venerdì 6 dicembre 2013

Natale e Capodanno: come viverli in modo cristiano?

Esortazione alla riflessione sulla Bibbia della Conferenza episcopale d’Inghilterra e Galles. Il Natale come dovrebbe essere

Un sussidio contro “l’ansietà” del consumismo, per riflettere «su ciò che il Natale dovrebbe essere». Questa è l’indicazione offerta dalla Conferenza episcopale d’Inghilterra e Galles, in vista della celebrazione, l’8 dicembre, della Catholic Bible Sunday. Si tratta di una iniziativa organizzata ogni anno nella seconda domenica di Avvento, per aiutare i fedeli a «riscoprire la gioia dell’incontro con Cristo attraverso la Scrittura». Di qui, l’invito ad «approfondire la conoscenza della Bibbia, a usarla di più nel servizio di missione della Chiesa, a leggerla ogni giorno». La Bibbia, ha spiegato monsignor Kieran Thomas Conry, vescovo di Arundel and Brighton e responsabile del dipartimento per l’Evangelizzazione e il catechismo dell’episcopato «offre a tutti, specie a quelli che hanno in queste settimane stress e ansia per l’avvicinarsi del Natale, parole di pace e di speranza». L’Avvento e il Natale, ha aggiunto il presule, «possono diventare momenti difficili soprattutto per le persone con bassi redditi, che hanno difficoltà ad avere relazioni e che non hanno risorse per le loro aspettative». Alcuni passaggi della Bibbia indicano, si sottolinea, un modo più semplice di vita. Natale, si osserva, «dovrebbe significare più amore e non più cibo e più spese. Si tratta soprattutto, è aggiunto, di un momento «per molte persone di ricucire i rapporti e uno di questi può essere il nostro rapporto con Dio». Pertanto, conclude monsignor Conry, «la Bibbia offre l’opportunità di trovare un po’ di spazio per la propria tranquillità e il modo di riflettere su ciò che il Natale dovrebbe essere».
In preparazione della celebrazione della Domenica dedicata alla lettura e riflessione biblica, l’episcopato ha messo a disposizione una serie di sussidi, tra i quali una introduzione al Vangelo di Matteo e preghiere speciali, oltre a suggerimenti per le omelie e commentari per le celebrazioni eucaristiche.
In occasione delle passate edizioni della Catholic Bible Sunday, l’episcopato aveva, fra l’altro, invitato ad «accompagnare gli auguri natalizi con un versetto biblico che può essere scelto su un apposito sito internet www.catholicbiblesunday. org». Durante poi la celebrazione dell’Anno della fede, la Bibbia era stata al centro di un’altra iniziativa. Per celebrare i cinquant’anni del concilio Vaticano II e i vent’anni del Catechismo della Chiesa cattolica i vescovi avevano messo a disposizione della comunità uno speciale account su Twitter, @YoFtweets, con estratti di documenti conciliari, citazioni del Catechismo e riflessioni sulla vita dei santi. L’episcopato ha da tempo puntato la sua attenzione sui nuovi strumenti di comunicazione con l’auspicio che sia solo «un punto di partenza per portare poi i fedeli a leggere di più la Bibbia e i documenti del concilio Vaticano II».
L'Osservatore Romano

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Un momento di autentica festa


Dicembre è un mese di grande gioia. Si avvicina il Natale, festa dedicata alla preghiera e al ricordo della nascita di Gesù. Negli ultimi anni questa importante ricorrenza si è trasformata, per alcuni giovani, in qualcosa di diverso. La spiritualità e il raccoglimento sembrano essere, ormai, passati di moda. Il 25 dicembre, per molti, non è altro che “la festa dei regali”. Una scusa per prendere d’assalto i negozi e vuotarsi le tasche. Al massimo, ci si ricorda di fare un piccolo salto in chiesa. Ma poi, tutto il resto si riduce ad una grande corsa al consumo.
Al Natale dell’opulenza si aggiunge, qualche giorno dopo, la tradizione tipicamente neopagana delle grandi feste di Capodanno. Tra i ragazzi, si diffonde sempre di più l’abitudine di vivere la notte del 31 dicembre in modo assolutamente estremo, esagerato, sconvolgente.
Si corre da una festa all’altra, da una discoteca all’altra, da un locale all’altro. Non sempre si ha la lucidità sufficiente per guidare l’automobile, dopo aver brindato con vino e champagne ed essere stati assordati dal rumore di certa musica.
Ma c’è di più. Tramite Internet, negli ultimi anni, sono stati diffusi messaggi pubblicitari via e-mail in cui si invitano i giovani a vivere la notte di Capodanno al fianco di donne “a pagamento”. Non si tratta di prostitute che vendono prestazioni sessuali, ma semplicemente di ragazze molto belle, che hanno lo scopo di accompagnare e “fare immagine”.
Il messaggio che arriva ai giovani è, in sintesi, questo: “Vuoi far crepare di invidia i tuoi amici? Presentati alla festa di Capodanno insieme ad una ragazza bellissima come una fotomodella, che sarà al tuo fianco tutto il tempo che vuoi”.
Certi inviti rappresentano il trionfo della non-cultura del nulla. Viviamo sempre di più in un’epoca in cui è necessario apparire, stupire, mostrarsi. E così, per i giovani, non è più sufficiente andare ad una festa con una semplice amica. Bisogna colpire tutti. Farsi vedere con una ragazza in grado di far rimanere gli altri a bocca aperta.
Il Natale opulento e il Capodanno estremo non sono altro che il frutto di ciò che viene insegnato ai giovani attraverso alcuni mezzi di comunicazione: l’assenza totale di una cultura del limite, che dovrebbe essere alla base di ogni civiltà.
I giovani, oggi, sono considerati “bidoni aspiratutto”. Si offre loro qualunque cosa, pur di arricchirsi alle loro spalle. Li si riempie di prodotti consumistici di ogni tipo. L’importante è che i ragazzi comprino. Non importa cosa. Ciò che conta è fare soldi. Tanti soldi.
Oggi, più che mai, trionfa la dittatura del denaro. Sono i quattrini a dettare legge. Nel mondo della televisione, ad esempio, gli indici d’ascolto e gli sponsor decidono il destino di un programma.
Non è la qualità che conta. Ciò che importa é il numero delle “pecore” ipnotizzate dal piccolo schermo, pronte per essere bombardate dalla pubblicità. Se sono tante, il programma sopravviverà. Altrimenti, lascerà spazio a qualche altra trasmissione.
Che cosa si può fare, concretamente, per aiutare i ragazzi a vivere in modo più corretto ed equilibrato le feste di Natale e di Capodanno? Prima di tutto, bisogna educare i giovani a rifiutare la non-cultura dei falsi bisogni.
L’obiettivo degli spot pubblicitari è quello di far sentire i ragazzi perennemente insoddisfatti. Si fa credere loro che, per essere felici, è necessario avere un’automobile bellissima, una casa lussuosa, una ragazza straordinaria. Si annulla completamente il senso del limite. Si spinge costantemente a desiderare di avere qualcosa di più. A comprare, comprare, comprare, nell’illusione di riuscire ad assomigliare, un giorno, ai modelli irreali della televisione.
E’ importante educare i giovani a non lasciarsi condizionare dalle mode. Troppo spesso gli acquisti dei ragazzi non sono dettati dal buon gusto o dal cervello, ma dall’abitudine a muoversi “come il branco”.
E’ come se una voce sussurrasse continuamente all’orecchio dei giovani: “Compra quegli occhiali da sole, altrimenti non sarai accettato dagli altri. Acquista quel maglioncino o quei pantaloni, oppure non sarai veramente alla moda. Il branco lo vuole, e tu devi obbedire. Devi essere uguale ai tuoi compagni”.
Il bello della vita, invece, sta nello scoprire di essere diversi. Sta nella gioia di non indossare gli stessi pantaloni degli altri, o nel gusto di scegliere una maglietta perché ci piace. Non perché piace alla massa.
Come dare una svolta decisiva al periodo delle feste natalizie e di Capodanno? Invitando i ragazzi a rinunciare a qualche regalo banale. Quest’anno, potrebbero spendere i propri soldi, o una parte di essi, in un modo diverso. Ad esempio, facendo un’offerta per qualche comunità religiosa o organizzazione che si occupa di iniziative umanitarie.
Oggi molti ragazzi sono schiavi della “dittatura degli spot”. Ma basterà un piccolo gesto, in questo Natale, per trasformarli da “consumatori” a cittadini del mondo. Un mondo che ha bisogno d’amore e delle mani tese della solidarietà
C. Climati

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Nel presepe manca il bue. È made in China
di Elisabetta Broli
Certo, nessun Vangelo ne parla – al massimo ne allude lontanamente citando la mangiatoia - ma da un millennio nel presepe il bue fa coppia fissa con l’asinello, a scaldare Gesù Bambino nella grotta. Ed allora perché eliminarlo?
Un paio di settimane fa ho comprato nel centro di Roma un presepe completo, incartato e riposto con cura in una scatola. Quando l’ho aperta mancava il bue. Il giorno dopo sono tornata al negozio e il commesso mi ha dato un nuovo presepe. Ho aperto la seconda confezione: anche in quella il bue non c’era. Come mai? Entrambi i presepi erano made in China, e cosa ne sanno, in un paese dove è stato bandito il cristianesimo, del bue e dell’asinello, ma anche di Gesù Bambino, della Madonna e di Giuseppe?
La Repubblica Popolare della Cina ufficialmente è atea e cristianesimo, sciamanesimo, taoismo, islamismo o buddhismo sono più o meno la stessa cosa. Su una popolazione di un miliardo e trecentomila persone, i cristiani sarebbero solo sessanta milioni; e secondo la “China Aid”, un’organizzazione per la difesa dei diritti umani, il Partito Comunista cinese ha redatto un documento contro il crescente diffondersi del cristianesimo nei campus universitari.
Nei presepi che arrivano dalla Cina potremmo trovare di tutto, dalle giraffe al posto delle pecore, ad una bambina nella mangiatoia. Invece della grotta un bel minareto con la mezza luna e la stella. A Mosca ho visto un presepe realizzato con le matrioske, pecore incluse, però in regola.
Il bue e l’asinello sono il presepe, anche se i Vangeli non ne parlano. Il primo testo a inserire i due animali nella natività, non proprio alla nascita ma al terzo giorno, sembra sia stato un apocrifo, il Vangelo dello Pseudo-Matteo: quando la Sacra Famiglia si sposta dalla grotta ad una stalla. Ma la loro funzione non era tanto quella di scaldare con il fiato nella notte di Betlemme il Figlio di Dio, bensì di adorarlo, rafforzando il riconoscimento della sua divinità, sull’esempio di angeli, pastori e re magi. Ma c’è dell’altro: i due animali danno compimento alle profezie di Isaia – ll bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone – e di Abacuc – In mezzo a due animali ti farai conoscere. Insomma, il bue e l’asinello, ma questo i nostri cinesi non possono neppure immaginarlo, sono diciamo due “strumenti teologici”, per confermare appunto le promesse dell’Antico Testamento e ammonire chi non riconosceva il Salvatore in quel bambino.
Una volta entrati nella grotta, sui due animali si pronunciarono in tanti all’interno della Chiesa. Per san Gerolamo rappresentavano l’Antico e il Nuovo Testamento; per san Riccardo l’asinello l’umiltà evangelica e per san Girolamo la pazienza virtuosa. In ogni caso il bue e l’asinello sono entrati definitivamente nel presepe fin dal IV Secolo, ed è un anonimo francescano del Trecento a trasformarli in un calorifero e investendoli di una devozione romantica. San Francesco non sminuì la tradizione, imponendo nella sua sacra rappresentazione la coppia di animali, non solo per verismo ma per una questione di umiltà, un messaggio implicito di pace e povertà; il contrario della presunzione e dell’altero cavallo che, a quei tempi e ancora a lungo, rappresentava il mezzo di trasporto dei nobili ricchi e dei cavalieri.
Una leggenda vuole che, nella notte di Natale coperta dalla neve, nelle stalle al bue e all’asinello – proprio per il ruolo che rappresentano nella Natività – è concesso di parlare e di dialogare con l’uomo. Naturalmente se la Cina permette la loro presenza.