lunedì 18 novembre 2013

Quei puzzoni integralisti nemici del Papa...




“Una smentita categorica di avere mai preso parte, anche solo indirettamente, a riunioni nelle quali si sia valutata o decisa la costituzione di soggetti politici, non solo nel tempo presente ma anche in passato”. Viene dal Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS), in riferimento all’articolo apparso oggi sul quotidiano “La Repubblica” a firma del giornalista Claudio Tito (v. infra). Inoltre, sempre in riferimento al quotidiano “La Repubblica” e all’articolo apparso nell’inserto “Affari&Finanza” a firma del giornalista Alberto Statera, che recensisce una pubblicazione di Carlotta Zavattiero (v. infra), il Rinnovamento nello Spirito rifiuta con assoluta fermezza tanto la definizione di “setta” quanto di “lobby”, dal momento che “è da sempre estraneo a iniziative volte a perseguire interessi economici di parte o qualsivoglia forme di potere”. La missione del Movimento, infatti, si legge in una nota di RnS, “consiste nella formazione spirituale di laici cristiani che si impegnano nella Chiesa e nella società mediante la testimonianza della propria fede e il servizio gratuito all’uomo in ossequio agli ideali evangelici”. Pertanto, RnS si riserva di adire le vie legali nei confronti di quanti, a mezzo stampa o con pubblicazioni editoriali, dichiarano il contrario ledendo il buon nome e la credibilità del Movimento, dei suoi dirigenti e dei suoi aderenti. (SIR)

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Papa Francesco ricorda san Josemaría come "precursore del Concilio Vaticano II"

La Segreteria di Stato di Sua Santità Papa Francesco ha inviato un telegramma con i saluti del Santo Padre in occasione del Convegno Internazionale sul pensiero teologico di san Josemaría. Il Papa parla del messaggio di san Josemaría.

17 novembre 2013

A Sua Ecc. Rev.ma mons. Javier Echevarría
Prelato dell’Opus Dei

In occasione del Convegno Internazionale dedicato a san Josemaría Escrivá de Balaguer e il pensiero teologico organizzato, al termine dell’Anno della fede, dalla Pontificia Università della Santa Croce, istituzione accademica da lui ispirata, il Sommo Pontefice Francesco rivolge il suo benaugurante saluto, auspicando che il prezioso esempio di vita sacerdotale del santo fondatore, precursore del Concilio Ecumenico Vaticano II nel proporre l’universale chiamata alla santità, susciti in tutti gli appartenenti alla grande famiglia dell'Opus Dei rinnovata consapevolezza che il credente, in virtù del Battesimo che lo incorpora a Cristo, è chiamato a essere santo e a collaborare, con il quotidiano lavoro, alla salvezza dell’umanità.

Sua Santità, mentre ricorda la perenne novità predicata con le parole e con la vita da san Josemaría: che la fecondità dell’apostolato sta nella preghiera e in una vita sacramentale intensa a costante, chiede una preghiera per lui e per il suo ministero e, invocando la luce dello Spirito Santo per una fruttuosa riflessione, imparte a Vostra Eccellenza, al Rettore Magnifico e ai docenti l’implorata benedizione apostolica, estendendola ai presenti e a quanti frequentano la Pontificia Università.

Arcivescovo Pietro Parolin
Segretario di Stato di Sua Santità

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Di seguito il testo degli articoli di stampa sopra citati:

Quei vertici in Vaticano con i ministri alfaniani per preparare la scissione (CLAUDIO TITO).

NESSUNO del Pd. Ed è proprio lì che è maturata la scelta di arrivare alla frattura dentro il Pdl: gli alfaniani da una parte e i berlusconiani dall’altra. «I cattolici da una parte, i laici dall’altra», ripetevano.
A organizzare le riunioni era Monsignor Fisichella, ex cappellano di Montecitorio ed ora titolare del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. Gli ospiti erano stabilmente tre membri del governo Letta: i due pidiellini Angelino Maurizio Lupi e Gaetano Quagliariello; e l’ex montiano Mario Mauro. In almeno una occasione si è unito anche il vicepresidente del consiglio Angelino Alfano.
L’obiettivo: provare a ricostruire l’unità politica dei cattolici. O meglio, era lo slogan utilizzato, «restituire una nuova unità politica dei credenti». Porre fine insomma alla fase degli ultimi venti anni in cui i cattolici impegnati nelle istituzioni potessero essere disseminati nei vari partiti — dalla sinistra
alla destra — per unirsi sui singoli temi. Riunire quindi gli esponenti “credenti” del centrodestra deberlusconizzato e il gruppo “centrista” di Scelta civica, quello che fa riferimento a Mauro, appunto, e anche all’Udc di Casini. E magari attrarre i cristiani che si trovano in questa fase anche nel Partito Democratico e che non gradiscono l’ascesa di Matteo Renzi e l’iscrizione al Pse. Insomma il sogno spesso invocato di una rinascita in piccolo — e ancora embrionale — di quella che fu la Democrazia Cristiana.
Dietro gli incontri a Piazza Pio XII, però, non c’era solo Monsignor Fisichella. Come spesso è accaduto in questi anni, un ruolo determinante l’ha avuto Camillo Ruini. L’ex presidente della Cei ha da tempo preso atto della fine politica di Silvio Berlusconi ed è convinto che si possa costruire un nuovo soggetto politico che interpreti in forme nuove il cattolicesimo in politica. Il messaggio lanciato ai quattro ministri era infatti sempre il medesimo: «Dare vita ad un contenitore svincolato dai due poli principali, e sicuramente non alleato con il centrosinistra». In attesa che l’eredità elettorale del Cavaliere, quel blocco sociale
e di voti custodito a Palazzo Grazioli, cada come un frutto maturo all’interno del nuovo soggetto politico. «Perché ricordatevi che se anche il Cavaliere è finito — avvertiva l’ex Vicario di Roma e ora Presidente del comitato scientifico della Fondazione Joseph Ratzinger — i voti ce l’ha». Eppure con il ministro degli Interni ed ex delfino di Berlusconi e’ stato piu’ che incoraggiante. Attraverso Fisichella gli ha fatto pervenire un messaggio esplicito: «Le sue intenzioni sono positive, vada avanti».
L’operazione guidata dunque da Ruini e dall’ex cappelano della Camera ha però provocato più di un dissidio all’interno delle sale ovattate di San Pietro. Soprattutto non ha ricevuto l’avallo della Segreteria di Stato. Anzi, molti sospettano che la Conferenza episcopale,
guidata da un altro ruiniano come Bagnasco, si sia mossa approfittando dell’assenza del successore di Bertone al vertice della Curia. Pietro Parolin, infatti, sebbene nominato da tempo, si insedierà a Roma concretamente solo oggi. E pur stando a Padova non avrebbe gradito l’interferenza di una parte della Cei nei fatti della politica italiana. Anche perché Papa Bergoglio, fin dall’inizio del suo pontificato, ha sempre spiegato di volersi attenere ad una linea di “non intervento” nelle questioni dei partiti lasciando spazio al protagonismo dei laici.
Non è un caso che solo una parte dei vescovi italiani abbia assecondato i progetti “ruiniani”. Le più attive in questo senso sono state le diocesi del “Triangolo del nord”: Milano-Genova-Venezia.
Tutte e tre guidate da esponenti vicini a Don Camillo: Bagnasco, appunto, a Genova, Scola a Milano e Moraglia a Venezia. E tra le associazioni cattoliche di base è stata soprattutto Comunione e Liberazione, di cui sono esponenti di spicco proprio i ministri Lupi e Mauro (e alcuni scissionisti come Formigoni), e Rinnovamento nello Spirito Santo a promuovere l’operazione a favore del Nuovo Centrodestra. Il resto della galassia cattolica è rimasta in attesa, forse anche consapevole che alcuni equilibri all’interno della Conferenza episcopale appaiono “congelati” ma non “confermati”. Basti pensare alla semplice “proroga” concessa a Monsignor Crociata, segretario generale della Cei. O anche all’arcivescovo di Firenze Betori che potrebbe essere presto trasferito e che non ha mai nascosto una certa avversione nei confronti del sindaco fiorentino, Matteo Renzi, cattolico ma probabile leader del centrosinistra. «E’ chiaro — spiegava qualche mese fa proprio il candidato alla segretaria del Pd — che non sto simpatico all’Arcivescovo». Ed è chiaro che il disegno ruiniano punta a strappare anche una parte
consistente dei cattolici del Partito democratico, i suoi dirigenti e anche i suoi elettori, minando le basi originarie del progetto che ha unificato gli ex Ds e gli ex Ppi. Nella consapevolezza che in questa fase la tolda di comando del fronte progressista è proprio occupata da ex popolari come Letta e Renzi, non interessati ad un’operazione neocentrista, e quindi simbolicamente in grado di sgonfiare gli scenari a favore della Nuova unità dei cattolici.
E del resto non è un caso che tra i pilastri della separazione da Berlusconi ci siano quegli esponenti del Pdl che nel 2009 si sono battuti in sintonia con le richieste del mondo ecclesiastico sul caso Englaro. Allora in prima fila spiccavano proprio uomini come Lupi, Quagliariello, Sacconi. Alcuni di loro cattolici dell’ultima ora che hanno abbracciato con vigore la ragioni della Chiesa. «In quei giorni — raccontava qualche mese fa Beppe Pisanu — Sacconi mi diceva “noi cattolici non possiamo cedere sul caso di questa ragazza”. E io gli rispondevo: voi ex socialisti atei in effetti sì che siete cattolici, mica un democristiano come me…».
Da La Repubblica del 18/11/2013.
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OLTRE IL GIARDINO

di Alberto Statera
da  Repubblica “Affari&Finanza di oggi, 18 novembre.


Neocatecumenali, Legionari di Cristo, Focolari, Comunione e Liberazione, Opus Dei, Rinnovamento nello Spirito Santo e Comunità di Sant'Egidio. Sono sette le grandi 'sette' che assediano Papa Francesco nella sua operazione 'perestrojka', dopo gli scandali che hanno investito la Chiesa e condotto alle dimissioni il suo predecessore Benedetto XVI. Lo Ior, la finanza illegale, le cricche degli appalti, la pedofilia, la lobby gay in Vaticano. Non c'è ormai giorno che il Papa ex gesuita non lanci un anatema di condanna della corruzione dentro e fuori dalla Chiesa, la cui missione non può essere la lotta per il potere tra cardinali, alti prelati e movimenti laicali. I quali, valorizzati oltremisura da Giovanni Paolo II, hanno partecipato attivamente negli ultimi anni alla guerra per bande in Vaticano, in un intreccio tra religione, politica e affari. Una topografia delle sette 'sette', che spesso in nome della religione hanno perseguito interessi e potere, è stata disegnata da Carlotta Zavattiero, che manda in libreria (Chiarelettere) 'Le Lobby del Vaticano-I gruppi integralisti che frenano la rivoluzione di Papa Francesco'. L'autrice al termine 'setta' preferisce il termine lobby, precisando tuttavia che i tratti che distinguono un gruppo settario sono, tra l'altro,il culto del leader-fondatore, la chiusura nei confronti dell'esterno, l'uso di un gergo comune. Tratti che appartengono a quasi tutti i movimenti laicali e ai loro leader carismatici: da Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, a Kiko Arguello e Carmen Hernandez, fondatori
del Cammino neocatecumenale, da Salvatore Martinez presidente del Rinnovamento nello Spirito santo ad Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio. Tutti laici. Religiosi erano invece i fondatori di Opus Dei, Comunione e Liberazione e Legionari di Cristo: Josemaria Escrivà de Balaguer, Luigi Giussani e Marcial Maciel Degollado. Quest'ultimo fu condannato prima della morte dalla Congregazione per la dottrina della fede per gli atti di pedofilia compiuti sui seminaristi della sua organizzazione, mentre Escrivà de Balaguer è stato canonizzato. Ma l'Opus Dei è il movimento laicale che attraverso i suoi adepti e soprannumerari è più presente in quella finanza corrotta che Papa Francesco condanna come nemica della Chiesa dei poveri. Ben note sono poi le gesta di Comunione e Liberazione (e del suo braccio economico Compagnia delle Opere) coinvolta negli ultimi dieci anni in un impressionante numero di inchieste giudiziarie per malversazioni che sono diventate sistema, non solo in Lombardia sotto il regno di Roberto Formigoni, ma in ogni parte d'Italia. Ciò non è bastato a evitare la presenza ciellina in ruoli chiave nel governo di Enrico Letta. Ministri ciellini come Maurizio Lupi e Mario Mauro sovrintendono rispettivamente ad appetitosi appalti pubblici cui è interessata la Compagnia delle Opere e a commesse militari miliardarie per la Finmeccanica, dove Cl si era già ampiamente insinuata. Si annuncia dunque assai dura la vita di Papa Francesco nella sua opera moralizzatrice, circondato da movimenti ecclesiali lobbistici, il cui scopo non è quello di riempire le chiese, ma di occupare gli spazi di potere. a.statera@repubblica.it Qui sopra, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi ...........................................


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Di seguito la recensione del libro di Carlotta Zavattiero, che traggo dal settimanale "Tempi".
carlotta-zavattiero-lobby-del-vaticano-tweet

Non si salvano nemmeno i Focolarini e Sant’Egidio: «integralisti nemici di papa Francesco» come Cl e Opus Dei
Ieri la casa editrice Chiarelettere ha voluto farci sapere via Twitter che Carlotta Zavattiero, autrice del libro Le lobby del Vaticano, dopo aver letto la recensione pubblicata nel numero di Tempi in edicola ha commentato: «Conosco il linguaggio scomposto tipico degli integralisti». Certi di fargli un piacere, riproponiamo di seguito la scomposta recensione integralista del Correttore di bozze.
Di per sé il Correttore di bozze se ne impipa dell’ecosistema. Anzi, da bravo veterocattolico, più vetero che cattolico, egli spadroneggia sul creato dissipando spensieratamente le scarse risorse rimaste alle generazioni future. Ciò detto, però, perfino ai suoi occhi cisposi è evidente che la povera selva amazzonica aveva già abbastanza problemi di diradamento anche prima che l’editrice Chiarelettere mandasse alle stampe questo nuovo volume.
In realtà, a parte procurare danni incalcolabili alla foresta pluviale, Le lobby del Vaticano uno scopo ce l’avrebbe. Per lo meno nell’intento dell’autrice, Carlotta Zavattiero, il libro vuole essere una requisitoria contro «i gruppi integralisti che frenano la rivoluzione di papa Francesco». Non a caso la prefazione è di Ferruccio Pinotti, già autore, sempre per Chiarelettere, di un libro dedicato a Comunione e Liberazione intitolato La lobby di Dio (a proposito, complimenti per la fantasia). E quali saranno mai dunque questi potentissimi talebani cattolici che, scrive Pinotti, «minano l’unità ecclesiale e hanno generato quella “guerra per bande” che ha portato alle dimissioni di Benedetto XVI», spingendo altresì «la Chiesa sull’orlo dell’implosione»? Ovvio. Sono Cl, l’Opus Dei e gli altri movimenti puzzoni.
Soliti nomi, solite notizie già lette dozzine di volte, solite ciance, solite scomode denunzie lanciate da ex fidanzate scaricate a un passo dall’altare da mezze calzette a cui “hanno fatto il lavaggio del cervello”. Basta chiamare le amicizie “trame”, gli individui “personaggi”, la fede “integralismo”, e il gioco è fatto.
E per quanto qualsiasi accusa di lobbismo possa far sorridere se a pronunciarla sono un paio di giornalisti del Corriere della Sera, al Correttore di bozze tocca però riconoscere che il giochino funziona. Presentati così, per dire, perfino i Focolarini e la Comunità di Sant’Egidio – inattese ancorché benvenute new entry nella lista dei cattobrigatisti nemici di Bergoglio stilata dalla Zavattiero – sembrano veramente dei brutti ceffi, invasati propagandisti del «totalitarismo del sorriso». C’è scritto proprio così: totalitarismo del sorriso. Ma anche ammesso che davvero quei tipacci sorridano così tanto per «adescare i minori» (c’è scritto pure questo), tuttavia, ribatte orgoglione il Correttore di bozze, secondo il catechismo della chiesa di Chiarelettere sarebbe molto più grave disboscare il Borneo a furia di cazzate.
Tempi

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Pro e contro papa Francesco
“Rocca” - Rassegna "Fine settimana"
(Raniero La Valle) Una Corte ha bisogno di un re. Se il papa non fa il re, la Corte pontificia rischia l’estinzione, e dunque è costretta a combattere per se stessa. Ma non è solo la Corte: ci sono settori della Chiesa e anche del mondo secolare che erano convinti che il Concilio 

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“Rocca” - Rassegna "Fine settimana"
(Carlo Molari) Durante il Concilio Vaticano II i Padri hanno discusso a lungo sulla natura e sul valore della Tradizione nella vita ecclesiale. Il testo definitivo della Dei Verbum, approvata il 18 novembre 1965 con soli 6 voti contrari su 2350 presenti, riassume in modo ordinato