I nuovi Balilla dell'ideologia gender
Il lettore con qualche lustro in più sulle spalle e all’anagrafe si ricorderà della vicenda “Lupo Alberto e profilattici”. Siamo nel 1992 e l’allora ministro della Sanità De Lorenzo fece stampare 300mila copie del fumetto “Lupo Alberto” da distribuire anche nelle scuole superiori, fumetto in cui il simpatico canide blu suggeriva agli studenti di usare il profilattico per prevenire le infezioni da HIV. Poi intervenne il Ministero dell’istruzione per bloccarne la diffusione.
A distanza di più di vent’anni la strategia per indottrinare le coscienze rimane la stessa, ma questa volta si è affinata e vuole trovare adepti non solo tra gli adolescenti ma anche tra i bambini. Ritorniamo a parlare dei libretti “Educare alla diversità” editi dall’Ufficio Antidiscriminazione Nazionale (UNAR), ente diretto dal Dipartimento per la Pari opportunità il quale a sua volta fa capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Gli opuscoli, come abbiamo spiegato più volte, mirano a diffondere a promuovere l’ideologia gender tra gli studenti di ogni ordine grado, dalle elementari alle superiori: tra il maschio e la femmina ora spunta l’(h)omo novus, né maschio né femmina.
Il 7 marzo scorso l’on. Alessandro Zan, deputato SEL e attivista gay, in una interpellanza proposta alla Camera si lamentava che questi opuscoli avevano subito una battuta d’arresto: “il fenomeno del bullismo omofobico e transfobico nelle nostre scuole, gli episodi di discriminazione nei confronti dei ragazzi omosessuali e transessuali nelle scuole sono all'ordine del giorno. Inoltre – prosegue Zan - l'azione dell'UNAR, permettetemi, è una delle poche a livello istituzionale che contribuisce a contrastare le discriminazioni, conformemente alle linee previste dal Consiglio d'Europa e questa, diciamo, è la strategia nazionale già approvata dal Governo, LGBT per il 2013- 2015, che era fortemente, ed è fortemente voluta dal Consiglio d'Europa, per gli interventi nelle scuole”.
Ovviamente l’operazione avviene scavalcando i genitori che poco o nulla ne sanno. La Manif Pour Tous Italia e il Forum delle Associazioni Familiari dell’Umbria però non sono state a guardare e in una nota hanno reso noto che “stanno diffondendo un vademecum ad uso dei genitori per proteggere i propri figli dall’indottrinamento pro ideologia del gender che ha iniziato a svolgersi negli istituti scolastici di tutta Italia, dagli asili alle superiori”. Dodici mosse per fronteggiare l’assalto del nemico, tra cui: prima di iscrivere vostro figlio a scuola verificate l’offerta formativa ed evitate scuole in cui nei programmi compaiano espressioni come “educazione alla affettività, educazione sessuale, omofobia, superamento degli stereotipi, relazione tra i generi”; proponetevi come rappresentanti di classe; tenetevi informati sui contenuti delle singole lezioni e visitate spesso il sito internet della scuola; se vi sono lezioni su questo tema “date l’allarme e convocate una riunione informale” con gli altri genitori e poi un consiglio di classe straordinario con tanto di lettera al dirigente scolastico locale; se nonostante ciò la scuola va per la sua strada e vuole comunque impartire queste lezioni allora “terrete i vostri figli a casa” e intanto fate ricorso al Tar e preparate diffide. Ultimo ma non ultimo: “custodite i vostri figli” affinchè “non si sentano mai soli”.
Il giorno prima che l’on. Zan prendesse la parola in Parlamento è stata approvata dalla commissione Affari sociali la relazione annua sullo stato di attuazione della 194. Al termine della Risoluzione, tra gli impegni che il governo dovrebbe assumersi, viene indicato anche il seguente: “sensibilizzare le regioni affinché siano promosse, dalle istituzioni scolastiche in collaborazione con le associazioni dei genitori e con i consultori territoriali, attività di informazione ed educazione alla salute sessuale e riproduttiva, all'affettività, alla maternità e paternità consapevole”. E’ noto che l’espressione “educazione alla salute sessuale e riproduttiva” è un mantra inventato dal Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione e significa “aborto e contraccettivi”. Ancora una volta la scuola viene scelta come campo ideale per far crescere la mala pianta dell’ideologia, questa volta abortista.
La logica sottesa all’operazione messa in atto dall’UNAR e a quella suggerita dalla commissione Affari sociali non è difficile da comprendere: se vuoi instillare un’idea inizia dai bambini che frequentano la scuola. Lì non troverai i genitori che ti ostacoleranno, lì troverai invece giovani menti ingenue, prive di filtri critici, che prenderanno come oro colato tutto quello che dice un adulto. Poco importa che poi questi balilla dell’ideologia gender e abortista facciano ritorno a casa e chiedano – forse – spiegazione a mamma e papà su quello che hanno sentito a scuola. Ormai la bomba è stata sganciata nelle coscienze vergini dei fanciulli, il virus è stato inoculato con successo.
Certo, la strategia prevede che le truppe si muovano al buio, di nascosto, in modo tale da non allertare i genitori, però un po’ la colpa, a ben vedere, a volte è anche del disimpegno di questi ultimi, che non di rado ad occhi chiusi delegano agli insegnanti l’intera educazione dei pargoli, genitori che intendono la scuola come parcheggio ad ore ove lasciare i figli senza poi interessarsi su cosa è successo in quel parcheggio per tutte quelle ore. E’ tempo di andare dal custode del baby parking a chiedere spiegazioni.
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Se basta così poco per fermare Luxuria
Cinquanta genitori tenaci hanno potuto fermare un gruppo di studenti pasdaran adeguatamente influenzati da vaste aree del Pd e di certa intellighenzia laicista. A Modena, dopo che lanuovabq.it aveva sollevato per prima il caso della conferenza sulla transessualità con relatore d'eccezione Valdimir Luxuria, era successo davvero di tutto. Prese di posizione di Pd, Cgil, Lega Nord, Nuovo Centro Destra. E persino una manifestazione imponente delle Sentinelle in piedi che sabato hanno manifestato in 400 sotto le finestre del vescovado e del Comune nella centralissima Piazza Grande, mentre l'assessore all'Istruzione le bollava come «omofobe».
Il caso i lettori lo conoscono bene, giova soltanto aggiornali dicendo che alla fine, al termine di un'assemblea di istituto allargata, si è deciso di rinviare ad aprile l'incontro con il trans e il presidente modenese dell'Arcigay per permettere ai genitori di individuare due relatori di area pro life che possano controbilanciare l'offensiva gender rappresentata dai due ospiti iniziali. Prima però, il 26 marzo ci sarà un incontro con un endocrinologo. La decisione è arrivata sabato al termine di un infuocato consiglio d'istituto allargato nel corso del quale i genitori contrari hanno fatto la figura dei censori e dei retrogradi, attaccati anche dall'ex sottosegretario al Welfare Maria Cecilia Guerra, il cui marito siede nel consiglio d'Istituto. La Guerra ha pesantemente criticato le posizioni dei genitori che avevano scritto al preside per chiedere di cancellare l'incontro sul gender o di accettare un contraddittorio. Una posizione, quella della Senatrice Pd, che mostra bene il livello di interferenza politica che la vicenda Luxuria rappresentava al Liceo Muratori.
Certo, la Guerra è un genitore e come tale avrebbe avuto tutti i diritti di partecipare a quell'incontro, ma il suo essere senatrice Pd e soprattutto il suo avere il marito al vertice del consiglio d'istituto, l'hanno esposta non poco in questa vicenda perché sabato, giorno del consiglio d'istituto, i partiti avevano già dichiarato da che parte stare e il suo partito, il Pd assieme alla Cgil, aveva ampiamente demolito la pretesa dei genitori. Però alla fine, complice la pressione mediatica che il caso aveva sollevato a livello nazionale, l'Istituto ha pensato che non avrebbe avuto più senso proseguire su una strada che stava letteralmente spaccando in due il prestigioso liceo classico, fucina della classe dirigente modenese. I genitori hanno così incassato una vittoria insperata soltanto una settimana fa quando la mancata risposta del preside li aveva relegati in un angolo.
Avranno anche incassato le accuse più becere di essere censori e moralisti, però hanno affermato diversi principi. Che cosa ci insegna questa vicenda? Anzitutto conferma ancora una volta che il Male trionfa quando i buoni rinunciano all'azione. A Salerno e ad Avellino Luxuria aveva preso parte ad incontri simili, ma in quel caso nessuno si era stracciato le vesti. Ma è evidente che dopo Avellino e Salerno, se anche a Modena fosse filata liscia, Luxuria e tutta la carovana della gender theory avrebbero avuto un modello testato sempre a disposizione per ripetere all'infinito questo tipo di indottrinamento di massa servendosi delle scuole pubbliche da Aosta a Catania. Il no posto dai genitori è dunque un paletto importante: da un lato riafferma la titolarità dell'educazione che spetta ai genitori, mentre alla scuola compete l'istruzione, in alleanza educativa con i genitori, che è soltanto una delle branche dell'educazione. Dall'altro definisce i contorni della vicenda, in questo caso la discussione sulla gender theory, salvaguardando oltre che il principio dell'audiatur et altera pars anche quello della libertà di espressione. La legge era dalla loro parte, non bisogna per forza rifarsi alla dichiarazione dei diritti dell'uomo. Bastava leggere le linee guida del Miur emanate nel 2012 e trasmesse a tutti gli uffici scolastici regionali. In esse sono ribadite le motivazioni portate avanti dai genitori, gli unici, che in questa vicenda non avevano interessi politici o di steccati da difendere se non il loro sacrosanto diritto di educare i propri figli.
Così scriveva appena due anni fa il ministero: «Con il passaggio da una corresponsabilità educativa, sono realmente privilegiate occasioni di incontro e di lavoro in cui i genitori possano esprimersi e dare il loro contributo, a vari livelli, confrontarsi con i docenti e con il territorio sulle problematiche giovanili, proporre esperienze extracurricolari». E ancora: «Gli insegnanti e i genitori condividono sia i destinatari del loro agire, i figli/alunni, sia le finalità dell'agire stesso, ovvero l'educazione e l'istruzione in cui scuola e famiglia operano insieme per un progetto educativo comune». E' altresì previsto che «le famiglie, in forma individuale o collettiva, potranno esercitare il loro ruolo propositivo ed esprimere le loro istanze, contribuendo significativamente e attivamente alla definizione dell'autonomia didattica e culturale della scuola». Infine «le scuole dovranno sfruttare al meglio strumenti e risorse disponibili in modo da consolidare queste nuove forme di collaborazione con le famiglie e aprire nuove forme di dialogo». Come sempre accade in Italia le leggi in realtà ci sono, soltanto che vengono applicate a seconda delle convenienze.
Una volta ribaditi questi concetti a studenti pasdaran e influenzati troppo dalla politica e ad alcuni insegnanti smaniosi non è restato altro che fermarsi. I genitori non si sono fermati di fronte all'ostacolo rappresentato dal fatto che la scuola conta 700 alunni mentre loro, individualmente, rappresentavano soltanto 50 di questi. Gli altri 650 genitori, salvo alcuni casi come abbiamo visto, però non si sono organizzati in contro-comitato. La minoranza silenziosa non aveva preso posizione, ma era semplicemente agnostica di fronte ad un fatto che invece riguardava la crescita dei loro figli in un'età spartiacque. E forse questo è l'aspetto più preoccupante della vicenda.
I genitori che hanno deciso di agire e di non subire in silenzio hanno cioè compreso che la dittatura della maggioranza va combattuta con tutti gli strumenti a disposizione creando così un felice precedente che ogni preside da domani dovrà tenere presente quando si metterà in testa di dare in pasto agli studenti una tematica fortemente divisiva e ideologizzata secondo una metodologia di assenza di confronto e a senso unico. Infine questa vicenda spiega a tutti i militanti dei mondi pro life e pro family, spesso appiattiti o spaventati dalla montagna da scalare, che è ora di smetterla con il piagnisteo, ma bisogna scendere in campo combattendo ad armi pari e senza timore di perdere la faccia.
Le 400 sentinelle in piedi che hanno manifestato in silenzio sabato, dando manforte a quei genitori che si erano esposti fin troppo, hanno compreso la posta in gioco e sfidato il pensiero dominante. Adesso resta da vedere se Luxuria accetterà il contraltare nel corso dell'incontro di aprile. Un monologo sarebbe stato troppo facile. Vedremo se, giocando con le stesse regole, il trans che ama fare la vittima quando la vittima sono gli altri, scenderà in campo o se chiederà il calcio di rigore simulando un fallo.