giovedì 12 giugno 2014

#diconocheèrisorto



di Paolo Pugni
Certo che sono forti questi discepoli, dovremmo imparare da loro l’onestà intellettuale. Sono sconvolti, lo dicono loro, abbattuti e anche un po’ indisposti da questo viandante che si affianca a loro sulla strada per Emmaus. Che già se oggi sei lì che cammini a testa bassa e triste e ti si avvicina uno che ti chiede come va, e non sai chi sia, è un “foresto”, lo mandi a stendere. Che accidenti vuoi? diresti. Invece loro lo accolgono, magari per deriderlo un pochino, lo prendono per un tonto, uno che sta fuori dal mondo, magari non è neanche su Facebook, non c’ha l’account Twitter e non sa nulla di #gerusalemmeGesùcrocifisso che è stato il trand più seguito degli ultimi giorni. E calano l’asso: #diconocheèrisorto. Ma le donne eh? Non ci allarghiamo, che non si sa mai quello che dicono.
Insomma un campagnolo pre-ierosolimitano che per sbaglio passa di lì e non sa nulla.
Ed ecco che lo straniero stordito mica tace, mica chiede particolari. No, li insulta. Così, pronti via. “Stolti e tardi di cuore”.
E qui devo ammettere che ammiro Cleopa e compagno. Che lo ascoltano. Io lo avrei spedito. Un po’ come fanno i farisei con il cieco nato: vorrai mica insegnare a noi! Tu?! Ma dai!
No, non gli dicono come i greci a Paolo “su di questo ti ascolteremo un’altra volta” che è come mandare a quel paese. Deridere.
E non so come avrei reagito io. Questo arriva, non sa nulla, e mi prende a parole?
Invece no, loro ascoltano. Perché sono interessati. Tanto. Gli arde il cuore in petto. E lui, anzi Lui, spiega, analizza, cita, dipana. E loro in silenzio. Affascinati. Al punto che quando finge di proseguire lo strattonano per la tunica, dai resta con noi. Una scusa quella del giorno che si fa sera. Lo vogliono lì con loro. Che lezione di accoglienza, di interesse per la verità. Assenza totale di pregiudizio. Apertura completa a chi porta la buona notizia. E sono ricompensati. Incontrano Gesù dal vero.
Ecco pensavo questo ascoltando i vangelo ambrosiano della domenica dopo l’Assunzione e m’è venuto un pensiero. Forte. Fisso. Qui Gesù spiega, razionalizza, sillogisma.
Oggi? Oggi non si può più. Non siamo più nell’età della logica, chissà come si rotolano nella tomba i padri della dea ragione a vedere i loro pronipoti che proprio a loro si rifanno essere completamente dimentichi della razionalità, divenuti preda dell’emozione.
Oggi si sente. Non puoi spiegare. Non ti seguono. Anche perché non c’hanno più le categorie, come si diceva a scuola nella lezione di filosofia. E il tempo. Reggono al massimo un trailer, un videoclip, 2 minuti, 140 caratteri. Mica una riflessione, che prende tempo. La verità ha purtroppo bisogno di più parole per affermarsi, la menzogna… le basta uno slogan, una emozione. Un soffio.
Ecco perché la via del cambiamento passa attraverso l’affetto, che non è la porta sul retro, è il cancello principale. Se vuoi condividere la gioia della verità, devi curare le ferite, partire dall’emotività, dal linguaggio che capisce il mondo oggi. Altrimenti sei come un bronzo che rimbomba, un cembalo che tintinna. È difficile. Perché a raccontare la verità non si fa fatica, devi studiare, metterci la faccia, ma si fa. Annunci. Qui invece devi chinarti, accogliere,  dimenticarti di te e accettare l’altro per quello che è. Dirlo con le sue parole. Al suo ritmo. Una faticaccia. È quello che insegna Papa Francesco.