domenica 17 novembre 2013

IL VATICANO METTE FINE AGLI EQUIVOCI.


 CANCELLATA L’ “INTERVISTA” DI SCALFARI


Quando sulla prima pagina di “Libero” – domenica 27 ottobre – è uscito un mio articolo con questo titolo: “Papa Francesco pentito dell’intervista a Scalfari”, le reazioni sono state di sufficienza e pure di polemica. Ieri è arrivata invece la conferma indiretta: avevamo ragione noi.
Ma ricostruiamo tutta la vicenda perché attorno a quell’intervista è nato il primo, vero problema del pontificato di Francesco. Anzi, un dramma. Un caso per il quale si è addirittura paventata l’ipotesi di uno scisma.

UNO STRANO SCOOP

Tutto risale al 1° ottobre quando “Repubblica” esce con uno scoop che fa il giro del mondo: una lunga intervista di Eugenio Scalfari a papa Francesco.
La cosa era già in sé strana perché è noto che Bergoglio ha sempre diffidato delle interviste e da vescovo non ha mai voluto farne. In effetti leggendo si capisce subito che non si era trattato tecnicamente di una vera e propria intervista.
Tutto era nato come un incontro privato e un colloquio cordiale, dovuto all’affabilità del pontefice che ama dialogare pure con i più lontani (per mostrare ai cristiani che bisogna uscire dalle sacrestie e andare a cercare tutte le pecorelle uscite dall’ovile). Tale colloquio era stato poi riprodotto da Scalfari come intervista.
I dubbi si moltiplicavano subito leggendo alcune frasi di quell’intervista attribuite al papa. Frasi pressoché esplosive. In particolare quando Scalfari riporta questa sua domanda: “Santità, esiste una visione del Bene unica? E chi la stabilisce?”.
Il fondatore di “Repubblica” scrive che questa sarebbe stata la risposta di Bergoglio: “Ciascuno di noi ha una sua visione del Bene e anche del Male. Noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che lui pensa sia il Bene”.
Parole che fanno saltare sulla sedia molti, perché vengono interpretate subito come se il papa considerasse l’individuo la fonte e il tribunale del Bene e del Male.
Una concezione in base alla quale chiunque potrebbe giustificare le sue malefatte, perfino i suoi crimini, sostenendo che li ha compiuti per una causa buona.
E’ evidente che un’idea del genere è agli antipodi di tutta la dottrina cattolica e anche dell’Antico Testamento (basti pensare al Decalogo) dove il Bene e il Male sono oggettivi, non possono essere inventati dall’uomo. Sono dati da Dio anche nella coscienza e a quella voce l’uomo deve obbedire.
Anche il Concilio Vaticano II afferma: “Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale deve invece obbedire” (Gaudium et spes, n. 16).

POLEMICHE

Immediatamente sono scoppiate dure polemiche dal fronte tradizionalista che hanno insinuato addirittura che il papa fosse eterodosso.
Si sono atteggiati a giudici del Pontefice senza nemmeno chiedersi se davvero quelle parole erano state pronunciate dal Papa in quella forma e se era mai possibile che egli professasse quelle idee.
Molti non avevano concesso al papa nemmeno il beneficio del dubbio considerando la sua poca dimestichezza con la lingua italiana, l’informalità di un colloquio e magari anche il fraintendimento da parte di Scalfari che poteva non aver compreso bene il concetto o averlo riportato in modo impreciso.
Dunque da un lato c’è stata la sollevazione dei tradizionalisti. Dall’altro lato il mondo laicista che esultava come se il papa si fosse convertito al relativismo.

PUZZA DI BRUCIATO

Un importante editorialista di “Repubblica” è arrivato a scrivere che “nemmeno i protestanti più devoti si spingerebbero tanto lontano. I protestanti si sono limitati ad eliminare i preti in quanto tramite tra l’individuo e il suo creatore. Le parole di papa Francesco lasciano pensare invece che quella di eliminare lo stesso Dio potrebbe rappresentare un’opzione legittima”.
Era chiaro che c’era qualcosa che non quadrava e che era meglio non berla. Ma buona parte del mondo clericale, invece di applicare un sano discernimento razionale, ha amplificato quell’intervista, prendendo “Repubblica” per oro colato, come se nulla ci fosse da chiarire e precisare. Nessuno ha difeso il Papa.
Eppure è stato subito evidente che al papa era stato attribuito un pensiero che egli non poteva neanche concepire. Anzitutto era evidente alla logica e al buon senso, perché il papa non poteva affermare un’idea che contraddiceva totalmente tutto il suo magistero quotidiano, la sua enciclica e la sua stessa fede cattolica.
In secondo luogo è stato evidente che non si doveva prendere l’intervista per oro colato quando padre Lombardi precisò che essa non era da considerarsi un atto del magistero di papa Francesco.
Ovviamente non era possibile che Lombardi facesse una simile precisazione di sua iniziativa.
Infine l’evidenza si rafforzava quando – interpellato confidenzialmente da qualche giornalista – padre Lombardi spiegava che quell’intervista non era stata rivista dal pontefice.

OSSERVATORE E AVVENIRE

Noi poi abbiamo saputo che durante la visita pontificia ad Assisi, il 4 ottobre, il papa aveva rimproverato il direttore dell’Osservatore romano, Gian Maria Vian, perché – con eccesso di zelo – aveva riprodotto quell’intervista sul giornale vaticano: l’abbiamo scritto in quell’articolo del 27 ottobre.
Ci sembrava ormai chiarissimo che il Papa non si riconosceva in quell’intervista.
Invece la notizia della reprimenda di Assisi (che era stata pure filmata) è caduta nel silenzio. Solo un’agenzia e un giornale degli Stati Uniti l’hanno rilanciata. In Italia nulla di nulla.
Anzi, dalle colonne di “Avvenire”, il corsivista che si firma “Rosso malpelo”, si è scagliato sul titolo di “Libero” (“Papa Francesco pentito dell’intervista a Scalfari”) definendolo “sfacciato”.
E’ tipico di un certo mondo cattoprogressista impancarsi a censori: sfacciati saremmo noi che – pressoché da soli – abbiamo difeso il Papa…
Poi “Rosso malpelo” saliva in cattedra e confondeva le idee proprio su quel tema, delicatissimo, della coscienza, mostrando di aver letto male anche la “Gaudium et spes”.
Anche dal mondo tradizionalista mi sono arrivati attacchi per quell’articolo: “se fosse vero quello che scrive Socci” mi è stato obiettato “cioè che il papa ha protestato in quanto non voleva che l’Osservatore romano riproducesse quell’intervista, perché sul sito internet ufficiale del Vaticano quell’intervista c’è tuttora? Perché non l’ha fatta togliere?”.

FINE DEGLI EQUIVOCI

Ieri è arrivata la risposta. E’ stata decisa infatti la cancellazione di quell’intervista dal sito ufficiale del Vaticano, che qualcuno – con eccesso di zelo – aveva riprodotto. Dopo la reprimenda all’”Osservatore romano”, arriva la vistosa e significativa “cancellazione” dal sito vaticano.
Padre Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana, ha spiegato che “il testo (dell’intervista) è attendibile nel suo senso generale ma non nelle singole formulazioni virgolettate, non essendo stato rivisto parola per parola”.
Traduzione: quella frase attribuita a Bergoglio, su cui sono scoppiate tante polemiche, così com’è formulata non riflette il pensiero del Papa.
Nessuno più la consideri farina del suo mulino. E’ e resta semplicemente un resoconto pubblicato da Scalfari su “Repubblica”.
“In questo senso – ha aggiunto il portavoce vaticano – si è ritenuto più corretto limitarne la valenza alla sua natura giornalistica, senza inserirlo fra i testi papali consultabili dal sito del Vaticano”.
In pratica – ha aggiunto il portavoce – “si è trattato di una messa a punto della natura di quel testo, su cui era sorto qualche dibattito”. Infine padre Lombardi ha spiegato che “responsabile per il sito internet del Vaticano” è la Segreteria di Stato, dunque è in Segreteria di Stato che fu decisa la pubblicazione e sempre lì è stata disposta anche la cancellazione.
Da notare, en passant, che da circa una settimana si è insediato il nuovo Segretario di Stato, monsignor Parolin. Un fatto significativo che mette fine a un’epoca e ne inizia una nuova.
Il nuovo capo della diplomazia vaticana e della Curia rappresenta un importante supporto per la missione di papa Francesco.

Antonio Socci

Da “Libero”, 16 novembre 2013
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"Cancellata" la conversazione con Scalfari. Cosa significa?
di Riccardo Cascioli

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Da ieri il testo del colloquio tra papa Francesco e il fondatore del quotidiano Repubblica, Eugenio Scalfari, non compare più sul sito della Santa Sede (www.vatican.va). Come si ricorderà il Papa aveva ricevuto Scalfari in Vaticano dopo la pubblicazione su Repubblica della lettera che papa Francesco gli aveva inviato in risposta a due articoli dello stesso Scalfari. Il giornalista aveva poi pubblicato anche il contenuto della conversazione in Vaticano, quello che ieri è stato tolto dal sito della Santa Sede. Per spiegare la decisione il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, ha detto che «il testo è attendibile nel suo senso generale ma non nelle singole formulazioni virgolettate, non essendo stato rivisto parola per parola». In sostanza, ha detto padre Lombardi, «togliendolo  si è fatta una messa a punto della natura di quel testo. C'era qualche equivoco e dibattito sul suo valore». Quanto alla paternità della decisione – ha concluso - «non c'è bisogno di pensare a interventi di particolare rilievo, può essere stato deciso a qualsiasi livello della Segreteria di Stato, responsabile per il sito internet del Vaticano».
In effetti fin dai primi giorni padre Lombardi aveva chiarito che il testo non era stato rivisto dal Papa e comunque erano attribuite a Francesco delle espressioni sulla cui autenticità i vaticanisti più preparati avevano subito dubitato. Sicuramente sbagliato – smentito dai cardinali testimoni - era poi il particolare raccontato della preghiera del papa prima di accettare l’elezione. 
Ora c’è da scommettere che la decisione di rendere non consultabile quell’articolo sul sito del Vaticano farà riaccendere le polemiche sia sui contenuti dell’articolo – le affermazioni attribuite al Papa – sia sull’opportunità di certe scelte pastorali. Del resto che alcune affermazioni contenute nell’articolo avessero provocato disorientamento in tanti fedeli è innegabile, e lo stesso padre Lombardi – sebbene con un linguaggio molto diplomatico – ha dovuto ieri ammetterlo. Piuttosto c’è da chiedersi perché si sia aspettato tanto per fare «una messa a punto della natura di quel testo»: si fosse provveduto immediatamente si sarebbero evitati molti fraintendimenti sul pensiero e sulle intenzioni del Papa.

Come sulle nostre colonne aveva immediatamente chiarito monsignor Antonio Livi, questi testi giornalistici non sono Magistero, e se proprio gli si vuole dare un valore, quelle affermazioni devono essere interpretate alla luce del Magistero. Questo vale non solo per l’articolo in questione, ma anche per la prima lettera inviata a Scalfari, per la conferenza stampa sull’aereo e per l’intervista concessa alla Civiltà Cattolica. E vale anche per la lettera scritta dal papa emerito Benedetto XVI al matematico Piergiorgio Odifreddi e pubblicata sempre su Repubblica.
Nel merito dei contenuti – su coscienza e Verità – rimando all’articolo di monsignor Livi a commento della lettera a Scalfari, mentre sul modo di porsi di fronte a queste scelte pastorali riprendo un passaggio di un secondo articolo di Livi, che fornisce il giusto criterio per porsi davanti a quelle che sono a tutti gli effetti scelte pastorali:

«Possono esserci tante scelte diverse, tutte ugualmente buone e meritorie perché animate dalla medesima intenzione di applicare con intelligente fedeltà la verità rivelata (il Vangelo), che di per sé è assoluta, alle situazioni concrete nelle quali ci si trova a operare e che sono logicamente relative ai tempi e ai luoghi, nonché alle risorse umane delle quali si dispone in quel momento.(…) Trattandosi di scelte dettate da valutazioni di tipo prudenziale (funzione della recta ratio agibilium), ogni iniziativa che nella forma e nella sostanza risulti compatibile con il dogma e la morale della Chiesa può essere adottata legittimamente, e chi opera queste scelte pastorali va rispettato dagli altri fedeli, liberi a loro volta di pensarla in modo diverso sull’opportunità di tali scelte. 
Il disaccordo è legittimo, ma deve essere espresso con toni rispettosi, senza attentare all’unità nella fede e senza dogmatizzare quello che, appunto, è opinabile. Viene a proposito il saggio principio patristico: «In necessariis unitas; in dubiis libertas; in ommnibus caritas». E questo criterio, che è l'unico che si possa dire davvero cattolico, vale tanto per le opinioni teologiche (delle quali mi sono occupato sistematicamente con il trattato su Vera e falsa teologia) quanto per le scelte pastorali (come sono quelle dei papi che ritengono opportuno scrivere a dei giornali di orientamento laicista). Se quelle sono mere ipotesi di interpretazione del dogma, queste sono ipotetiche (possibili) applicazioni pratiche dello spirito evangelico».
Un’ultima notazione: la decisione presa ieri e le parole di padre Lombardi confermano quello che già da tempo stiamo dicendo, ovvero la necessità in Vaticano di porsi il problema della comunicazione, perché come si è visto spesso con papa Francesco – ma è successo diverse volte anche con Benedetto XVI – sui media rischia di passare un messaggio diverso se non opposto alle intenzioni del Papa, con effetti ovviamente deleteri per la missione della Chiesa. Chi ha a cuore la missione della Chiesa e l'annuncio della Verità non può permettersi di pubblicare sul sito del Vaticano per mesi un testo che è fonte di «equivoci».