mercoledì 4 giugno 2014

Ogni confessione è una “Pentecoste”

Card. Piacenza


Lettera del penitenziere maggiore Piacenza in occasione della festa dello Spirito Santo 2014: ogni confessione è una “Pentecoste”

DOMENICO AGASSO JRTORINO

“Uomo della misericordia”, mai può e potrà essere altro il sacerdote. Lo afferma il cardinale Mauro Piacenza nella lettera che ha scritto per la Pentecoste – ricorre domenica 8 giugno - «a tutti i confratelli confessori e a tutti i penitenti».  

«Raccolti spiritualmente nel Cenacolo insieme con la Beata Vergine Maria – esordisce il Porporato - in intensa comunione ecclesiale, riviviamo il mistero della “Pasqua rossa”, la discesa dell’Eterno Spirito di Amore, che vivifica la Chiesa e incessantemente la rinnova mediante il dono di grazia con il quale il Signore ci ha consacrati al suo servizio: il sigillo battesimale e sacerdotale».

«Ben sappiamo – prosegue - che la nostra vita nuova affonda le radici nella missione dello Spirito Santo e così pure la stessa identità della Chiesa e la vitalità della sua missione. Nel grande “abbraccio” della Pentecoste, la persona stessa di Gesù, Risorto e Asceso al cielo, si fa presente, fino alla fine dei tempi, in tutti i suoi discepoli e, attraverso di loro, per opera del medesimo Spirito, si dilata in un eterno respiro di misericordia». Ecco che per «questa opera divina la realtà della Persona e dell’Amore salvifico di Cristo non rimane “lontana”, come qualcosa da imitare, ma fondamentalmente inaccessibile, o come un “modello ideale” a cui rifarsi senza però poterlo mai raggiungere; al contrario diventa la radice stessa del nostro essere, la nuova realtà nella quale viviamo, quella potenza d’Amore dalla quale siamo ora “abitati” e che domanda, durante il pellegrinaggio terreno, di poter agire nel mondo anche attraverso di noi».

Con la consapevolezza che «tutto ciò, valido e attuale per ogni fedele, in forza del battesimo, riguarda in particolare i sacerdoti, poiché essi, sono stati introdotti, non per loro merito ma per grazia, a un tale “livello d’essere”, a una tale intimità con il Signore, da divenire partecipi dell’Amore del suo Cuore, della sua stessa opera di salvezza, tanto che, attraverso di essi, accade ora realmente, per i fratelli, l’incontro con Cristo». I preti sono stati costituiti «ministri della divina misericordia, quindi servi del Dio d’Amore e compassione di Gesù.

Per questo motivo il sacerdote, «oggetto di misericordia, non potrà che essere sempre, “uomo della misericordia”. Il suo nuovo essere lo testimonia e l’esercizio fedele quanto appassionato, del ministero ne diventa memoria continua».

Piacenza dice inoltre che per essere «esperti di misericordia, sarà sufficiente essere “in ascolto” dell’opera dello Spirito in noi e nei fedeli; “in ascolto” del dono della Pentecoste, che ci ha tutti consacrati nel battesimo, e i confessori nell’ordinazione sacerdotale, e che ci “rinnova” per mezzo di ogni celebrazione dei Sacramenti»; e «in modo del tutto particolare, nel sacramento della riconciliazione. Questo sacramento, infatti, costituisce una esperienza sempre nuova dello Spirito Santo in azione, sia per il sacerdote che per il penitente».

Per chi si confessa, «perché il perdono sacramentale rappresenta una vera e propria “Pentecoste per l’anima”, che viene illuminata dalla sua luce divina, purificata dal sangue dell’Agnello immolato e adornata di ogni dono di grazia, a cominciare dalla rinnovata, piena comunione con Gesù». Mentre «per il sacerdote, in quanto profondamente unito a Cristo, termine vivo di ogni accusa dell’uomo peccatore, apprende ogni volta di più, il pensiero stesso di Cristo, nel correggere, valutare, guarire e, mentre pronuncia le parole dell’assoluzione, sente ravvivarsi nel cuore, per opera dello Spirito, il sigillo sacramentale e la personale immedesimazione con il Buon Pastore!».