LA BIMBA TRATTATA COME UN PACCO
di Mario Adinolfi
di Mario Adinolfi
Dovranno faticare, ma faticare davvero, per convincere gli italiani che sia cosa buona e giusta la loro truffa chiamata "stepchild adoption" perché non hanno il coraggio di dire a quegli stessi italiani che stanno legittimando la pratica dell'utero in affitto compiuta all'estero, per far contento il senatore di Arcigay che tale pratica ha svolto all'estero. Faticheranno perché ormai arrivano storie dell'orrore ogni giorno su questa procedura "abominevole" (copyright Livia Turco). Quella di oggi la prendiamo da Haaretz, giornale israeliano. Due gay di Tel Aviv fanno esattamente quel che ha fatto il senatore in questione, vanno all'estero perché nel loro paese la pratica è proibita. Hanno meno soldi del senatore, che se ne è andato in Nord America a comprarsi il bambino per centocinquantamila dollari. Loro vanno in Nepal, firmano i contratti, pagano, comprano i necessari ovociti e affittano l'utero di una sventurata povera che ha bisogno dei loro quattrini. Poi se ne tornano in Israele, perché ormai c'è la home delivery come per ogni prodotto, il bambino te lo mandano a casa come fosse una cena cinese ordinata a domicilio. E arriva. E' una bambina. Fanno i test genetici. Ops. E' una bambina "sbagliata". Il loro sperma mescolato usato per fecondare gli ovociti acquistati avrebbe dovuto lasciar traccia nel Dna. Non ce n'è. Che problema c'è, si rimanda tutto indietro. La bimba è un pacco. Io i ravioli alla nepalese non li avevo ordinati. Non li pago. Spiega Haaretz: "Errori di questo genere sono frequenti". Non in Italia, per favore