Beatificata a Paderborn la fondatrice delle Povere suore francescane dell’adorazione perpetua di Olpe, Maria Teresa Bonzel.
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Una consacrata «che al fervore della contemplazione dei misteri divini unì lo zelo della carità verso i poveri e gli infermi»: così Papa Francesco definisce, nella lettera apostolica di beatificazione, Maria Teresa Bonzel (1830-1905), la religiosa tedesca elevata agli onori degli altari domenica 10 novembre a Paderborn. Lo ha ricordato il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, che ha presieduto il rito a nome del Pontefice.
Intervenendo al termine della cerimonia, il porporato ha sottolineato come la beatificazione della fondatrice delle Povere suore francescane dell’adorazione perpetua di Olpe sia «un dono per la diocesi, le suore e la città di Paderborn». Infatti «i santi mostrano che la parola di Gesù ha trovato il terreno propizio per far fruttificare l’eroismo della carità e della santità».
Il cardinale Amato nel rivolgersi direttamente alle eredi spirituali della religiosa, ha poi ricordato «che il fine della consacrazione è la propria santificazione». Del resto, ha aggiunto, «i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza, hanno una duplice funzione. Anzitutto permettono una donazione totale all’apostolato della carità verso i bisognosi di ogni tempo e di ogni luogo». E «in ciò madre Bonzel fu eroica», in quanto «spese l’intera sua esistenza a favore degli orfani poveri e abbandonati, nel cui volto vedeva il volto stesso di Gesù. Amandoli ed educandoli, contribuì a formare buoni cristiani e a immettere nella società onesti cittadini».
In secondo luogo, ha proseguito, «i consigli evangelici sono le leve che permettono ai consacrati di elevarsi verso l’alto, verso la perfezione». E «la beata Maria Teresa Bonzel si è santificata vivendo eroicamente i tre voti, che le permisero di imitare Cristo facendo del bene a tutti». Il cardinale Amato ha poi individuato un secondo messaggio di portata più ampia, lasciato dalla nuova beata «a tutti noi. È anch’esso — ha spiegato — un invito alla santità. Papa Francesco, nella scorsa solennità di Tutti i Santi, il 1° novembre, ha detto che “I santi non sono superuomini, né sono nati perfetti. Sono come noi, sono persone che prima di raggiungere la gloria del cielo hanno vissuto una vita normale, con gioie e dolori, fatiche e speranze”». Anche madre Bonzel, ha commentato, «ci ricorda che la santità non è un privilegio per pochi, ma il traguardo di tutti. Il battesimo infonde in tutti le virtù soprannaturali della fede, della speranza e della carità, che consentono a tutti di crescere e maturare nella perfezione cristiana, accogliendo giorno per giorno la grazia divina», la quale «come manna benefica sostenta i nostri propositi di bene». In particolare la beata «ha adorato con tutto il fervore della sua anima Gesù eucaristia, che l’ha nutrita e plasmata con il suo pane di vita eterna».
Infine soffermandosi sul significato generale delle beatificazioni il porporato ha sottolineato che con esse la Chiesa presenta una figura esemplare non solo alla nostra ammirazione e contemplazione, ma soprattutto alla nostra imitazione. «Oggi più che mai — ha detto in proposito — la Chiesa ha bisogno di cristiani, fervorosi nella contemplazione dei misteri divini e zelanti nella carità verso i bisognosi». Da qui l’auspicio conclusivo a essere «generosi come fu generosa Maria Teresa Bonzel».
L'Osservatore Romano
Il cardinale Amato nel rivolgersi direttamente alle eredi spirituali della religiosa, ha poi ricordato «che il fine della consacrazione è la propria santificazione». Del resto, ha aggiunto, «i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza, hanno una duplice funzione. Anzitutto permettono una donazione totale all’apostolato della carità verso i bisognosi di ogni tempo e di ogni luogo». E «in ciò madre Bonzel fu eroica», in quanto «spese l’intera sua esistenza a favore degli orfani poveri e abbandonati, nel cui volto vedeva il volto stesso di Gesù. Amandoli ed educandoli, contribuì a formare buoni cristiani e a immettere nella società onesti cittadini».
In secondo luogo, ha proseguito, «i consigli evangelici sono le leve che permettono ai consacrati di elevarsi verso l’alto, verso la perfezione». E «la beata Maria Teresa Bonzel si è santificata vivendo eroicamente i tre voti, che le permisero di imitare Cristo facendo del bene a tutti». Il cardinale Amato ha poi individuato un secondo messaggio di portata più ampia, lasciato dalla nuova beata «a tutti noi. È anch’esso — ha spiegato — un invito alla santità. Papa Francesco, nella scorsa solennità di Tutti i Santi, il 1° novembre, ha detto che “I santi non sono superuomini, né sono nati perfetti. Sono come noi, sono persone che prima di raggiungere la gloria del cielo hanno vissuto una vita normale, con gioie e dolori, fatiche e speranze”». Anche madre Bonzel, ha commentato, «ci ricorda che la santità non è un privilegio per pochi, ma il traguardo di tutti. Il battesimo infonde in tutti le virtù soprannaturali della fede, della speranza e della carità, che consentono a tutti di crescere e maturare nella perfezione cristiana, accogliendo giorno per giorno la grazia divina», la quale «come manna benefica sostenta i nostri propositi di bene». In particolare la beata «ha adorato con tutto il fervore della sua anima Gesù eucaristia, che l’ha nutrita e plasmata con il suo pane di vita eterna».
Infine soffermandosi sul significato generale delle beatificazioni il porporato ha sottolineato che con esse la Chiesa presenta una figura esemplare non solo alla nostra ammirazione e contemplazione, ma soprattutto alla nostra imitazione. «Oggi più che mai — ha detto in proposito — la Chiesa ha bisogno di cristiani, fervorosi nella contemplazione dei misteri divini e zelanti nella carità verso i bisognosi». Da qui l’auspicio conclusivo a essere «generosi come fu generosa Maria Teresa Bonzel».
L'Osservatore Romano