
(Andrea Galli) Il 17 gennaio la XX edizione della Giornata La Giornata per l' approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei, che si celebra domenica, è come se segnasse quest' anno la fine di una fase, un giro di boa. Intanto il numero tondo: sarà la XX edizione di un' iniziativa che nacque nel 1990 per volere della Conferenza episcopale italiana - la prima ad averla realizzata - allo scopo di mettere in evidenza il legame privilegiato che intercorre tra ebraismo e cristianesimo.
Non a caso il tema scelto per la prima Giornata fu "La radice ebraica della fede cristiana e la necessità del dialogo" e la data scelta fu ed è sempre stata il giorno che precede l' inizio della Settimana di preghiera per l' unità dei cristiani. Una «collocazione cronologica che sottolinea la distinzione che il dialogo con gli ebrei deve avere dall' ecumenismo » scrisse Alberto Ablondi, l' allora vescovo di Livorno e presidente del Segretariato per l' ecumenismo e il dialogo, nella lettera di indizione della Giornata - e «nello stesso tempo la vicinanza delle due celebrazioni suggerisce l' attenzione ai valori comuni, soprattutto fondati nella Bibbia, che ebrei e cristiani condividono ». L' appuntamento di domenica cade poi a pochi mesi dal 50° anniversario della dichiarazione del Concilio Vaticano II sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, la Nostra aetate, da cui tutto partì per quanto riguarda il rinnovato rapporto tra cattolici ed ebrei. «Indifferenza e opposizione si sono mutate in collaborazione e benevolenza» come ha sintetizzato il Papa nell' udienza del 28 ottobre scorso, giorno esatto dell' anniversario della dichiarazione, «da nemici ed estranei, siamo diventati amici e fratelli». La Giornata del 2016 chiude infine un ciclo, quello dedicato alle "Dieci Parole", ovvero il Decalogo nella tradizione cristiana, un cammino durato dieci anni e la cui ultima tappa sarà la riflessione sul IX e X Comandamento, che nella tradizione ebraica corrispondono a un' unica e conclusiva Parola: il «desiderio». Riguardo ad essa l' esegesi rabbinica e quella cristiana mostrano una profonda convergenza. Nel sussidio preparatorio per la Giornata si ricorda il commento di Umberto Moshe David Cassuto (18831951), rabbino fiorentino e profondo studioso della Bibbia: «L' uomo è soggetto non solo ai divieti di compiere adulterio con una donna sposata, e di impossessarsi di beni altrui, ma anche alla proibizione di desiderare la moglie del suo prossimo o le sue ricchezze; anche il solo desiderio costituisce una grave trasgressione dei principi formulati nella rivelazione divina. Non si tratta solo del rischio che il desiderio possa condurre ad un' azione più grave, e vada quindi proibito a titolo di prevenzione, ma che questi sentimenti negativi costituiscano di per sé una sorta di invasione dello spazio che appartiene ad altri, sia pure compiuto nel pensiero e non ancora nei fatti». Questa serie di ricorrenze e particolarità troveranno un coronamento domenica pomeriggio, con la visita del Pontefice nel Tempio Maggiore della comunità ebraica di Roma, la più antica d' Europa. Una visita a 30 anni dallo storico abbraccio tra papa Wojtyla e il rabbino Elio Toaff e a sei dalla visita di Benedetto XVI. «Il punto di forza di Francesco è la ricchissima esperienza che egli ha personalmente del dialogo fraterno con il mondo ebraico sin dai tempi di Buenos Aires - ha detto Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto e presidente e presidente della Commissione episcopale per l' ecumenismo e il dialogo interreligioso - e che gli fornisce una singolare capacità di incontro con il popolo da cui è venuto Gesù, che era ebreo e lo è per sempre».
L'Osservatore Romano