sabato 6 dicembre 2014

In italia un bambino ucciso ogni 5 minuti!

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la croce
di Mario Adinolfi    per La Croce
La mia ossessione per i numeri m’ha fregato ancora una volta. Devo imparare a distrarmi, a non pensare sempre alle cifre. Il problema è che in questi giorni tragici con fatti di cronaca che ci raccontano di bambini strangolati e uccisi, con la storia del piccolo Loris che ci strappa le viscere insieme a quelle già rimosse dalla nostra selettiva e impaurita memoria (penso a Fortuna, 6 anni, uccisa un mese fa probabilmente dallo stesso sconosciuto che ha ucciso sette mesi fa Antonio, 3 anni, a Napoli e nessuno ne parla più), mi sono ritrovato a far di conto. A pensare a come si possa fare qualcosa per difendere i più indifesi tra noi, i bambini, appunto. E l’ossessione per le cifre che conosce chi ha letto Voglio la mamma si è di nuovo impadronita di me.
I bambini che vengono uccisi ogni anno in Italia sono 106mila. Vengono uccisi nel ventre materno perché sono considerati una scomodità, un ostacolo, un fastidio di cui sbarazzarsi. Il calcolo è per difetto, riguarda i soli aborti chirurgici, non calcola le migliaia di aborti indotti per via chimica (prevalente con RU486) né le centinaia di migliaia di scatole di pillola del giorno dopo e dei cinque giorni dopo che hanno portato nella cultura delle giovani donne italiane l’idea che aborto uguale contraccezione.
Ma restiamo ai 106mila aborti accertati per via chirurgica, soppressione di Stato di vita umana autorizzata e realizzata molto spesso per futili motivi. Sono 290 bambini uccisi al giorno, uno ogni cinque minuti, per 24 ore, di notte e di giorno. Il bello è che la vulgata di gran moda racconta la cazzata che non ci sono abbastanza medici. Ammazzano un bimbo ogni 5 minuti e ci dicono che i boia non sono abbastanza, che chi si rifiuta andrebbe radiato dalla professione medica, che i medici obiettori sono degli scansafatiche. Scansano la cultura della morte, provano ad arginarla, difendono i più deboli, i senza voce, provano a dare alternative alle giovani donne che compiono una scelta così tragica. Molte di loro la rimpiangeranno.
E vi dicono che è colpa della crisi e trovano motivazioni di natura sociologica. Nell’Italia appena uscita dalla guerra, nell’Italia che era solo macerie del 1946 nascevano più del doppio dei bambini rispetto all’Italia dei due telefonini a testa del 2013. Tutte minchiate, le motivazioni sociologiche. Uccidiamo i bambini perché siamo diventati tristi. Tristi e egoisti. Abbiamo paura di squassare la nostra vita con la vita stessa. Per questo molto spesso siamo già morti.
Per questo capita di dover scrivere di Loris, di Fortuna, di Antonio. Di Domenico, 3 anni, a cui hanno sparato in faccia a Palagiano, ucciso mentre era in braccio alla madre. Di Nicola, per tutti Cocò, ucciso a 3 anni con una pistolettata in testa a Cassano, un’esecuzione, freddato con la modalità con cui si ammazzano i boss e poi bruciato insieme al nonno. Ne scrivo per ricordarne almeno i nomi. Sono tutti fatti avvenuti nel 2014. Tutti fatti già dimenticati. Ed erano bimbi vivi, con un nome, un cognome, una storia.
D’altronde siamo nel tempo in cui il Journal of Ethics fa le monografie sull’aborto post nascita, in cui a Princeton il guru accademico Peter Singer è insieme campione dell’animalismo e delle teorie che legittimano l’infanticidio, del Fatto Quotidiano che ci spiega che bisogna legalizzare l’incesto e di un contesto europeo dove si moltiplicano i sostenitori della depenalizzazione della pedofilia  e il dramma è che è tutto tremendamente logico.
Diceva giustamente Madre Teresa di Calcutta che “l’aborto è il più grande distruttore, perché se una madre può uccidere il proprio figlio, cosa impedirà che tu uccida me o io uccida te?”. E’ così. Uccidiamo in Italia un bimbo ogni cinque minuti, poi ci regaliamo cinque minuti di dolore per Loris. In realtà siamo immersi in una mortificante indifferenza, in cui ogni delirio diventa possibile, in cui non c’è più nessun ostacolo. Distruggiamo i più indifesi come anticamera alla nostra propria distruzione.
Continuo a sperare che un risveglio da questo incubo sia possibile.