sabato 7 giugno 2014

La fonte della speranza



Meditazione del priore di Taizé. 

Le catastrofi e le minacce che pesano sul pianeta e sull’umanità non sono la verità ultima, così come la morte non ha l’ultima parola. L’umanità ha un futuro, al di là dei limiti, al di là della sofferenza e della morte. Nella meditazione, intitolata La source de l’espérance, pronunciata nella chiesa della Riconciliazione in occasione della solennità dell’Ascensione, il priore di Taizé, fratel Alois, ha posto l’accento sul denominatore comune che unisce i giovani pellegrini che giungono nella comunità ecumenica: la ricerca di speranza per guardare il futuro con gioia e non nella paura.«Anche noi fratelli — ha spiegato Alois — ci troviamo in cammino con voi» e, attraverso l’accoglienza, «cerchiamo di offrirvi una speranza che stimoli». La festa dell’Ascensione è in grado di «aprire in noi la fonte della speranza», perché «Gesù è morto, ma è anche risorto e porta con sé tutti coloro che egli ama, tutta l’umanità. Con lui la nostra umanità è accolta in Dio. Sì, Cristo, anche invisibilmente, è vicino a ciascuno di noi. Si fa carico dei nostri difetti. Ama ciascuno appassionatamente. E ci apre la strada per essere con Dio per sempre. Cristo ci attende. Se tutti noi potessimo accogliere in questi giorni, di nuovo, questa fiducia nell’amore di Cristo», ha auspicato il priore.
La morte non ha l’ultima parola. L’umanità ha un futuro. «Non è una teoria, è la realtà. È il senso della festa che celebriamo. Per entrare in questa festa, per gustare la gioia e la speranza che genera, non possiamo accontentarci di parole o idee. Dobbiamo chiederci: che cosa posso cambiare nella mia vita per essere coerente con questa fiducia che Dio è amore? Quando cerchiamo di rispondere a questa domanda nella nostra vita di ogni giorno, una dinamica si risveglia, una sorgente scorre in noi», ha osservato fratel Alois. Ma avere fiducia non sempre significa sentire l’amore di Dio, bensì viverlo attraverso la vita fraterna. «Per noi fratelli, l’essenziale non è essere buoni organizzatori di incontri giovanili» ma «è innanzitutto essere fratelli gli uni per gli altri, realizzare la bontà di Gesù Cristo in mezzo a noi. La nostra grande diversità — si legge nella meditazione — fa che questa vita comunitaria sia esigente ma allo stesso tempo anche molto bella. La bontà di Cristo ci spinge ad andare verso coloro che soffrono, verso gli esclusi. Fate delle visite per toccare da vicino situazioni di precarietà vicine a voi. Ciò alimenta tanto la nostra fiducia in Dio».
La meditazione del priore è stata anche l’occasione per ricordare i numerosi incontri che vedono protagonisti i fratelli di Taizé: «Molti di noi sono tornati da varie visite. Alcuni sono andati in Ucraina, un altro in Russia. Mentre il grave conflitto è in corso, ci sono in entrambi i Paesi donne e uomini che vogliono la pace. Io con altri fratelli sono stato in Messico per un raduno di giovani. Abbiamo partecipato a una veglia di preghiera nella basilica di Nostra Signora di Guadalupe, dove si sono unite a noi migliaia e migliaia di persone». Città del Messico è stata una delle tappe del pellegrinaggio di fiducia in America. Nei 17 seminari sviluppati a Città del Messico i giovani hanno chiesto di approfondire le preoccupazioni vissute in un Paese segnato da violenza e squilibri economici.
L'Osservatore Romano