
Conclusa la visita del cardinale Sandri in Libano.
«Attendiamo con te da Gesù, principe della pace, il suo dono sospirato per il Libano, la Siria e tutto il Medio Oriente». La preoccupazione del cardinale Leonardo Sandri per la drammatica situazione della regione mediorientale si è trasformata in un’accorata preghiera a Maria. Il prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali l’ha recitata domenica sera, 12 gennaio, nel santuario di Sayidat Al-Mantara (Nostra Signora dell’Attesa), che si trova nel villaggio di Maghdouché, nei pressi di Saïda. È stata una delle ultime tappe della visita del porporato in Libano, espressamente inserita nel programma per rinnovare l’atto di affidamento alla Madre di Dio e così invocare la sua protezione sui Paesi del Medio Oriente.
«Vogliamo continuare qui oggi — ha detto il cardinale — la preghiera chiesta da Papa Francesco lo scorso 7 settembre, vigilia della festa della tua nascita, e ripetere l’invocazione risuonata con forza quella sera: “Finisca il rumore delle armi! Sì, lo vogliamo!”». E rivolgendo la sua invocazione alla Vergine, risuonata come una promessa di impegno e un’aspirazione a un mondo dove tacciano le armi, ha aggiunto: «Vogliamo impegnarci tutti, dai responsabili delle nazioni fino ai più piccoli, a essere uomini e donne di pace e di riconciliazione. Poni sotto il tuo manto di Madre tenerissima e dolcissima il nostro Papa Francesco, e donagli la forza per continuare a indicarci il Cristo tuo Figlio».
Preghiera che si è fatta anche gesto concreto di solidarietà e di vicinanza ai profughi siriani ospitati nel rassemblement di Marj el Khokh, a Marjayoun, nel sud del Libano, gestito dalla fondazione Avsi. Il porporato ha portato il conforto della Chiesa intera e ha offerto un contributo per le attività a favore dei rifugiati.
Di accoglienza e di sostegno a quanti soffrono a causa delle violenze, dei conflitti e delle persecuzioni, il cardinale aveva parlato anche durante la messa celebrata domenica mattina, festa del battesimo del Signore, presso il Centro pastorale dei redentoristi a Zahle. «Mettersi in cammino verso Dio — aveva detto — significa magari compiere un passo di riconciliazione all’interno delle nostre famiglie, compiere un gesto di attenzione e accoglienza verso chi è più povero e sappiamo bene quanti ne stia ospitando il vostro Paese in questo momento di guerra nella vicina Siria». Facendo riferimento alla liturgia, il porporato aveva ricordato che il battesimo «ci fa entrare nella famiglia dei figli di Dio, la Chiesa. Siamo, pastori e fedeli, la Chiesa, il popolo santo di Dio».
Ma «se Dio si è messo in cammino, possiamo noi forse stare fermi, magari arroccati sulle nostre certezze umane più che fondati sulla roccia salda dell’amore di Dio?» si era chiesto il cardinale. Da qui l’invito alla fiducia nello Spirito che ci conduce «lungo il tempo» e l’avvertimento a non opporre «resistenze, magari anche con ragionamenti comprensibili, ma che ultimamente non lasciano l’ultima parola a Dio, perché “sia fatta la sua volontà, come in cielo, così in terra”». In particolare, il porporato aveva ricordato che con il battesimo al fiume Giordano, Gesù «dà inizio alla vita pubblica, che lo porterà a percorrere le strade della Palestina e ad “adempiere ogni giustizia” con la passione, la croce a Gerusalemme». Proprio a partire dal «momento vertice della sua presentazione, con i cieli aperti, la voce del Padre e la discesa dello Spirito in forma di colomba», il Figlio di Dio si mette in cammino. «Vuole raggiungere ogni uomo — aveva detto — perché l’uomo che cerca Dio possa sentirne la vicinanza, e chi è lontano o stanco possa nuovamente mettersi in cammino verso di lui percependone la presenza». Il porporato aveva concluso affidando tutti all’intercessione di «colei che si è messa in cammino, da Nazaret ad Ain Karem, per andare dalla cugina Elisabetta, verso l’Egitto, per proteggere Gesù neonato dalla violenza cieca di Erode, e ancora ha camminato seguendo nel silenzio la sua vita pubblica, la beata Vergine Maria».
Il viaggio del cardinale in Libano si è concluso con l’incontro con alcuni docenti e studenti dell’università gestita dall’ordine antoniano maronita.