sabato 7 giugno 2014

Domenica di Pentecoste 2014


Pentecoste: ho l’impressione che suoni oggi come una parola più o meno vuota, forse un po’ erudita, ma lontana da ciò che conta nella nostra vita. Siamo talmente abituati a vivere dello Spirito Santo da non percepirne più né il dono, né la presenza, né la bellezza…, come l’aria che respiriamo. Eppure lo Spirito Divino è sinonimo di vita, di luce, di pace, di amore, di bellezza, di infinito, di comunione, di armonia, di grazia, di perdono… Il Signore Gesù, con la sua Pasqua, ha ottenuto dal Padre per la sua sposa questa veste nuziale che la riempie di bellezza divina, che la rende capace di Dio, capace di portare in sé Dio. Rinnovata da questo sigillo divino, per amore al suo Sposo, la Chiesa si fa annunciatrice di Dio nel mondo, della Sua grazia, del Suo perdono, della Sua misericordia: “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati”.  Per la presenza dello Spirito Santo in lei, la Chiesa diventa Madre, capace di tenerezza, di piegarsi dolcemente sulle ferite dell’uomo, di ridare vita all’uomo. Papa Francesco, nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium afferma: “A Pentecoste, lo Spirito fa uscire gli Apostoli da se stessi e li trasforma in annunciatori delle grandezze di Dio, che ciascuno incomincia a comprendere nella propria lingua. Lo Spirito Santo, inoltre, infonde la forza per annunciare la novità del Vangelo con audacia (parresia), a voce alta e in ogni tempo e luogo, anche controcorrente. Invochiamolo oggi, ben fondati sulla preghiera, senza la quale ogni azione corre il rischio di rimanere vuota e l’annuncio… privo di anima” (259).

don Ezechiele Pasotti, prefetto agli studi nel Collegio Diocesano missionario “Redemptoris Mater” di Roma.

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MESSALE
Antifona d'Ingresso  Sap 1,7
Lo Spirito del Signore ha riempito l'universo,
egli che tutto unisce,
conosce ogni linguaggio. Alleluia.



Oppure:
  Rm 5,5; 8,11
L’amore di Dio è stato effuso nei nostri cuori
per mezzo dello Spirito,
che ha stabilito in noi la sua dimora. Alleluia. 


 
Colletta

O Padre, che nel mistero della Pentecoste santifichi la tua Chiesa in ogni popolo e nazione, diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo, e continua oggi, nella comunità dei credenti, i prodigi che hai operato agli inizi della predicazione del Vangelo. Per il 
nostro Signore...

 
LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  At 2, 1-11
Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare.

Dagli atti degli apostoli
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio». 


Salmo Responsoriale  Dal Salmo 103
Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra. 
Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore.
 

Seconda Lettura
  1 Cor 12, 3b-7. 12-13
Noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo

Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo.
Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.
Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.
 

 Sequenza
    
Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.
Veni, Sancte Spíritus,
et emítte cǽlitus
lucis tuæ rádium.
 Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

 Consolatore perfetto,
ospite dolce dell'anima,
dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.

 O luce beatissima,
invadi nell'intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,
nulla è nell'uomo,
nulla senza colpa. 

Sine tuo númine,
nihil est in hómine
nihil est innóxium.
 Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina. 



Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò ch'è sviato. 


 Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni. 


 Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.




Canto al Vangelo 
Alleluia, alleluia.

Vieni, Santo Spirito,
riempi i cuori dei tuoi fedeli
e accendi in essi il fuoco del tuo amore.

Alleluia.

  
  Vangelo  Gv 20, 19-23
Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi. .
Dal vangelo secondo Giovanni

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

*

"Chi si unisce a Cristo forma un solo Spirito!"

Commento al Vangelo della domenica di Pentecoste


Alcuni giorni fa una bambina di undici anni mi ha chiesto: “Come hanno fatto gli apostoli a toccare il Signore se era uno Spirito capace di passare attraverso le porte?”. Ecco, la Solennità di Pentecoste risponde a questa domanda, che, semplice solo in apparenza, vibra nell’aria la questione fondamentale per la vita di ogni uomo: Gesù è davvero risorto?
Tutto, infatti, dipende dall’avere o meno una risposta al dramma della vita: c’è vita oltre la morte? Come fare ad oltrepassare queste porte “sprangate” dove mi ha rinchiuso la paura della morte? E’ così l’esperienza di tutti noi, come di quella bambina che il dolore ha già visitato ferendo la sua famiglia: “come si può toccare a vita eterna se non si vede, se è qualcosa che non cade sotto i nostri sensi?”.
E’ possibile sperimentare qui ed ora che Cristo è risorto? Sì, è possibile, perché tutto il Mistero di Gesù conduce alla “sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei”. Oggi.
E’ qui e ora che “viene Gesù” per “fermarsi in mezzo a noi”. Qui, in questo nostro luogo sprangato per la paura; ora, in questa “sera” del giorno di Pasqua, “il primo dopo il sabato”, origine del giorno che non vedrà mai tramonto.
La resurrezione di Gesù, infatti, ha abbracciato l’universo e ciascun uomo di ogni generazione: da quell’alba di vittoria ogni “sera” appartiene alla luce dello “splendore del Re che ha vinto le tenebre”. 
Ciò significa che la nostra vita, come quella di ogni uomo - anche di chi vive ancora nascosto nella selva e non ha mai sentito parlare di Gesù - è stata raggiunta e accolta dalla vittoria di Cristo: per quante “sere” si avvicendino nella nostra storia, nessuna più è destinata a sciogliersi nel buio della solitudine e della morte.
E’ un fatto, è oggettivo, è la Verità. Ma tu ed io lo crediamo vero oggi? Oppure, come la bambina, non sappiamo ancora come ciò sia possibile? Forse, guardando alle relazioni in famiglia, al lavoro o tra amici, non abbiamo ancora sperimentato che si può vivere nella carne una vita capace di oltrepassare le “porte chiuse”…
Pentecoste, infatti, è il dono che si fa perdono. E’ lo Spirito Santo che si impadronisce della vita di un uomo e di una comunità e la spinge oltre la morte, a oltrepassare le porte sprangate che la chiudono nell’egoismo. 
E’ lo Spirito Santo che fa di te e di me una creatura nuova, che, semplicemente, può perdonare. La novità del cristianesimo si rivela nella misericordia che frantuma le mura issate dal peccato. Un cristiano non è più onesto, più gentile, più dolce degli altri uomini. O forse lo è anche, ma non sono queste le caratteristiche che lo definiscono e lo rendono unico. 
Il cristiano è un testimone che “annunzia nelle lingue” di ogni uomo “le grandi opere di Dio”. Non le proprie opere, la propria religiosità, i propri sforzi… Ma opere soprannaturali compiute dallo Spirito Santo in lui.
E quale è l’opera di Dio, sua e sua soltanto? Il perdono dei peccati! Questa è stata l’opera annunciata e compiuta da Gesù, quella che l’ha condotto alla Croce. E’ vero, infatti, che solo Dio può perdonare i peccati. Se Gesù ha perdonato, significa che era Dio. 
Se la Chiesa perdona i peccati, se tu ed io perdoniamo i peccati significa che Dio è vivo in noi e che ci ha trasmesso il suo stesso potere. E’ questo il dono dello Spirito Santo, che fa di noi figli di Dio, colmi della natura divina. 
Non so se stiamo capendo che cosa significhi essere cristiani: siamo chiamati a ricevere giorno dopo giorno lo Spirito di Dio, che ricrea in noi l’immagine e la somiglianza con il Padre, che risplende concretamente nel perdono.
E’ il perdono che assicura la “Pace” del cuore, perché passa attraverso le porte sbarrate dall’orgoglio e dai suoi figli, i sette peccati capitali. E’ nel perdono che si possono toccare le piaghe di Cristo risorto! E’ l’esperienza di essere perdonati in ciò che nessuno ha mai accettato; l’esperienza di poter perdonare quello che, sino a ieri, era stato imperdonabile. 
E’ il perdono la carne rinnovata dallo Spirito di Cristo risuscitato: parole e gesti che risuscitano un rapporto logorato e morto. Ah, è questa dunque la Pasqua, con il suo compimento nella Pentecoste: tu ed io come gli Undici Apostoli uniti a Maria, la comunità dei figli perdonati e inviati “come Gesù” a perdonare ogni uomo.
E “come” Gesù è stato inviato? Nello Spirito Santo che lo ha gettato nel deserto di ogni vita a combattere con il demonio per sconfiggerlo caricando su di sé i peccati di tutti gli uomini. Non a caso l’evangelista Giovanni indica nello spirare di Gesù sulla Croce un anticipo della Pentecoste che farà coincidere nel Vangelo di questa domenica. 
Proprio distendendo le braccia per dilatare ogni sua fibra nell’amore sino alla fine, Gesù ha consegnato il suo Spirito. Per questo oggi rinasce una nuova famiglia, la Chiesa, sposata da Cristo nel dono di se stesso. Oggi tu ed io celebreremo le nozze con lo Sposo al quale siamo stati promessi da sempre. Come in un santo amplesso che unisce Cielo e terra, la Torah sarà scritta con il suo fuoco nei nostri cuori, per sigillare con ciascuno di noi la Nuova ed eterna Alleanza: ci sposiamo con il Signore, capite?
Niente di sentimentale però: chiunque accoglie lo Spirito Santo è perdonato da ogni peccato e, contemporaneamente, colmato dello stesso potere che lo getta a sua volta nel mondo alla ricerca dei peccatori ai quali far giungere il perdono. Chi si unisce a Cristo, infatti, forma un solo Spirito! 
Allora, figli della Pentecoste e sposati con Cristo, potremo consumare il nostro matrimonio sul letto fecondo della Croce: qui distenderemo le nostre braccia per accogliere nel perdono nostra moglie e nostro marito, il figlio e la nuora, la figlia e il genero, suocere e suoceri, amici, colleghi, fidanzati e, soprattutto, i nemici.
Da oggi, ogni giorno ci sarà dato per accogliere “la sera” delle debolezze e dei peccati, dell’idolatria e dell’incredulità, dell’egoismo e della divisione, e lasciarvi risplendere la luce del perdono che fa della storia un frammento dell’eternità. Ogni giorno sarà, allora, parte del Giubileo che ogni cinquant’anni condonava tutti i debiti. Le nostre case saranno case del Giubileo, dove chiunque possa incontrare misericordia ed essere rigenerati per camminare in una vita nuova. 
Anche oggi è pronto a scendere sulle nostre comunità lo Spirito Santo. Esso rinnoverà i prodigi di “Shavuot”, la Pentecoste ebraica celebrata dagli Apostoli mentre scendeva su di essi lo Spirito Santo. Nel Midrash - il commento rabbinico della Scrittura - troviamo scritto: "Quando Dio consegnò la Torah sul Sinai, manifestò indicibili meraviglie a Israele con la sua voce. Che cosa è successo? Dio ha parlato e la sua voce è risuonata in tutti gli angoli del mondo: Tutto il popolo osservava il gran fragore e i lampi (Es 20,18). Notate che non dice il lampo ma lampi; per questo R. Johanan disse che la voce di Dio, nel pronunciarsi, si divise e manifestò in settanta voci, settanta lingue, perché tutte le nazioni potessero capire” (Exodo Rabbah 5,9).
Il nostro Sinai è il luogo dove oggi celebreremo la Pentecoste. Esso è il Cenacolo che segna  l’intersecarsi del tempo e della storia che stiamo vivendo: oggi, dunque, laddove siamo e così come siamo, lo Spirito Santo  scenderà su di noi, perché attraverso di noi risuoni nel mondo la “sua” voce. Nelle nostre parole e nei nostri gesti risplenderanno “i lampi” del suo amore e del suo perdono declinati nelle lingue di chi ci è accanto, perché tutti possano conoscere Lui. 
Nessuno deve cambiare, non tuo marito, non tua moglie, non i tuoi figli; non le persone alle quali siamo mandati. Non è per questo che siamo inviati: il cambio morale è frutto dello Spirito Santo. Piuttosto tutti hanno diritto di “ascoltare” la “voce di Dio” in noi; tutti aspettano il suo perdono, è la loro eredità e nessuno può rubargliela, perché Gesù ha redatto testamento per loro con il suo sangue.
Così, dalla Pentecoste che ci rinnova irrorandoci con lo Spirito Santo, il perdono che genera la comunione arriva a ogni uomo disperso dall’orgoglio che a Babele ha confuso le lingue. A casa, al lavoro, a scuola, ovunque giunga un cristiano il Cielo discende come l’autentica primizia di Shavuot, per tutti coloro che, ingannati dal demonio, hanno inutilmente tentato di scalarlo.

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Monsignor Francesco Follo, osservatore permanente della Santa Sede presso l'UNESCO a Parigi, offre oggi la seguente riflessione sulle letture liturgiche per la Domenica di Pentecoste – Anno A – 8 giugno 2014.
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LECTIO DIVINA
Vieni, Santo Spirito, vieni per Maria, e consolaci
Pentecoste – Anno A - 8 giugno 2014

            1) La festa della Chiesa.
            La Pentecoste è mistero di amore donato e di comunione vissuta, di consolazione duratura e di gioia condivisa.
            E’ gioia per la Presenza costante di Cristo tra noi.
            E’ gioia per la certezza che il Maestro, il Signore è vivo, è con i Suoi, di ieri e di oggi, di sempre, e dona loro (a noi) il suo Spirito, Guida nella conoscenza della Verità[1], che rende liberi davvero e fa vivere nella pace.
            Condividiamo questa gioia e celebriamo oggi la grande festa della Pentecoste, in cui la liturgia ci fa rivivere la nascita della Chiesa. “Possiamo dire che la Chiesa ebbe il suo solenne inizio con la discesa dello Spirito Santo” (Benedetto XVI). Oggi è la festa della Chiesa; è la nostra festa; è la festa dello Spirito Santo; la festa di Dio-Amore. “InvochiamoLo. BenediciamoLo. ViviamoLo. EffondiamoLo” (Paolo VI).
            Prima di salire al Cielo, Gesù aveva ordinato ai discepoli innanzitutto di non fare nulla ognuno per proprio conto, ma di restare insieme, in comunità, e di aspettare il dono dello Spirito Santo. E così si riunì la Chiesa nascente, il piccolo gruppo di credenti insieme con Maria e con gli Apostoli che nel frattempo, con la scelta di Mattia, erano tornati ad essere dodici. E così cinquanta giorni dopo la Pasqua, lo Spirito Santo scese sulla comunità dei discepoli – “assidui e concordi nella preghiera” - radunati “con Maria, la madre di Gesù” e con i dodici Apostoli (cfr At 1,14; 2,1).
            La concordia è condizione del dono dello Spirito Santo e la preghiera è condizione della concordia. Ma c’è anche un’altra condizione, perché questo dono possa essere da noi ricevuto, è quella di essere vigili in attesa del Signore.
            Spesso diamo la priorità all’attività, ad una operosità che ci coinvolge fino al limite delle nostre forze e, spesso, anche oltre. Però saremmo più liberi, lieti e fecondi, se dessimo più tempo alla Parola di Dio, in cui il nostro volere e il nostro agire si distendono.
            Certo, il Signore ha bisogno della nostra opera e della nostra dedizione, ma noi abbiamo bisogno della sua presenza. Dobbiamo imparare il coraggio dell’“inazione” e l'umiltà dell’attesa della Parola e delle Sue parole. Ascoltare in silenzio e nella comunione la parola di Dio fa meglio di tante parole umane; e i tempi di preghiera saranno più fruttuosi di molte azioni.
            2) Il dono dello Spirito e la certezza del cuore.
            Durante la passione di Cristo, gli Apostoli scapparono. Alle prime notizie della Risurrezione i discepoli non vollero credere e ci sono voluti quaranta giorni, perché Gesù risorto potesse ripotarli alla superficie della vita, infondendo nel loro spirito fiducia e certezza. La Pentecoste ha segnato la loro rinascita: le lingue di fuoco li scossero e in quel mattino di Paradiso tutto divenne loro chiaro. Veramente tutto: la natura e la missione di Cristo, le persecuzioni e il martirio, che li attendevano nel compiere la loro missione per la fondazione della Chiesa. Il loro cuore si incendiò di una certezza, di una dolcezza e di una gioia irrefrenabile. Lo Spirito opera sempre così anche nei nostri cuori, con dolce forza e con forte dolcezza. Lui è innanzitutto Spirito di Verità e verità è il vedere chiaro nelle cose e in noi stessi, avere la certezza che Dio ci ama, che noi possiamo amarLo e rifugiarci in Lui.
            Lo Spirito Santo, che in un istante ha trasformato gli Apostoli, continua nella Chiesa a trasformare noi, duri di testa e ottusi di cuore: basta che Gli apriamo la porta del cuore. Allora Lui entra con il Figlio e con il Padre e fa di noi la dimora di Dio, il Quale è dimora dell’uomo, di tutta l’umanità.
            Lontana da Dio l’umanità cerca solamente se stessa, cerca di ottenere la sua salvezza nella soddisfazione dell'insorgente egoismo di ognuno, cade in una radicale contrapposizione, dove nessuno più capisce il vicino. E, con la fine della comprensione, rimane insoddisfatto anche l'egoismo.
            Lo “Spirito Santo” crea comprensione, perché è l’amore che proviene dalla croce, dal dono totale di Gesù Cristo. Non è necessario tentare qui parlare dettagliatamente degli insegnamenti dottrinali e pratici della Pentecoste. Penso che possa essere sufficiente ricordare l’espressione con cui Agostino provò a riassumere il nucleo del racconto di Pentecoste: La storia del mondo – afferma Sant’Agostino - è una lotta tra due diversi amori: l’amore di sé fino all'odio di Dio e l’amore di Dio fino all'abbandono dell’io. Ma questo amore di Dio è la redenzione del mondo e dell’io.
            Nel primo chiarore del giorno di Risurrezione, Gesù diede un nome a questo io: “Maria”. E la salvezza dell’“uomo”: ogni essere umano è chiamato per nome da Dio. Da tutta l’eternità Dio ci conosce. Non siamo figli del caso e del caos, siamo figli dell’Amore. E’ nello Spirito Santo che Dio ci ama ed è nello Spirito che noi lo amiamo. Perciò la nostra vita è questo rapporto di amore, nel quale siamo chiamati e rispondiamo, nel quale chiamiamo e Lui risponde a ciascuno di noi, e diventiamo nella Chiesa e con la Chiesa luogo di incontro col Verbo e tempio dello Spirito.
            3) Testimonianza di unità e di perdono.
        Nella prima lettura della Messa di oggi San Luca descrive la venuta dello Spirito (At2,1-11), utilizzando i simboli classici che accompagnano l'azione di Dio: il vento, il terremoto e il fuoco. Ma nel suo racconto c'è un simbolo in più: le lingue si dividono e si posano su ciascuno dei presenti, cosicché “incominciarono a parlare in altre lingue”. Con questo diventa chiaro il compito di unità e di universalità a cui lo Spirito chiama la sua Chiesa. L’autore sacro si dilunga anche nel dire che la folla accorsa era composta di uomini di varie nazionalità (2,19-11). E aggiunge: “Ciascuno li sentiva parlare nella sua propria lingua” (2,8). È come dire che lo Spirito non ha una sua lingua, né si lega a una lingua o a una cultura particolare, ma si esprime attraverso tutte. Con la venuta dello Spirito a Pentecoste e la nascita della comunità cristiana inizia in seno all'umanità una storia nuova, rovesciata rispetto alla storia di Babele.    Nel racconto del Genesi (11,1-9) si legge che gli uomini hanno voluto raggiungere Dio, come conquista propria e non come dono. È l’eterna tentazione dell'uomo di voler costruire una città senza Dio e cercare salvezza in se stessi. Ma al di fuori di Dio l'uomo non trova che confusione e dispersione. A Babele uomini della stessa lingua non si intendono più. A Pentecoste invece uomini di lingue diverse si incontrano e si intendono. Il compito che lo Spirito affida alla sua Chiesa è di imprimere alla storia umana un movimento di riunificazione nello Spirito, nella libertà e attorno a Dio.
            Lo Spirito trasforma un gruppo di persone racchiuse rifugio del Cenacolo in testimoni consapevoli e coraggiosi. Apre i discepoli sul mondo e dà loro il coraggio di proporsi in pubblico, raccontando davanti a tutti “le grandi opere di Dio”. Non va però dimenticato che Gesù risorto non soltanto dona lo Spirito in vista della missione, ma anche in vista del perdono dei peccati. In effetti l’evangelista Giovanni pone una stretta relazione fra lo Spirito, la comunità dei discepoli e il perdono.
            Nella Chiesa, luogo della festa e del perdono (Jean Vanier), hanno un posto particolare le Vergini consacrate che, pur vivendo nel mondo, vivono di preghiera per lodare Dio e intercedere il suo perdono sul mondo. Esse testimoniano che la donazione completa a Dio non è un affidarsi a qualcosa, ma a Qualcuno, e che nella fede che trasforma il cuore è possibile accogliere quotidianamente Dio stesso presente in loro (e in noi) con il suo Spirito:“L’amore di Dio è diffuso nel nostro cuore per mezzo dello Spirito che Dio ci ha dato” (Rm5,5). La loro esistenza vissuta in modo sponsale con Cristo testimoni tenerezza, fedeltà e misericordia. La loro vita e la loro missione è di accogliere Dio per donarlo al mondo.
            La qualità di sposa di Cristo dà alla personalità della donna un notevole sviluppo affettivo. Ella mostra l’aspetto positivo della verginità, perché vi è una rinuncia solamente in vista di una pienezza d’ordine superiore. D’altra parte, l’impegno verginale è destinato, secondo il disegno divino, a suscitare una fecondità spirituale. La chiamata è un dono di Dio alla persona: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv 15,1) che diviene un dono della persona umana mediante la consacrazione nella verginità. “Il dono della Verginità profetica ed escatologica, acquista il valore di un ministero al servizio del popolo di Dio e inserisce le persone consacrate nel cuore della Chiesa e del mondo” (Premesse al Rito della Consacrazione delle Vergini, n. 2).
            Nelle vergini, che seguono la via aperta dalla Madonna, l’amore verginale consacrato a Cristo è fonte di maternità spirituale. E’ sorprendente constatare che per esprimere la sua paternità spirituale, San Paolo si sia servito di un’immagine propriamente femminile: quella del parto doloroso “Figlioli –lui scrive ai Galati (4,19)- che io di nuovo partorisco nel dolore[2].
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NOTE
[1] Il senso della parola “verità” in Giovanni significa sia la realtà divina che la conoscenza della realtà divina. L'interpretazione tradizionale, specialmente quella cattolica, ha inteso la “verità” soprattutto nel secondo senso, nel senso dogmatico. Lo Spirito guida la chiesa attraverso i Concili, il Magistero, la Tradizione. Questo è un aspetto importante dell'azione dello Spirito di Verità - il più importante se vogliamo - ma non l'unico. C’è un aspetto più personale che dobbiamo tenere presente: lo Spirito Santo ci introduce alla vera vita di Cristo. Sant’Ireneo definisce lo Spirito Santo la nostra “comunione con Dio”, e San Basilio dice che “grazie allo Spirito diventiamo amici intimi di Dio”.
[2] Si può ricordare che mostrare la fecondità della sofferenza, Gesù stesso ha usato il paragone della donna che partorisce: con ciò faceva comprendere ai suoi discepoli i frutti che la loro partecipazione alla sua passione può produrre (cfr Gv 16, 21). Questo significa che la fecondità d’ordine spirituale si esprime più adeguatamente in termini femminili, anche se è comune agli uomini e alle donne.