martedì 17 marzo 2015

A piccoli passi




Intervista a Maria Voce presidente del movimento dei Focolari. 

(Nicola Gori) Quando Papa Francesco li ha incontrati, nel settembre scorso, ha ricordato Chiara Lubich come «straordinaria testimone» dell’unità che «ha portato il profumo di Gesù in tante realtà umane e in tante parti del mondo». E oggi, a sette anni dalla morte della fondatrice, il movimento dei Focolari riconferma la sua vocazione a essere scuola di comunione e fucina di unità per tutta la Chiesa, come ribadisce la presidente Maria Voce in questa intervista al nostro giornale.
Crede che il carisma dell’unità di Chiara sia destinato a realizzarsi?
Lei pensa che se non lo credessi avrei dato la vita al movimento? Crediamo si realizzerà perché coincide con la preghiera che Gesù ha rivolto al Padre: che tutti siano una cosa sola. E non possiamo pensare che una preghiera del Figlio di Dio non si debba realizzare. Certo, non sappiamo come, non sappiamo quando, ma diamo la vita perché si realizzi. Vogliamo che si realizzi e facciamo quei piccoli passi che oggi possiamo compiere per affrettare il momento del suo compimento totale.
Cosa significa «essere famiglia» secondo il testamento lasciato da Chiara?
In occasione della mia prima elezione ho detto che il mio desiderio era che il Focolare privilegiasse i rapporti umani. Credo che questo è in fondo quello che abbiamo cercato di fare, anche se si è sempre tentati dall’individualismo. Costruire rapporti con le persone all’interno del movimento significa veramente interessarsi degli altri e avere quell’amore capace di comprendere, di perdonare, di accogliere, di aiutare quando c’è bisogno: tutto quello che si fa all’interno della famiglia. Una vita di famiglia, quindi, ma integra, perché fatta di rapporti veri, autentici.
Qual è il rapporto tra laici e consacrati all’interno del movimento?
La consacrazione è una donazione totale a Dio e ai suoi piani, a qualunque stato di vita si appartenga. Non possiamo trascurare la donazione attraverso i voti. Del resto il movimento è nato con il voto di verginità perpetua e perfetta di Chiara Lubich. C’è quindi questa dimensione fin dalle sue origini. Ma Chiara sottolineava come nel giorno della sua consacrazione aveva sentito non tanto di aver consacrato qualcosa, ma di aver sposato Dio. Per un certo tempo, le prime focolarine facevano solo questo voto. E non lo concepivano nemmeno come tale: dicevano di fare un volo in Dio. Poi hanno accolto le forme di consacrazione classiche nella Chiesa attraverso i voti. Proprio questa dimensione di donazione totale a Dio permette che nel movimento ci siano persone consacrate, anche sposate, che donano completamente la loro vita a Cristo pur mantenendo i doveri coniugali. Ci sono addirittura persone che appartengono ad altre Chiese e ad altre religioni che si donano totalmente a Dio nell’ambito del movimento, anche per alimentare un rapporto di carità con tutti gli altri e costruire insieme passi che portino alla realizzazione dell’unità.
Quale ruolo hanno oggi nella Chiesa i movimenti?
Il ruolo è duplice: da un lato i movimenti sono portatori di carismi, doni dello Spirito Santo per la Chiesa e l’umanità. Hanno quindi un’influenza su tutta la Chiesa, perché vengono messi a disposizione di tutti per la costruzione del corpo ecclesiale. Oltre a questa grazia, proprio perché depositari di un carisma, i membri di un movimento sono capaci di comprendere i carismi degli altri. Quindi capaci di rendersi conto che la Chiesa è ricca di carismi che possono essere messi in comune. Nell’ambito dei singoli movimenti poi c’è questa spinta a una vita evangelica più radicale. C’è il desiderio di un maggior impegno, di un’apertura al mondo che ci circonda. Sono caratteristiche che i movimenti cercano di vivere, ma che dovrebbero vivere tutti i cristiani. I membri dei movimenti sentono di avere una grazia, che è anche una responsabilità, e sentono di poter vivere queste cose in comunione tra di loro, per aiutarsi reciprocamente. Nelle associazioni, nei movimenti ci si può aiutare: si può scoprire il valore di essere l’uno accanto all’altra, per darsi una mano, incoraggiarsi, sostenersi e anche rialzarsi qualora si cada.
Per volere di Chiara il vostro statuto prevede che la presidente del movimento sia sempre una donna. Perché?
È sempre stato un desiderio di Chiara Lubich che si affermasse questa volontà di avere una donna alla guida del movimento. Lo ha chiesto a Giovanni Paolo II e lui ha acconsentito con gioia. E così è stato stabilito nello statuto. La presidenza femminile del movimento dei Focolari permette di fare distinzione tra quello che è il potere e quello che è il servizio, tra il governo e l’amore. Di recente mi è stato chiesto: come si fa a conciliare il governo con l’amore? Ho risposto: ma come si fa a governare senza amore? Senza amore si esercita un potere, ma non si governa, non si aiuta la comunità ad andare avanti. In questo senso, può essere un segno profetico per mettere in rilievo l’amore. Questo segno non è solo vissuto dalla presidente o dalle donne, ma dal movimento tutto intero. Anche gli uomini, appartenendo a un’associazione in cui si riconosce l’autorità — sia pure di servizio — a una donna, mettono in evidenza il primato dell’amore sul potere. Mi sembra che tutto insieme il movimento testimoni questa realtà, che è quella di guardare a Maria, la quale è donna e madre del Figlio di Dio. Il Focolare ha come vocazione di rivivere questa maternità di Maria, di essere testimone della possibilità anche oggi di far rinascere la presenza di Gesù sulla terra attraverso l’amore reciproco tra due o più fratelli. Questa scelta aiuta a far emergere il profilo mariano della Chiesa che, accanto al profilo petrino, è essenziale.
Nell’ultima assemblea Papa Francesco vi ha affidato tre verbi: contemplare, uscire, fare scuola. Come li state realizzando?
Papa Francesco ha citato una frase di Chiara Lubich: questa è la grande attrattiva del tempo moderno, cioè penetrare nella più alta contemplazione e rimanere in mezzo agli uomini, uomo accanto all’uomo. Chiara ci ha sempre insegnato che bisogna diventare Gesù. E quindi contemplare significa essere Gesù, diventare Gesù, vivendo il Vangelo integralmente, riuscendo a scoprire quello che Gesù sta operando nella storia, quello che vuole dirci attraverso ogni uomo che incontriamo. Vuol dire, quindi, essere in continuo contatto con Gesù. Ricordo una volta che a Chiara venne chiesto come si fa a vivere l’invito del Vangelo a pregare sempre. Lei rispose che occorre essere sempre Gesù, occorre amare sempre. È perfino semplice questa contemplazione che si svolge nelle attività quotidiane, anche presi da mille cose. In quella quotidianità possiamo vedere Dio che ci viene incontro con la sua volontà e con la richiesta di amore del fratello che ci passa accanto. Questa è la contemplazione che vogliamo vivere e che cerchiamo insieme di realizzare. Riguardo all’uscire, è una delle nostre priorità. L’abbiamo sentita particolarmente nostra quando Papa Francesco l’ha sottolineata e abbiamo sentito la gioia di essere in sintonia con quello che il Papa ci chiede oggi. Il fare scuola ci sembra sia soprattutto essere attenti a rivisitare continuamente il nostro carisma: non per trasformarlo, ma per vedere come risponde oggi ai segni dei tempi, cogliendo i linguaggi, gli stili, le domande nuove che l’umanità impone. Facciamo nostro tutto questo per esprimere il carisma di sempre adeguandolo all’oggi.
Come presidente quali priorità indica per il futuro del movimento?
Non scelgo io le priorità. Devo cogliere quelle che vengono espresse dal movimento in tutto il mondo. L’esigenza emersa nell’ultima assemblea è quella di essere molto aperti e in uscita verso le periferie, che non sono solo quelle geografiche, ma dovunque manchi l’amore e le divisioni impediscano di realizzare lo spirito di unità del carisma che Chiara ci ha lasciato. Significa per noi avere una grande apertura a tutti i dialoghi, che è uno stile di vita del movimento: essere aperti verso tutti, accogliere chiunque, senza distinzione etnica, religiosa, culturale, sociale, anagrafica. Questo porta come conseguenza un’attenzione particolare verso i luoghi dove più si manifestano queste divisioni. Pensiamo a quei Paesi dove c’è un’enorme differenza tra le classi sociali, oppure dove le differenze religiose diventano motivo di lotte, di guerra, di terrorismo. Guardando a questi Paesi, in particolare, vogliamo spendere risorse, talenti, e fare tutto il possibile per aiutarli. Senza però dimenticare l’Europa, che ha perso l’anima religiosa perché ha tagliato le sue radici. Portiamo avanti anche il dialogo con la cultura post moderna, con questa notte che sembra avvolgere la vita degli uomini di oggi.
L'Osservatore Romano