Nuove misure per sconfiggere la fame. La sicurezza alimentare è la sfida del futuro
(José Graziano Da Silva, Direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) -- Nel corso della storia, grazie all’inventiva degli agricoltori e dei pastori e, più di recente, alla creatività di scienziati e ingegneri, la produzione alimentare ha fondamentalmente tenuto il passo con i bisogni della popolazione mondiale in rapida crescita. Dalla fine della seconda guerra mondiale, rispetto a una popolazione triplicata, la disponibilità di cibo pro-capite è aumentata di oltre il 40 per cento. È uno dei grandi risultati dell’umanità, ma tende a passare inosservata. La crescente produzione e lo spreco alimentare stanno però chiedendo molto alle risorse naturali — acqua, suolo, foreste, oceani — delle quali avranno bisogno le generazioni future per fare fronte alla necessità di cibo.
Anche ora, malgrado l’abbondanza generale di scorte alimentari, l’acceso globale in tempo reale alle comunicazioni e un sistema di distribuzione alimentare mondiale altamente efficiente, lo spettro della carestia e della fame continua a perseguitare l’umanità. Appena tre anni fa, la minaccia della carestia ha costretto milioni di persone ad allontanarsi dalle proprie case in Somalia, e circa 260.000 persone, molte delle quali bambini, sono morte ingiustificatamente di fame. Dobbiamo fare tutto il possibile — nel breve e nel lungo termine — perché una tragedia così orrenda non si verifichi mai più.
C’è ancora un tipo di fame molto più diffuso ma meno visibile che affligge la vita di quasi 870 milioni di persone. La maggior parte di quanti soffrono la fame in modo cronico vive nei Paesi in via di sviluppo, ma esistono milioni di persone che non riescono a nutrire la propria famiglia in modo adeguato anche in alcuni dei Paesi più ricchi del mondo. È una morte lenta. La fame li priva di tutte quelle opportunità e quei piaceri dati ormai per scontati da quanti di noi sono ben nutriti.
Il concetto di sicurezza alimentare — ovvero che tutti dovrebbero avere abbastanza da mangiare per potere condurre una vita sana — non è centrale solo al cristianesimo, ma è fondamentale anche per altre religioni. Ci si dovrebbe aspettare che la negazione di un accesso regolare al proprio «pane quotidiano» per milioni di persone, scateni una forte ondata d’indignazione e provochi azioni di risposta da parte di tutti coloro che proclamano la necessità di amare «il prossimo tuo come te stesso». Ma purtroppo finora non è stato così. Sono stati compiuti molti begli atti di carità, ma non si è stati capaci di fare fronte in misura necessaria alle cause sottostanti la fame e la malnutrizione.
Forse ciò dipende dal fatto che la fame e la malnutrizione a lungo termine non fanno notizia, e che la maggior parte di noi non sa che ora sono queste le principali cause di mortalità, specialmente tra i bambini. Questa inconsapevolezza generale riguardo alle dimensioni e alle conseguenze della fame è aggravata dalla diffusa percezione che non esiste una pronta soluzione al problema. Ma nulla potrebbe essere più lontano dalla verità.
Il più delle volte, la fame e la malnutrizione sono una conseguenza della povertà estrema, che non permette alle famiglie di acquistare o di produrre cibo sufficiente e di qualità adeguata. La situazione si perpetua, poiché le persone sottoalimentate non sono in grado di lavorare una giornata intera o di studiare con successo, e le loro voci e i loro bisogni non vengono ascoltati dalla comunità in generale: esse si trovano intrappolate in una situazione alla quale è praticamente impossibile sfuggire con i propri mezzi.
Una soluzione sostenibile alla fame deve quindi tenere conto del fatto che oggi la sua causa principale è la mancanza di accesso al cibo, piuttosto che la produzione insufficiente. Gli interventi dovrebbero basarsi sull’applicazione del concetto del diritto dell’uomo al cibo. In tal modo, combattere la fame non dipenderà soltanto dalla carità delle persone o dall’effimera buona volontà di un Governo.
Le azioni per assicurare un accesso adeguato al cibo dovrebbero comprendere efficaci misure di tutela sociale. È sempre più evidente che tra le iniziative migliori figurano il trasferimento regolare di contanti alle famiglie più povere per consentire loro di superare il divario alimentare, programmi per i pasti scolastici con prodotti locali, e il sostegno alle piccola agricoltura.
Alcuni scettici affermano che i trasferimenti di contanti creano dipendenza, alimentano la corruzione e sono troppo costosi. Molti Paesi stanno invece dimostrando che permettono agli affamati di reggersi sulle proprie gambe. La corruzione può essere ridotta al minimo attraverso una maggiore partecipazione e responsabilità sociale, anche attraverso mezzi di trasferimento elettronici che permettono di evitare intermediari. I piccoli agricoltori possono rispondere con una produzione maggiore alle nuove fonti di richieste alimentari. Gli investimenti si ripagano da soli, creando una crescita economica locale. Se, come nel programma brasiliano Fame zero, i fondi vengono convogliati principalmente attraverso i membri femminili adulti della famiglia, saranno utilizzati con prudenza e la condizione delle donne nella famiglia e nella comunità migliorerà notevolmente.
La maggior parte dei Paesi in via di sviluppo che hanno già raggiunto l’obiettivo del millennio di dimezzare la fame entro il 2015 hanno adottato iniziative di questo genere, attraverso programmi comprensivi per la sicurezza alimentare con interventi che spaziano dalla tutela sociale al sostegno ai produttori su piccola scala. C’è un valore aggiunto quando questi due estremi si congiungono, per esempio attraverso l’acquisto di prodotti alimentari locali da parte dei beneficiari dei trasferimenti in contanti e per fornire pasti scolastici. Ciò porta a una rapida riduzione della mortalità infantile e dell’arresto della crescita, a una maggiore frequenza scolastica e a risultati scolastici migliori, a una partecipazione più grande della forza lavorativa adulta e a una maggiore uguaglianza nei redditi.
Questo non significa che non sia necessario continuare ad aumentare la disponibilità alimentare per rispondere ai bisogni futuri. Nella misura in cui la produzione alimentare supplementare proviene dai produttori di piccola scala nei Paesi in via di sviluppo, essa può diventare un importante motore per una crescita economica rurale su base ampia e, in tal modo, aiutare a ridurre la fame nelle comunità contadine, nelle quali si concentra il 70 per cento delle persone prive di sicurezza alimentare nel mondo.
Altre importanti sfide sono quelle di ridurre gli sprechi a tutti i livelli del sistema alimentare (almeno un terzo di tutto il cibo prodotto va perso o gettato); di assicurare una nutrizione adeguata alle donne in stato di gravidanza, a quelle che allattano, e ai loro bambini; di promuovere abitudini alimentari più sane laddove aumenta il reddito disponibile; di favorire una transizione rapida verso sistemi di produzione alimentare sostenibile che accrescano la produzione conservando, al contempo, le risorse naturali e rallentando il processo del cambiamento climatico.
Modificare il modo in cui viene gestito il sistema alimentare globale per ottenere questi risultati è fondamentale per il futuro dell’umanità. L’obiettivo immediato, però — non solo per i Governi, ma per i singoli — deve essere quello di fare in modo che tutte le persone sulla terra possano avere oggi il loro pane quotidiano e condurre una vita piena e dignitosa. I costi sono piccoli, ma i benefici saranno grandi. Ognuno di noi deve fare la propria parte.