"L’Ascensione non indica l’assenza di Gesù, ma ci dice che Egli è vivo in mezzo a noi in modo nuovo; non è più in un preciso posto del mondo come lo era prima dell’Ascensione"
Il segno (...) indica aggiunte del Papa pronunciate a braccio. Testo ufficiale in italiano.
Cari fratelli e sorelle, buon giorno! ... nel Credo, troviamo l’affermazione che Gesù «è salito al cielo, siede alla destra del Padre». La vita terrena di Gesù culmina con l’evento dell’Ascensione, quando cioè Egli passa da questo mondo al Padre ed è innalzato alla sua destra. Qual è il significato di questo avvenimento? Quali ne sono le conseguenze per la nostra vita? Che cosa significa contemplare Gesù seduto alla destra del Padre? Su questo lasciamoci guidare dall’evangelista Luca.
Partiamo dal momento in cui Gesù decide di intraprendere il suo ultimo pellegrinaggio a Gerusalemme. San Luca annota: «Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme» (Lc 9,51). Mentre “ascende” alla Città santa, dove si compirà il suo “esodo” da questa vita, Gesù vede già la meta, il Cielo, ma sa bene che la via che lo riporta alla gloria del Padre passa attraverso la Croce, attraverso l’obbedienza al disegno divino di amore per l’umanità. Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che «l’elevazione sulla croce significa e annuncia l’elevazione dell’ascensione al cielo» (n. 661). Anche noi dobbiamo avere chiaro, nella nostra vita cristiana, che l’entrare nella gloria di Dio esige la fedeltà quotidiana alla sua volontà, anche quando richiede sacrificio, richiede alle volte di cambiare i nostri programmi. L’Ascensione di Gesù avvenne concretamente sul Monte degli Ulivi, vicino al luogo dove si era ritirato in preghiera prima della passione per rimanere in profonda unione con il Padre: ancora una volta vediamo che la preghiera ci dona la grazia di vivere fedeli al progetto di Dio.
Alla fine del suo Vangelo, san Luca narra l’evento dell’Ascensione in modo molto sintetico. Gesù condusse i discepoli «fuori verso Betania e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio» (24,50-53). (...) Così dice San Luca. Vorrei notare due elementi del racconto. Anzitutto, durante l’Ascensione Gesù compie il gesto sacerdotale della benedizione e sicuramente i discepoli esprimono la loro fede con la prostrazione, si inginocchiano chinando il capo. Questo è un primo punto importante: Gesù è l’unico ed eterno Sacerdote che con la sua passione ha attraversato la morte e il sepolcro ed è risorto e asceso al Cielo; è presso Dio Padre, dove intercede per sempre a nostro favore (cfr Eb 9,24). Come afferma san Giovanni nella sua Prima Lettera Egli è il nostro avvocato, (...) il nostro difensore presso il Padre (cfr 2,1-2). L’Ascensione di Gesù al Cielo ci fa conoscere allora questa realtà così consolante per il nostro cammino: in Cristo, vero Dio e vero uomo, la nostra umanità è stata portata presso Dio; Lui ci ha aperto il passaggio; è come un capo cordata quando si scala una montagna, che è giunto alla cima e ci attira a sé conducendoci a Dio. Se affidiamo a Lui la nostra vita, se ci lasciamo guidare da Lui siamo certi di essere in mani sicure. (...)
Un secondo elemento: san Luca riferisce che gli Apostoli, dopo aver visto Gesù salire al cielo, tornarono a Gerusalemme “con grande gioia”. Questo ci sembra un po’ strano. In genere quando siamo separati dai nostri familiari, dai nostri amici, per una partenza definitiva e soprattutto a causa della morte, c’è in noi una naturale tristezza, perché non vedremo più il loro volto, non ascolteremo più la loro voce, non potremo più godere del loro affetto, della loro presenza. Invece l’evangelista sottolinea la profonda gioia degli Apostoli. Ma come mai? Proprio perché, con lo sguardo della fede, essi comprendono che, sebbene sottratto ai loro occhi, Gesù resta per sempre con loro, non li abbandona e, nella gloria del Padre, li sostiene, li guida e intercede per loro.
San Luca narra il fatto dell’Ascensione anche all’inizio degli Atti degli Apostoli, per sottolineare che questo evento è come l’anello che aggancia e collega la vita terrena di Gesù a quella della Chiesa. Qui san Luca accenna anche alla nube che sottrae Gesù dalla vista dei discepoli, i quali rimangono a contemplare il Cristo che ascende verso Dio (cfr At 1,9-10). Intervengono allora due uomini in vesti bianche che li invitano a non restare immobili a guardare il cielo, ma a nutrire la loro vita e la loro testimonianza della certezza che Gesù tornerà nello stesso modo con cui lo hanno visto salire al cielo (cfr At 1,10-11). È proprio l’invito a partire dalla contemplazione della Signoria di Cristo, per avere da Lui la forza di portare e testimoniare il Vangelo nella vita di ogni giorno: contemplare e agire, ora et labora insegna san Benedetto, sono entrambi necessari nella nostra vita di cristiani
Cari fratelli e sorelle, l’Ascensione non indica l’assenza di Gesù, ma ci dice che Egli è vivo in mezzo a noi in modo nuovo; non è più in un preciso posto del mondo come lo era prima dell’Ascensione; ora è nella signoria di Dio, presente in ogni spazio e tempo, vicino ad ognuno di noi. Nella nostra vita non siamo mai soli: (...) il Signore crocifisso e risorto ci guida; con noi ci sono tanti fratelli e sorelle che nel silenzio e nel nascondimento, nella loro vita di famiglia e di lavoro, nei loro problemi e difficoltà, nelle loro gioie e speranze, vivono quotidianamente la fede e portano, insieme a noi, al mondo la signoria dell’amore di Dio. (...)Grazie!
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Il commento che segue è di M.Introvigne.
Proseguendo nelle catechesi sul Credo per l'Anno della fede, iniziate da Benedetto XVI, Papa Francesco ha commentato nell'udienza generale di questa mattina 17 aprile l’affermazione che Gesù «è salito al cielo, siede alla destra del Padre», seguendo il testo dell'evangelista San Luca, e insistendo più volte - riprendendo un tema caro a Benedetto XVI - che l'Ascensione non è un mero simbolo, ma un «fatto», un «evento» che si è realmente verificato nella storia e di cui gli Apostoli sono stati testimoni diretti.
San Luca riferisce: «Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli (Gesù) prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme» (Lc 9,51). L'Ascensione sta in uno stretto rapporto con la Crocifissione. Gesù crocifisso e glorificato ascende al Cielo perché è anzitutto «asceso» alla croce. «Mentre "ascende" alla Città santa, dove si compirà il suo "esodo" da questa vita, Gesù vede già la meta, il Cielo, ma sa bene che la via che lo riporta alla gloria del Padre passa attraverso la Croce, attraverso l’obbedienza al disegno divino di amore per l’umanità».
Il Catechismo della Chiesa Cattolica c'insegna che «l’elevazione sulla croce significa e annuncia l’elevazione dell’ascensione al cielo» (n. 661). Questo collegamento fra Ascensione e Crocifissione non è una semplice curiosità storica. «Anche noi dobbiamo avere chiaro, nella nostra vita cristiana, che l’entrare nella gloria di Dio esige la fedeltà quotidiana alla sua volontà, anche quando richiede sacrificio, richiede alle volte di cambiare i nostri programmi».
Un secondo spunto di meditazione riguarda il luogo dove avviene l'Ascensione, che non è casuale. «L’Ascensione di Gesù avvenne concretamente sul Monte degli Ulivi, vicino al luogo dove si era ritirato in preghiera prima della passione per rimanere in profonda unione con il Padre». Anche noi, se vogliamo ascendere a Dio, dobbiamo necessariamente passare per la preghiera: «Ancora una volta vediamo che la preghiera ci dona la grazia di vivere fedeli al progetto di Dio».
Un terzo spunto si riferisce alle modalità dell'Ascensione. San Luca le descrive così: Gesù condusse i discepoli «fuori verso Betania e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio» (24,50-53). In questo racconto ci sono, spiega il Papa, due elementi. Anzitutto, «durante l’Ascensione Gesù compie il gesto sacerdotale della benedizione e sicuramente i discepoli esprimono la loro fede con la prostrazione, si inginocchiano chinando il capo». Si tratta di un elemento simbolico di grande rilievo. Ci ricorda che «Gesù è l’unico ed eterno Sacerdote che con la sua passione ha attraversato la morte e il sepolcro ed è risorto e asceso al Cielo; è presso Dio Padre, dove intercede per sempre a nostro favore».
In quanto intercede, mentre è sacerdote Gesù è anche avvocato, secondo l'espressione che san Giovanni usa nella sua Prima Lettera e che il Papa commenta citando, come fa spesso, le insidie molto reali del demonio. «Egli è il nostro avvocato: che bello sentire questo! Quando uno è chiamato dal giudice o va in causa, la prima cosa che fa è cercare un avvocato perché lo difenda. Noi ne abbiamo uno, che ci difende sempre, ci difende dalle insidie del diavolo, ci difende da noi stessi, dai nostri peccati!».
È raro però che l'avvocato venga da noi. Siamo noi che dobbiamo andare da lui. «Carissimi fratelli e sorelle - ha implorato ancora una volta Papa Francesco -, abbiamo questo avvocato: non abbiamo paura di andare da Lui a chiedere perdono, a chiedere benedizione, a chiedere misericordia! Lui ci perdona sempre, è il nostro avvocato: ci difende sempre! Non dimenticate questo!».
La lezione dell'Ascensione, allora, è che anche noi possiamo salire in alto, ma solo se rimaniamo legati a Gesù. «Lui è come un capo cordata quando si scala una montagna, che è giunto alla cima e ci attira a sé conducendoci a Dio. Se affidiamo a Lui la nostra vita, se ci lasciamo guidare da Lui siamo certi di essere in mani sicure, in mano del nostro salvatore, del nostro avvocato».
Il secondo elemento del racconto di san Luca emerge quando l'evangelista riferisce che gli Apostoli, dopo aver visto l'Ascensione, tornarono a Gerusalemme «con grande gioia». «Questo - commenta il Pontefice - ci sembra un po’ strano. In genere quando siamo separati dai nostri familiari, dai nostri amici, per una partenza definitiva e soprattutto a causa della morte, c’è in noi una naturale tristezza, perché non vedremo più il loro volto, non ascolteremo più la loro voce, non potremo più godere del loro affetto, della loro presenza. Invece l’evangelista sottolinea la profonda gioia degli Apostoli». Ma questa reazione apparentemente singolare si manifesta «proprio perché, con lo sguardo della fede, essi comprendono che, sebbene sottratto ai loro occhi, Gesù resta per sempre con loro, non li abbandona e, nella gloria del Padre, li sostiene, li guida e intercede per loro».
San Luca riferisce il fatto dell’Ascensione due volte. Lo fa anche all’inizio degli Atti degli Apostoli, «per sottolineare che questo evento è come l’anello che aggancia e collega la vita terrena di Gesù a quella della Chiesa». E negli Atti c'è anche un altro elemento: san Luca «accenna anche alla nube che sottrae Gesù dalla vista dei discepoli, i quali rimangono a contemplare il Cristo che ascende verso Dio (cfr At 1,9-10)» e a «due uomini in vesti bianche che li invitano a non restare immobili a guardare il cielo, ma a nutrire la loro vita e la loro testimonianza della certezza che Gesù tornerà nello stesso modo con cui lo hanno visto salire al cielo (cfr At 1,10-11).». Qui troviamo, ancora, la descrizione di un evento senza dubbio storico ma che insieme invita a meditare sul tema cruciale della relazione fra contemplazione e azione. C'è in questo brano «l'invito a partire dalla contemplazione della Signoria di Cristo, per avere da Lui la forza di portare e testimoniare il Vangelo nella vita di ogni giorno: contemplare e agire, ora et labora insegna san Benedetto [480-547], sono entrambi necessari nella nostra vita di cristiani».
Se ne guardiamo tutto gli elementi con uno sguardo riassuntivo, ha concluso il Papa, «l’Ascensione non indica l’assenza di Gesù, ma ci dice che Egli è vivo in mezzo a noi in modo nuovo; non è più in un preciso posto del mondo come lo era prima dell’Ascensione; ora è nella signoria di Dio, presente in ogni spazio e tempo, vicino ad ognuno di noi». È un'informazione su un evento storico, ma è anche un'indicazione per la nostra vita di fede. «Nella nostra vita non siamo mai soli: abbiamo questo avvocato che ci attende, che ci difende. Non siamo mai soli: il Signore crocifisso e risorto ci guida; con noi ci sono tanti fratelli e sorelle che nel silenzio e nel nascondimento, nella loro vita di famiglia e di lavoro, nei loro problemi e difficoltà, nelle loro gioie e speranze, vivono quotidianamente la fede e portano, insieme a noi, al mondo la signoria dell’amore di Dio, in Cristo Gesù risorto, asceso al Cielo, avvocato per noi». È la Chiesa, in cammino nella storia.
*
L'Udienza del Papa. Sintesi della catechesi e i saluti del Santo Padre ai pellegrini e fedeli in diverse lingue
Francese (ore: 10.51)
Speaker : Chers frères et sœurs, notre Credo affirme que Jésus «
est monté au ciel ; il est assis à la droite du Père ». La vie terrestre
de Jésus culmine dans l’Ascension. Son entrée dans la gloire du Père
passe d’abord par la Croix et son obéissance au dessein d’amour de Dieu
pour l’humanité. Dans notre vie chrétienne, nous devons savoir que
l’entrée dans la gloire de Dieu exige notre fidélité quotidienne à sa
volonté, parfois au prix du sacrifice et du changement de nos
programmes.
Durant son Ascension, Jésus accomplit le geste sacerdotal de la
bénédiction. Cela veut dire qu’il est l’unique et éternel prêtre qui
intercède toujours pour nous. En lui et par lui, vrai Dieu et vrai
homme, notre humanité a été portée auprès de Dieu. Après avoir vu Jésus
monter au ciel, les Apôtres retournèrent à Jérusalem, remplis de joie.
Cela semble étrange ! En général, quand nous sommes séparés
définitivement des membres de notre famille, de nos amis, nous sommes
naturellement tristes. Les Apôtres, au contraire, sont remplis de joie.
Ils comprennent que, même soustrait à leurs yeux, Jésus reste toujours
avec eux. Chers frères et sœurs, l’Ascension relie la vie terrestre de
Jésus à celle de l’Église. Elle n’indique pas l’absence du Christ, mais
sa présence sous une forme nouvelle. Le Seigneur crucifié et ressuscité
est présent en tout lieu et en tout temps ; il est proche de chacun de
nous. Nous ne sommes jamais seuls ! Avec nous, beaucoup de frères et
sœurs vivent leur foi et apportent au monde la puissance de l’amour de
Dieu, dans le silence et la discrétion, au milieu de leurs problèmes et
de leurs difficultés, dans leurs joies et leurs espérances.
Santo Padre :
Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, in particolare i diversi pellegrinaggi diocesani e parrocchiali, come pure i numerosi studenti presenti. La contemplazione e l’azione sono entrambe necessarie nella nostra vita di cristiani. Vi invito pertanto a contemplare la Signoria di Gesù per essere fedeli al progetto di Dio su di voi e per avere la forza di testimoniare il Vangelo nella vostra vita quotidiana. Buon pellegrinaggio a tutti!
Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, in particolare i diversi pellegrinaggi diocesani e parrocchiali, come pure i numerosi studenti presenti. La contemplazione e l’azione sono entrambe necessarie nella nostra vita di cristiani. Vi invito pertanto a contemplare la Signoria di Gesù per essere fedeli al progetto di Dio su di voi e per avere la forza di testimoniare il Vangelo nella vostra vita quotidiana. Buon pellegrinaggio a tutti!
Speaker : Je salue cordialement les pèlerins francophones, en
particulier les participants aux différents pèlerinages diocésains et
paroissiaux, ainsi que les nombreux élèves présents. La contemplation et
l’action sont toutes deux nécessaires dans notre vie de chrétien. Je
vous invite alors à contempler la Seigneurie de Jésus pour être fidèles
au projet de Dieu sur vous et pour avoir la force de témoigner de
l’Évangile dans le quotidien de votre vie. Bon pèlerinage à tous !
Inglese (ore: 10.56)
Speaker: Dear Brothers and Sisters: In our catechesis on the
Creed during this Year of Faith, we now consider the article which deals
with Christ’s Ascension: “He ascended into heaven, and is seated at the
right hand of the Father”. Saint Luke invites us to contemplate the
mystery of the Ascension in the light of the Lord’s entire life, and
particularly his decision to “ascend” to Jerusalem to embrace his saving
passion and death in obedience to the Father’s will (cf. Lk 9:51). Two
aspects of Luke’s account are significant. First, before returning to
the glory of the Father, the risen Jesus blesses his disciples (Lk
24:50). Jesus thus appears as our eternal Priest. True God and true
man, he now for ever intercedes for us before the Father. Second, Luke
tells us that the Apostles returned to Jerusalem “with great joy” (Lk
24:51). They realize that the risen Lord, though no longer physically
present, will always be with them, guiding the life of the Church until
he returns in glory. As we contemplate the mystery of the Ascension,
may we too bear joyful witness to the Lord’s resurrection, his loving
presence in our midst, and the triumph of his Kingdom of life, holiness
and love.
Santo Padre:
Saluto cordialmente i Presuli della Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles, assicurando loro la mia preghiera per il loro ministero episcopale. Saluto inoltre i sacerdoti dell’Istituto di Formazione Teologica Permanente presso il Pontificio Collegio Americano del Nord. Su tutti i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente quelli provenienti da Inghilterra, Danimarca, Svezia, Australia, India, Singapore, Sri Lanka, Filippine, Canada e Stati Uniti, invoco la gioia e la pace del Signore Risorto.
Speaker: I offer a cordial welcome to the members of the Catholic Bishops’ Conference of England and Wales, and I assure them of my prayers for their episcopal ministry. I also greet the priests of the Institute for Continuing Theological Education at the Pontifical North American College. Upon all the English-speaking visitors present at today’s Audience, including those from England, Denmark, Sweden, Australia, India, Singapore, Sri Lanka, the Philippines, Canada and the United States, I invoke the joy and peace of the Risen Lord.
Spagnolo (ore: 11.06)
Queridos hermanos y hermanas:
En el Credo confesamos nuestra fe en Cristo, que «subió al cielo y está sentado a la derecha del Padre». ¿Qué significa esto para nosotros? Ya al comienzo de su subida a Jerusalén, Jesús ve también esta otra «subida» al cielo con la que culmina su «éxodo» de esta vida, pero sabiendo que la vuelta a la gloria del Padre pasa por la cruz, por la obediencia al designio divino de amor por la humanidad. También nosotros hemos de saber que entrar en la gloria de Dios exige la fidelidad cotidiana a su voluntad, aun a costa de sacrificios y del cambio de nuestros programas. El íntimo coloquio de Jesús con el Padre antes de la Pasión nos enseña, además, cómo la oración nos da la fuerza de ser fieles al proyecto de Dios. Después, Jesús asciende a los cielos bendiciendo, un gesto sacerdotal para mostrar que, desde el seno del Padre, intercede siempre por nosotros. Él nos ha abierto el paso para llegar a Dios, y nos atrae hacia él, nos protege, nos guía e intercede por nosotros. Mirar a Jesucristo, que asciende a los cielos, es una invitación a testimoniar su Evangelio en la vida cotidiana, con la vista puesta en su venida gloriosa definitiva.
***
Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular al grupo de la Arquidiócesis de Mérida, con su Pastor, Mons. Baltasar Enrique Porras Cardozo, así como a los venidos de España, Argentina, Panamá, Venezuela, México y otros países latinoamericanos. Contemplemos a Cristo, sentado a la derecha de Dios Padre, para que nuestra fe se fortalezca y recorramos alegres y confiados los caminos de la santidad. Muchas gracias.
Portoghese (ore: 11.10)
Speaker: Queridos irmãos e irmãs, A vida terrena de Jesus Culmina na sua Ascensão ao Céu. Na narração que São Lucas faz do acontecimento, dois elementos chamam a atenção: enquanto era elevado, Jesus abençoava os discípulos que se prostraram diante dele; e que em seguida, estes voltaram para Jerusalém cheios de alegria. No primeiro caso, o gesto de abençoar significa que Jesus é o único e eterno Sacerdote; que, sendo Deus e homem verdadeiro, conduziu a nossa humanidade para junto de Deus. O segundo elemento, ou seja, a alegria dos discípulos, nos ensina que eles sabiam – e nós também o sabemos pela fé - que o Senhor, apesar de aparentemente ter-se separado, permanece sempre com os seus discípulos, não os abandona e na glória do Pai os sustenta, guia e intercede por eles. Por isso, ao professar no Credo que Jesus “subiu aos Céus, onde está sentado à direita do Pai”, estamos afirmando que Jesus continua no nosso meio, mas de um modo novo. Cristo, junto do Pai, transcende o espaço e o tempo, e por isso pode estar junto de cada um de nós.
Santo Padre:
Cari pellegrini di lingua portoghese: benvenuti! Saluto i gruppi venuti da Brasilia, Uberlándia e São Paulo. Ricordatevi che non siete mai soli: il Signore crocifisso e risorto vi guida, presso le vostre famiglie e nel lavoro, nelle difficoltà e nelle gioie, perché portiate al mondo il primato dell’amore di Dio. Grazie per la vostra presenza!
Speaker: Queridos peregrinos de língua portuguesa: sede bem-vindos! Saúdo aos grupos vindos de Brasília, Uberlândia e São Paulo. Lembrai-vos que nunca estais sós: o Senhor crucificado e ressuscitado vos guia, em casa com as vossas famílias e no trabalho, nas dificuldades e nas alegrias, para que leveis ao mundo a primazia do amor de Deus. Obrigado pela vossa presença!
Santo Padre:
Saluto cordialmente i Presuli della Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles, assicurando loro la mia preghiera per il loro ministero episcopale. Saluto inoltre i sacerdoti dell’Istituto di Formazione Teologica Permanente presso il Pontificio Collegio Americano del Nord. Su tutti i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente quelli provenienti da Inghilterra, Danimarca, Svezia, Australia, India, Singapore, Sri Lanka, Filippine, Canada e Stati Uniti, invoco la gioia e la pace del Signore Risorto.
Speaker: I offer a cordial welcome to the members of the Catholic Bishops’ Conference of England and Wales, and I assure them of my prayers for their episcopal ministry. I also greet the priests of the Institute for Continuing Theological Education at the Pontifical North American College. Upon all the English-speaking visitors present at today’s Audience, including those from England, Denmark, Sweden, Australia, India, Singapore, Sri Lanka, the Philippines, Canada and the United States, I invoke the joy and peace of the Risen Lord.
Spagnolo (ore: 11.06)
Queridos hermanos y hermanas:
En el Credo confesamos nuestra fe en Cristo, que «subió al cielo y está sentado a la derecha del Padre». ¿Qué significa esto para nosotros? Ya al comienzo de su subida a Jerusalén, Jesús ve también esta otra «subida» al cielo con la que culmina su «éxodo» de esta vida, pero sabiendo que la vuelta a la gloria del Padre pasa por la cruz, por la obediencia al designio divino de amor por la humanidad. También nosotros hemos de saber que entrar en la gloria de Dios exige la fidelidad cotidiana a su voluntad, aun a costa de sacrificios y del cambio de nuestros programas. El íntimo coloquio de Jesús con el Padre antes de la Pasión nos enseña, además, cómo la oración nos da la fuerza de ser fieles al proyecto de Dios. Después, Jesús asciende a los cielos bendiciendo, un gesto sacerdotal para mostrar que, desde el seno del Padre, intercede siempre por nosotros. Él nos ha abierto el paso para llegar a Dios, y nos atrae hacia él, nos protege, nos guía e intercede por nosotros. Mirar a Jesucristo, que asciende a los cielos, es una invitación a testimoniar su Evangelio en la vida cotidiana, con la vista puesta en su venida gloriosa definitiva.
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Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular al grupo de la Arquidiócesis de Mérida, con su Pastor, Mons. Baltasar Enrique Porras Cardozo, así como a los venidos de España, Argentina, Panamá, Venezuela, México y otros países latinoamericanos. Contemplemos a Cristo, sentado a la derecha de Dios Padre, para que nuestra fe se fortalezca y recorramos alegres y confiados los caminos de la santidad. Muchas gracias.
Portoghese (ore: 11.10)
Speaker: Queridos irmãos e irmãs, A vida terrena de Jesus Culmina na sua Ascensão ao Céu. Na narração que São Lucas faz do acontecimento, dois elementos chamam a atenção: enquanto era elevado, Jesus abençoava os discípulos que se prostraram diante dele; e que em seguida, estes voltaram para Jerusalém cheios de alegria. No primeiro caso, o gesto de abençoar significa que Jesus é o único e eterno Sacerdote; que, sendo Deus e homem verdadeiro, conduziu a nossa humanidade para junto de Deus. O segundo elemento, ou seja, a alegria dos discípulos, nos ensina que eles sabiam – e nós também o sabemos pela fé - que o Senhor, apesar de aparentemente ter-se separado, permanece sempre com os seus discípulos, não os abandona e na glória do Pai os sustenta, guia e intercede por eles. Por isso, ao professar no Credo que Jesus “subiu aos Céus, onde está sentado à direita do Pai”, estamos afirmando que Jesus continua no nosso meio, mas de um modo novo. Cristo, junto do Pai, transcende o espaço e o tempo, e por isso pode estar junto de cada um de nós.
Santo Padre:
Cari pellegrini di lingua portoghese: benvenuti! Saluto i gruppi venuti da Brasilia, Uberlándia e São Paulo. Ricordatevi che non siete mai soli: il Signore crocifisso e risorto vi guida, presso le vostre famiglie e nel lavoro, nelle difficoltà e nelle gioie, perché portiate al mondo il primato dell’amore di Dio. Grazie per la vostra presenza!
Speaker: Queridos peregrinos de língua portuguesa: sede bem-vindos! Saúdo aos grupos vindos de Brasília, Uberlândia e São Paulo. Lembrai-vos que nunca estais sós: o Senhor crucificado e ressuscitado vos guia, em casa com as vossas famílias e no trabalho, nas dificuldades e nas alegrias, para que leveis ao mundo a primazia do amor de Deus. Obrigado pela vossa presença!