venerdì 13 giugno 2014

Un radar teologico?


concilium
di Fabrizio Cannone
Con questo inconcepibile titolo, e senza il punto interrogativo, l’ Osservatore Romano (7.6.2014, p. 4) commemora Concilium, la principale rivista di teologia alternativa del progressismo radicale, in preparazione del suo prossimo mezzo secolo di esistenza (15 gennaio 2015).
Non c’è che dire, l’ Osservatore di Vian, dopo aver affidato la con-direzione del supplemento mensile “donne chiesa mondo” alla giornalista atea e femminista Ritanna Armeni (affiancata dall’ineffabile catto-femminista Lucetta Scaraffia), non sembra avere più limiti nel perseguire una linea teologica che fa di tutto per separare l’ultimo Concilio dall’intera storia della Chiesa. Questo articolo di improponibile commemorazione, in sé banale, ne esprime al meglio la verifica.
In effetti, l’autore del pezzo, Rosino Gibellini, teologo della discontinuità, ha solo parole di lode per un’impresa teologica tutt’altro che pura, ma segnata da tante carenze e da tanti passi falsi. Ma andiamo con ordine e ascoltiamo silenti l’agiografia progressista che si inebria, in modo assai poco distaccato e scientifico, per le opere di chi ha preso come padre e nume tutelare.
“La rivista internazionale di teologia Concilium si avvia al cinquantesimo anniversario della sua pubblicazione […]. E con il primo fascicolo di quest’anno (1, 2014) dedicato alla tematica Vivere nella diversità, la rivista si prepara a celebrare il suo mezzo secolo a Rio de Janeiro nella settimana di Pentecoste del 2015”. Sul primo numero della rivista, dopo l’editoriale di Rahner e Schillebeecks, editoriale definito “storico” dal Gibellini, il domenicano Yves Congar scriveva: “ Concilium tenta di essere un radar, che prolunga nella mutazione contemporanea la grande tradizione teologica. La teologia è sempre in ricerca. Ciò è importante nel momento che in cui siamo aggrediti da tanti problemi nuovi”.
Già, tra i fondatori sono da menzionare proprio Rahner, Schillebeecks, Kùng e Congar. Piccolo particolare celato dall’ Osservatore ai lettori: tutti e 4 ebbero delle pesanti riserve dottrinali da parte di organismi romani e di accreditatissimi teologi. Yves Congar ebbe alcuni libri all’indice sotto Pio XII e fu sospeso dall’insegnamento. Edward Schillebeecks subì vari procedimenti canonici per le sue posizioni eterodosse sotto san Giovanni Paolo II, di cui non apprezzava il magistero. Hans Kùng fu sospeso dall’insegnamento e dichiarato teologo non cattolico. Karl Rahner, il più furbo del gruppo ma forse anche il più nocivo, non subì alcuna misura ufficiale, ma fu ripetutamente segnalato come il principale esponente della nuova teologia dell’auto-secolarizzazione. Tra i suoi critici mi basta menzionare Journet, Ratzinger, Siri e padre Cornelio Fabro ( La svolta antropologica di Karl Rahner del 1974, è stato ripubblicato nel 2011 dalle Edizioni del Verbo Incarnato).
Nell’ultimo mezzo secolo non sono stati molti i teologi che hanno avuto condanne e pubbliche messe in guardia, ma il fatto che i 4 principali artifici diConcilium facciano tutti e 4 parte di questa teologia anti-romana e anti-ecclesiale non pare dispiacere né a Gibellini né all’odierno Osservatore
Si afferma: “La rivista era nata nel fervore pastorale e teologico del concilio Vaticano II”; già, ma questo fervore gli fu cattivo consigliere se persino un progressista come lo storico Giuseppe Alberigo scrisse: “né la rivista Concilium ha saputo stimolare un coerente approfondimento delle indicazioni conciliari, dato che ha perseguito molto presto piuttosto un superamento del Vaticano II che non un’assimilazione dei suoi impulsi” ( Storia del Concilio Vaticano II, vol. 5, p. 568). E sempre nella Storia del Concilio diretta da Alberigo, gli storici Burignana e Turbanti ammettono candidamente che l’équipe di Concilium “voleva prendere le mosse dal Vaticano II per un ‘aggiornamento dottrinale’, senza però limitarsi alla lettera dei documenti approvati” (vol. 4, p. 499, n. 35).
Insomma un’impresa che porta tutti i caratteri di quella discontinuità teologica che ha condannato ripetutamente Benedetto XVI, ad esempio nel celebre discorso del 22.12.2005, ed ora viene esaltata sul quotidiano vaticano, senza se e senza ma!
Gibellini scrive infine, tanto per dare lustro all’impresa, che negli anni diedero dei contributi a Concilium “il pedagogista brasiliano Paulo Freire, lo storico romeno-americano delle religioni Mircea Eliade, il romanziere tedesco Heinrich Bòll con un testo sulla gioia [ che bello, la goia!], il filosofo francese Paul Ricoeur e il filosofo ebreo lituano-francese Emmanuel Levinas”. Tutti noti intellettuali, certo. Ma l’ortodossia non è un valore da coltivare? E la fedeltà al Vangelo? E perché non ricordare che Concilium ha difeso mille volte la legittimità del divorzio, dell’aborto (ossia del massacro dei bambini), della contraccezione, dell’omosessualità, della droga, etc. etc. ? E perché celare il fatto, interessante per i lettori dell’Osservatore, che la rivista si è opposta apertamente e ripetutamente al magistero ufficiale della Chiesa, in particolare all’ Humanae vitae, all’Evangelium vitae, al Summorum Pontificum, fino alla pubblica presa di posizione contro la beatificazione di Pio IX ( Concilium 3/2000) ?
Una domanda finale alle autorità che dovrebbero controllare e non controllano: Se i disobbedienti di ieri diventano, per l’ Osservatore Romano, gli esempi di oggi, forse i disobbedienti di oggi saranno gli esempi di domani?