Il tweet di Papa Francesco: "Dio ci ama. Scopriamo la bellezza dell’amare e del sentirsi amati." (11 novembre 2013)
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Quei nemici devoti di papa Bergoglio
di Vito Mancuso
in “la Repubblica” del 11 novembre 2013
Fin dalla sua elezione papa Francesco sta producendo una serie di benefici per l’azione della Chiesa
che non accennano a diminuire, come è dato riscontrare dall’aumento dei fedeli alle udienze e agli
angelus domenicali.
E, soprattutto, dalle molte persone che nel mondo intero grazie al Papa tornano al desiderio di una
vita spirituale e riprendono a frequentare le chiese e ad accostarsi ai sacramenti. “Il mondo è
innamorato di papa Francesco — ha scritto il cardinale di New York — e se io avessi avuto un
dollaro per ogni newyorkese, cattolico e non, che mi ha detto quanto ama l’attuale Santo Padre,
avrei pagato il conto salato dei restauri della cattedrale di St. Patrick! Lungo i nostri 2000 anni di
storia abbiamo avuto ben pochi papi così degni dell’alto officio”.
Ci sarebbe quindi da essere molto felici di papa Francesco, ma per non pochi cattolici cosiddetti
“doc” e per qualche “ateo devoto” in passato solerte difensore di Ratzinger, le cose non stanno
affatto così: anzi hanno iniziato a dar vita ad un’esplicita contestazione, punta dell’iceberg di una
campagna conservatrice che vede in Bergoglio il simbolo da colpire. Proprio ciò che per il mondo
risulta affascinante, per tali cattolici è causa di scandalo, e giungono a descrivere il Papa come il più
dozzinale dei populisti. Il primato della coscienza personale, l’apertura alla cultura moderna, la
scelta di non insistere su valori cosiddetti non negoziabili di vita-scuola-famiglia, il non volere
ingerenze nella vita dei singoli (come quando disse “chi sono io per giudicare?” a proposito dei
gay), l’istituzione di una consultazione popolare in tutto il mondo sui temi spinosi della morale
familiare, la preferenza verso i poveri e il conseguente riaccredito della teologia della liberazione
condannata da Wojtyla e Ratzinger, il parlare della Chiesa come di “un ospedale da campo”, lo stile
conciliare permanente auspicato dal cardinal Martini, l’attacco al clericalismo e alla cortigianeria
della curia, la condanna di ogni forma di proselitismo, la simpatia verso i media fino a concedere
un’intervista al fondatore di questo giornale, lo stile di vita austero che lo porta a rifiutare
l’appartamento papale e la villa di Castelgandolfo e a camminare sulle sue scarpe nere portandosi
da sé la borsa di lavoro, la preferenza per le piccole autovetture, il chinarsi a lavare i piedi a una
donna e per di più musulmana… ecco alcuni elementi che affascinano molti contemporanei e che
invece risultano fonte di disappunto per quei cattolici di solito impegnati nella fedeltà “senza se e
senza ma” al papa e al papato. Ma non in questo caso.
Tra essi uno dei più moderati è Vittorio Messori che ieri sul Corriere criticava quanto definiva “un
mito antico e sempre ricorrente”, cioè il sogno suscitato in molti dall’azione di papa Francesco “di
un ritorno alla Chiesa primitiva, tutta povertà, fraternità, semplicità, assenza di strutture
gerarchiche, di leggi canoniche”, un sogno che per Messori non è altro che un mito privo di
fondamento biblico e storico. La posta in gioco nell’azione di papa Francesco però è, a mio avviso,
molto più semplice di tale mito e consiste nel diritto di tutti i battezzati di avere una Chiesa
semplicemente normale, di cui ci si possa fidare, una Chiesa dove i vescovi non abbiano residenze
lussuosissime e costose auto blu, dove la banca vaticana sia per lo meno al livello etico di
un’ordinaria banca italiana, dove il carrierismo e la sporcizia (termini utilizzati da Benedetto XVI)
non siano così plateali da condizionare il governo papale, dove le nomine dei vescovi avvengano
per effettive qualità umane e pastorali e non per servilismi che promuovono incolori yes-men, dove
gli scandali di pedofilia non siano insabbiati e i colpevoli protetti, dove nella curia non volino corvi
fino alla scrivania papale a testimonianza di velenose lotte intestine al cui confronto un qualsiasi
condominio con tutte le sue beghe diviene un’immagine della concordia paradisiaca, una Chiesa
dove gli ordini religiosi non siano guidati da personaggi colpevoli di pedofilia come nei Legionari
di Cristo oppure di sequestro di persona e truffa come nei Camilliani, eccetera, eccetera.
Questa è la posta in gioco dell’azione papale: non il mito della Chiesa primitiva, ma la realtà della
Chiesa attuale, perché possa tornare a essere una Chiesa normale, pulita, affidabile, degna della fiducia dei genitori di mandare all’oratorio i loro figli e di tutti i credenti di affidare le loro risorse
per soccorrere i bisognosi. Ne viene che il Papa che oggi governa la Chiesa è, come dice il Vangelo,
“un segno di contraddizione”, nel senso che è destinato a manifestare la vera natura di chi si dice
credente, se cioè è tale per amore della Chiesa oppure per amore del mondo. Nel primo caso la
religione è una delle tante ideologie tese alla conquista del potere, nel secondo è il segnale di un
modo nuovo e rivoluzionario di stare al mondo e trasmette l’aria fresca del Vangelo.
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Un’inattesa distanza. L'Europa e la svolta di Francesco
Corriere della Sera
(Angelo Panebianco) Il 25 novembre Vladimir Putin verrà a Roma, in Vaticano, per incontrare il Papa. Sarà un incontro diverso, presumibilmente, da quelli che il presidente russo ha avuto con i due Papi precedenti, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Al di là degli (...)
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“Il Foglio” - Rassegna "Fine settimana"
(Giuliano Ferrara) Alberto Melloni bisogna stare a sentirlo, in particolare ma non solo adesso che Papa Francesco rilancia per certi aspetti un’idea di chiesa modellata su forme di vita cristiana che alla scuola storica dei cattolici dossettiani di Bologna si adatta (...)