Nell'aeroporto di Tacoblan sferzato dalla pioggia e dal vento di una tempesta tropicale, Francesco lascia da parte l'omelia preparata e parla «dal cuore» ai superstiti del tifone Yolanda: «Quando ho visto da Roma questa catastrofe, ho sentito che dovevo essere qui. In quei giorni ho deciso questo viaggio »
ANDREA TORNIELLIINVIATO A TACLOBAN
«Abbiamo un Signore che è capace di piangere con noi, che è capace di accompagnarci nei momenti più difficili della vita, tanti di voi hanno perso tutto, io non so che dirvi, non ho parole... Lui sì che sa che cosa dirvi». Piove a dirotto, ci sono forti raffiche di vento, per la prima volta il Papa celebra la messa indossando sopra i paramenti l'impermeabile giallo dei pellegrini. Ma protagoniste della messa all'aeroporto di Tacoblan sono la commozione e le lacrime di centinaia di migliaia di persone, che hanno sfidato il maltempo per stringersi attorno al vescovo di Roma. Francesco ha voluto essere qui, nel luogo dove poco più di un anno fa il tifone Yolanda ha causato più di diecimila morti e devastato città e villaggi. La tempesta tropicale Amang in arrivo ha consigliato al Papa - che non ha voluto cancellare la visita - di partire con un'ora d'anticipo.
Francesco sbarca dall'aereo senza volere neanche l'ombrello, e pochi minuti la veste talare bianca s'inzuppa. Sulla papamobile indossa l'impermeabile giallo, che porterà anche durante la messa all'altare sul palco che non riesce a ripararlo dall'acqua e dal vento. Al momento dell'omelia, il Papa neanche inizia a leggere il testo in inglese che era stato preparato. Vuole parlare dal cuore, e lo fa in spagnolo, con accanto l'interprete che traduce.
«Gesù è come noi, Gesù ha vissuto come noi, è uguale a noi in tutto meno che nel peccato. Non era un peccatore, ma per essere uguale a noi ha assunto il nostro peccato. Si è fatto peccato, e questo lo dice Paolo. Gesù va avanti a noi sempre, e quando passiamo per una croce, lui ci è passato prima di noi e se oggi tutti noi ci riuniamo qui, 14 mesi dopo che è passato il tifone Yolanda è perché abbiamo la sicurezza che non saremo delusi nella nostra fede perché Gesù ci è passato per primo, ha assunto tutto il nostro dolore».
«Permettetemi questa confidenza - prosegue Francesco - quando io ho visto da Roma questa catastrofe, ho sentito che dovevo essere qui. E in quei giorni ho deciso di fare il viaggio qui. Ho voluto venire per stare con voi. Un po' tardi - mi direte, in verità - però ci sono, sono qui! Sono qui per dirvi che Gesù è il Signore, che Gesù non ci delude... Potreste dirmi: "Padre, a me ha deluso perché ho perduto la mia casa, la mia famiglia, quello che avevo, ora sono malato...". È vero, questo che mi dite e io rispetto questo sentimento, però allo stesso tempo Gesù è sulla croce e da lì non ci delude».
«Lui è stato consacrato Signore su quel trono - ha detto ancora il Papa indicando la croce - e lì è passato attraverso tutte le calamità che noi abbiamo. Gesù è il Signore, e il Signore che regnò dalla croce. Per questo è capace di capirci... Si è fatto in tutto uguale a noi, per questo abbiamo un Signore che è capace di piangere con noi, che è capace di accompagnarci nei momenti più difficili della vita. Tanti di voi hanno perso tutto, non so che dirvi... Lui sì che sa che cosa dirvi. Tanti di voi hanno perso parte della famiglia... Io soltanto rimango in silenzio e vi accompagno con il mio cuore. In silenzio. Tanti di voi si sono chiesti guardando a Cristo: perché Signore? E a ciascuno il Signore risponde nel cuore dal suo cuore».
«Non ho altre parole da dirvi: guardiamo a Cristo, lui è il Signore e lui ci comprende perché è passato per tutte le prove che attraversiamo e unita a Lui sotto la croce c'era la Madre. Noi - ha detto indicando la statua della Madonna che regge il piccolo Gesù - siamo come bambini che nei momenti di dolore, di pena, non capiamo niente, solamente ci viene di dare la mano e aggrapparci alla sua mano e dirle: mamma. Come un bambino quando ha paura, dice: mamma! È forse l'unica parola che può esprimere ciò che sentiamo nei momenti oscuri: madre, mamma!».
«Facciamo insieme un momento di silenzio, guardiamo il Signore, Lui può comprenderci perché è passato per tutte le prove. E guardiamo nostra Madre, e come il bambino che sta in basso guardiamola e con il cuore diciamole: Madre! In silenzio, ciascuno dica quello che sente dal cuore...».
Dopo un momento di preghiera silenziosa, ha aggiunto: «Non siamo soli, abbiamo una Madre, abbiamo Gesù, nostro fratello maggiore, non siamo soli. E anche abbiamo molti fratelli che in questo momenti di catastrofe sono venuti ad aiutarci e anche noi ci sentiamo più fratelli perché ci siamo aiutati l'un l'altro. Questo è l'unica cosa che mi viene da dirvi dal cuore, perdonatemi se non ho altre parole. Però abbiate la sicurezza che Gesù mai delude, sicuri che l'amore e la tenerezza di nostra Madre non delude e attaccati a lei come figli e con la forza che ci dà Gesù, nostro fratello maggiore, andiamo avanti e camminiamo come fratelli».
Al termine della messa, prima della benedizione finale, Francesco ha così pregato, improvvisando: «Grazie signore per essere con noi oggi, grazie per condividere il nostro dolore; grazie Signore per darci speranza, grazie Signore per la tua grande misericordia.... Grazie signore per darci la speranza! Signore, fa che non ci rubino la speranza! Grazie signore perché nel momento più oscuro della tua vita, sulla croce, ti sei ricordato di noi e ci hai lasciato una Madre, tua Madre. Grazie signore per non lasciarci orfani!».
*
Il tifone «Amang» costringe il Papa a rientrare 4 ore prima a Manila
Corriere della Sera
Corriere della Sera
(Gian Guido Vecchi) Il volo PR8011 da Manila balla un po’ ma atterra alle 8,53 del mattino, tre quarti d’ora prima del previsto per anticipare «Amang», il tifone o la tempesta tropicale - secondo i punti di vista - arrivato a Tacloban, nell’isola filippina di Leyte. Raffiche di vento, pioggia, caldo umido. (...)
