mercoledì 9 aprile 2014

Il mercoledì nero della famiglia e della vita




di Alfredo Mantovano

Mercoledì 9 aprile, Camera dei deputati. All’ordine del giorno della Commissione Giustizia ci sono, fra gli altri, due provvedimenti: a. la conversione del decreto-legge sulla droga, reso necessario dalla sentenza della Corte costituzionale che ha reintrodotto la distinzione fra droghe “leggere” e “pesanti”; b. un insieme di proposte di legge che puntano a restringere ulteriormente il tempo necessario per chiedere una sentenza di divorzio. Il primo, contro ogni evidenza scientifica e di esperienza, riduce già da subito le sanzioni per chi traffica cannabis e derivati, e rischia di andare oltre – nei tempi rapidi della conversione – fino a una legalizzazione esplicita o strisciante di questo tipo di sostanze; il secondo si commenta da sé, accontentandosi di un anno fra la presentazione dell’istanza di separazione – dai tre anni attuali – e la richiesta di divorzio, o a nove mesi in assenza di figli minori.  
Mercoledì 9 aprile, Senato della Repubblica. Anche lì in Commissione Giustizia si segnalano due provvedimenti: il disegno di legge, già approvato alla Camera, sull’omofobia, e quello sulle unioni civili, che ha accorpato le proposte sul matrimonio fra persone dello stesso sesso. Anch’essi hanno ripreso a marciare spediti: il primo, che vede il governo rappresentato dal sottosegretario Scalfarotto – mai era accaduto nella prassi parlamentare che il presentatore di una proposta di legge dapprima ne fosse relatore in un ramo del Parlamento e poi esprimesse di esso il parere dell’esecutivo nell’altro ramo –, con la bocciatura degli emendamenti di buon senso presentati da senatori di esperienza come Giovanardi, Bianconi e Malan, e con la possibile approvazione di emendamenti peggiorativi presentati da esponenti di Pd, Sel e M5S; il secondo, col deposito di un testo-base prossimo quanto a impostazione alla civil partnership: per avere un’idea della equiparazione sostanziale che tale testo opera con il matrimonio, basta pensare che ammette la disposizione di una quota corrispondente alla legittima nella successione ereditaria e, a determinate condizioni, la pensione di reversibilità.
Mercoledì 9 aprile, Corte costituzionale. Proseguendo un’opera di demolizione della legge sulla fecondazione artificiale, che in passato aveva già eliminato il divieto di crioconservazione e aveva reso possibile la selezione genetica degli embrioni, la Consulta – con una sentenza di cui si attendono le motivazioni – apre alla fecondazione c.d. eterologa, dichiarando illegittime le norme che la precludevano e quelle che la sanzionavano. Radicali e libertari hanno di che gioire: la Corte fa oggi quello che loro avevano provato – senza riuscirci – nel 2005: il quesito n. 4 del referendum da loro presentato, bocciato dagli italiani, è invece accolto dai 15 giudici costituzionali. Il ministro della salute Lorenzin ha ragione nel definire complessa l’attuazione di questa pronuncia, dal momento che la fecondazione artificiale eterologa presenta difficoltà irrisolvibili: intanto il conflitto fra il diritto all’anonimato del donatore/donatrice di gameti e il diritto dei figli a conoscere i loro genitori biologici; poi i rischi per la salute del figlio, derivanti dall’anonimato del donatore, e quindi l’impossibilità di una anamnesi completa; ancora, la difficile “neutralità” della madre surrogata nel caso di affitto di utero (pardon: “gestazione di sostegno”, come impongono le linee-guida Unar per i giornalisti), soprattutto nei casi in cui questa “madre” fosse anche la donatrice di gameti.
Che tutto ciò avvenga nello stesso giorno non è un caso. Un filo rosso ideologico lega la facilità di scomporre la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna – il divorzio sprint – con la sostanziale equiparazione al matrimonio, per come finora è stato disciplinato, dei diritti e dei doveri derivanti dall’unione civile, anche fra persone dello stesso sesso. Col ricorso all’eterologa, la rivendicazione del sottosegretario Scalfarotto nell’intervista di qualche sera fa a Invasioni barbariche – “possiamo avere figli”, proclamava riferito a sé stesso e al proprio compagno – sarà una realtà; è vero infatti che nella legge 40 la fecondazione artificiale è ammessa per coppie sposate o conviventi da almeno tre anni: ma, sommando la disciplina delle unioni civili in discussione con gli effetti della sentenza costituzionale, è fatta! E se qualcuno ha qualcosa da obiettare ecco – nuove di zecca – le sanzioni penali, con tanto di carcere e di pene accessorie, della legge omofobia: pronte a colpire chi ardisca sostenere che la crescita e l’educazione di un bambino riescono meglio potendo contare su un padre e su una madre, e non su due persone del medesimo sesso; o chi osi richiamare lo squilibrio familiare causato dall’eterologa, sulla base dell’esperienza di altre Nazioni (il senso di estraneità facile a crearsi nel genitore non biologico ha portato negli USA, dove l’eterologa è ammessa, al divieto di disconoscimento di paternità, a causa dell’alto numero di richieste di questo tipo da parte dei padri unicamente “sociali”).
È tutto? Non ancora. Commentando in modo entusiastico la sentenza della Consulta, l’Associazione Luca Coscioni ha indicato il passaggio successivo: “smantellare il divieto di ricerca sugli embrioni”, ovviamente “per la libertà di ricerca scientifica”; è un obiettivo che alla “cultura dello scarto” non può mancare, ovviamente lasciando in piedi l’obiezione di coscienza nei casi di sperimentazione sugli animali!
Chi in Parlamento guarda con orrore all’avanzare congiunto di queste leggi ha una quantità di compagni di strada incomparabilmente inferiore rispetto al passato. Chi nel mondo giudiziario o in quello accademico è ancora convinto che il diritto debba fondarsi su una sana antropologia si ritrova sempre più isolato. Eppure tutto questo accade a pochi anni di distanza dalla vittoria referendaria del 2005, dell’approvazione della legge 40 nel 2004 e di un’ottima riforma sulla droga nel 2006, e dalla riaffermazione delle ragioni della famiglia col Family day del 2007. Eppure è stato sufficiente che, con mezzi prossimi allo zero, gruppi di giovani allestissero le Sentinelle in piedi in un po’ di piazze, alternandosi con la Manif italiana, e che Comitati come Sì alla famiglia esponessero, non da soli, le ragioni naturali della comunità familiare, per frenare il vari dei provvedimenti che – tutti insieme – hanno ripreso il percorso parlamentare, affiancati dalle spallate libertarie della Consulta. Queste realtà svolgono una funzione importante, ma non possono arrestare la concentrazione istituzionale, mediatica e lobbistica delle forze del fronte avverso; è necessario che torni in piazza il popolo del Family day e che tutti coloro che hanno voce in capitolo, nelle chiese, nelle università o nelle aule giudiziarie, dismettano i panni della rassegnazione e della convinzione che non c’è molto da fare. Attendere ancora, con i pretesti più svariati, non significa necessariamente condividere, ma certamente equivale ad accettare quel filo rosso ideologico che sempre più procede “da (prima della) culla a (dopo) la bara”.

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Ruini: «Vicino a chi soffre, ma un figlio non è un diritto»   
Vatican Insider
 
(Andrea Tornielli) Dopo la sentenza della Corte Costituzionale parla l’83enne cardinale: i bimbi hanno il diritto di sapere di chi sono i figli biologici, con la fecondazione eterologa questo diventa impossibile -- «Non può esistere un "diritto al figlio", perché il figlio è una persona» (...)

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Omofobia, il governo manda Scalfarotto
di Gianfranco Amato

E’ cominciato in anticipo il dibattito in Commissione Giustizia del Senato sugli emendamenti al disegno di legge Scalfarotto in tema di omofobia. La decisione di anticipare i tempi ha creato le prime scintille. Il senatore Carlo Giovanardi, infatti, ha esordito contestando tale decisione, in quanto nella riunione dell'Ufficio di Presidenza per la programmazione dei lavori si era convenuto di destinare alla votazione di tali proposte la seduta già convocata per mercoledì, 9 aprile. Lo stesso Giovanardi, poi, pur apprezzando la presenza del sottosegretario Scalfarotto, ha lamentato l’assenza di un sottosegretario o Viceministro che potesse esprimere l’orientamento del Dicastero della giustizia, ed ha, infine, precisato di essere consapevole che il provvedimento in esame non deve e non può essere considerato solo dalla prospettiva delle implicazioni di politica giudiziaria, giacché esso implica questioni di particolare rilievo, che sempre si pongono quando si tenta di introdurre reati di opinione nel sistema della repressione penale. 
Si è, poi, passati alla votazione delle proposte emendative, riferite all’articolo 1 del disegno di legge, sulle quali erano già stati espressi i pareri da parte del relatore e del rappresentante del Governo. Quest’ultimo, in particolare, ha ribadito di rimettersi alla Commissione su tutte le proposte emendative. Ed ecco il resoconto della seduta:
"Per dichiarazione di voto sull’emendamento 1.1 prende la parola il senatore Giovanardi, il quale rileva a nome del proprio Gruppo che l’emendamento  è volto a introdurre definizioni di omofobia e transfobia tanto vaghe da rendere  quanto mai evidente l’inopportunità di proseguire nell’esame di un disegno di legge che, se approvato, si risolverebbe nell’introduzione di una tutela penale rafforzata e particolarmente odiosa contro l’espressione di alcuni orientamenti di pensiero. Dal momento che l’emendamento 1.1 svolge l’implicita funzione di porre in piena luce le contraddizioni insite del disegno di legge nel suo complesso, lo stesso senatore Giovanardi  annuncia il proprio orientamento contrario. Verificata la presenza del numero legale, l’emendamento 1.1 è posto in votazione e risulta non approvato. 
Sulle identiche proposte emendative 1.2, 1.3 e 1.4 interviene in dichiarazione di voto la senatrice leghista Erika Stefani la quale chiarisce che l’intento di sopprimere l’articolo 1 del disegno di legge rende manifesto l'orientamento del suo Gruppo, contrario alla scelta di fondo di rafforzare la tutela penale contro le mere espressioni di orientamento del pensiero, anche se queste si risolvono in contenuti non condivisibili o finiscono per favorire la propalazione di messaggi omofobi o transfobici. Aggiunge, poi, che il ricorso alle modifiche della legge n. 654 del 1975 non possono incontrare il favore della sua parte politica che anche in altre occasioni  ha manifestato la propria contrarietà contro l'impianto generale delle cosiddette leggi Reale e Mancino. Gli identici emendamenti 1.2, 1.3 e 1.4, in seguito ad un’unica votazione, risultano respinti.
Sull’emendamento 1.5 interviene il senatore Giovanardi dichiarando il proprio voto favorevole, ma chiedendo di apporre una correzione al testo della proposta emendativa, sopprimendo il riferimento contenuto nelle lettere a), b) e  c) agli orientamenti pedofili; si tratta infatti di un errore di formulazione che, tuttavia, non sottrae valore all'emendamento volto a migliorare e rendere più coerente la disciplina di tutela della legge Mancino e della legge Reale come risultanti dall'estensione della tutela penale contro la transfobia e l'omofobia. Anche in questo caso, lo stesso senatore Giovanardi rileva che  il disegno di legge così come formulato nel testo proveniente dalla Camera dei deputati presenta incongruenze logiche e determina paradossali effetti discriminatori a rovescio che sono il tipico effetto dell'introduzione, non sufficientemente meditata, di nuovi delitti di opinione solo sulla base di passeggeri e amplificati allarmi sociali. 
Per dichiarazione di voto interviene il senatore Ciro Falanga di Forza Italia, il quale annuncia il suo orientamento contrario sulla proposta emendativa della quale non può condividere la formulazione incerta che potrebbe condurre ad esiti applicativi discordi e non prevedibili. L'emendamento 1.5 (testo 2), come riformulato dal proponente, non è approvato.
Per dichiarazioni di voto sugli emendamenti 1.6 e 1.8, interviene il senatore Sergio Lo Giudice del PD, che oltre ad annunciare il proprio orientamento contrario ne stigmatizza la formulazione, laddove si parla di orientamenti pedofili, il che implica o un grave errore di formulazione o un'imperdonabile tolleranza di condotte penalmente sanzionate. Sugli  emendamenti 1.6, 1.7 e 1.8 interviene il senatore Giovanardi  per dichiarare che il proprio Gruppo intende, con tali proposte di modifica, porre rimedio alle particolari distorsioni applicative che deriverebbero dall’entrata in vigore dell'articolo 1 del disegno di legge così come approvato dalla Camera dei deputati. In particolare, annuncia di voler ritirare l’emendamento 1.8 e dichiara di ritirare la propria sottoscrizione all'emendamento 1.7, sulla cui votazione annuncia di volersi astenere.  Infine, precisa che in nessun caso il testo delle proposte emendative da lui sottoscritte può essere interpretato come tolleranza verso condotte criminali e riprovevoli che ricadono sotto il reato di pedofilia.
La senatrice Laura Bianconi (NCD) interviene per dichiarare il voto favorevole del proprio Gruppo sull'emendamento 1.7, del quale dichiara l'intento di porre rimedio alla particolare incongruenza dell'articolo 1 del disegno di legge, inserendo dei riferimenti alla concreta offensività delle condotte che si intende punire. La stessa senatrice non manca di ribadire, tuttavia, che il disegno di legge nel suo complesso rimane viziato dall'adesione a orientamenti ideologici massimalistici e a una non condivisibile propensione al proliferare delle norme incriminatrici dell'espressione del pensiero. 
Con riguardo all'emendamento 1.7 il senatore Giacomo Caliendo di Forza Italia annuncia il proprio orientamento di astensione, giacché esso sortirebbe l'incongruo effetto di amplificare eccessivamente la qualificazione da parte dei giudici di condotte sfuggenti e non è conforme in alcun modo ai principi di tassatività e determinatezza alle fattispecie penali. Posto in votazione l'emendamento 1.6, esso risulta respinto. Del pari non è approvato l'emendamento 1.7, mentre l’emendamento 1.8 è ritirato. 
Sugli emendamenti 1.9, 1.10 e 1.11 intervengono in dichiarazione di voto la senatrice Erika Stefani della Lega Nord, che ne chiarisce la portata volta ad introdurre un sistema di circostanze aggravanti specifiche piuttosto che a prevedere autonome fattispecie di reato, e il senatore Giovanardi che annuncia l’astensione del proprio Gruppo. Gli emendamenti 1.9, 1.10 e 1.11, posti separatamente in votazione, non sono approvati.
Previa dichiarazione di voto del senatore Giovanardi in senso favorevole agli emendamenti, vengono poste in votazione le proposte emendative 1.12 e 1.13 che sono entrambe respinte. Sull’emendamento 1.14 interviene il senatore Lucio Malan di Forza Italia che dichiara il proprio orientamento favorevole sul testo della proposta; questa tende a punire la condotta di chi esplicitamente istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi etnici, nazionali, religiosi o di discriminazione basata sul sesso. Si tratta, secondo Malan, di una proposta capace di meglio calibrare la condotta incriminata e di far uscire il testo dell'articolo 1 del disegno di legge dall'orbita dei reati di opinione, peraltro di dubbia compatibilità con l'articolo 21 della Costituzione.
Previa dichiarazione di voto favorevole del senatore Giovanardi, l’emendamento 1.14, posto ai voti, non è approvato. Con riguardo all'emendamento 1.15, il senatore Giovanardi annuncia di voler sopprimere la lettera a) prevista nel testo della proposta emendativa e dichiara il proprio voto favorevole sul testo così riformulato; è sua opinione che questo intervento normativo sarebbe in grado di ridurre il danno recato dal provvedimento in esame evitando di prevedere l'incriminazione di condotte ambigue e indefinibili quale l'incitamento alla discriminazione. Posto ai voti l’emendamento 1.15 (testo 2) risulta respinto. Il presidente Nitto Francesco Palma di Forza Italia riformula l’emendamento a sua firma 1.25. Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato".