L’urgenza missionaria del Papa e le vene aperte dell’America Latina
di Alver Metalli
“Un ciclone sta passando e noi non possiamo continuare come se niente fosse”. L’espressione è del cardinal Marc Ouellet ed è risuonata nell’auditorium della basilica di Guadalupe in Messico poco prima che la parola passasse all’alluso fenomeno atmosferico nonché “primo papa del Nuovo Mondo nella storia bimillenaria della Chiesa” sempre con le parole del Prefetto della congregazione per i vescovi. Ouellet ha richiamato una immagine storica di grande potenza per farsi capire, appropriata alla circostanza e al luogo: “il grande movimento di conversione immediatamente successivo all’apparizione della Madonna di Guadalupe nel dicembre del 1531” appena 10 anni dopo la caduta di Tenochtitlan ad opera dei conquistatori di Hernán Cortés, quando milioni di indigeni si battezzavano e chiedevano i primi sacramenti per essere assimilati alla nuova vita che veniva loro annunciata e li introduceva ad una esistenza degna.
E’ partito cosi, in quarta, il raduno messicano delle chiese delle due Americhe, quella de nord e la latina, del sud, entrambe rivisitate alla luce del nuovo pontificato. Tutto il peso di quel che è stato detto fino ad ora è stato buttato sulla missione. “Missione continentale”, per completezza di concetto, in tutti i suoi risvolti e applicazioni. “Lascito di Aparecida”, “urgenza del tempo presente”, “segno distintivo del pontificato”, tante sono state le espressioni usate nella giornata d’esordio del pellegrinaggio-incontro come lo si vuole chiamare con una pignoleria che ha una sua ragion d’essere: “E’ un evento prima ancora che una conferenza” ribadisce uno dei suoi artefici l’uruguayano Guzman Carriquiry segretario generale della Pontificia Commissione per l’America Latina, un evento che ha il pontificato come chiave di volta. “Il Papa si sente, incombe come una presenza in ogni momento” commenta Carriquiry che registra “una risposta superiore al previsto all’iniziativa dell’organismo pontificio nella sua seconda edizione. “E’ difficile muovere cardinali e vescovi” osserva, “e qui abbiamo 9 cardinali e più di 65 vescovi di tutto il continente. Hanno percepito che venire in questo luogo e in questo momento della storia della Chiesa era un passo importante, l’espressione della volontà di corrispondere agli impulsi del Papa, alla prospettiva che delinea per la vita della Chiesa nel mondo”. E il Papa effettivamente è stato presente sin dall’inizio, dopo l’intronizzazione della Madonna di Guadalupe nel salone del raduno, portata in processione con il codazzo di bandiere di tutti i paesi dell’America Latina. E’ stato presente con un messaggio registrato, in cui ha ripetuto tutto quello che gli sta a cuore. (Tornielli: «Non si evangelizza andando a imporre un nuovo obbligo»).
I temi, le parole portanti del pontificato, sono poi state riprese in forma antologica dal primo relatore, l’arcivescovo di Rio de Janeiro João Orani Tempesta, che non a caso è stato l’anfitrione della giornata mondiale della gioventù, atro pilone, dopo Aparecida nel 2007, della visione che ha papa Francesco di questo momento della Chiesa e delle sue urgenze. Una idea primordiale della missione come testimonianza e trasmissione della fede da persona a persona, la preoccupazione per i lontani e per chi si allontana dalla fede, la prossimità all’uomo che cammina piegato sotto il peso del vivere, l’implicazione affettiva ed effettiva con gli umili e i poveri. “Riusciamo a capire il cambio d’epoca che stiamo vivendo? Continuiamo a fare le cose di sempre girati all’indietro? Siamo veramente pastori del nostro popolo? Le tre domande, in rapida successione, le ha poste all’assemblea l’arcivescovo di Filadelfia Charles Joseph Chaput che ha poi dato una risposta autocritica di particolare severità: “La maggioranza di noi non sta facendo sue le sfide di Francesco”.
Cosa succederà adesso? Domani… e dopodomani … “Pregheremo per il Papa” risponde Carriquiry che rimanda al rosario continentale previsto alla fine della prima giornata. Poi ricorda le parole finali del messaggio papale: “Se farete cosi [come richiamato nel testo del messaggio] non sorprendetevi che in pieno inverno [in Messico è questa la stagione] fioriscano le rose di castiglia”.
Terre di America
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Nel videomessaggio di Francesco all'incontro di Guadalupe in Messico una sintesi del pontificato: «Presentare l'essenziale, l'amore di Dio. Serve tanta pazienza. Il vescovo guidi con tenerezza il suo gregge»
ANDREA TORNIELLI
È un videomessaggio indirizzato all'America Latina, ma può ben dirsi una sintesi efficace di otto mesi di pontificato e il preannuncio dei contenuti dell'esortazione post-sinodale sulla nuova evangelizzazione: rivolgendosi ai partecipanti al Pellegrinaggio-Incontro presso il santuario di Guadalupe a Città del Messico, indetto per l’Anno della fede dalla Pontificia commissione per l’America Latina e dai Cavalieri di Colombo, Papa Francesco ha spiegato che cosa significa annunciare il Vangelo oggi.
Bergoglio ha ricordato che la Chiesa è «in stato permanente di missione» e che «tutta l’attività abituale delle Chiese particolari» deve avere un carattere missionario. «L’intimità della Chiesa con Gesù è un’intimità itinerante, suppone un uscire da se stessi, un camminare e seminare sempre di nuovo, sempre più in là - ha aggiunto Francesco - È vitale per la Chiesa non chiudersi, non sentirsi già soddisfatta e sicura con quel che ha raggiunto. Se succede questo, la Chiesa si ammala, si ammala di abbondanza immaginaria, di abbondanza superflua, in certo modo “fa indigestione” e si debilita. Bisogna uscire dalla propria comunità e avere l’audacia di arrivare alle periferie esistenziali che hanno bisogno di sentire la vicinanza di Dio».
Dio, spiega il Papa, «non abbandona nessuno e mostra sempre la sua tenerezza e la sua misericordia inesauribile, quindi, questo è ciò che bisogna portare a tutta la gente». Bisogna cercare di «arrivare a tutti, senza escludere nessuno e tenendo in gran considerazione le circostanze di ognuno». «Si deve arrivare a tutti - continua Francesco - e si condividerà la gioia di essersi incontrati con Cristo. Non si tratta di andare come chi impone un nuovo obbligo, come chi si limita al rimprovero o al lamento dinanzi a quel che si considera imperfetto o insufficiente».
Evangelizzare «esige molta pazienza, molta pazienza», l'evangelizzatore «cura il grano e non perde la pace per la presenza della zizzania. E sa anche presentare il messaggio cristiano in maniera serena e graduale, con il profumo del Vangelo, come faceva il Signore. Sa privilegiare, in primo luogo, l’essenziale e più necessario, cioè la bellezza dell’amore di Dio che ci parla in Cristo morto e risorto. Dall’altra parte, deve sforzarsi di essere creativo nei suoi metodi, non possiamo rimanere rinchiusi nel luogo comune del “si è fatto sempre così”».
Francesco torna a parlare del vescovo, che «conduce la pastorale nella Chiesa particolare» e lo fa «come il pastore che conosce per nome le sue pecore, le guida con vicinanza, con tenerezza, con pazienza, manifestando effettivamente la maternità della Chiesa e la misericordia di Dio». Il vero pastore non ha l'atteggiamento «del principe o del mero funzionario attento principalmente alla disciplina, alle regole, ai meccanismi organizzativi». Perché «questo porta sempre ad una pastorale distante dalla gente, incapace di favorire ed ottenere l’incontro con Cristo e l’incontro con i fratelli».
«Il popolo di Dio a lui affidato ha bisogno che il vescovo vegli per lui, prendendosi cura soprattutto di quello che lo mantiene unito e promuove la speranza nei cuori. Ha bisogno che il vescovo sappia discernere, senza spegnerlo, il soffio dello Spirito Santo che viene da dove vuole, per il bene della Chiesa e la sua missione nel mondo».
E questi atteggiamenti del vescovo, spiega ancora Francesco, «devono anche essere partecipati molto profondamente dagli altri agenti di pastorale, soprattutto dai presbiteri. La tentazione del clericalismo, che tanto danno fa alla Chiesa in America Latina, è un ostacolo per lo sviluppo della maturità e della responsabilità cristiana di buona parte del laicato».
Il clericalismo «implica un atteggiamento autoreferenziale, un atteggiamento di gruppo, che impoverisce la proiezione verso l’incontro del Signore e verso gli uomini che aspettano l’annuncio». Il Papa ha quindi accennato all'importanza di formare preti «capaci di prossimità, di incontro, che sappiano infiammare il cuore della gente, camminare con loro, entrare in dialogo con le sue speranze ed i suoi timori». Un lavoro che i vescovi «non possono delegare» ma «lo devono assumere come qualcosa di fondamentale per la vita della Chiesa, senza risparmiare sforzi, attenzioni e accompagnamento». La cultura di oggi «esige una formazione seria, bene organizzata» e Bergoglio si chiede se seminari molto piccoli, con «carenza di personale formativo», siano in grado di far fronte a questa esigenza.
Il Papa parla poi dei religiosi e delle religiose chiedendo loro «di essere fedeli al carisma ricevuto, che nel loro servizio alla Santa Madre Chiesa gerarchica», non lasciando «svanire quella grazia che lo Spirito Santo diede ai loro fondatori e che devono trasmettere in tutta la sua integrità».
Infine, l'invito alla missione è rivolto a ciascuno dei credenti battezzati: «Vi prego, come padre e fratello in Gesù Cristo, che vi facciate carico della fede che avete ricevuto nel Battesimo. E, come fecero la mamma e la nonna di Timoteo, trasmettiate la fede ai vostri figli e nipoti, e non solo a loro. Questo tesoro della fede non è dato per uso personale. È per donarlo, per trasmetterlo, e così crescerà. Fate conoscere il nome di Gesù. E se fate questo, non vi meravigliate che in pieno inverno fioriscano le rose di Castilla (un riferimento a quanto accadde all'indios Juan Diego di fronte alla Madonna di Guadalupe, ndr). Perché sapete, sia Gesù sia noi abbiamo la stessa Madre!».
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Homilía pronunciada por el Sr. Cardenal Norberto Rivera C., Arzobispo Primado de México en la Insigne Nacional Basilica de Guadalupe en la Peregrinación y Encuentro “Nuestra Señora de Guadalupe, Estrella de la Nueva, Evangelización en el Continente Americano.
Hoy estamos de fiesta. Dios nos ha dado una enorme gracia, pues en estos días y en este lugar santo, corazón espiritual del Continente Americano, se tiene uno de los Congresos más importantes en la historia de nuestra Iglesia católica y al que se le han puesto el significativo título de “Peregrinación y Encuentro”. Hemos escuchado grandes Conferencias bajo la mirada amorosa de Santa María de Guadalupe, pero de una manera especial nos hemos llenado de alegría con las palabras que nos dirigió el Santo Padre Francisco, quien ama profundamente a Santa María de Guadalupe; todavía estamos emocionados por sus palabras, que nos iluminan en el camino de la vida y, en forma especial, en el ser y quehacer de nuestra Iglesia católica en este Continente.
Todos nosotros expresamos nuestra gratitud a Dios y al Santo Padre por este Congreso que ha sido motivado por la Pontificia Comisión para América Latina bajo la muy inspirada y digna presidencia de mi hermano el Emmo. Sr. Cardenal Marc Ouellet, a quien felicito por esta maravillosa iniciativa, preparación y desarrollo; también a la acertada y efectiva labor de los miembros de esta Comisión coordinados por su Secretario, Prof. Guzmán Carriquiry, así como a la participación de esta misma Basílica de Guadalupe, de nuestro Instituto Superior de Estudios Guadalupanos y de los Caballeros de Colón.
Damos gracias a la madre de Dios y nuestra madre, Santa María de Guadalupe, por ser protagonistas de una hermosa realidad, una manifestación más de lo que el amado y recordado beato y, próximamente elevado a los altares, Juan Pablo II proclamó: “Santa María de Guadalupe es el Modelo de Evangelización perfectamente inculturada”. Y nosotros somos testigos de esta gran verdad, pues vemos cómo el mensaje de Dios, por medio de Santa María de Guadalupe, toca los corazones de todos los seres humanos, más allá de culturas, lenguas y tradiciones; Ella sabe poner a Jesucristo en el centro de todo corazón, para que pueda latir con la vida misma de Dios. Es por esto que Ella es la estrella de la primera y de la nueva evangelización. Como lo dice el documento Ecclesia in America: “El rostro mestizo de la Virgen de Guadalupe fue ya desde el inicio en el Continente un símbolo de la inculturación de la evangelización, de la cual ha sido estrella y guía. Con su intercesión poderosa la evangelización podrá penetrar el corazón de los hombres y mujeres de América, e impregnar sus culturas desde dentro.”
Y en Aparecida de Brasil se proclamó: “Santa María de Guadalupe así como dio a luz al Salvador del mundo, trajo el Evangelio a nuestra América. En el Acontecimiento Guadalupano, presidió, junto al humilde Juan Diego, el Pentecostés que nos abrió a los dones del Espíritu.”
Con este Congreso estamos haciendo patente, para toda la Iglesia universal y para todo el mundo, que sí se puede caminar juntos, pues somos familia de Dios, caminando en esta tierra como, en su momento, María caminó por las montañas de Judea llevando a Jesucristo, nuestro Señor, en su inmaculado vientre para ir a servir a su prima Isabel, como hemos escuchado en la palabra del Señor. Éste es uno de los encuentros más bellos, profundos, y plenos de fe; un canto a la vida, cuando Isabel saludó a María con palabras llenas de humildad: “¿Quién soy yo, para que la madre de mi Señor venga a verme?; apenas llegó tu saludo a mis oídos el niño saltó de alegría en mis entrañas. ¿Dichosa tú por haber creído que de cualquier manera se cumplirán las promesas del Señor”. La doncella de Nazaret se entregó en un hermoso encuentro con su prima Isabel, María supo amar sirviendo a quien lo necesitaba para dar la vida; y es la vida el tesoro más grande que Dios nos ha dado a todos, la vida, una vida que está hecha para la vida eterna, no para la muerte. Es Ella, nuestra amada Niña del Cielo, quien nos abraza con aquel que es el verdaderísimo Dios por quien se vive, nuestro Señor y Salvador, para que tengamos su aliento y podamos seguir peregrinando, caminando con la protección y la seguridad que nos da su madre que también es nuestra Madre, Ella es nuestra protección y resguardo, con Ella nuestra alegría es constante, con Ella podemos hacer de nuestra vida un himno de alabanza de las gracias de Dios
Ella, Santa María de Guadalupe, ha querido participar con nosotros, en nuestro caminar por la vida, y así transformar este caminar en una verdadera peregrinación tomados de su mano, la primera y la más amada peregrina, es quien nos lleva en el hueco de su manto, es decir, en sus mismas entrañas donde está Jesús. Ella nos lleva en el cruce de sus brazos, es decir, Ella nos pone en su corazón donde está Dios.
Así que, éste es un Congreso en donde la alegría invade nuestro corazón pues, gracias a María, gracias a la fe de la Niña del Cielo, tenemos la oportunidad de encontrarnos con el verdadero Dios, el Dueño del cielo y de la tierra. ¿Cómo no emocionarse con la llegada de Aquel que siempre nos ha estado buscando? ¿Cómo no hacer fiesta por el abrazo de quien nos ha dado la vida? ¿Cómo no estar felices cuando Dios mismo nos ha dado a su santísima madre para guiar nuestra vida en el servicio y en el amor? ¿Cómo no estar llenos de júbilo cuando es Ella quien hace palpitar nuestro corazón en el encuentro de Dios? Ella sigue guiando nuestros pasos en un verdadero peregrinar haciendo el bien en la honestidad y en la verdad; peregrinar haciendo de nuestra familia algo sagrado y lleno de amor y de misericordia de Dios; peregrinar haciendo de nuestro trabajo el lugar donde se respira la honestidad y la verdad; peregrinar atendiendo a nuestros hermanos enfermos y agonizantes; peregrinar siendo solidarios con nuestros hermanos los más pobres y débiles; peregrinar con nuestros hermanos que se encuentran en la “periferia de la existencia humana”, como dice el Papa Francisco; peregrinar con nuestros hermanos luchando por la libertad y la justicia; peregrinar haciendo de nuestras calles, nuestros pueblos, ciudades, nuestras naciones y nuestro Continente un lugar en donde se pueda vivir dignamente, con paz y amor. Para Dios no hay imposibles…
Como decía, todo esto es un peregrinar de la mano de Santa María de Guadalupe, en una misión constante y “Continental”, para encontrarnos con Aquel que más nos ama. Y en esto, todos nosotros estamos invitados a participar. Una “Misión Continental” en donde Dios actúe en medio de nosotros y de nosotros para el mundo entero. Una misión en donde todos debemos poner nuestro mayor empeño y toda nuestra creatividad, motivados por la esperanza con una fe, que ante las adversidades, más se fortalece y, de una manera especial, con el impulso que nos ha dado este Año de la Fe.
Gracias Santa María de Guadalupe, nuestra madre, por peregrinar con nosotros para encontrarnos con Dios, gracias por esta Misión Continental en donde nos haces potadores y testigos de la alegría que nos da el abrazo amoroso y constante de Dios en el encuentro con nuestro hermano, especialmente el más necesitado, pobre y despreciado de este mundo, gracias por iluminar nuestros pasos en este peregrinar proclamando que sí es posible amar. Gracias, por tus palabras que todavía resuenan en nuestra mente y nuestro corazón, palabras que dirigiste a san Juan Diego, y por medio de él a todos nosotros: “«Porque, en verdad, yo me honro en ser tu madre compasiva, tuya y de todos los hombres que vivís juntos en esta tierra, y también de todas las demás variadas naciones, los que me amen; los que me llamen, los que me busquen, los que confíen en mí. Porque ahí, en verdad, escucharé su llanto, su tristeza, para remediar, para curar todas sus diferentes penas, sus miserias, sus dolores».”
Gracias Señor por tu inmenso amor, gracias madre nuestra, Santa María de Guadalupe, estrella de la evangelización.
SIAME