betlemme e con i pensieri dell’anima contempliamo la Vergine che si appresta a partorire nella grotta il Signore dell’universo e Dio nostro; Giuseppe, considerando la grandezza delle meraviglie di Dio, pensava di vedere un semplice uomo in questo bambino avvolto in fasce, ma dai fatti comprendeva che egli era il vero Dio, colui che elargisce alle anime nostre la grande misericordia».
Due testi ci richiamano alla festa dell’ingresso della Madre di Dio nel tempio: «Inneggiando alla Vergine che portava in seno il Verbo sempiterno, il giusto Giuseppe esclamava: Ti vedo divenuta tempio del Signore, perché tu porti colui che viene a salvare tutti i mortali e a rendere templi divini, nella sua misericordia, coloro che lo celebrano. Non affliggerti, Giuseppe, osservando il mio grembo: vedrai infatti colui che da me nascerà e ti rallegrerai, e come Dio lo adorerai».
Betlemme, il luogo della nascita di Cristo, diventa una chiesa, e la nascita stessa del Signore quasi una liturgia dove si congiungono in un’unica celebrazione la Natività di Cristo e la sua Pasqua. E di questa liturgia la mangiatoia è l’altare e allo stesso tempo la tomba di Cristo, e le fasce, chiamate «teofore», cioè “portatrici di Dio”, la testimonianza della sua risurrezione: «Su, Betlemme, prepara ciò che serve al parto; vieni Giuseppe a farti registrare con Maria; santissima è la mangiatoia, teofore le fasce: la vita, in esse avvolta, spezzerà le catene della morte, stringendo i mortali per renderli incorruttibili, o Cristo, Dio nostro».
Il dubbio di Giuseppe, che tante volte è quello dell’umanità intera, viene messo in primo piano, come nell’icona stessa: «Maria, che è questo fatto che io vedo in te? Non so che pensare nel mio stupore e la mia mente è sbigottita. In luogo di onore, mi hai portato vergogna; in luogo di letizia, tristezza; in luogo di lode, biasimo. Ti avevo ricevuta irreprensibile da parte dei sacerdoti, dal tempio del Signore: e ora cos’è ciò che vedo?». La risposta al dubbio di Giuseppe viene messa in bocca a Maria, cioè alla Chiesa: «Perché, vedendomi incinta, sei cupo e turbato, ignorando del tutto il tremendo mistero che mi riguarda? Deponi ormai ogni timore, e considera il prodigio: Dio, nella sua misericordia, discende sulla terra, nel mio grembo, e qui ha preso carne». 
La risposta di fede di Giuseppe, e quella di ogni cristiano, poggia sulle profezie veterotestamentarie: «Di’ a noi Giuseppe, come conduci incinta a Betlemme la Vergine che hai presa dal santo dei santi. Ci risponde: Io ho esaminato i profeti, e, ricevuto il responso da un angelo, sono persuaso che, in modo inesplicabile, Maria genererà Dio: per adorarlo verranno magi dall’oriente e gli renderanno culto con doni preziosi».
E lo stesso Giuseppe, testimone della vera nascita del Verbo di Dio incarnato, ne diventa annunciatore anche ai profeti che l’hanno preceduto: «Annuncia, Giuseppe, i prodigi al padre di Dio, Davide: tu hai visto la Vergine incinta, insieme ai magi hai adorato, con i pastori hai glorificato, da un angelo hai avuto la rivelazione. Sei divenuto pari in onore a tutti gli angeli, i profeti e i martiri, o beato, e vero consorte dei sapienti apostoli: con loro dunque, sempre ti proclamiamo beato e veneriamo, o Giuseppe, la tua sacra memoria». 
In un angolo dell’icona, nella discrezione, Giuseppe è anche potente intercessore: «La tua memoria invita alla letizia tutti i confini della terra, e li induce a lodare il Verbo che ti ha glorificato. Tu che stai con franchezza presso il Cristo, intercedi incessantemente per noi. Tu hai custodito la pura che custodiva integra la verginità, e dalla quale si è incarnato il Verbo Dio, conservandola vergine dopo la sua nascita ineffabile: insieme a lei, o teoforo Giuseppe, ricordati di noi».

L'Osservatore Romano

Pornografia di Stato




 da Lorenza Perfori
Traduzione di Silvio Brachetta. Pubblichiamo una nostra traduzione in italiano, oltre al testo originale francese, della lettera di François Billot de Lochner che era stata censurata dal sistema di Internet e che riguarda l’esondazione di pornografia di Stato in Francia.
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di François Billot de Lochner
Presidente di “Fondation de Service politique”, “Liberté politique” e “France Audace”
La nostra lettera settimanale è stata censurata dal sistema Internet: abbiamo rimosso il titolo originario sulle e-mail per essere sicuri che sarebbero arrivate al destinatario. Ecco dunque la lettera, nella versione integrale, tale e quale l’abbiamo inviata il 2 dicembre scorso. Chiediamo scusa per questo doppio invio, che aveva lo scopo d’aggirare la censura, a quanti l’avessero ricevuta due volte.
I pornosaccenti, che impongono le loro usanze traviate a tutto il mondo, si sono adesso scatenati come non mai. Abbiamo avuto il triste privilegio di osservare, in ogni strada di Francia e di Navarra, l’infame affissione di manifesti a contenuto osceno, organizzata dal Ministero della Salute. La strada: utile strumento della perversione per tutti.
Oggi abbiamo la possibilità di vedere in famiglia Sausage party, volgare film per dodicenni e oltre, così da avviare i nostri bambini alle pratiche più vergognose. Il cinema: utile strumento d’educazione a ogni vizio per tutti. E domani avremo la possibilità di dilettarci con le foto di nudo integrale, impegnati in tutte le devianze possibili. Queste foto, realizzate dall’associazione omosessualista Aides, saranno pubblicate a pagina intera su molti giornali. È la grande stampa sul tavolo del soggiorno, per l’educazione dei genitori e dei figli alla depravazione totale. Porcherie per tutti, insomma, per strada, al cinema, nelle proprie case. O meglio: una vita dissoluta per tutti!
La pornografia è uno tsunami globale, che le autorità morali dovrebbero denunciare in ogni occasione opportuna e inopportuna [cf. San Paolo, 2Tim 4, 2, ndr]. Ma la denuncia, da parte di queste grandi autorità morali, Chiesa cattolica compresa, è carente nei modi opportuni e ancor più esigua in quelli inopportuni… E così, nel silenzio assordante di chi dovrebbe gridare di rabbia e agire con tutti i mezzi a disposizione contro questo flagello, l’umanità va alla deriva, nella confusione tra sessi, età e paesi diversi.
Quale sarà la prossima mossa? L’esaltazione della pedofilia? La zoofilia? Che altro? Suvvia, cercando bene, si troverà certamente qualcosa! Quando abbiamo il sesso al posto del cervello, questo dovrebbe aiutare a trovare idee sessualmente geniali. Il “mercato della pornografia” ha davanti a sé un avvenire radioso. I pornocrati e altri pornosofi possono già fregarsi le mani: prospettano un domani da favola. E tuttavia diffidano e temono un futuro in cui non canteranno più. Potrebbe, infatti, nascere una forte reazione contro questa loro dittatura mondiale.
La rivolta delle famiglie si è fortemente espressa contro le recenti e ignobili affissioni di materiale pornografico. Il film Sausage party, come pure le prossime infami pubblicazioni di Aides, hanno eccitato la rabbia popolare. Non dimentichiamo che il nuovo Codice di procedura penale, attraverso l’articolo 227-24, permette in teoria di reprimere con grande severità coloro che producono, distribuiscono o promuovono del materiale pornografico.
L’istanza di provvedimenti rapidi, che abbiamo presentato contro il Ministero della Salute, ha consentito la rimozione dei manifesti. Ora stiamo studiando la possibilità di un’azione contro quei giornali che sostengono la prossima orrenda campagna dell’Aides. Condurremo, con i mezzi che sono i nostri, questa lotta impari per la restaurazione della dignità umana, orrendamente mutilata dai pornocrati di ogni paese, uniti nel loro feroce desiderio di uccidere la bellezza umana, trasformandola in puro e triste oggetto sessuale.
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Testo originale:
Le temps des pornosalaucrates
du François Billot de Lochner
(Président de la Fondation de Service politique, de Liberté politique et de France Audace)
Notre lettre hebdomadaire ayant été censurée par le système Internet, nous avons retiré le titre de l’envoi pour qu’elle soit bien reçue par tous. Voici donc la lettre dans sa version intégrale, telle que nous l’avons envoyée le deux décembre. Nous prions ceux qui l’auraient reçue deux fois de nous excuser pour ce double envoi, dont le but est de détourner une censure avérée.
Les pornosalaucrates, qui imposent mondialement leurs infectes pratiques sexuelles, se déchaînent comme jamais.
Nous avons eu hier le triste privilège de pouvoir visionner dans toutes les rues de France et de Navarre l’infâme affichage de toutes les perversités, organisé par le ministère de la Santé: la rue, utile outil de perversion pour tous.
Nous avons aujourd’hui la possibilité de visionner en famille l’ignoble film Sausage party,pour les douze ans et plus, afin d’initier nos chers petits aux pratiques les plus honteuses: le cinéma, utile moyen d’éducation à tous les vices pour tous.
Nous allons avoir demain la possibilité de nous repaître de photos de nus intégraux se livrant à tous les dévoiements possibles. Ces photos, réalisées par la très homosexualiste association Aides, seront publiées en pleines pages dans de multiples journaux. La grande presse sur la table du salon familial, pour l’éducation des parents et enfants au dévoiement pour tous.
En bref, les cochonneries pour tous, dans la rue, au cinéma, dans les foyers: plus belle, la vie de débauche pour tous!
La pornographie est un tsunami mondial, que les autorités morales devraient dénoncer à temps et à contretemps. Du côté des grandes autorités morales, Eglise catholique comprise, peu de dénonciation à temps, et moins encore à contretemps… L’humanité dans son ensemble, tous âges, sexes et pays confondus, part sexuellement à la dérive, dans le silence assourdissant de ceux qui devraient hurler leur colère et agir avec tous les moyens dont ils disposent pour lutter contre ce fléau.
Que sera le coup d’après? L’exaltation de la pédophilie? La zoophilie? Quoi d’autre? Allons, cherchons bien, nous allons sûrement trouver! Quand on a un sexe à la place du cerveau, cela doit aider à inventer des idées sexuellement géniales.
Le «marché pornographique» a devant lui un avenir radieux. Les pornocrates et autres pornosophes peuvent se frotter les mains: ils vont connaître des lendemains enchanteurs. Qu’ils se méfient cependant des lendemains qui ne chantent plus: il pourrait y avoir un retour de bâton contre leur dictature mondiale. La révolte des familles s’est fortement exprimée contre les récentes affiches ignobles. Le film Sausage party peut accélérer le mouvement de colère. Les infâmes publications à venir d’Aides également. N’oublions pas aussi que le nouveau Code de procédure pénale, au travers de son article 227-24, permet en théorie de réprimer avec une grande sévérité ceux qui fabriquent, diffusent ou promeuvent les matériaux pornographiques.
L’action en référé que nous avons menée contre le ministère de la Santé a permis le retrait des affiches. Nous étudions actuellement la possibilité d’une action contre les journaux diffuseurs de la prochaine et épouvantable campagne d’Aides. Nous mènerons, avec les moyens qui sont les nôtres, ce combat inégal pour la restauration de la dignité humaine, affreusement mutilée par les pornocrates de tous les pays, unis dans leur volonté farouche de tuer la beauté de la personne, en la transformant en simple et glauque objet sexuel.
http://www.libertepolitique.com/Actualite/Editorial/Le-temps-des-pornosalaucrates