sabato 6 dicembre 2014

La battaglia sui principi e la conquista dei cuori

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di Costanza Miriano
Lo so, mi ripeto, ma ormai “c’ho ‘n età”, come non mancano di ricordarmi i miei figli (“Io e Livia abbiamo dei nomi antichi, mamma. Io lo so perché: è che tu sei molto vecchia, dei tempi dei Romani”) e si sa che noi anziani ci ripetiamo. Però non è solo colpa mia. Ancora ieri ben due persone mi hanno detto che faccio male, per me e per il futuro dei miei figli, a stare in piazza con le Sentinelle, a fare gli incontri Contro i falsi miti di progresso, a dirmi contro le adozioni omosessuali. Un’alternativa migliore sarebbe invece un atteggiamento più positivo, non contro ma per, non in opposizione ma rilanciando cose più belle che facciano impallidire quelle brutte.
A parte che io vorrei proprio sapere quando avrei detto cose contro. Sì, va be’, alla seconda ora di fila per fare cinque chilometri in macchina magari mi può sfuggire un giudizio non proprio pacato e sereno sulla giunta Marino, ma nei miei libri e nelle uscite pubbliche non credo di essere mai stata aggressiva. Quando sentinello sto zitta come tutti, e leggo Zerocalcare o John Williams o Francis Scott Fitzgerald. La prossima volta per essere ancora meno ultracattolica (che vorrà dire?) porterò con me l’imprescindibile Cose che Marylin non avrebbe mai fatto (ho scoperto che non sarebbe mai arrivata puntuale, vedi che faccio bene allora). Quando parlo cerco sempre di essere lieve, anche perché il vantaggio di avere un’età è soprattutto quello di scoprirsi bisognosa e sbagliosissima, i deliri di onnipotenza non reggono l’impatto con tanti errori e tante cadute.
A parte questo, dicevo, secondo me c’è un po’ di confusione, e credetemi, di confusione io sono un’esperta (ho appena trovato una ciabatta di sei numeri fa nella scatola dei travestimenti delle bambine. Ecco dov’era finita). Il punto da chiarire è questo: quando sentinello o faccio gli incontri dei quattro moschettieri contro i falsi miti di progresso combatto sul fronte pubblico contro una legge che rischia di essere approvata, e che riguarderà la carne e il sangue di tante donne e tanti bambini. La politica vive di consenso, e se si riempiono le piazze e i teatri parlando di queste cose la notizia arriva di certo a chi vive di consensi e le cose possono davvero, concretamente cambiare, in modo decisivo. Si possono rallentare o fermare o modificare cambiamenti legislativi, perché poi quando una legge passa diventa costume, come la 194, e adesso non si riesce più a fermare la mattanza, con un bambino ucciso ogni cinque minuti di tutte le 24 ore della giornata, centoseimila all’anno. Se dopo la legge sarà possibile affittare uteri, vendere ovuli e sperma, comprare bambini, be’, questo riguarderà la carne e il sangue, bambini in carne ed ossa, non princìpi. Questo è il fronte pubblico. Come scrive Camisasca “questi convincimenti (la necessità di un padre e di una madre, il figlio come dono e non come diritto) non nascono da una posizione confessionale, ma sono patrimonio comune dell’esperienza umana, fondata sulla ragione. È per questo che anche la Chiesa, da sempre avvocata dell’uomo, si impegna a difenderli”. E così noi, la Chiesa fatta di pietre vive, non possiamo sottrarci a questo impegno.
Poi c’è l’altro piano della questione, e la confusione è quando i due piani si mescolano, come secondo me fa chi è contro la battaglia sui principi. L’altro piano riguarda la conquista dei cuori, l’evangelizzazione vera. Ecco, quella non si fa scendendo in piazza, ma camminando vicino a qualcuno. Non a tutti perché nessuno di noi è così potente. Ognuno si trova accanto dei compagni di cammino, e decide di fare un pezzo di strada con loro, proprio con quelli e non con altri, proprio con quelli anche se a volte sono antipatici e hanno le scarpe brutte. Lo spiega benissimo Don Ugo Borghello nel suo Nuova evangelizzazione e comunione primaria in parrocchia (appena uscito per Cantagalli). Con l’acume e la vera sapienza del cuore – i suoi libri sono densissimi ma davvero decisivi, di quelli che ti cambiano la vita, soprattutto Liberare l’amore e Saper di amore – don Ugo spiega che la vera conversione avviene quando il cuore di una persona viene toccato, e questo succede quando c’è una comunione primaria, cioè quando l’appartenere a una comunità ti è più a cuore di ogni altra cosa. Nonostante papati eccezionali, e folle oceaniche nelle piazze, il secolarismo avanza, e spesso le parrocchie non offrono la vera comunione e l’appartenenza che propongono invece i movimenti. Non è la catechesi che cambia la vita, ma l’appartenenza.
Io ho sperimentato che una persona veramente si convince quando tu fai per lei qualcosa che non ti conviene. Quando ci perdi qualcosa di tuo. Allora si comincia a chiedere perché lo fai, e tu puoi spiegare che non è un perché ma un per chi. E puoi dire che c’è una persona molto molto importante per te, e che fare le cose per lui rende tutto dolce e consola di ogni dolore e di ogni fatica.
Questo lo puoi dire solo a una persona per volta, perché l’amore conta solo fino a uno. Questo lo puoi, lo devi dire con pazienza e perdendo tempo, e a tua volta ricevi solo così l’amore, perché qualcuno perde qualcosa per te. Questo cerchiamo di dirlo e di farlo. Cerchiamo.
Ma nel frattempo, mentre poveramente, debolmente, incostantemente lavoriamo per convertirci noi e fare un pezzo di strada con qualcuno, dobbiamo continuare a fare gli avvocati dell’uomo, come dice Camisasca. Perché se non nasce non potrai manco fargli compagnia. Se viene ucciso. Se rimane congelato in un frigo perché nessuno pesca quel numero dal catalogo. Se non sa cosa vuol dire un padre non potremo parlargli del Padre. Se non ha una madre non saprà dare il nome alla sua nostalgia. Se la grammatica dell’uomo sarà stravolta, come faremo noi uomini a parlare usando parole svuotate di senso?
leggi anche Il male che c’è

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Le ragioni delle Sentinelle

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di Massimo Camisasca  vescovo di Reggio Emilia – Guastalla
“Rispetto alle ultime vicende relative alla cancellazione di un incontro sul tema del gender che avrebbe dovuto svolgersi nella Parrocchia di Regina Pacis, essendosi alzate in proposito molte e contraddittorie voci, avverto come mio dovere di vescovo la necessità di un chiarimento.
[…]  non posso non rilevare come molte delle convinzioni che le Sentinelle in piedi, con umile forza e in modo pacifico, vogliono portare all’attenzione pubblica sono le stesse che anche io, come uomo e come vescovo di questa diocesi, ho più volte sottolineato e che ho riassunto nella nota sul gender (pubblicata nello scorso aprile) e nell’ultimo Discorso alla città, in occasione della festa di san Prospero:
la famiglia nasce dall’incontro tra un uomo e una donna; i figli non sono un diritto, né di singoli, né di coppie, ma un dono da accogliere e rispettare; i bambini hanno il diritto ad una madre e ad un padre e i genitori, – con il sostegno degli amici, dei parenti e delle istituzioni pubbliche – devono essere messi nelle condizioni di poter educare liberamente i propri figli.
Questi convincimenti non nascono da una posizione confessionale, ma sono patrimonio comune dell’esperienza umana, fondata sulla ragione. È per questo che anche la Chiesa, da sempre avvocata dell’uomo, si impegna a difenderli. Sono convinzioni che papa Francesco ha espresso più volte dall’inizio del suo pontificato.maxresdefault
Desidero perciò esprimere la mia gratitudine e il sostegno della Chiesa per la testimonianza di tanti uomini e tante donne, soprattutto di tanti giovani, appartenenti a fedi e storie diverse – facenti capo ad associazioni laiche o religiose, circoli culturali, ecc… – che si espongono in prima persona a difesa del bene dell’umanità.
Accolgo con rispetto e attenzione, perché portatore di una dignità umana uguale alla mia, chi ha posizioni differenti, qualunque sia la sua cultura, il suo credo, il suo orientamento sessuale: ognuno deve avere la possibilità di esprimere, nel rispetto degli altri, ciò di cui è convinto. Proprio in virtù di questo principio di libertà, occorre che da parte di tutti sia riconosciuto anche alle Sentinelle in piedi il diritto inalienabile a far sentire la loro voce”.