sabato 31 gennaio 2015

Mattarella, scelta di altissimo profilo



Sergio Mattarella presidente della Repubblica italiana. Gli auguri del Papa per l’unità e la concordia del Paese
(Marco Bellizi) È Sergio Mattarella il nuovo presidente della Repubblica italiana. Il Parlamento riunito in seduta comune lo ha eletto questa mattina con 665 voti. Nella prima dichiarazione pubblica, dopo aver ricevuto formalmente la notizia dell’elezione da parte della presidente della Camera, Laura Boldrini, e della vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli, il capo dello Stato eletto ha spiegato che in questo momento il suo pensiero va «alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini».
Al nuovo presidente il Pontefice ha inviato un messaggio: «Mi è gradito rivolgerle — scrive Papa Francesco — deferenti espressioni augurali per la sua elezione alla suprema magistratura dello Stato italiano e, mentre auspico che ella possa esercitare il suo alto compito specialmente al servizio dell’unità e della concordia del Paese, invoco sulla sua persona la costante assistenza divina per una illuminata azione di promozione del bene comune nel solco degli autentici valori umani e spirituali del popolo italiano. Con questi voti invio a lei e all’intera Nazione la benedizione apostolica».
Nato a Palermo il 23 luglio 1941 e fino a oggi giudice della Corte costituzionale, il nuovo presidente fu eletto per la prima volta deputato nel 1983 nelle fila della Democrazia cristiana (Dc), tre anni dopo l’assassinio per mano mafiosa del fratello Piersanti, presidente della Regione Sicilia, avvenuto il 6 gennaio 1980. Dal 1961 al 1964 Sergio Mattarella aveva militato in Azione cattolica e poi nella Federazione universitaria cattolica italiana. Rieletto deputato nel 1987, nello stesso anno fu nominato ministro per i Rapporti con il Parlamento nel Governo guidato da Giovanni Goria, incarico nel quale fu confermato anche l’anno seguente per l’Esecutivo guidato da Ciriaco De Mita. Nel 1989 divenne ministro della Pubblica Istruzione, nel sesto Governo Andreotti.
Nel 1990 si dimise, insieme con altri ministri della sinistra democristiana, in segno di protesta contro il disegno di legge Mammì dedicato al riassetto del sistema radiotelevisivo, un provvedimento molto contestato in quanto considerato troppo a favore del gruppo guidato da Silvio Berlusconi. Vicesegretario della Dc dallo stesso anno fino al 1992, quando gli venne affidata la direzione del quotidiano «Il Popolo», Mattarella fu relatore della legge elettorale approvata nel 1993, che introdusse il sistema maggioritario corretto da una componente proporzionale.
Dopo gli eventi legati allo scandalo di Tangentopoli fu tra i promotori del processo di rinnovamento della Dc, che condusse, nel 1994, alla fondazione del Partito popolare italiano, nelle cui liste venne eletto deputato nello stesso anno e poi nel 1996. In contrasto con la linea del partito, che nel frattempo si era progressivamente avvicinato alle posizioni del Popolo delle libertà, guidato da Berlusconi, Mattarella aderì alla coalizione di centrosinistra dell’Ulivo. Caduto il Governo Prodi, Mattarella assunse la carica di vicepresidente del Consiglio e poi di ministro della Difesa nei Governi D’Alema, incarico mantenuto anche nell’Esecutivo guidato da Amato. Nel 2001 è stato eletto deputato per La Margherita e nel 2006 nella coalizione dell’Ulivo. Nel 2008 non si è candidato e infine, nel 2011, è stato eletto dal Parlamento giudice costituzionale.
La figura del nuovo capo dello Stato, come si evince dalla biografia, è quella di un politico dal percorso molto coerente. Al nuovo presidente della Repubblica vengono inoltre riconosciuti uno stile sobrio e un’adesione ferma ai principi della Costituzione. In questo senso Sergio Mattarella è un successore naturale di Giorgio Napolitano, ed entrambi sono esponenti di una classe politica che, funestata dagli eventi di Tangentopoli, è stata comunque capace di esprimere statisti e uomini delle istituzioni del cui stile e dei cui valori spesso, negli ultimi decenni, si è avvertita la mancanza. Ed è in fondo proprio il riconoscimento comune della sobrietà e dell’equilibrio di Mattarella, oltre al grande numero di voti ricevuti, a rendere meno convincenti le argomentazioni di chi critica il metodo con il quale è stato eletto il nuovo capo dello Stato.
Che l’elezione di Mattarella sia avvenuta al quarto scrutinio, quando si richiede la maggioranza semplice dei voti, ma soprattutto il fatto che la candidatura avanzata dal presidente del Consiglio Matteo Renzi sia stata posta al giudizio del Parlamento solo alla quarta votazione, senza dubbio hanno evitato che su un nome così largamente apprezzato si potessero esercitare i consueti rituali dei veti incrociati e dei tradimenti sottobanco. Sono del resto davvero molti a ritenere che il rispetto del dettato e dello spirito costituzionale sarà la via maestra del nuovo presidente della Repubblica, soprattutto in una fase in cui sarà necessario governare con sapienza una incisiva riforma della stessa Carta fondamentale.
È poi innegabile che, sotto l’aspetto degli equilibri politici, l’elezione di Mattarella possa avere effetti di qualche rilievo, considerata soprattutto la diversa posizione assunta dal Nuovo centrodestra di Angelino Alfano, confluito sul nome fatto da Renzi, rispetto a Forza Italia che invece ha deciso di votare scheda bianca. Una spaccatura nel centrodestra, verificatasi anche all’interno dei partiti che, secondo alcune interpretazioni, potrebbe compromettere la collaborazione sulle riforme.

L'Osseravtore Romano

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Commenti da Avvenire

L'unica intervista (al Movimento studenti di Azione Cattolica) su Youtube

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Colle, il Papa: sia al servizio dell'unità

​Il telegramma del Pontefice con gli auguri al neopresidente.
Il messaggio della Cei: sostenga la fiducia e le attese di quanti ogni giorno si impegnano per una società più giusta.
Monsignor Galantino a Tv2000/Video.
La gioia di Azione Cattolica: una scelta felice
Le reazioni delle associazioni cattoliche

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Da Radio Vaticana
Molti messaggi al neo-presidente Mattarella sono arrivati anche da associazioni cattoliche.  Il presidente dell’Istituto Sturzo Nicola Antonetti:
R. – E’ un figlio di una cultura democratica, di democrazia politica a tutto tondo, dal tema sociale al tema delle istituzioni. Una bella giornata per la Repubblica Italiana, secondo me. E  ovviamente non solo per i cattolici, ma per il Paese, per l’intera Repubblica. E  mi sembra un po’ ozioso questo affannarsi nel dire “un uomo della Prima Repubblica, che chiude la Seconda Repubblica”: sono un po’ artifici giornalistici.
D. – Qualcuno dice che questa, tutto sommato, è una nuova vittoria di Renzi. Lei è d’accordo?
R. – Renzi, adesso, a prima vista, ha fatto un’operazione politica magistrale: il fatto di aver desacralizzato quello che i giornalisti sacralizzano come il “patto del Nazareno”. E questa scelta di Mattarella era, secondo me, la scelta contro la quale era molto difficile opporsi. Mi sembra che Forza Italia stia franando su questa scelta antimattarelliana fatta ieri. In mattinata si diceva: probabilmente adesso Renzi dovrà pagare ad una finestra interna per una revisione della legge elettorale… Però il canone fondamentale di una legge che vada dal bipolarismo al bipartitismo è questo. E non credo che Mattarella lo fermi, lo ostacoli. Lui conosce bene le dinamiche: il “Mattarellum” lo ha fatto lui, salvando una quota dei partiti attraverso il proporzionale, ma concentrando la maggior parte della legge sui collegi uninominali.
D. – Ma possiamo dire che ci sarà un serrato confronto tra il presidente Mattarella e Renzi, anche su un tema fondamentale come la legge elettorale?
R. – Mattarella è stato un teorico, sì, della collaborazione da parte del presidente della Repubblica con il governo e con il parlamento, ma anche il teorico della non prevaricazione sul parlamento. Probabilmente con un governo che, bene o male, ha una sua forza autonoma i poteri del presidente della Repubblica, in qualche modo, si ritraggono.
 Il rettore della Lumsa Francesco Bonini:
R. – E’ una scelta positiva, è una scelta serena, è una scelta seria. Credo che tra le persone di età – perché il presidente della Repubblica non può che essere una persona di età – e le persone di esperienza – perché il presidente della Repubblica deve avere una esperienza istituzionale – Sergio Mattarella sia certamente una scelta di altissimo profilo. Nonostante sia stata complessa, questa scelta, alla fine, però, è una scelta che vede un po’ tutti consapevoli e vede un po’ tutti partecipi.
D.  – Sergio Mattarella faceva parte di una delle tante correnti della Democrazia Cristiana, la corrente morotea, che era nota per unire la tensione morale alla ricerca di concretezza nella proposta sociale e culturale. Forse Mattarella ancora oggi raccoglie questo patrimonio e lo trasporta in questo terzo millennio …
R. – Io credo che questa scelta, anche tra vent’anni, sarà in certo qual modo emblematica di un ponte. Mattarella è noto ormai soprattutto per il cosiddetto “Mattarellum”, cioè la legge elettorale che si è incaricato di scrivere a conclusione della Prima Repubblica, ed è il primo presidente – probabilmente – di una nuova fase, che peraltro è tutta da inventare, ancora incertissima. E quindi, sicuramente porterà in questa nuova fase e in questo ruolo così importante che, con grande suffragio, gli è stato attribuito, porterà appunto i valori, ma anche lo stile, un certo stile, appunto quello stile moroteo che non è fatto di fanfare, di bande, di lustrini; non è fatto di immagini ma è fatto di sostanza ed è fatto di lavoro. In realtà, la gente e le persone, gli elettori, i cittadini italiani, dal presidente della Repubblica si aspettano che faccia molto bene il suo lavoro ma anche che risponda alle istanze della gente; e le istanze della gente, oggi, sono quelle di moralità, concretezza di risultati e di una politica che, appunto, lavori per il bene della gente e non semplicemente per auto-perpetuarsi.
D. – Il neo-presidente della Repubblica italiana, Mattarella, potrà dare al Paese quell’unità e quella serenità che anche la Chiesa auspica?
R. – E’ il quarto “fuciino” presidente della Repubblica, cioè c’è anche una storia personale di impegno cattolico, da cattolico. Credo che l’impegno dei cattolici nella vita pubblica, nelle istituzioni, non possa che essere proprio quello di dare corpo, di dare concretezza nella produzione legislativa e negli atti istituzionali, proprio a questa tensione al bene comune. Abbiamo una strana coppia ai vertici della nostra Repubblica: una figura, appunto, come Sergio Mattarella, come il grande pubblico sta cominciando a conoscerla e tutti noi la conoscevamo per questo suo rigore anche nell’aspetto, nel tratto, e invece poi un presidente del Consiglio esuberante. Credo che l’uno e l’altro saranno chiamati nei prossimi mesi a prendere delle decisioni importanti, proprio per cercare di risolvere i tanti problemi che sono nell’agenda dell’Italia e dell’Europa.
D. – Questo ci dice che Mattarella non sarà un presidente-notaio …
R. – Assolutamente no! E’ anche vero, però, che Giorgio Napolitano ha lasciato sottolineando che una figura del presidente della Repubblica come lui è stato per molti aspetti costretto ad interpretare, cioè un presidente della Repubblica molto interventista, molto presente, è un dato eccezionale. E quindi, il nuovo settennato incomincerà proprio riprendendo la grande tradizione dei presidenti della Repubblica che non sono notai, ma che sono in qualche modo registi e garanti dell’assetto istituzionale.
Radio Vaticana

Con Pietro per la famiglia



Davanti alla grande sfida del sinodo. 

(Gualtiero Bassetti) Negli ultimi mesi molti commentatori si sono chiesti quale fosse il vero significato del sinodo straordinario sulla famiglia dell’ottobre scorso. Alcuni lo hanno raccontato, come ha detto il Papa stesso, «nello stile delle cronache sportive», mentre altri lo hanno letto e interpretato secondo le logiche degli schieramenti politici. Di sicuro, però, nel sinodo si sono riflesse una tensione e una cura che forse non hanno eguali negli anni recenti.
Lo spirito sinodale, infatti, soffia sull’intera Chiesa e la riveste di nuova luce. È la stessa ispirazione che ha mosso il Vaticano II, che ha guidato Paolo VI, prima ancora che si concludesse il concilio, nella creazione del Sinodo dei vescovi e che, oggi, sta delineando una svolta pastorale per tutta la Chiesa.
Come alla vigilia del Vaticano II, non c’è spazio in questo passaggio storico per i «profeti di sventura», raggomitolati su se stessi e preoccupati solo del proprio narcisismo riflesso in uno specchio. Oggi è il tempo della misericordia e della verità. Ed è il tempo di camminare insieme a Pietro, di vivere la corresponsabilità nella vita della Chiesa, cum Petro et sub Petro.
Nel 1973, Giorgio La Pira, in una lettera all’amico Mauro Barsi in cui sottolineava l’importanza di leggere attentamente i testi del magistero di Paolo VI sull’Osservatore Romano, affermava con decisione che il Papa è sempre Pietro. Il quale sta «al timone di una barca destinata ad attraversare tutti i popoli, tutte le nazioni, tutte le civiltà e tutti i secoli». Ebbene, in ogni nave, scriveva sempre il sindaco di Firenze, «il capitano tiene il giornale di bordo, in cui annota gli eventi essenziali della sua navigazione ed indica gli orientamenti essenziali di essa».
Le parole del Papa, dunque, per dirla con La Pira, rappresentano il giornale di bordo di ogni cattolico. Testi che ognuno di noi è chiamato a leggere perché ci offrono un autentico sensus ecclesiae. Permettono cioè di pensare e di operare mettendoci in sintonia con l’agire del capitano della nave la cui rotta è da sempre «avviata verso i porti universali della grazia, dell’unità e della pace».
Mosso dal vento dello Spirito, il sinodo ha infatti continuato a dispiegare le vele della barca di Pietro proprio verso questi porti dove poter affrontare, serenamente, le nuove drammatiche sfide della società odierna e dove poter curare le “ferite” delle donne e degli uomini di oggi. Ferite sulle quali la Chiesa è chiamata, per vocazione e non certo per un obbligo di legge, a versare «l’olio della misericordia» e, in egual misura, «la medicina della verità».
Il discorso del Pontefice alla conclusione del sinodo è di grande insegnamento. È infatti fondamentale prendere le distanze tanto dall’«irrigidimento ostile» quanto dal «buonismo distruttivo», cioè dall’imporre «fardelli insopportabili» e dallo «scendere dalla croce, per accontentare la gente». L’unica realtà che conta è rimanere nella verità prendendosi cura di chi sta nella sofferenza.
Questa è la grande sfida del sinodo sulla famiglia. Una sfida che si caratterizza per coraggio e libertà, trasparenza e franchezza, come forse mai era accaduto. Sfida che non è certo un vezzo intellettuale, ma un atto d’amore di Papa Francesco — di colui che è supremo servitore della Chiesa — verso la famiglia. Cioè verso la cellula fondamentale della società che, oggi, minacciata dai ripetuti tentativi di svilirne il significato più autentico «mediante il relativismo, la cultura dell’effimero e una mancanza di apertura alla vita», rischia di subire una sciagurata «colonizzazione ideologica». Un’eventualità che è da scongiurare con tutte le forze. Nel segno dell’unità e sotto la guida di Pietro.
L'Osservatore Romano

Speciale Papa Francesco



Fonte: Shalom Ed.

Agenda liturgica Febbraio 2015



Fonte: Shalom Ed.

Papa Francesco:: "Con il pane non si scherza!



Discorso di Papa Francesco ai Dirigenti della Confederazione Nazionale Coldiretti: "Va quindi ripensato a fondo il sistema di produzione e distribuzione del cibo. Come ci hanno insegnato i nostri nonni, con il pane non si scherza!"
Sala stampa della Santa Sede
Cari fratelli e sorelle,
vi do il benvenuto in occasione del settantesimo anniversario di fondazione della Confederazione Nazionale dei Coltivatori Diretti. Ringrazio il vostro Presidente per le cortesi parole che mi ha rivolto a nome di tutti. Estendo il mio saluto al Consigliere ecclesiastico nazionale e a quelli regionali qui presenti, segno della speciale attenzione che la Chiesa riserva alla vostra attività.

Il nome “coltivatori diretti” fa riferimento al “coltivare”, che è un’attività tipicamente umana e fondamentale. Nel lavoro degli agricoltori c’è, infatti, l’accoglienza del prezioso dono della terra che ci viene da Dio, ma c’è anche la sua valorizzazione nell’operare altrettanto prezioso di uomini e donne, chiamati a rispondere con audacia e creatività al mandato consegnato da sempre all’uomo, quello di coltivare e custodire la terra (cfr Gen 2,15). Il verbo “coltivare” richiama alla mente la cura che l’agricoltore ha per la sua terra perché dia frutto ed esso sia condiviso: quanta attenzione, passione e dedizione in tutto questo!Davvero non c’è umanità senza coltivazione della terra; non c’è vita buona senza il cibo che essa produce per gli uomini e le donne di ogni continente. L’agricoltura mostra, dunque, il proprio ruolo centrale.
L’opera di quanti coltivano la terra, dedicando generosamente tempo ed energie, si presenta come una vera e propria vocazione. Essa merita di venire riconosciuta e adeguatamente valorizzata, anche nelle concrete scelte politiche ed economiche. Si tratta di eliminare quegli ostacoli che penalizzano un’attività così preziosa e che spesso la fanno apparire poco appetibile alle nuove generazioni, anche se le statistiche registrano una crescita del numero di studenti nelle scuole e negli istituti di Agraria, che lascia prevedere un aumento degli occupati nel settore agricolo. Nello stesso tempo occorre prestare la dovuta attenzione alla fin già troppo diffusa sottrazione di terra all’agricoltura per destinarla ad altre attività, magari apparentemente più redditizie (cfr Messaggio per la Giornata del Ringraziamento, 9 novembre 2014).
Tale riflessione sulla centralità del lavoro agricolo porta il nostro sguardo su due aree critiche: la prima è quella della povertà e della fame, che ancora interessa purtroppo una vasta parte dell’umanità. Il Concilio Vaticano II ha ricordato la destinazione universale dei beni della terra (cfr Cost. past. Gaudium et spes, 69), ma in realtà il sistema economico dominante esclude molti dalla loro giusta fruizione. L’assolutizzazione delle regole del mercato, una cultura dello scarto e dello spreco che nel caso del cibo ha proporzioni inaccettabili, insieme con altri fattori, determinano miseria e sofferenza per tante famiglie. Va quindi ripensato a fondo il sistema di produzione e distribuzione del cibo. Come ci hanno insegnato i nostri nonni, con il pane non si scherza! Il pane partecipa in qualche modo della sacralità della vita umana, e perciò non può essere trattato soltanto come una merce (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 52-60).
Ma – per venire alla seconda area critica – altrettanto importante è ricordare che Gen 2,15 parla della chiamata dell’uomo non solo a coltivare la terra, ma anche a custodirla. Le due cose sono del resto strettamente collegate: ogni agricoltore sa bene quanto sia diventato più difficile coltivare la terra in un tempo di accelerati mutamenti climatici e di eventi meteorologici estremi sempre più diffusi. Come continuare a produrre buon cibo per la vita di tutti quando la stabilità climatica è a rischio, quando l’aria, l’acqua e il suolo stesso perdono la loro purezza a causa dell’inquinamento? Davvero ci accorgiamo dell’importanza di una puntuale azione di custodia del creato; davvero è urgente che le Nazioni riescano a collaborare per questo scopo fondamentale.
La sfida è: come realizzare un’agricoltura a basso impatto ambientale? Come fare in modo che il nostro coltivare la terra sia al tempo stesso anche un custodirla? Solo così, infatti, le future generazioni potranno continuare ad abitarla e a coltivarla.
Di fronte a questi interrogativi, vorrei rivolgere un invito e una proposta. L’invito è quello di ritrovare l’amore per la terra come “madre” – direbbe san Francesco – dalla quale siamo tratti e a cui siamo chiamati a tornare costantemente. E da qui viene anche la proposta: custodire la terra, facendo alleanza con essa, affinché possa continuare ad essere, come Dio la vuole, fonte di vita per l’intera famiglia umana.
È proprio la storia di questa alleanza che la vostra tradizione incarna quotidianamente: la storia di un’agricoltura sociale dal volto umano, fatta di relazioni solide e vitali tra l’uomo e la terra. L’ispirazione etica, che motiva e sostiene la vostra azione alla luce della dottrina sociale cattolica, avvicina fin dalle origini la missione della Coldiretti a quella della Chiesa, e la loro collaborazione ha portato tanti buoni frutti all’intera società italiana.
Cari amici, auspico che il vostro lavoro per coltivare e custodire la terra sia adeguatamente considerato e valorizzato; e vi invito a dare sempre il primato alle istanze etiche con cui da cristiani affrontate i problemi e le sfide delle vostre attività.
Vi chiedo per favore di pregare per me e di cuore vi benedico.

Mattarella eletto Presidente della Repubblica italiana Telegramma del Santo Padre Francesco








Pubblichiamo di seguito il testo del telegramma che il Santo Padre Francesco ha inviato al neo-eletto Presidente della Repubblica Italiana, On. Sergio Mattarella:
Telegramma del Santo PadreA SUA ECCELLENZA
ON. SERGIO MATTARELLA
PRESIDENTE ELETTO DELLA REPUBBLICA ITALIANA
PALAZZO DEL QUIRINALE
00187 ROMA
MI È GRADITO RIVOLGERLE DEFERENTI ESPRESSIONI AUGURALI PER LA SUA ELEZIONE ALLA SUPREMA MAGISTRATURA DELLO STATO ITALIANO E, MENTRE AUSPICO CHE ELLA POSSA ESERCITARE IL SUO ALTO COMPITO SPECIALMENTE AL SERVIZIO DELL’UNITÀ E DELLA CONCORDIA DEL PAESE, INVOCO SULLA SUA PERSONA LA COSTANTE ASSISTENZA DIVINA PER UNA ILLUMINATA AZIONE DI PROMOZIONE DEL BENE COMUNE NEL SOLCO DEGLI AUTENTICI VALORI UMANI E SPIRITUALI DEL POPOLO ITALIANO. CON QUESTI VOTI INVIO A LEI E ALL’INTERA NAZIONE LA BENEDIZIONE APOSTOLICA.


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Mattarella Presidente della Repubblica. Auguri e vicinanza della Conferenza episcopale italiana
Chiesa Italiana
 

L'elezione del Capo dello Stato rappresenta uno dei momenti più importanti della vita democratica, perché  garantisce un riferimento di unità per il popolo e per la Nazione. Nel salutare rispettosamente e con viva soddisfazione l’elezione di Sergio Mattarella, nel quale il Parlamento ha riscontrato le necessarie caratteristiche di (...)

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FRANCISCUS PP.
Sergio Mattarella è stato eletto Presidente della Repubblica Italiana. Un lungo applauso è scattato a Montecitorio quando è stato superato il quorum richiesto di 505 voti nel corso della quarta votazione. Il Parlamento a camere riunite lo ha votato il successore di Giorgio Napolitano a conclusione di un dibattito non privo di tensione all'interno della maggioranza. Sergio Mattarella è il 12° presidente della storia repubblicana italiana.  Nato a Palermo, il 23 luglio 1941, è stato deputato dal 1983 al 2008, prima per la Democrazia Cristiana e poi per il Partito Popolare Italiano e la Margherita. Più volte ha ricoperto l'incarico di ministro, mentre dal 2011 era giudice costituzionale di nomina parlamentare.  E' fratello minore di Piersanti, che nel 1980 fu assassinato da Cosa Nostra mentre era presidente della Regione Siciliana. 

Due questioni poco popolari

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di Innocenza Laguri
Ci sono due  questioni che mi impegnano molto, avendo 68 anni , interconnesse e molto censurate: la vecchiaia e la morte.
Pochi anni fa è uscito un libro di un giovane, acuto, scrittore e filosofo francese, convertitosi dopo un sofferto e impegnato itinerario, il libro si intitola  Farcela con la morte ( Il titolo francese è ancora più penetrante: Réussir la mort) L’autore si chiama Fabrice Hadjadj  Confesso che, siccome mi annoio facilmente nelle attese e porto spesso con me  un libro,  durante il tempo di lettura  ho deciso di ricoprirlo perché in metrò chi vedeva il titolo faceva qualche ironia. Non parliamo di quando ho voluto regalarlo, per esempio a Natale. Mio fratello, malato di cancro al pancreas coraggiosamente non si è offeso, mi ha detto: aspetto a leggerlo negli ultimi giorni, ma poi il male l’ha travolto e non l’ha più letto.
Cosa voglio dire con questo ? Che una grande censura riguarda le due questioni. Se ci pensate senza tirare in ballo grandi pensatori, troverete mille esempi di questo nella vita quotidiana, ne dico io qualcuno: se rivedo un amico dopo un bel po’ e gli dico:”ci siamo ancora !” si tocca le balle minimo. Sono stata da un  Primario Prof.Dott (gran figlio di putt… direbbe il Fantozzi dei tempi migliori) per il mio ricorrente  mal di testa. Lui  ha la mia età e mi chiede se sono un tipo ansioso, gli rispondo di no anche se certo mi impegna assai l’idea che non mi resta molto da vivere. Sgrana gli occhi mi pensa depressa e per cura antiemicrania  mi dà appunto degli antidepressivi. Poi ci sono gli amici nella fede ,dunque più vicini, una di loro mi dice che non c’è da parlarne, basta vivere santamente la vita e siamo a posto.
Io sempre mi stupisco : anche da non più giovani  siamo capaci di approfondire tantissime questioni e riteniamo non  ci sia niente da  cercare sulla questione del  cosa ci succede, in modo certo, tra non molto!
“Ma stiamo al giorno per giorno”, dice qualcuno,non mi convince per niente. Ho contatti con centri culturali, cattolici, ho fatto qualche proposta su queste tematiche, ma  non paga una serata sulla vecchiaia o, peggio, sulla  morte.
A me sembra che  molti, non più giovani (perché se sono giovani la morte non li riguarda, in ogni caso è sempre la morte degli altri) se  stanno bene, se agiscono,  se  magari lavorano ancora, stanno al di qua di un  muro che occulta vecchiaia e morte. Quando il muro cade è perché  si passa rapidamente alla malattia mortale o a quella che rimbambisce. In entrambi questi casi mi sembra che venga a mancare una fase importante della vita cioè appunto quella della vecchiaia consapevole. La vecchiaia è insomma invasa e  cancellata dalle precedenti fasi della vita: qualcuno dice che domina il modello giovanile, altri quello dell’uomo maturo produttore. In ogni caso, come dice un filosofo, nessun tempo  della vita umana può essere elevato a paradigma degli altri. Invece la vecchiaia, intesa come fondamentale fase della vita con un suo senso  è scomparsa . E’ un paradosso: la vecchiaia dura di più, i vecchi sono tanti ma manca il suo significato.
Mi domando: ha senso invece cogliere ,ancora nel pieno  della facoltà mentale (anche se gli acciacchi non mancano quasi a nessuno) il significato della fase della vecchiaia? Accettarla, capire cosa significhi, trovare punti di riferimento per una cultura cristiana della vecchiaia e della buona morte?
La fase dopo i sessant’anni, non ha punti di riferimento autorevoli, a meno che non vogliamo accontentarci  della letteratura sul come preservare il fisico, oppure della letteratura ad opera di chi non è vecchio e propone i modi di  trattare i vecchi.
La storicità del Cristianesimo, il fatto che la Rivelazione in certo modo continua dentro le contingenze storiche, credo valga anche quando parliamo delle età della vita che caratterizzano la storia di ciascuno. C’è un essere vecchi nella fede  insomma, che forse è l’acme della fede.
In questo blog vorrei, con umiltà, quando ci riesco, proporre  piccoli contributi che vengono da letture  o testimonianze sagge e di fede sulla vecchiaia e ovviamente sulla morte.
Un aiuto per far diventare esperienza quello che chiede allo Spirito Santo di Alessandro Manzoni quando, nella Pentecoste, parla dei vecchi:”adorna la canizie di liete voglie sante, brilla nel guardo errante di chi sperando muor”.