giovedì 28 gennaio 2016

"Ddl Cirinnà = ‪#‎Utero‬ in affitto"



"Ddl Cirinnà = ‪#‎Utero‬ in affitto"
‪#‎LaCroce‬ 28 Gennaio 2016
di Giovanna Armino
Nel confuso baccagliare che si fa attorno alle unioni civili, perlopiù puntando sul sentimentalismo e sul sensazionalismo (data l’occasione, hanno ripescato anche Charamsa dalla sua gaia Barcellona), si sente spesso “argomentare” che il disegno di legge da oggi al vaglio dell’aula di Palazzo Madama non costituirebbe una legalizzazione dell’utero in affitto. Allora lo spieghiamo passo passo
"D'accordo, mi spieghi tutto come se avessi due anni..." (da film "Philadelphia")
Il martellamento mediato a senso unico prosegue indisturbato a reti unificate sia nelle emittenti pubbliche che private.
Dopo “Presa Diretta” e “Le Iene”, la puntata del 26 gennaio de “La Strada dei Miracoli” (il vero miracolo è guardarla tutta), ospita un Charamsa in forma smagliante: parla della “sua” Chiesa “che deve convertirsi” (!?), perché offende gli omosessuali e li considera come “nazisti con i quali bisogna lottare o borse taroccate cinesi” e, ovviamente, esprime il proprio parere sulle unioni civili: “Il disegno di legge è un dovere cristiano e morale... che ci prepara…al matrimonio ugualitario”.
Infine una bella stoccata alla manifestazione del prossimo 30 gennaio, composta, a suo dire, da gente che va in piazza non per manifestare a favore della famiglia, ma per offendere gli omosessuali.
Finalmente uno che parla chiaro: il disegno di legge è il primo passo verso il matrimonio egualitario, perché, alla base, ci sarebbe una forte discriminazione a carico delle persone omossessuali.
Per capire di cosa stiamo parlando, vi rimando (non ci crederete) al film “Philadelphia” - con Tom Hanks e Denzel Washington - del 1993, cioè del secolo scorso sotto tutti i punti di vista.
A parte le cadute di stile sdolcinate in perfetto stile hollywoodiano, viene spiegata l’essenza del principio di non discriminazione, violato quando situazioni sostanzialmente uguali ricevono un trattamento diverso.
Il brillante avvocato Andrew Beckett (nei film sono tutti professionisti intelligentissimi) viene licenziato dal prestigioso studio per cui lavora, perché malato di Aids e omosessuale.
Il film è di grande impatto, costruito anche astutamente per provocare fiumi di lacrime, ma centra il punto: non si può licenziare - quindi trattare in modo diverso, cioè discriminare - un collaboratore perché ammalato o, peggio, per le proprie inclinazioni riguardanti la sfera sessuale o affettiva.
E’ questa l’essenza e la natura dei diritti individuali, che da semplice aspettativa o desiderio, ottengono tutela piena dall’ordinamento giuridico quando non entrano in conflitto con diritti già esistenti in capo ad altri; in caso contrario, vanno messi a confronto le rispettive posizioni per verificare se e quanto sia possibile riconoscere i nuovi possibili diritti.
Perché vi sto tediando con queste (amare) pillole di diritto?
La risposta è che mi piacerebbe fosse chiara la differenza tra il diritto - sacrosanto - del lavoratore omosessuale a non essere discriminato sul posto di lavoro e il diritto di cui diventerebbe titolare con l’introduzione della stepchild adoption, che coinvolge a sua volta un bambino, cioè un soggetto a favore del quale sono predisposte tutele nazionali e sovranazionali, di cui non si può non tenere conto.
Ripetendo la battuta di Denzel Washington, dico a me stessa: “D’accordo. Mi spieghi tutto come se avessi due anni…”.
Proviamoci!
L’articolo 5 del disegno di legge sulle unioni civili modifica l’articolo 44 lettera b) della legge 4 maggio 1983 n. 184, che verrebbe a suonare così: “I minori possono essere adottati anche…dal coniuge o dalla parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, nel caso in cui il minore sia figlio anche adottivo dell’altro coniuge”.
Ora - posto che per via giurisprudenziale, oltre alle coppie coniugate, sono ammessi anche i singoli e i conviventi - quando il Tribunale di Roma, con sentenza del 29/08/2014 ha accolto la domanda di adozione in favore della compagna della madre biologica, introducendo di fatto la stepchild adoption, ha fatto proprio riferimento a questo articolo, stabilendo che, in caso contrario, la richiedente sarebbe stata discriminata in ragione dell’orientamento sessuale.
Non può certo dirsi che il giudice abbia applicato la legge (che non c’è), avendola invece a tutti gli effetti creata, secondo una propria personale visione ed interpretazione delle norme oltre all’indebita pressione esercitata sul Parlamento.
Altro aspetto da dirimere è l’ormai noiosa questione se il d.d.l. Cirinnà introduca o meno l’utero in affitto.
Rispondo che il fenomeno attraverso il quale ciò avviene si chiama “turismo procreativo”.
Su twitter, un estimatore (che mi riserva sempre curiosi epiteti), qualche settimana fa mi chiedeva: “Chi ha coniato questo nome orribile? Lei in una sua fantasia notturna?”.
Tralasciando le mie fantasie notturne (con quattro figli non si va a dormire, ma si finisce stramazzati sul letto), rispondo a lui e a voi che questa definizione si trova in uno studio del 2013, effettuato dal Dipartimento tematico C diritti dei cittadini e affari costituzionali presso il Parlamento Europeo, finalizzato a verificare se esiste la possibilità da parte dell’Unione Europea di intervenire per uniformare le diverse legislazioni in materia di maternità surrogata nei diversi paesi.
Qui si legge che il “turismo procreativo” è quel fenomeno per cui i genitori committenti (si chiamano così perché commissionano l’affare, cioè il bambino) si recano in un altro paese, dove i contratti di maternità surrogata sono ammessi o risultano agevolati o meno onerosi o dove le madri surroganti chiedono un compenso più basso.
Per la verità la coppia, di solito, prima contrae “matrimonio” dove questo è ammesso e poi va alla ricerca del paese in cui affittare l’utero, scegliendolo ovviamente a seconda delle disponibilità economiche; quindi rientra a casa propria chiedendo il riconoscimento di ciò che si è fatto illegalmente all’estero.
Dove la pratica è ammessa esistono agenzie specializzate che, come sappiamo, curano i clienti nel corso di ogni fase.
Non so quanti di voi sanno, per esempio, che il disegno di legge di cui stiamo discutendo è stato redatto dall’avvocato Ezio Menzione, segnalato nel sito web maternitàsurrogata.info come studio legale di riferimento, il quale - in un’intervista al Corriere del 2008 - spiega sostanzialmente come eludere il divieto vigente in Italia, consigliando di rivolgersi a quei paesi che rilasciano il certificato di nascita con validità internazionale, così non bisogna passare nemmeno dal consolato.
Arrivati a questo punto, mi ripeto la battuta di Denzel Washington (ricordate? “D’accordo. Mi spieghi tutto come se avessi due anni…”).
Allora, l’articolo 5 del d.d.l. Cirinnà introduce per le coppie omosessuali il diritto di adottare il figlio naturale del partner.
Per le unioni formate da donne, una delle due ricorrerà all’inseminazione artificiale con donatore anonimo e metterà al mondo un bambino al quale è probabilmente preclusa per sempre la possibilità di sapere chi è il padre, oltre ovviamente a non avere accanto a sé alcuna figura paterna sostitutiva di quella biologica, perché la signora ha una compagna che non vede l’ora di adottare suo figlio.
Per le unioni formate da uomini, uno dei due ricorrerà all’utero in affitto andando all’estero.
Entrambe le coppie si saranno precedentemente “sposate” dove è ammesso il matrimonio egualitario e, siccome i paesi in cui di solito ci si sposa sono diversi da quelli in cui si va ad affittare l’utero, avrete capito perché si parla di “turismo procreativo”!
A questo punto sarete stanchi di leggere per cui chiudo con una domanda: ma secondo voi il legislatore italiano, che da una parte vieta la maternità surrogata (articolo 12 della legge n. 40 del 2004) e dall’altra intende approvare una legge che - introducendo la stepchild adoption per le coppie omosessuali - legittima in Italia gli effetti dell’utero in affitto fatto all’estero, come minimo non viola il principio di non contraddizione?
E’ pur vero che non si poteva pretendere di più, considerando che il redattore della legge è consulente esperto in materia favorevole all’introduzione della pratica e qualche parlamentare ha commesso all’estero una condotta vietata nel Paese che rappresenta.
Il cerchio si chiude".

Se il nemico è comune, i nemici diventano amici.



Incredibile: ci saranno cristiani (cattolici e non) e islamici (sunniti e sciiti); accanto a loro ci saranno i leghisti, e accanto a questi i nemici dell'NCD. Siccome è sabato, gli ebrei non potranno esserci, ma il rabbino capo Di Segni ha inviato una adesione scritta... Insomma, un miracolo!
admin

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** FAMILY DAY ***
Gandolfini: una grande piazza per dire ciò che pensa la gente
La macchina del Family Day 2016 è in piena attività. Per gli organizzatori, sabato prossimo 30 gennaio, al Circo Massimo, sono attese almeno un milione di persone. Si annuncia una piazza multireligiosa, animata dalla società civile e autofinanziata dai tanti cittadini che si stanno organizzando con auto, treni e autobus per raggiungere Roma. Intanto, il parlamento italiano, dopo l’accordo di ieri tra i partiti, ha deciso di rinviare le votazioni sulle pregiudiziali al ddl Cirinnà sulle unioni civili a martedì, dopo il Family Day. Al microfono di Luca Collodi, ascoltiamo Massimo Gandolfini, medico neurochirurgo, presidente del Comitato ‘Difendiamo i Nostri Figli’ e promotore del Family Day:
R. – Siamo quasi al traguardo. L’organizzazione sta andando molto bene, le adesioni e le partecipazioni sono veramente numerosissime, direi superiori rispetto alle aspettative. Pensiamo di avere davvero una piazza gremitissima e soprattutto con gente di ogni tipo, di ogni estrazione. Ci sarà la cultura ovviamente, la tradizione cristiano-cattolica, ma non soltanto quella: ci saranno anche cristiani di altre confessioni e persone di religioni diverse: musulmani, addirittura i Sikh. Per cui sarà veramente una piazza importante. Per quanto riguarda l’associazionismo, credo che sarà rappresentato tutto: non c’è praticamente quasi nessuna assenza dell’associazionismo cattolico. E questo ci fa anche molto piacere, perché è un ritrovato valore di grandissima qualità: quello della condivisione, della partecipazione e della comunione tra queste grandi anime della storia, possiamo dire, del laicato cattolico.
D. – Gandolfini, la sensazione è che questo Family Day nasca dal basso, dalla società civile, senza mediazione…
R. – Sì, esatto, la definizione è giustissima. Già il 20 giugno scorso avevamo intercettato questo desiderio della gente di far sentire la propria voce. Allora - il 20 giugno - di fronte all’ideologia gender che stava entrando nelle scuole. E questo desiderio di partecipazione diretta, io lo chiamo di “cittadinanza attiva”, è andato aumentando sempre di più. Noi del Comitato non abbiamo fatto nient’altro che cercare di coagularlo, incanalarlo; per poter dare, come usiamo dire con uno slogan ma che è una profonda verità, ‘poter dare voce a chi non ha voce’. E su questo desiderio di protagonismo da parte del nostro laicato in generale, del laicato cattolico degli uomini e delle donne, delle famiglie, delle parrocchie, poi, si è innescato il grande valore dell’attenzione da parte di tante associazioni. E siamo arrivati – stiamo arrivando – al 30 gennaio, dove penso che ci ritroveremo tutti insieme in una bella piazza. Perché vogliamo che sia una bella piazza. Con la rappresentazione delle famiglie, anche per togliere un po’ quello stereotipo che sembra continuamente vada in onda oggi, per cui la famiglia è il luogo del femminicidio, delle violenze, di ogni bruttura… Le famiglie – ringraziando il cielo! – non sono così. Ci sono dei casi singoli, ma sono singoli.
D. – Non è una manifestazione contro qualcuno…
R. – Esatto, questo va sottolineato. Non è una manifestazione contro le persone. Penso che dal punto di vista cristiano non bisognerebbe sprecare neanche una parola: sappiamo benissimo qual è l’insegnamento di Nostro Signore nei confronti di tutte le persone. Ma anche – mi permetto di dire – da un punto di vista laico; “nessuna persona, per condizioni personali o sociali” – dice l’articolo 3 della Costituzione – “deve essere fatta oggetto di violenza e discriminata”: quindi nessuna persona. Mentre c’è una linea ben precisa nei confronti di queste leggi che stravolgono l’antropologia umana.
D. – Gandolfini, si guarda spesso alla famiglia dal punto di vista religioso. Forse si dovrebbe guardare alla famiglia anche da un punto di vista più sociale, economico, per il ruolo che svolge nella società…
R. – Dal punto di vista religioso, penso che le parole che ha detto il Santo Padre qualche giorno fa parlando alla Sacra Rota Romana siano una summa che non ha bisogno di commento. Dal punto di vista laico è importantissimo dire, ad esempio, che la famiglia è il più grande ammortizzatore sociale che l’Italia abbia. Proviamo a pensare a cosa sarebbe stata la crisi economica se non ci fossero stati i genitori, gli zii, i nonni, che sostengono i figli in difficoltà, di fronte alla disoccupazione e quant’altro. Per cui, anche dal punto di vista laico, la famiglia è un grande dono da preservare e da difendere.
D. – Spesso si dice: “Ce lo chiede l’Europa”. Ma c’è la sensazione di una grande frattura culturale e politica tra il Paese reale e quello legale, in Italia e in Ue…
R. – Assolutamente. Questo mantra “Ce lo chiede l’Europa” deve essere immediatamente cassato, per una serie di ragioni. La prima, la più semplice di tutte, è che non è detto che tutto ciò che fa l’Europa sia automaticamente buono. Se andiamo a pensare alla posizione che molti Stati europei hanno sul gravissimo problema dei migranti, ci manca solo di allinearci da questo punto di vista. Per cui, l’Europa fa cose buone ma anche non buone, e spetta a ogni popolo, al popolo italiano, discriminare fra queste. Questo della frattura è un altro tema molto importante ed è quello che ci ha spinto ad organizzare una grande piazza e manifestazione, perché il popolo italiano manifesti il suo comune sentire. Perché oggi il Parlamento italiano, le forze che sono all’interno, in buona parte non rispecchiano il comune sentire della gente.
D. – L’applicazione del Codice civile può soddisfare le esigenze e il rispetto di tutte le persone?
R. – Assolutamente sì. Nel Codice civile – per motivi di tempo non ne voglio fare la lista – ma in questo ci sono praticamente tutte le garanzie necessarie perché due persone possano vivere una loro convivenza scelta. Non c’è bisogno di aggiungere molte cose.
D. – Il Parlamento ha rinviato il voto sulle unioni civili a dopo il Family Day. Perché secondo lei?
R. – L’interpretazione che ne do io, al di là delle giustificazioni di ordine amministrativo-burocratico, è che tutti gli occhi saranno puntati sul Family Day di sabato prossimo. Gli uomini politici, gli uomini schierati partiticamente, vorranno vedere se davvero questo Family Day è una grande manifestazione del comune sentire della gente o invece è un’adunata di qualche migliaia di persone. È per questo che abbiamo lanciato appelli dovunque: dobbiamo essere in tantissimi! Arrivo a dire che, al di là delle parole che suoneranno dal palco, il vero messaggio mandato alla politica è una piazza piena con centinaia di migliaia di persone. Perché allora non si potrà più dire che il popolo italiano è d’accordo con certe derive inaccettabili.
D. – Quanti partecipanti al Family Day è possibile ipotizzare ad oggi?
R. – Penso, dai dati organizzativi che abbiamo, che – realmente - e quindi non con slogan mediatici, saremo un milione di persone.
D. – Sarà, tra l’altro sarà anche un momento interreligioso?
R. – Esatto: saranno presenti musulmani. Siamo molto contenti, perché anche questo conferma l’importanza del tema famiglia. Saranno presenti sia sunniti che sciiti che, normalmente, non hanno un rapporto facile tra loro. E saranno presenti anche gli evangelici, i pentecostali, addirittura la religione indiana dei Sikh. Sarà, davvero, una piazza multi-religiosa.
D. – La manifestazione di sabato al Circo Massimo è autofinanziata?
R. – Esatto la manifestazione è autofinanziata. Abbiamo delle persone molto generose che ci stanno aiutando. Ma, se lei vedesse questo conto corrente che abbiamo aperto chiedendo aiuto, ci sono delle persone che vanno in banca e fanno l’IBAN per dieci euro. E questo dice la passione e il sentimento degli italiani.
- R.V-

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AGAPO
Associazione di Genitori e Amici di Persone Omosessuali - ONLUS di Solidarietà Familiare – CF 974 648 30 153
Spett.le Onorevole
Monica Cirinnà
SENATO DELLA REPUBBLICA
Piazza Madama
00186 - Roma
Gentile Onorevole Monica Cirinnà,
come genitori di figli omosessuali conosciamo bene le sofferenze legate al fatto che da una loro relazione affettiva non possono nascere figli.
Non abbiamo dubbi che Lei, attraverso la Stepchild Adoption prevista dalla legge sulle unioni civili, desideri lenire tale sofferenza, ma crediamo che la stessa Stepchild Adoption non sia la giusta via, e per la tutela del figlio, e perché crea nelle persone omosessuali aspettative che nella realtà non possono che rimanere deluse.
Il figlio naturale del partner, ossia il minore già nato, nato cioè da una precedente relazione affettiva con una persona dell’altro sesso, ha già due genitori: il partner e il suo ex-partner eterosessuale. Il desiderio incoraggiato dalla legge di avere un figlio, verrebbe quindi a basarsi esclusivamente sulla speranza che il genitore di sesso diverso sia mancante, o a causa della sua morte o perché quest’ultimo abbia abbandonato o abbandoni la propria maternità o paternità, ambedue i casi più che rari e, comunque, non desiderabili.
La via realistica per giungere attraverso la Stepchild Adoption alla co-maternità o co-paternità è quindi quella dell’eterologa o della cosiddetta maternità surrogata conseguita all’estero.
Invece, mentre Lei continua a sostenere che la Stepchild non è volta alla normalizzazione dell’utero in affitto, in quanto non esplicitamente menzionato nel disegno di legge, la maggior parte degli italiani - come dimostrano i sondaggi - la vede diversamente; e a loro si affiancano numerosissime persone omosessuali – si veda il caso Dolce e Gabbana - che dicono: NOT IN MY NAME.
Onorevole Cirinnà, tale opposizione non è opera della disinformazione da parte di una presunta destra radicale cattolica retrograda. La preghiamo piuttosto di dare ascolto alle tante voci che si levano, come quella del presidente della Fondazione Gramsci quando mette in guardia dal credere che “il riconoscimento per legge del desiderio individuale possa essere fonte di libertà e del diritto”.
Un desiderio, nato dalla sofferenza legata al fatto che dalla relazione con il partner non possono nascere figli, preventiva in modo deliberato la rimozione della figura parentale dell'altro sesso dalla vita del figlio e questo non fa il suo bene; così come non aiuta le persone omosessuali a vivere la propria condizione in modo sereno e civile.
Milano, 11 gennaio 2016
Presidenza AGAPO – Associazione
Genitori e Amici di Persone Omosessuali

Milan l ' è un gran Milan

famiglia

Il cardinale Angelo Scola, oggi giovedì 28 gennaio, è stato al Centro pastorale di Seveso, dove ha incontrato 350 preti per riflettere sull'identità del sacerdote e sul servizio nelle comunità cristiane. Nella pausa dei lavori tante le occasioni di conversazione tra l'Arcivescovo e i preti anche sul tema della famiglia. Il portale della Diocesi di Milano www.chiesadimilano.it lo ha intervistato.
«Molti di loro mi hanno chiesto - spiega il cardinale Scola - un parere sul disegno di legge sulle unioni civili che presto sarà all'esame del Parlamento e sulle manifestazioni pubbliche in programma in questi giorni. Il pronunciamento del cardinale Angelo Bagnasco in sede di Consiglio Permanente Cei con molta chiarezza e pacatezza mostra qual è la posizione che noi sentiamo più adeguata: la famiglia è il rapporto stabile e aperto alla vita tra l'uomo e la donna che - oltre ad approfondire l'amore tra i coniugi - si fa carico dell'educazione dei figli, genera vita e si prende cura di due differenze fondamentali, la differenza sessuale e quella tra le generazioni. Inoltre, la differenza sessuale nella coppia genitoriale è insostituibile per il figlio. I cristiani e i vescovi su questo si stanno esprimendo all'unisono».
Manifestare in piazza o no: che posizione deve assumere un laico cristiano?
Una precisazione: viviamo in una società plurale, in cui si esprimono mondovisioni molto diverse tra di loro, spesso in contrasto. In una simile società è doveroso che ogni soggetto proponga a tutti gli altri qual è secondo lui l'ideale della società, in particolare a proposito di cosa è famiglia. Scandalizzarsi perché cittadini manifestano è profondamente sbagliato. Certo, occorre poi distinguere qual è la responsabilità dell'episcopato rispetto a quella dei fedeli laici, ma di fronte alla manifestazione in programma sabato ci troviamo davanti ad un dato di fatto positivo. Sono certo che dal raduno al Circo Massimo usciranno ragioni adeguate e l'apertura al confronto. Nella nostra società plurale occorre narrarsi e lasciarsi narrare.
Serve una legge sui diritti per le unioni omosessuali?
Anzitutto bisogna evitare che l'istituto familiare, che ha una sua identità e fisionomia precisa, venga non solo sminuito ma anche offuscato da nuove leggi. Questo non significa non riconoscere alla persona omosessuale i diritti che devono essere oggettivamente dati. Questi diritti però devono andare anzitutto alla persona, il più possibile, e garantire la persona stessa. E molti di questi diritti sono già identificati dalle leggi vigenti. Due i punti che comunque devono essere evitati: costruire un impianto di legge che ricalchi l'istituto familiare e ammettere la stepchild adoption, via per giungere massicciamente all'adozione - attraverso la pratica dell'utero in affitto - dei figli per le coppie omosessuali. Corriamo due rischi, il dissolvimento della società e al tempo stesso di mettere al mondo figli orfani di genitori viventi. Il legislatore deve tenere conto di questi dati.
Molti, criticando la posizione cattolica, sostengono che «basta che ci sia l'amore» e «meglio l'adozione alle coppie omosessuali che lasciare i bambini negli orfanotrofi...»
Basta intendersi su cos'è l'amore. C'è unità indivisibile tra differenza sessuale, relazione con l'altro e fecondità. Questo elemento è oggettivo, pena non essere capaci di assumere la realtà così come è. Concedere l'istituto dell'adozione anche alle coppie omosessuali, adducendo come motivo la presenza dei bambini negli orfanotrofi, mentre segnala un problema serio utilizza un drammatico caso particolare per introdurre regole complessive. E questo nella storia, come nel caso dell'aborto, è già accaduto…
Se su questi temi i cattolici esprimono la propria opinione spesso vengono accusati di ingerenza, mentre la manifestazione di convinzioni opposte - di certo molto più presenti sui media - è ritenuta legittima...
Questo è segno dell'assenza dei cattolici dall'agone pubblico, a seguito della crisi politica del 1992. Il cattolicesimo politico è finito (non è detto che sia un male), ma i cristiani devono giocarsi in questo ambito, portando il senso della comunanza e del bene di tutti, senza spirito di egemonia ma con autentico spirito di servizio. Una società come la nostra ha bisogno del confronto instancabile e appassionato. A questo proposito, cito un caso esemplare: sono molto contento del lavoro del comitato scientifico dei Dialoghi di vita buona, dove persone con posizioni religiose, filosofiche, sociali e culturali differenti, si confrontano per cercare la possibilità di vita buona che abbiamo in comune.
La Stampa

Ho visto Porta a Porta ieri sera...



Davvero la sigla Vespa l'ha indovinata!
Patetico chi vuole intestarsi il Family Day. NON è di Gandolfini, di Adinolfi, di Amato, di Costanza Miriano o di Kiko Arguello, di questo o di quel politico, non è neppure della Chiesa, in primo luogo almeno. E' invece un soprassalto di coscienza della retta ragione che riflette su se stessa, direi con Tommaso d'Aquino. Tranquilli, questa avanguardia radical-chic dei nuovi diritti passerà.  Lasciando dolori e detriti, certo; però non bisogna lasciarsi intimidire. Dio è con noi, quindi siamo la maggioranza. Di gran lunga.
admin

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Siccome vogliamo dire, tra le altre, una cosa molto semplice - i figli hanno diritto ad avere il padre e la madre - e siccome questa cosa nella sua semplicità non può essere accettata, ci devono per forza etichettare. Cattolici tradizionalisti, ultracattolici, gente di estrema destra, oltre che va be', omofobi, quello è di default. Io volevo dire che nessuna forza politica metterà il suo cappello sul family day, che è un enorme movimento di popolo finanziato dalle offerte, ma che allo stesso tempo nessuno ma proprio nessuno - al contrario di quanto è stato scritto - verrà cacciato via dal Circo Massimo. (Costanza Miriano)

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La manifestazione del 30 gennaio ha già ottenuto un grande risultato. La mobilitazione delle famiglie da tutte le parti d’Italia non è più un episodio isolato ma una consuetudine che, dopo il primo Family Day e la manifestazione del 20 giugno, si può considerare radicata. E’ un fenomeno di cittadinanza perché riguarda non solo i cattolici ma le famiglie in quanto cellule vive della società italiana, di qualsiasi credo religioso. Non è una manifestazione della Chiesa Italiana. E’ bello che i vescovi diano il loro incoraggiamento e che il Papa ribadisca il valore del matrimonio, ma chi scende in piazza sono i cittadini italiani che non vogliono una legge dello Stato che nega ai bambini il diritto a un padre e una madre. Il vero successo è che ora le famiglie hanno una voce che si sente e che si vede pure. Sbaglia chi dice che le precedenti manifestazioni siano state un fallimento perché i politici non hanno ascoltato le loro richieste. La novità è che si sta creando un movimento d’opinione che va in direzione opposta alle forze disgregatrici della società. Un movimento laico che non agisce per mandato della gerarchia cattolica ma per conto proprio com’è giusto che sia. Non è un confronto fra Stato e Chiesa. E’ la rivendicazione di un popolo che ha sempre trovato nella famiglia il suo centro e la sua forza. Giù le mani dalla famiglia e soprattutto giù le mani dai nostri figli che non sono oggetto di sperimentazioni sessuali! L’ondata disgregatrice ha finalmente trovato una barriera. (Giuseppe Corigliano)

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Se qualcuno verrà in piazza auspicando opzioni differenti – prosegue il portavoce di Generazione Famiglia – è libero di avere le proprie opinioni ma non è in sintonia con l’organizzazione del Family Day, che punta al ritiro tout court del ddl. Chi crede che siano possibili delle mediazioni non ha inteso quello che sta succedendo nel mondo su questa tematica”. ‪#‎FamilyDay‬ ‪#‎VadoAlMassimo‬


Il matrimonio è la sola unione. Civile.


"Ma le famiglie che si stanno preparando per la grande giornata al Circo Massimo vogliono soprattutto sentire dagli organizzatori sul palco la conferma del “no” forte e deciso al ddl Cirinnà.
Pressioni o non pressioni, non si attraversa l’Italia e si va in piazza per meno di questo"
Non c’è dubbio che la piazza del 30 gennaio faccia molta paura, e lo si può capire. È la prima volta che…
LANUOVABQ.IT

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L’ospite in studio è il leader della protesta delle famiglie tradizionali, che si oppone alle unioni civili e teorizza la necessità di un papà e una mamma per ogni bambino
CORRIERE.IT

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Sentinelle in Piedi
Il matrimonio è la sola unione civile. Lo ri-conosce la Costituzione, prendendo atto che la famiglia pre esiste rispetto alla Carta stessa, che questa “società naturale fondata sul matrimonio” è precedente al diritto positivo e che è essenziale per il Bene Comune, poiché è l’unica capace di garantire la prosecuzione delle generazioni e quindi la costruzione della società.
Non è solo questione di differenza genitoriale, è, prima ancora, una questione di complementarietà uomo donna, di responsabilità, di fedeltà e di progettualità dell’amore sponsale, di apertura alla vita. Che è possibile solo dove c’è l’unione stabile tra un uomo e una donna.
Il 28 gennaio viene incardinato al Senato il testo sulle cosiddette “unioni civili”. Hanno cercato di farci credere che questo testo sia uno strumento necessario a garantire dei diritti ad una supposta categoria di persone discriminate per il loro orientamento sessuale, e poi ci hanno ingannato dicendoci che l’unica cosa da rigettare sia la pratica dell’utero in affitto – cui questo testo criminale apre, legittimando così l’oggettivazione di un bambino che viene strappato dai suoi genitori biologici – ma in gioco c’è molto di più: vogliono assestare l’ultimo colpo alla già martoriata famiglia nobilitando l’amore sentimentale e svilendo il vincolo sponsale.
Ma il matrimonio – e quindi la famiglia – non si fonda sul “sentimento”. La disciplina del matrimonio parla di diritti e di doveri fra marito e moglie e nei confronti dei figli, parla di obbligo reciproco alla fedeltà, di assistenza morale e materiale, di fissare l’indirizzo della vita famigliare. Una legge dunque non renderà uguali due realtà differenti, poiché non è lo Stato a rendere unite due persone, non è l’uomo a decidere l’ordine della realtà. Esiste infatti la legge naturale che viene prima di ogni legge statale a cui il diritto civile di un governo democratico dovrebbe piegarsi per evitare il prevalere dell’opinione del più forte. Questa legge, riconoscibile nella realtà da ogni uomo di buona volontà che usi il cuore e la ragione, prevede che solo la donna e l’uomo siano complementari e potenzialmente fecondi.
Si è padre e madre perché prima di tutto si è sposi e si diventa genitori l’uno attraverso l’altro. Questa verità è così potente e attraente da coinvolgere anche il figlio ancor prima che venga all’esistenza: il figlio è il per sempre degli sposi.
Questa legge è contro il matrimonio perché legittima la considerazione di un figlio come un oggetto. Se questo testo diventasse legge due persone adulte avrebbero il diritto, in funzione unicamente di un desiderio, di fabbricare un bambino con gameti e utero esterni, sfruttando il corpo di donne straniere (che avvenga a pagamento o meno, resta inaccettabile) di tornare in Italia e di vedersi riconosciuto quel bambino come figlio, quando figlio non è. Prima che di capacità genitoriale dunque, prima ancora di complementarietà di figure di riferimento e ancor prima che di legami biologici, questa legge è sbagliata perché crea una mentalità distorta, facendo credere che basta il sentimento per definire l’amore e che basti “desiderare” un bambino per possederlo, sebbene si violenti la natura e si vada contro il senso di sacralità della vita che oggi sembra merce in via di estinzione.
Ecco perché lo scorso week end in migliaia abbiamo vegliato nelle piazze, in piedi, in silenzio, perché un popolo silenzioso in questi due anni si è mobilitato per svegliare le coscienze. Un popolo formato da tante realtà associative, da movimenti, da singoli missionari del buon senso, un popolo che sabato sarà al Family Day per dire un no netto al ddl Cirinnà, un no senza se e senza ma. Non può esserci mediazione quando si parla di famiglia.
Ecco perché sabato saremo al Circo Massimo, per testimoniare con forza insieme a chi in questi due anni e mezzo ha combattuto nelle piazze, nelle case, nelle parrocchie, girando l’Italia per incontrare le persone e svelare loro la menzogna dell’ideologia gender. Il pensiero va al 20 giugno scorso, quando Kiko Arguello, Costanza Miriano, Mario Adinolfi, Gianfranco Amato, Massimo Gandolfini e tanti altri hanno unito questo popolo per una testimonianza di verità. Allora come oggi questo popolo è pronto a muoversi per dire no un disegno di legge criminale, per dire che la famiglia è una sola, per abbracciare amici ma soprattutto per far vedere al mondo che non siamo disposti a cedere a compromessi.
La famiglia è troppo importante per stare a guardare mentre viene distrutta, il cuore dell’uomo è troppo grande per cedere alle menzogne del potere.
Su facebook: Sentinelle in piedi
info@sentinelleinpiedi.it

Tempi

Per l'Umano & per l'Eterno



di Marco Tosatti
Se Giussani fosse qui: questo potrebbe essere il titolo alternativo o il sottotitolo del libro attualissimo e interessante scritto a due mani da Gianfranco Amato e don Gabriele Mangiarotti. Il titolo vero è una frase di don Giussani: “Per che cosa si deve combattere? Per l’umano e per l’eterno” ((Ed. Ares - pp. 128 - € 12) e risponde sostanzialmente alla domanda, quanto mai incombente e attuale in queste settimane, in questi giorni: come deve porsi un cristiano di fronte allo spirito del mondo, agli orientamenti che chi detiene il potere in un dato periodo storico vuole affermare come bene e sentire comune?  

 
L’altra grande questione, a cui si cerca di dare una risposta è la seguente: è possibile e, nel caso, anzi necessario adattare i contenuti del Vangelo e della Tradizione ai tempi e alle situazioni? Oggi, in particolare, che il mondo vuol fare a meno di Dio, ha senso continuare a dare testimonianza pubblica del proprio credo? O piuttosto, a maggior ragione quando ci si trova palesemente in condizioni di minoranza, la fede andrebbe custodita come un fatto intimo, qualcosa che non abbraccia la totalità dell’espressione dell’io a livello personale e sociale?   

 
La forma del libro è un’intervista, in cui il fondatore di Comunione e Liberazione dà le risposte. Ecco come nell’introduzione gli autori spiegano genesi e formazione dell’opera: "Non abbiamo voluto forzare, come in un immaginario letto di Procuste, il dettato del fondatore di CL. Lo abbiamo sentito vicino – come è sempre stato quando era in vita – al cammino di fede e di presenza che, senza la sua chiarezza, sarebbe risultato per noi più fragile e con meno ragioni convincenti. Rispetto alla grande crisi del tempo presente, che è crisi sociale, religiosa, politica ed economica e di fronte alle difficoltà del nostro vissuto quotidiano nell’affrontare la realtà alla luce della fede, la prima domanda che informa questo testo è: 'Che cosa avrebbe detto don Giussani? Come avrebbe risposto lui, come si sarebbe comportato in questa mia stessa situazione?'. 
Le successive domande e le rispettive risposte del Gius danno seguito a questo impulso interiore. Abbiamo, quindi, riportato alcuni pensieri del fondatore con libertà, scegliendo quei passi che ci hanno fatto vibrare, in cui abbiamo trovato argomenti e luce ai nostri quesiti, al nostro travaglio odierno.  Quante volte ci è sembrato che quella sua parola avesse una forza che superava il momento e la contingenza, anche rispetto alle problematiche più gravi! Allora, trovandoci davanti alle domande e circostanze di oggi, è nato in noi il desiderio di leggere, prima, e poi di trascrivere ciò̀ che questo nostro grande maestro aveva detto e scritto nell’affrontare questioni e situazioni simili. Integralmente, senza neppure alterare una virgola delle sue parole. E questo dialogo, che pure va definito 'virtuale', ci è sembrato un ulteriore gesto di amicizia sua nei nostri confronti, e nostra nei confronti di chi vorrà̀ fare con noi un pezzo di strada. Rispetto alla grande crisi del tempo presente, che è crisi sociale, religiosa, politica ed economica e di fronte alle difficoltà del nostro vissuto quotidiano nell’affrontare la realtà alla luce della fede, la prima domanda che informa questo testo è: del Gius danno seguito a questo impulso interiore. Abbiamo, quindi, riportato alcuni pensieri del fondatore con libertà, scegliendo quei passi che ci hanno fatto vibrare, in cui abbiamo trovato argomenti e luce ai nostri quesiti, al nostro travaglio odierno”.  

 
Gianfranco Amato è un avvocato, opera nel campo della bioetica ed è presidente nazionale dell’organizzazione Giuristi per la Vita. A metà degli Anni ‘70 conobbe Gioventù Studentesca: da allora segue l’esperienza di Comunione e Liberazione.  

 
 Gabriele Mangiarotti è un sacerdote, è responsabile dell’Ufficio per la Pastorale scolastica e la Cultura della diocesi di San Marino-Montefeltro. Pubblicista, nel 2001 ha fondato il sito Cultura­Cattolica.it, di cui è responsabile. Nel 1962, quando frequentava la I Liceo, ha incontrato don Luigi Giussani e ha subito abbracciato il Movimento da lui fondato.  
La Stampa

Cirinnà vs. Cicerone

cicerone vs cirinna

Nel giorno della festa liturgica di san Tommaso D'Aquino, ma anche senza scomodare tanta scienza...

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Vi è certo una vera legge, la retta ragione conforme a natura, diffusa tra tutti, costante, eterna, che col suo comando invita al dovere, e col suo divieto distoglie dalla frode […] A questa legge non è lecito apportare modifiche né toglierne alcunché né annullarla in blocco, e non possiamo esserne esonerati né dal senato né dal popolo […];
essa non sarà  diversa da Roma ad Atene o dall’oggi al domani, ma come unica, eterna, immutabile legge governerà tutti i popoli ed in ogni tempo, ed un solo dio sarà comune guida e capo di tutti: quegli cioè che ritrovò, elaborò e sanzionò questa legge; e chi non gli  obbedirà, fuggirà se stesso e, per aver rinnegato la natura umana, sconterà le più gravi pene, anche se sarà riuscito a sfuggire a quegli altri che solitamente sono considerati supplizi»
Marco Tullio Cicerone  (De re publica)