martedì 8 gennaio 2013

L'Agenda Ratzinger e le sue imitazioni




«Secondo una concezione ormai diffusa, l’impegno per la pace si riduce alla ricerca di compromessi che garantiscano la convivenza fra i Popoli, o fra i cittadini all’interno di una Nazione», ma «quando si cessa di riferirsi a una verità oggettiva e trascendente, come è possibile realizzare un autentico dialogo? In tal caso come si può evitare che la violenza, dichiarata o nascosta, diventi la regola ultima dei rapporti umani? In realtà, senza un’apertura trascendente, l’uomo cade facile preda del relativismo e gli riesce poi difficile agire secondo giustizia e impegnarsi per la pace».

Queste parole pronunciate ieri da Benedetto XVI al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, giudicano con chiarezza non solo quanto avviene a livello internazionale, ma anche ciò che sta avvenendo nel nostro paese in vista delle elezioni del prossimo 24 febbraio. Soprattutto ci aiutano a giudicare le polemiche tra politici cattolici dei diversi schieramenti sui princìpi non negoziabili.

L’«agenda Ratzinger» è chiara: data la premessa di cui sopra, la pace e il bene comune passano dalla «tutela dell’uomo e dei suoi diritti fondamentali». Ed ecco dunque i punti programmatici che ne scaturiscono: difesa della vita, famiglia, educazione e libertà religiosa.
Solo questo permette di costruire la casa comune sulla roccia; quando questi punti si mettono tra parentesi è invece come costruire sulla sabbia, al primo vento tutto viene giù.

Se questo criterio non è chiaro, se questi princìpi vengono considerati al pari di altri valori importanti finisce che vita e famiglia, ad esempio, diventano soltanto argomenti elettorali con cui raggranellare voti fra gli aderenti alle associazioni che di questi temi si occupano.

Un esempio eclatante ce lo dà il ministro Andrea Riccardi, grande artefice e sponsor di una aggregazione cattolica a sostegno di Mario Monti, che abbiamo visto il 10 dicembre intervenire alla consegna dei Premi per la vita in una manifestazione organizzata appunto dal Movimento per la Vita. E’ una presenza un po’ curiosa visto che nel curriculum vitae di Riccardi non si ricorda alcun impegno o presa di posizione importante a favore della vita (a parte la campagna per l’abrogazione della pena di morte), della famiglia o della libertà di educazione. Né si è mai udita una sua parola in questo periodo di governo su questi temi, pur avendo lui la delega per la famiglia. Non una parola ha speso a sostegno del quoziente familiare in tema di fisco; non un commento quando la mannaia dell’Imu si è abbattuta sulle scuole paritarie; non una piega quando il ministro Fornero ha proposto di introdurre l’ideologia di genere nelle scuole (quella stessa ideologia di genere che il Papa ha indicato poche settimane fa come il maggior pericolo oggi per la Chiesa); neanche un fiato quando il ministro Profumo ha detto pubblicamente che l’ora di religione cattolica a scuola va trasformata in corso sulla storia delle religioni; non una sola parola quando il Parlamento poche settimane fa ha legittimato l’incesto. E pensando al programma per le prossime elezioni ha sposato la linea Monti, ovvero non parliamo di princìpi non negoziabili perché ci dividono.

Certo, Riccardi non è il solo a pensarla così e non solo nel gruppone che sponsorizza Monti; dando per scontate le posizioni nel Pd (in fondo la famosa proposta dei Di.Co. per il riconoscimento delle coppie di fatto portava la firma della cattolica Rosy Bindi ), c’è da dire che anche nel Pdl le idee sono un po’ confuse se Silvio Berlusconi, dopo aver ripetuto un no secco nelle ultime settimane ai matrimoni gay, ieri si è improvvisamente mostrato aperto se non al matrimonio, almeno a un qualche riconoscimento delle unioni di fatto. Se non altro però Berlusconi non pretende di parlare a nome della Chiesa. Fatto sta che sia Monti sia Berlusconi su questi temi parlano di libertà di coscienza e di maggioranze che si “faranno” in Parlamento.

Come a dire che nella prossima legislatura sarà probabilmente ancora più dura per i princìpi non negoziabili. Ma questo non deve scoraggiare, anzi ci deve rendere ancora più consapevoli e decisi nel porre l’«Agenda Ratzinger» al centro della riflessione politica, perché questa è l’unica strada che ha il nostro paese – e non solo il nostro paese – per uscire dalla crisi. (R. Cascioli)
Fonte: La nuova bq

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Riporto l'articolo seguente da "Il Foglio" di oggi, 8 gennaio, a firma di Paolo Rodari.

Dopo l’endorsement il diluvio, non quello universale ma quasi. C’è maretta nel mondo cattolico dopo che l’Osservatore Romano prima, Avvenire poi – e due giorni fa sul Corriere della Sera il direttore Marco Tarquinio ha confermato che “Monti ha la stima della chiesa” – si erano schierati, con pochi se e pochi ma, per Mario Monti.
L’ultima notizia è che il Forum delle associazioni cattoliche di Todi, quelle che dovrebbero adoperarsi per mobilitare la base e portare i voti, hanno deciso di non invitare Monti dopodomani a Roma al raduno che avrebbe dovuto incoronarlo come loro re. Una decisione del tutto impensabile fino a pochi giorni fa.
Perché? Risponde Carlo Costalli, referente del Forum: “Siamo ancora in attesa di un suo pronunciamento sui valori ‘non negoziabili’, come anche sulla composizione delle liste. Se Monti verrà al raduno le porte saranno aperte, ci mancherebbe, ma a questo punto un invito non c’è”.
E col Forum, in attesa, è anche il cardinale Angelo Bagnasco, capo della Conferenza episcopale italiana, che ancora non riesce a trovare un contenitore politico in grado di offrire garanzie certe su questi valori, soprattutto dopo che Andrea Riccardi a Radio Anch’io ha affermato: “I valori sono importantissimi, ma non sono l’urgenza della nostra formazione”.
Dice Paolo Maria Floris, membro del Cammino Neocatecumenale e presente a Todi come presidente dell’associazione Identità cristiana: “Noi abbiamo chiesto che l’agenda Monti muti con garanzie precise sui valori. Questo ancora non è avvenuto. Monti ha detto che la priorità è l’economia. Ma per noi i valori sono il fondamento di tutto, anche dell’economia”. Quindi? “Quindi niente, restiamo in attesa e vediamo cosa succede”.
La situazione è ingarbugliata. Monti gode di un rapporto diretto con l’appartamento papale e ritiene che alla fine la base cattolica non avrà alternative: o lui o nessuno. Un’idea che sembra guadagnare concretezza dopo l’improvvisa apertura di ieri di Silvio Berlusconi circa la possibilità di modificare il codice civile per concedere diritti alle coppie omosessuali.
L’altroieri, poi, al ricevimento per l’ordinazione episcopale di don Georg Gänswein, segretario di Ratzinger e ora anche prefetto della Casa pontificia, a parte Gianni Letta non c’era nessun politico cattolico del Pdl invitato. In fila a stringergli la mano, dietro a Monti e al vicesegretario generale di Palazzo Chigi Federico Toniato, c’era sostanzialmente tutto il rassemblement di centro: Riccardi, Pier Ferdinando Casini, Lorenzo Cesa e Rocco Buttiglione. Una foto di gruppo che sembra dire molto, eppure – assicurano in Vaticano – “la chiesa vuole mantenersi equidistante e non appoggia nessuno”. Un’equidistanza che, dice Maurizio Gasparri, “mi hanno confermato alte gerarchie anche subito dopo l’endorsement dell’Osservatore”. Sembra sia stato principalmente Rino Fisichella, oggi capo della Nuova evangelizzazione ma fino a poco tempo fa cappellano di Montecitorio, a farsi sentire nei piani alti del palazzo apostolico e a consigliare, ascoltato, “più prudenza”. Di qui la sua uscita: “Nessun appoggio a Monti. I cattolici sono in tutti i partiti”.
Parole che hanno dato coraggio anche ad altri. Monsignor Domenico Mogavero, attuale commissario Cei per l’immigrazione: “E’ un clamoroso errore santificare il governo tecnico”. E ancora Domenico Sigalini, presidente della commissione Cei per il laicato e assistente generale dell’Azione cattolica: “I credenti non si riconoscono in un’unica leadership dunque non ha senso evocare l’epoca lontana dell’unità politica dei cattolici”.
Nelle scorse ore sorprendentemente Riccardi, che pure sostiene apertamente Monti, ha dichiarato di non volersi candidare: “Resto nella società civile”, ha detto. Non tanto un passo indietro il suo, quanto la volontà di non spendersi in prima persona. Mentre passi indietro concreti sono stati fatti da altri mondi cattolici di peso. Luigi Bobba, ex presidente della Acli, ha spiegato che la decisione di candidarsi con Monti del suo successore alla guida delle Acli, Andrea Olivero, è “a titolo personale”.
Le Acli, dice Bobba, stanno col Pd. Così Raffaele Bonanni, presente alla convention di Italia Futura ma poi per giorni silenzioso, fino a una lettera spedita al Corriere dove dice: “La Cisl difenderà le sue idee però ogni sindacalista, compreso il sottoscritto, resterà fuori dall’agone politico”.