venerdì 5 dicembre 2014

Con coraggio sulla via della pace



Il segretario di Stato per il ventesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Stato d’Israele. 

«Il modo migliore di celebrare l’anniversario dei rapporti diplomatici tra la Santa Sede e lo Stato d’Israele» è dare «voce a tante persone di buona volontà in Israele, in Terra santa, in Medio oriente e nel mondo intero, affinché si intraprenda con coraggio e senza stancarsi la via del dialogo, della riconciliazione e della pace». Lo ha affermato il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, giovedì pomeriggio, 4 dicembre, al Pontificio Collegio Urbano, in occasione delle celebrazioni del ventesimo anniversario dello stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Israele.
Nell’incontro, aperto dal saluto dell’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede Zion Evrony, il segretario di Stato ha rimarcato che le relazioni diplomatiche «furono conseguenza del cammino di riconciliazione e di crescita nella comprensione reciproca e nell’amicizia tra cattolici ed ebrei». E «il punto di svolta decisivo coincide con il concilio Vaticano II e in particolare con la dichiarazione Nostra aetate».
A livello diplomatico, ha spiegato, «erano già stati avviati contatti, incrementati nel 1992 con l’istituzione di una Commissione bilaterale permanente di lavoro». Poi, «dalla firma dell’Accordo nel 1993 e dallo stabilimento dei rapporti diplomatici si è percorsa molta strada nella direzione del rafforzamento del legame di amicizia tra la Santa Sede e lo Stato d’Israele e del dialogo reciproco». Inoltre, ha aggiunto il cardinale, «risultato dell’Accordo fondamentale è stata anche l’altra intesa sulla personalità giuridica della Chiesa, del 10 novembre 1997, mentre quella relativa alle questioni fiscali e di proprietà è in fase di conclusione».
«Sono state numerose le visite di autorità e personalità israeliane in Vaticano» ha quindi rilevato il porporato, ricordando «da parte della Santa Sede» i pellegrinaggi in Terra santa di san Giovanni Paolo II nel 2000, Benedetto XVI nel 2009 e Francesco nel maggio scorso «in occasione del cinquantesimo anniversario dalla storica visita del beato Paolo VI». Proprio la presenza e la parola di Francesco «hanno incoraggiato la locale comunità cattolica a continuare a offrire il suo importante contributo al bene comune della società, e hanno assunto una grande rilevanza ecumenica». Il cardinale Parolin ha anche sottolineato «la dimensione del rapporto con il mondo ebraico, e pure la dimensione interreligiosa e in particolare del rapporto con i musulmani».
Il segretario di Stato ha quindi indicato nella pace «il tema di fondo del viaggio: il desiderio della pace, la necessità della pace, la pace che è dono di Dio e, contemporaneamente, impegno degli uomini». Ne è seguita, ha proseguito, «l’iniziativa di invitare in Vaticano i presidenti israeliano e palestinese, con la presenza anche del patriarca Bartolomeo, per pregare insieme per la pace l’8 giugno scorso». Infine il cardinale ha voluto rilanciare le parole e gli appelli di Francesco in favore della pace. È infatti, ha concluso, «dovere di tutti impedire una escalation e allentare la tensione, compiendo gesti e adottando misure che vadano nella direzione della fiducia reciproca».
L'Osservatore Romano