lunedì 10 giugno 2019

Lunedì dopo Pentecoste (celebrazione mobile): Beata Vergine Maria Madre della Chiesa





La memoria odierna si celebra solo dal 2018, ma fin dal principio del cristianesimo i Padri hanno riconosciuto la maternità di Maria su tutta la Chiesa, vedendo chiaramente nella Madre di Dio la donna annunciata nella Genesi, nemica del serpente infernale (Gn 3, 15) e Madre dei redenti che accolgono il suo divin Figlio nella loro vita, osservandone i comandamenti

Si celebra oggi la memoria della Beata Vergine Maria “Madre della Chiesa”, un titolo che è stato definito durante il Concilio Vaticano II, ma che si fonda su duemila anni di cristianesimo e storia della salvezza. È stato papa Francesco a decidere l’istituzione nel Calendario Romano Generale di tale memoria obbligatoria, fissandola al Lunedì di Pentecoste di ogni anno, come reso noto da un decreto del prefetto della Congregazione per il Culto Divino, Robert Sarah, recante la data dell’11 febbraio 2018 (e pubblicato il 3 marzo), 160° anniversario della prima apparizione della Madonna a Lourdes. “Questa celebrazione - scrive Sarah nel decreto - ci aiuterà a ricordare che la vita cristiana, per crescere, deve essere ancorata al mistero della Croce, all’oblazione di Cristo nel convitto eucaristico, alla Vergine offerente, Madre del Redentore e dei redenti”.
Il titolo di Maria Madre della Chiesa fu proclamato solennemente da Paolo VI il 21 novembre 1964, nell’atto di promulgare la Lumen Gentium, la costituzione che al capitolo VIII approfondisce il ruolo eccezionale di Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa. “Perciò a gloria della Beata Vergine e a nostra consolazione dichiariamo Maria Santissima Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo cristiano, sia dei fedeli che dei Pastori, che la chiamano Madre amatissima; e stabiliamo che con questo titolo tutto il popolo cristiano d’ora in poi tributi ancor più onore alla Madre di Dio e le rivolga suppliche”, disse papa Montini nell’allocuzione davanti ai Padri conciliari.
Sempre sotto Paolo VI fu approvata nel ’73 la Messa votiva De Sancta Maria Ecclesiae Mater, che due anni più tardi venne inserita nell’Editio altera del Messale Romano. La celebrazione fu poi iscritta nel Calendario proprio di alcuni Paesi, come la Polonia e l’Argentina, che ottennero di poterla fissare al Lunedì di Pentecoste, un giorno scelto per sottolineare l’intimo legame tra le innumerevoli grazie della Chiesa nascente e la sollecitudine materna di Maria, la “piena di grazia” che dopo l’Ascensione del Figlio si raccolse in preghiera nel Cenacolo insieme alle pie donne e agli apostoli (At 1, 12-14), invocando per nove giorni la discesa dello Spirito Santo che era stato promesso da Gesù e di cui sarebbero stati ricolmati sul finir della Pentecoste. Va poi ricordato che i fedeli si sono abituati a onorare Maria come Madre della Chiesa anche grazie alla possibilità concessa durante il pontificato di Giovanni Paolo II, nel 1980, di inserire l’invocazione nelle Litanie Lauretane.
Fin dal principio del cristianesimo i Padri hanno riconosciuto la maternità di Maria su tutta la Chiesa, vedendo chiaramente nella Madre di Dio la donna annunciata nella Genesi, nemica del serpente infernale (Gn 3, 15) e Madre dei redenti che accolgono il suo divin Figlio nella loro vita, osservandone i comandamenti. Già sant’Agostino la chiamava “Madre delle membra (di Cristo), […] perché ha cooperato con la sua carità alla nascita dei fedeli nella Chiesa, i quali di quel Capo sono le membra”. E, prima ancora di lui, il Vangelo ne ha reso manifesta la straordinaria cooperazione all’opera redentrice di Gesù, che ha avuto il suo culmine sul Calvario, con i suoi immensi dolori ai piedi della croce. È all’apice di questa partecipazione mistica alle sofferenze del Figlio che Egli, indicandole il discepolo prediletto, le affidò tutti gli uomini come suoi propri figli nell’ordine della grazia e a quegli stessi figli chiese di amarla, secondo le parole rivolte a Giovanni: “Ecco tua madre!”.
Per saperne di piùMaria - Madre di Cristo, Madre della Chiesapunti 963-975 del Catechismo

Lanuovabq


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Il 21 novembre 1964, a conclusione della terza Sessione del Concilio Vaticano II, dichiarò la beata Vergine Maria «Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo cristiano, tanto dei fedeli quanto dei Pastori, che la chiamano Madre amantissima». La Sede Apostolica pertanto, in occasione dell’Anno Santo della Riconciliazione (1975), propose una messa votiva in onore della beata Maria Madre della Chiesa, successivamente inserita nel Messale Romano; diede anche facoltà di aggiungere l’invocazione di questo titolo nelle Litanie Lauretane (1980). Papa Francesco, considerando attentamente quanto la promozione di questa devozione possa favorire la crescita del senso materno della Chiesa, come anche della genuina pietà mariana, ha stabilito nel 2018 che la memoria della beata Vergine Maria, Madre della Chiesa, sia celebrata dal Calendario Romano nel Lunedì dopo Pentecoste


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Per la prima volta, se non erro, nello svolgersi misterioso della vita della Chiesa Maria entra nella professione della santa fede non più soltanto in adiecto («ex Maria Virgine»), ma in recto e viene posta al centro del dogma della nostra salvezza. I due capoversi che il Vicario di Cristo, Maestro della Chiesa universale, ha dedicato alla Madre di Dio sono il compendio dei privilegi e dei meriti di Maria e quindi anche dei compiti di una robusta devozione mariana ch'è stata sempre, accanto alla devozione alla Croce ed all'Eucaristia, un pilastro fondamentale della pietà cattolica. Nella solennità che Papa Paolo VI, successore di Pietro, ha voluto dare alla sua professio fidei del 30 giugno «.con tutta la forza che un tale mandato - di confermare nella fede i nostri fratelli - imprime nel nostro spirito» ha presentato il suo solenne pronunciamento come la ripresa sostanziale del Credo di Nicea (325), come già avevano certamente pensato un secolo dopo anche i Padri del Concilio di Efeso (430) quando definirono Maria vera Madre di Dio. E possiamo allora dire che come Pio IX è passato alla storia come il pontefice dell'Immacolata e Pio XII come il pontefice dell'Assunzione, Paolo VI passerà come il pontefice di Maria Mater Ecclesiae alla quale nel 1966 dedicava l'Enciclica per l'invocazione di preghiere per la pace.

Non stupisce allora che il documento della professio fidei paolina vibri tutto di fermezza e tenerezza nel proposito di «rendere una ferma testimonianza alla Verità divina, affidata alla Chiesa, perché essa ne dia l'annunzio a tutte le genti». E vuole essere «a gloria di Dio Beatissimo e di Nostro Signore Gesù Cristo e con la fiducia nell'aiuto della Beata Vergine Maria e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo» la voce ferma «per confessare veramente, al di là delle umane opinioni, Cristo Figlio di Dio vivente. per il bene e l'edificazione della Chiesa». Così il Papa dell'epoca della scienza e della tecnica, quando tutto il mondo - mentre è scosso da parte a parte dai fremiti di libertà - è dovunque in tensione di catastrofi che possono ad ogni momento cambiare la figura dell'umanità, invita i credenti a stringersi nella fede alle verità che non mutano e che zampillano nello spirito una certezza di speranza per la vita eterna.

Il nucleo della mariologia di Paolo VI è quello che la Chiesa di tutti i tempi ha attinto direttamente dal Vangelo ossia la professione della Maternità divina di Maria: «Egli (Gesù Cristo, Figlio di Dio) si è incarnato per opera dello Spirito nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo». È attorno a questo nucleo che si muove l'intero organismo della nostra fede, poiché è grazie al consenso di Maria che «Dio è entrato nel tempo» (Kierkegaard) così che il tempo, e quando la libertà dell'uomo può scegliere nel tempo davanti a Dio e con la grazia di Cristo, può avere un'importanza eterna ossia liberamente decide della propria salvezza o dannazione eterna.

Non v'è dubbio che una robusta teologia dell'esistenza cristiana più penetrerà la ricchezza, l'altezza e la profondità del dogma cristologico, più dilaterà ed approfondirà le dimensioni del dogma mariano nel tessuto più vivo dello spirito nel circolo operante della persona come un tutto. La pietà mariana discende direttamente dal dogma, come i frutti con i fiori e le foglie discendono dal tronco. Ed anche ove la conoscenza del dogma resta elementare od appena embrionale, nella gente umile e poco adusata alla precisione dei termini ed al nesso astratto delle conseguenze, la fede che Maria è Madre di Dio dà la certezza che l'uomo può ormai avere accesso a Dio e confidare nella sua misericordia poiché Dio stesso ha avuto e voluto una donna per «madre». Il potere illuminante del nome di «madre», che non ha l'eguale nella semantica umana, l'uomo dell'esilio terreno lo trasfigura in Maria immediatamente in una rosa di fulgori celestiali ch'è la corona dei suoi privilegi.

Paolo VI intreccia questa corona con la mano ferma di maestro di verità e con la commozione del figlio devoto, deciso a fugare insinuazioni e oscillazioni vecchie e nuove che il pensiero moderno e la recente teologia protestante avevano messo in circolazione. La dichiarazione si può dividere in due parti: nella prima Maria è considerata soprattutto nel suo rapporto a Cristo: «Noi crediamo che Maria è la Madre, rimasta sempre Vergine, del Verbo Incarnato, nostro Dio e Signore Gesù Cristo, e che, a motivo di questa singolare elezione, essa, in considerazione dei meriti di suo Figlio, è stata redenta in modo più eminente, preservata da ogni macchia del peccato originale e colmata del dono della grazia più che tutte le altre creature». È la Madre di Dio nei privilegi d'Immacolata e sempre Vergine, primizia purissima della redenzione di Cristo Salvatore.

La seconda parte espone l'attuazione dei compiti e dei privilegi di Maria verso Cristo e verso la Chiesa come suo Corpo mistico: «Associata ai Misteri della Incarnazione e della Redenzione con un vincolo stretto e indissolubile, la Vergine Santissima, l'Immacolata, al termine della sua vita terrena è stata elevata in corpo e anima alla gloria celeste e configurata a suo Figlio risorto, anticipando la sorte futura di tutti i giusti; e Noi crediamo che la Madre Santissima di Dio, Nuova Eva, Madre della Chiesa, continua in Cielo il suo ufficio materno riguardo ai membri di Cristo, cooperando alla nascita e allo sviluppo della vita divina nelle anime dei redenti». È la Madre di Dio ch'è diventata madre degli uomini per formare nei credenti, coi misteriosi tocchi della divina misericordia, l'Immagine del suo Figlio.

«Madre della Chiesa» Maria è stata fin dal fiat dell'Annunciazione e soprattutto dal fiat ai piedi della Croce, ma oggi abbiamo la gioia che questo titolo è entrato nella professione di fede dataci dal nostro Padre nella fede, il Papa. «Madre della Chiesa» Paolo VI aveva proclamato solennemente Maria nell'Allocuzione di chiusura della III Sessione del Concilio Vaticano II del 21 novembre 1964: «A gloria dunque della Vergine e a nostro conforto, Noi proclamiamo Maria Santissima Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo di Dio, tanto dei fedeli come dei Pastori, che la chiamano Madre amorosissima; e vogliamo che con tale titolo soavissimo d'ora innanzi la Vergine venga ancor più onorata ed invocata da tutto il popolo cristiano» (cf. Mater Ecclesiae 1965, 1, p. 5).
Padre Cornelio Fabro


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La gioiosa venerazione riservata alla Madre di Dio dalla Chiesa contemporanea, alla luce della riflessione sul mistero di Cristo e sulla sua propria natura, non poteva dimenticare quella figura di Donna (cf. Gal 4, 4), la Vergine Maria, che è Madre di Cristo e insieme Madre della Chiesa.
Ciò era già in qualche modo presente nel sentire ecclesiale a partire dalle parole premonitrici di sant’Agostino e di san Leone Magno. Il primo, infatti, dice che Maria è madre delle membra di Cristo, perché ha cooperato con la sua carità alla rinascita dei fedeli nella Chiesa; l’altro poi, quando dice che la nascita del Capo è anche la nascita del Corpo, indica che Maria è al contempo madre di Cristo, Figlio di Dio, e madre delle membra del suo corpo mistico, cioè della Chiesa. Queste considerazioni derivano dalla divina maternità di Maria e dalla sua intima unione all’opera del Redentore, culminata nell’ora della croce.
La Madre infatti, che stava presso la croce (cf. Gv 19, 25), accettò il testamento di amore del Figlio suo ed accolse tutti gli uomini, impersonati dal discepolo amato, come figli da rigenerare alla vita divina, divenendo amorosa nutrice della Chiesa che Cristo in croce, emettendo lo Spirito, ha generato. A sua volta, nel discepolo amato, Cristo elesse tutti i discepoli come vicari del suo amore verso la Madre, affidandola loro affinché con affetto filiale la accogliessero.
Premurosa guida della Chiesa nascente, Maria iniziò pertanto la propria missione materna già nel cenacolo, pregando con gli Apostoli in attesa della venuta dello Spirito Santo (cf. At 1, 14). In questo sentire, nel corso dei secoli, la pietà cristiana ha onorato Maria con i titoli, in qualche modo equivalenti, di Madre dei discepoli, dei fedeli, dei credenti, di tutti coloro che rinascono in Cristo e anche di “Madre della Chiesa”, come appare in testi di autori spirituali e pure del magistero di Benedetto XIV e Leone XIII.
Da ciò chiaramente risulta su quale fondamento il beato papa Paolo VI, il 21 novembre 1964, a conclusione della terza Sessione del Concilio Vaticano II, dichiarò la beata Vergine Maria «Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo cristiano, tanto dei fedeli quanto dei Pastori, che la chiamano Madre amantissima», e stabilì che «l’intero popolo cristiano rendesse sempre più onore alla Madre di Dio con questo soavissimo nome».
La Sede Apostolica pertanto, in occasione dell’Anno Santo della Riconciliazione (1975), propose una messa votiva in onore della beata Maria Madre della Chiesa, successivamente inserita nel Messale Romano; diede anche facoltà di aggiungere l’invocazione di questo titolo nelle Litanie Lauretane (1980) e pubblicò altri formulari nella raccolta di messe della beata Vergine Maria (1986); ad alcune nazioni, diocesi e famiglie religiose che ne facevano richiesta, concesse di aggiungere questa celebrazione nel loro Calendario particolare.
Il Sommo Pontefice Francesco, considerando attentamente quanto la promozione di questa devozione possa favorire la crescita del senso materno della Chiesa nei Pastori, nei religiosi e nei fedeli, come anche della genuina pietà mariana, ha stabilito che la memoria della beata Vergine Maria, Madre della Chiesa, sia iscritta nel Calendario Romano nel Lunedì dopo Pentecoste e celebrata ogni anno.

Autore: 
Card. Robert. Sarah

mercoledì 5 giugno 2019

Perché il tuo sposo è più bello?



Milano, Monastero Wi-Fi: l’omelia di Don Antonello Iapicca e quello che ci aspetta



Mi sento catapultato, veramente. Stamattina ero a Tel Aviv, però il Signore mi ha stupito perché ho trovato il sole a Milano e dico “allora pure qua ogni tanto esce fuori”. No scherzo scherzo. Poi il mio autista era laziale, quindi proprio il massimo, un laziale a Milano, stupendo!
Sono molto felice di essere qui, penso di conoscere tre persone (una da tanto tempo?) forse qualcun altro, non lo so, ma in Cristo tutti, e questa è la cosa importante.
Chissà forse due settimane e qualcosa in Terra Santa mi hanno preparato a questo momento, soltanto per ribadire una cosa sola, che mi viene dal cuore: auguri! Auguri perché abbiamo tutti lo Sposo più bello che c’è, lo dice la prima lettura. Io penso che tutti noi, spero, che tutti noi oggi possiamo dire queste stesse parole del Cantico dei Cantici, non so se nella liturgia del rito ambrosiano è presente molto il Cantico dei Cantici, nella romana no, ed è un peccato.
Che cosa ha il tuo amato più di ogni altro? “Tu che sei bellissima fra le donne”, dice, e poi lo descrive. E alla fine dice: “questo ha, questo è l’amato mio, questo è l’amico mio”.
Tu, oggi puoi dire questo?
Puoi dire che il tuo amato, nostro Signore Gesù Cristo, è il più bello di tutti? E’ il tuo amato, l’amato del tuo cuore, è il tuo amico? Tu sei bellissima, bellissima questa assemblea. Sempre il Cantico dei Cantici dice: bella sono, anche se sono oscura, cioè anche se c’è molta sofferenza nella mia vita, anche se ci sono dei peccati, debolezze. Io credo che tutti noi qui portiamo dei peccati, lo dice la seconda lettura. Tutti noi qui abbiamo forse delle sofferenze molto profonde che forse questi incontri stanno aiutando a far emergere. Forse ci sono dei nodi molto profondi nella tua vita oggi, delle cose che abbiamo messo tra parentesi della nostra storia. Forse la relazione con quella persona, forse con nostro padre, forse con nostra madre. Forse la morte di nostro padre, la morte di nostra madre, la morte di un figlio, un dolore, una malattia. Tutti noi siamo qui portando le stimmate di nostro Signore Gesù Cristo. E questa descrizione del Cantico dei Cantici che fa la sposa, è la descrizione di Cristo crocifisso che ha dato la vita per la sua sposa per renderla bellissima.
Pensa a ciò che il Signore ha fatto per te. È vero che lo ha fatto per te. Perché la vita si gioca tutta qui: se io posso dire veramente “Tu sei il mio amato, Tu sei bello, Tu sei stupendo. Tutto quello che hai fatto per me, tutto quello che è accaduto nella mia vita, quello che accade nella mia vita è amore puro, amore Tuo, anche quello che non capisco, anche la libertà che ho, per rinnegarti tante volte, per dire di no, perché preferisco un altro amante, preferisco soldi, preferisco i miei criteri, i miei giudizi, aprendo varchi alle volte incolmabili tra me e mio marito, tra me e mia moglie, tra me e il parroco, il vice parroco, il vescovo, il fratello o la sorella, la collega di ufficio”.

Puoi dire questo oggi? Che il tuo amato è il migliore di tutti? Lo puoi dire soltanto se, insieme a San Paolo, oggi puoi gridare qui, e questa è l’Eucarestia, il mistero che stiamo celebrando, e che apparirà su quell’altare, su quella mensa, che Cristo ha vinto la morte, che Cristo ha vinto la morte, che è frutto del peccato, che Cristo ha dato la vita per te, che ha perdonato veramente i tuoi peccati. Può gridare al mondo intero che Gesù Cristo è lo Sposo più bello, che ha dato la vita veramente, che si è denudato per te e che ti ha accolto e si è unito a te, come dice il Vangelo, “su un letto d’amore”, che è la croce, quella dove tu ed io abbiamo lo abbiamo inchiodato, forse anche stamattina prima di venire qui, facendosi la barba o ricostruen… ehm facendosi più belle. Sí, forse lí già tuo marito l’hai messo in una tomba dicendo “questo qui è incorregibile, mai, mai cambierà”. Oppure quando tiri fuori i calzini vedi che c’è un buco e pensi di tua moglie “mah, non cuce, questa, che fa?” e la distruggi. Dico cose banali (forse ci sono crisi più profonde?). Bene questo significa inchiodare Cristo alla croce. Ma quello che dice oggi la parola, guardate che è impressionante, quello che dice oggi la parola a tutti noi, è che, esattamente nel momento in cui inchiodiamo Cristo alla croce, Lui si unisce a te.
Cos’è un monastero? WiFi o non Wi-Fi. Perché un pericolo è dire “IO prego, IO faccio, IO divento monaca, io divento prete, io mi sposo, io, io, io…” qua il Signore invece ci dice “senza di me, non potete fare nulla”, non è che dice “aiutati che Dio ti aiuta”, questo non è cristiano, mai scritto da nessuna parte. Senza di me non potere fare nulla, ma neanche la spesa. “Ma come no? Uè, io c’ho la fabbrichètta”. Senza di Lui, che ha dato il respiro di quel momento in cui “ti sei fatto la fabbrichètta”, tu non eri vivo, io non ero vivo. “No, ma io sono stato in seminario…uuh quanto sono stato bravo io in seminario, adesso in parrocchia, una meraviglia!” Poi, io, trent’anni in Giappone, de che stamo a parlá, che stiamo dicendo? Missionario in Giappone da trent’anni. Ma senza la sua misericordia, senza il suo amore io in Giappone non è che non avrei resistito un secondo, ma non avrei neanche mai preso l’aereo, non sarei neanche mai andato in seminario.
Perché il tuo sposo è più bello?

Quest’anno mi ritorna tantissimo una cosa che mi ha aiutato tanto. Quando il Signore dice a Pietro, che non aveva ascoltato per niente questo che stava dicendo (questo discorso della cena) e poco dopo Pietro dice “io con te, fino alla morte, io farò tutto per te”. Sono le parole del consenso matrimoniale. E Gesù dice “tu mi tradirai”, ma adesso eh!
E stavo pensando proprio al matrimonio.
Costanza se ti avessero detto, che tuo marito, la sera prima di sposarti, se tu avessi avuto la certezza matematica che nello stesso banchetto e poi il primo giorno di viaggio di nozze, poi dopo il terzo, tuo marito ti tradisce tre volte. Non quando ti sei sposata che ancora diciamo non eri così vicino al Signore. Ma adesso. Che faresti? (Io lo sgozzerei, ho risposto, ndr). Gesù invece ha dato la sua vita per questa sposa. Glielo ha detto “io mi vado a sposare con te, cioè vado a dare la vita per te, che mi vai a tradire e ti troverò a letto con un altro, con un’altra e do la mia vita per te”.
E allora certo che qui le femminucce possono dire, anche gli uomini, nello spirito, allora sì che possiamo dire “sei l’unico”. Perché? Perché nessuno di noi oggi ce la fa ad amare così. Sì magari adesso che sta dentro questo WiFi di Spirito Santo ce la farebbe a dirlo, magari sì, magari no, ma poi dopo prende la macchina, qualcuno gliela striscia, e tutto l’effetto Spirito Santo passa.
Però la verità profonda, profonda è che le cose sono andate così e che vanno così ogni giorno. Allora c’è un capovolgimento totale in questa mia vita. Lo dico sinceramente: non sarei prete, questa è la mia vita, è un capovolgimento totale. Il vangelo non sta dicendo, e noi subito “allora mi devo attaccare al Signore”…certamente, è tutto vero. Ma sta dicendo qualcosa di più profondo, molto prima di quello che IO farò. C’è qualcosa di diverso, che tu ed io l’unica cosa che abbiamo saputo fare, ma davvero bene è peccare, quello proprio siamo espertissimi. Su quello possiamo scrivere dei libri dettagliatissimi, senza troppa fantasia perché sette sono, però… In tutte le latitudini, tutte le culture che io ho conosciuto in cui io ho confessato, sinceramente non ho trovato peccati nuovi. Gli stessi che c’ho io. Eppure la cosa grande è che nel momento in cui tu ti stai allontanando, nel momento in cui tu hai tagliato con lui, nel momento in cui tu gli hai piantato la lancia nel cuore, Lui ha dato la vita per te. Allora questo ti fa stramazzare al suolo e allora non c’è niente da dire e allora la tua vita cambia completamente. Questa è l’unica esperienza vera, che non ha niente a che vedere con nessun’altra religione, non c’entra proprio nulla. Niente. Non c’entra nulla. Questo è Dio.
Quando dice “la sapienza della croce è stoltezza per i greci e scandalo per i giudei”, cioè per tutti, sta dicendo questo: che ama i peccatori, che ti ama così come sei. Ma se hai questa esperienza vera, diventa una cosa che la governa lui, già la porta lui e vivrai così. E allora come posso stare senza questo amore? Veramente stare connesso con lui 24 ore su 24, stai lì con lui tutti i momenti, tutto con lui. Ma deve esserci questa esperienza. Se non c’è questa esperienza fai tanto, fai tanto, fai tanto…..poi quando le cose non vanno come dici tu “ah beh!”, gli passi il conto, come fai sempre col marito. “Signore, e adesso? Questo figlio mio non lo guarisci? E adesso a questo figlio mio non gli fai avere un posticino, a mio marito non gli cambi sto caratterino che col tempo che passa peggiora? E perché questa malattia? E perché questo dolore? E perché mi hanno rubato i soldi? E perché questa ingiustizia?”
Ma se tu sai chi sei, se io so chi sono veramente come Pietro e piango, e mentre piango incontro lo sguardo di Cristo e quando viene Cristo sulle sponde del mare, come stavo io ieri mattina, ed ecco lo sposo che va dalla sposa che stava a letto con un altro e gli dice “mi ami tu? ” che così ha fatto il Signore, a un traditore gli ha detto “mi ami tu? ” tre volte. Ecco. Se hai questa esperienza, queste parole distruggono il tuo peccato, lo distruggono nel profondo del tuo cuore e ti danno un’altra vita. Perché chi conosce questo amore impazzisce di amore. Chi conosce questo amore vero, che non c’ha nessuno, né tuo padre, né tua madre, né il prete più fico di questo mondo, non ce l’ha nessuno questo amore qui. Non ce lo avrà mai tuo marito, non ce lo avrà mai tua moglie. Questo amore infinito che ti abbraccia sempre, sempre, sempre. Questo ti fa impazzire, ti fa innamorare come un pazzo e allora cominci a fare come quando uno si innamora veramente e allora fai tutte le follie di questo mondo: ti fai prete, suora, vai in missione, puoi aprirti alla vita, non hai soldi, non importa, il Signore mi aiuterà. Di tutto e di più, perdonerai quello che ti ha rubato i soldi. Vai al lavoro contento. Se ti fanno mobbing “Signore ma io quanto mobbing ti ho fatto e tu mi hai amato infinitamente, grazie di questo mobbing”. E quel mobbing fatto a te salva tutta la banda e la fabrichètta. Qui siamo sette, ottocento, ma attaccati a ognuno, attaccati a te ce ne stanno cinquemila. Che devi fare? Innamorarti di Cristo. Perché Lui ti ama e ti dice “bellissima sei, sei bellissima”. Il pungiglione della morte è il peccato, è la legge, cioè che cos’é la legge? Quello che ti dice che tu non sei bella. Che devi essere insoddisfatta di te e se la prende con le rughe, e metti la crema del mar Morto, e non esce niente, invece continuano. E ti cominci a disprezzare, sempre peggio qua. Così è la legge.
Ma Cristo ha vinto la morte, Cristo ha compiuto la legge, quando? Così come sei. Allora tu un giorno, forse oggi, comincerai a scrivere come nel Cantico dei Cantici, allora potrai rispondere a tuo figlio, potrai rispondere al portiere, potrai rispondere al collega di lavoro: “Ma cos’ha di tanto bello il tuo amato? Perché tu sei felice? Perché tu c’hai una metastasi e sei in pace e sei felice?” Perché questo è un cristiano. “Perché stai con questa ingiustizia da trent’anni che tuo fratello ti ha rubato quei trenta euro, quei 13 cm della casa di tuo nonno e sono trent’anni che io non ci parlo e tu per molto e molto di più continui a stare a parlare, a invitare i tuoi fratelli e i tuoi parenti serpenti dentro casa, come è possibile? Che c’hai di più il tuo Sposo?” E tu comincerai a dire: “l’amato mio è bianco e vermiglio”, e gli dirai perché bianco e vermiglio, cioè farai la dichiarazione d’amore più bella. Questo è l’annuncio del Vangelo! Tu potrai dire mi ha amato, mi ha amato il 12 febbraio, che avevo fatto questo peccato terribile dovevo essere fulminato, mi ha amato. Mi ha perdonato. Ho perdonato mio marito, ho perdonato mia moglie. Il mio matrimonio è più bello oggi di trent’anni anni fa. “Ne hanno fatte, uuuh quante me ne hanno fatte”. Felice. Come io posso dire oggi dopo quasi 25 anni di prete, tutta la vita meglio oggi che quando sono stato ordinato. Sinceramente. Perché in questi anni mi ha amato. Mi continua ad amare e non so perché, solo perché è Dio.
Allora coraggio. Io vi faccio gli auguri di nuovo. Faccio una profezia. Tu chiedi questo, tu oggi in questa giornata chiedi: Signore, che io possa avere il cuore trafitto dal tuo amore, basta un istante per gustare il suo amore. Madre Teresa l’ha gustato quando era giovanissima, poi per 40 anni non ha sentito nulla e ha dato la vita per i poveri, ne ha fatta una meraviglia, eppure non sentiva niente, niente da parte del Signore. Niente, come tuo marito che non ti parla, ma molto peggio, molto peggio. Ha dato la vita per te, il Signore ti ha dato un bacio, ti ama. E noi possiamo avere questo bacio da parte del Signore, sentirci amati così come siamo, perdonati, rigenerati. Saremo trasformati e trasformeremo Milano, e l’Italia.

lunedì 3 giugno 2019

Vuestra soy (Teresa d'Avila)



TESTO e traduzione:
Vuestra soy pues me criasteis, vuestra pues me redimisteis vuestra pues que me sufristeis vuestra pues que me llamasteis vuestra porque me esperasteis vuestra, porque no me perdí: que mandais hacer de mi? Que mandais pues, buen Señor, que haga tan vil criado? Cuál oficio le habéis dado a este esclavo pecador? Veisme aquí, mi dulce Amor, Amor dulce, veisme aquí: que mandais hacer de mi? Veis aquí mi corazón, yo lo pongo en vuestra palma: mi cuerpo, mi vida y alma, mis entrañas y aflicción. Dulce esposo y Redentor, pues por vuestra me ofrecí que mandais hacer de mi? Haga fruto o no lo haga, esté callando o hablando, muéstrame la ley: mi llaga goce de Evangelio blando. Esté penando o gozando sólo vos en mi vivís. Que mandais hacer de mi?

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(trad.) Sono tua, perchè mi hai creata sono tua, perchè mi hai redenta sono tua perchè mi hai accettata sono tua perchè mi hai chiamata sono tua perchè mi hai attesa sono tua perchè non mi sono perduta. Cosa vuoi fare di me? Che cosa vuoi, mio buon Signore, che faccia una così vile creatura? Quale compito hai dato a questo schiavo peccatore? Eccomi, mio dolce amore, amor dolce, eccomi a te: cosa vuoi fare di me? Ecco qui il mio cuore, lo pongo sul palmo della tua mano: il mio corpo, la vita e l'anima le mie viscere e il mio dolore. Dolce sposo e Redentore, poichè mi sono offerta a te, cosa vuoi fare di me? Che dia frutto oppure no stia in silenzio o stia parlando, mostrami la tua volontà: la mia ferita trasudi il tuo dolce Vangelo. Che io sia nel dolore o nella gioia, solo tu vivi in me. Cosa vuoi fare di me?

Kiko Arguello: "La sofferenza degli innocenti" - Palaflorio Bari 2 giugno 2019

venerdì 24 maggio 2019

La potenza del Kerygma





José Luis del Palacio: il vescovo che ha messo al primo posto l’Evangelizzazione senza dimenticare l’impegno sociale. «Sono storie piene di vita: ho visto giovani lasciare la droga e imparare a leggere per avere accesso la Parola di Dio. E’ il potere di Gesù Cristo e il potere della Pasqua che fa possibile “rinascere” le persone grazie all’ascolto della Parola e all’Eucaristia»
Ha le idee chiare mons. José Luis del Palacio, arcivescovo di El Callao in Perù: non è l’elemosina a salvare i poveri ma l’annuncio di Gesù Cristo, morto e risorto per noi. Solamente l’annuncio dell’amore di Dio è capace di trasformare la vita delle persone e di ricostruire il tessuto sociale di una società distrutta dal peccato e dalla miseria umana. Ovviamente l’impegno sociale è importante e non c’è bisogno di farlo presente a questo vescovo che governa una diocesi estremamente povera, i cui abitanti fanno i conti ogni giorno con strettezze economiche, mancanza di lavoro, problemi seri come l’analfabetismo e vizi diffusi come corruzione, prostituzione, alcolismo, spaccio e consumo di droga. L’impegno sociale della diocesi è titanico: lavoro di formazione nel carcere, assistenza costante alle famiglie, costruzione di scuole, saloni, ambulatori, corsi di ogni tipo per la formazione dei giovani, in modo particolare sostegno economico e professionale a circa 300 giovani che oggi studiano per diventare maestri, una necessità impellente per far fronte all’emergenza educativa. Ma a muovere tutto questo è lo zelo per annunciare il Vangelo. Perché a nulla serve riempire la pancia dei poveri quando a questi hanno svuotato l’anima e tolto la speranza.
Ed ecco i frutti di un lavoro di sette anni: tante vite trasformate, tante famiglie ricostruite, un aumento vertiginoso delle vocazioni sacerdotali e monastiche… Una pastorale che ha qualcosa da insegnare in un contesto geografico dove la Chiesa soffre ancora le conseguenze di una pastorale fallimentare, quella della Teologia della Liberazione che – sostenuta da vescovi e teologi – ha proposto una interpretazione marxista del Vangelo e messo al primo posto l’assistenza sociale, il riscatto e la giustizia sociale. Un Vangelo “capovolto” che ha provocato numerosi danni nei fedeli e nelle chiese locali declinando la missione della Chiesa in un orizzonte politico, ma che non ha del tutto spento la fede di milioni di fedeli sudamericani che attendono assetati un “ritorno al Vangelo”, l’annuncio della “buona novella” (Lc 7,22). Su questo non si sofferma J. L. del Palacio che racconta invece la sua esperienza di missione al sito spagnolo Religión en Libertad. Qui la mia traduzione del suo intervento.
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Mons José Luis del Palacio (69 anni) – ordinato sacerdote da Giovanni Paolo II e nominato vescovo da Benedetto XVI – ha compiuto sette anni come vescovo del Callao, una diocesi molto povera del Perù abitata da più di 1,3 milioni di persone, dove si trova il porto e l’aeroporto di Lima. Questo vescovo spagnolo, nato a Madrid, è impegnato in una pastorale di nuova evangelizzazione e a partire da essa affronta anche le grandi sfide sociali che sorgono in una zona piena di povertà, problemi di droga e violenza.
I frutti sono visibili e tangibili. Tanto più si evangelizza, più avvengono conversioni e più si riesce ad aiutare persone che avevano la vita completamente distrutta. Tutto è concatenato. Molti giovani trafficanti e molti carcerati, dopo la conversione, hanno imparato a leggere col solo scopo di leggere la Parola di Dio.
Più di 40 anni di missione in Perù

Mons. Del Palacio arrivò in Perù nel 1976 come missionario del Cammino Neocatecumenale, una realtà che in quegli anni iniziava a compiere i primi passi. L’evangelizzazione è sempre stata parte della sua vita visto che prima di arrivare in America Latina ha annunciato il Vangelo in diverse zone della Spagna aprendo questa realtà ecclesiale in diverse diocesi della penisola.
ui sa come predicare ai giovani del Callao che si sentono persi, perché così si sentì anche lui da giovane. Di formazione psicologo, per un periodo lavorò come responsabile di una discoteca, fu appassionato lettore di Sartre e Camus e partecipò alla contestazione del 68 a Parigi. Tutto questo gli costò la perdita della fede y lo traghettò verso una profonda infelicità, fino a quando venne a conoscenza di un ciclo di catechesi per adulti che Kiko Argüello e Carmen Hernández fecero nella parrocchia di La Paloma a Madrid. Quelle catechesi trasformarono la sua vita y lo portarono fino in Perù.
Il Kerigma trasforma la vita

Oggi, come vescovo, mons. José Luis del Palacio assicura che «in questi sette anni di episcopato ho visto che Dio mi sta aiutando a rialzare una città che era morta attraverso l’annuncio di Gesù Cristo, del Kerigma. Il perdono dei peccati fa possibile la rigenerazione dei giovani. Nicodemo domanda a Gesù: “un uomo vecchio può forse tornare a nascere?” Io questo lo sto vedendo accadere, perché il primo ad essere rigenerato sono stato io stesso».
Se la missione e l’evangelizzazione sono le parole d’ordine per questo vescovo, è proprio su questi parametri che ha voluto trasformare la sua diocesi che è, al tempo stesso, evangelizzata ed evangelizzatrice. Più di 80 sacerdoti (su 150) di questa diocesi del Callao si trovano in missione in altre regioni del Perù e di tutto il mondo. «Quest’anno ha inviato in missione a cinque sacerdoti, uno di loro in Giappone, un paese de-cristianizzato in cui il suicidio rappresenta una delle più grandi preoccupazioni per la nazione».
«Vedo che stanno sorgendo nuove vocazioni y ho dovuto costruire un seminario più grande» spiega il vescovo madrileno. In questo momento la diocesi ha 150 seminaristi, tra il seminario diocesano e il seminario Redemptoris Mater del Cammino Neocatecumenale e una facoltà di teologia.
Dalla povertà alla misericordia
Riguardo alla situazione della sua diocesi, mons. Del Palacio spiega che «il 33% dei giovani non studia né lavora». Come può cambiare questa situazione? La ricetta è semplice: educazione ed evangelizzazione. Questo vescovo cerca e trova materiale riciclato (secondo una “economia circolare”) e sta così riuscendo a creare scuole, auditorium e saloni «affinché la gente ascolti, possa sperimentare un cambiamento e passare dalla povertà alla misericordia, che è ciò che testimonia il Vangelo». In questo modo la diocesi gestisce diciannove scuole parrocchiali e, negli ultimi anni, il vescovo ha costruito altre ventidue aule.
Ma, per il vescovo del Callao, dietro a tutto questo c’è un fine prioritario: recuperare la famiglia: «Stiamo progettando un centro di formazione integrale familiare e comunitario dove le famiglie distrutte possano ricostituirsi, ad esempio, ascoltando e celebrando la Parola di Dio». Questo centro sarà eretto nel deserto e sarà rivolto verso il mare, dove si trova anche un monastero di clausura di monache benedettine. Mons. Del Palacio assicura che quando eresse il monastero, pochi anni fa, c’erano sette monache di clausura, oggi sono più di quaranta e pregano per la diocesi.
Delinquenti pentiti imparano a leggere per ricevere il Vangelo
«Sono molto grato a Dio nel vedere che ci sta accompagnando con coloro che sono maltrattati, le vittime e i carcerati» afferma il prelato, che vede il carcere come uno dei principali centri di evangelizzazione. A questa pastorale si dedicano trentaquattro persone, tra coppie, sacerdoti e giovani, impegnati nella formazione umana e spirituale dei carcerati. «Ho visto molti giovani abbandonare la droga, la vendita di armi e tutto questo grazie al potere del Vangelo! Molti stanno imparando a leggere per poter avere accesso alla Parola di Dio, che offre loro la salvezza».
La richiesta del vescovo alla gente di buona volontà
Vale la pena aiutare questa gente? Si chiede il vescovo, che fa un appello a collaborare per poter continuare realizzando l’opera che unisce l’impegno sociale e quello di evangelizzazione. «Vediamo che Dio provvede, che ci precede cambiando e trasformando le persone. Dai nostri peccati, Egli tira fuori la salvezza. E’ il potere di Gesù Cristo e della Pasqua.
José Luis del Palacio, che è anche dottore in Teologia e Diritto Canonico e ha curato diverse pubblicazioni circa l’Iniziazione Cristiana, la Liturgia e la Nuova Evangelizzazione, insiste sul fatto che i primi beneficiari degli aiuti saranno gli stessi benefattori «perché Dio da il cento per uno» e ricorda come grazie a Dio il seminario e il monastero crescono mentre molte famiglie in missione annunciano il vangelo per le case e per le piazze della diocesi.
José Luis del Palacio spiega che le donazioni arrivano al vescovato (Obispado). «Con quei soldi – aggiunge – si aiutano gli agenti pastorali, le famiglie i bambini più poveri e anche i professori. Abbiamo bisogno di maestri ed è per questo che cerchiamo che i giovani abbiano accesso a studi superiori per poter diventare maestri. Ad oggi abbiamo 300 matricole per questo scopo. I soldi si impiegheranno anche nelle borse di studio per i più bisognosi e, certamente, per i carcerati».
(Tradotto dall’originale spagnolo su Religión en Libertad, in basso)


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José Luis del Palacio ha cumplido ya siete años como obispo del Callao, una diócesis muy pobre en Perú con más de 1,3 millones de personas y en el que está el puerto y el aeropuerto de Lima. Este madrileño está volcado en una pastoral de nueva evangelización desde la que también afronta los grandes desafíos sociales de una zona de gran pobreza, droga y violencia.
Los frutos son visibles. Y cuanto más se evangeliza, más vidas cambian y más se ayuda a numerosas personas totalmente destrozadas. Va todo unido. Muchos jóvenes traficantes y presos aprenden a leer tras haberse convertido únicamente para poder recibir la Palabra de Dios.
Más de 40 años como misionero en Perú
Monseñor Del Palacio llegó al Perú en 1976 como misionero del Camino Neocatecumenal, una realidad que daba sus primeros pasos en esos momentos. Y es que la evangelización es una parte esencial de su vida, pues antes de llegar a América estuvo anunciando igualmente el Evangelio por distintos puntos de España abriendo esta realidad eclesial en varias diócesis españolas.


Él sabe cómo predicar a los jóvenes del Callao que andan perdidos porque él mismo lo estuvo de joven. Psicólogo de formación, fue durante un tiempo encargado de discoteca, lector de Sartre y de Camus y revolucionario de mayo del 68 en París. Todo esto le robó la fe y le llevó a una infelicidad profunda, hasta que conoció unas catequesis para adultos que Kiko Argüello y Carmen Hernández dieron en la parroquia de La Paloma de Madrid. Esto transformó su vida y le llevó hasta el Perú. (Puede leer aquí su testimonio completo).
El Kerigma transforma vidas
Ahora como obispo, monseñor José Luis del Palacio asegura que “en estos siete años de episcopado he visto como en una ciudad que estaba muerta Dios me está ayudando a levantarla predicando a Jesucristo, el Kerigma. El perdón de los pecados hace posible regenerar a los jóvenes. ¿Un hombre viejo puede volver a nacer?, pregunta Nicodemo a Jesús. Y yo esto lo estoy viendo, pues el primero que ha sido regenerado he sido yo”.
Si la misión y la evangelización son santo y seña de este obispo, así ha querido convertir a su diócesis. Es a su vez evangelizada y evangelizadora. Más de 80 sacerdotes de esta diócesis del Callao se encuentran en otras partes del Perú y de todo el mundo como misioneros. Este año ha enviado a cinco, uno de ellos a Japón, un país descristianizado y en el que el suicidio es una de las grandes preocupaciones nacionales.


"Veo que están apareciendo nuevas vocaciones y he tenido que hacer un seminario más grande”, explica este obispo madrileño. Y es que en estos momentos la diócesis tiene 150 seminaristas, entre el seminario diocesano y el Redemptoris Mater del Camino Neocatecumenal.
De la pobreza a la misericordia
Con respecto a la situación de su diócesis, monseñor del Palacio explica que “el 33% de los jóvenes ni estudia ni trabaja”. ¿Cómo cambiar esto? La receta es sencilla: educación y evangelización. Este obispo busca y encuentra materiales reciclados y así está consiguiendo crear colegios, auditorios y salones. ¿Para qué?, pregunta: “Para que la gente escuche, pueda experimentar un cambio y pasar de su pobreza a la misericordia, que es lo que testimonia el Evangelio”. Y así la diócesis dirige 19 colegios parroquiales y en los últimos años el obispo ha construido 22 aulas más.
Pero detrás de todo esto hay otro objetivo prioritario para el obispo del Callao: recuperar la familia. “Estamos haciendo -señala- un centro de formación integral familiar y comunitario donde las familias destruidas puedan recuperarse, por ejemplo, escuchando y celebrando la Palabra”.

Este centro está en el desierto y mirando al mar, donde se encuentra también un monasterio de clausura. Monseñor del Palacio asegura que cuando se abrió hace pocos años había siete monjas de clausura y ahora son más de 40 las que rezan por la diócesis.
Delincuentes arrepentidos aprenden a leer para recibir la Palabra
“Estoy contento de ver cómo Dios nos está acompañando con los maltratados, las víctimas de los desastres o los presos”, afirma el prelado, que tiene en la cárcel uno de los principales focos de evangelización. Dedicada a este pastoral hay una pastoral de 34 personas, entre matrimonios, sacerdotes y jóvenes.
“¡Cuántos jóvenes he visto que han abandonado la droga, la venta de armas y todo ello gracias al poder del Evangelio! Están aprendiendo a leer para poder leer la Palabra de Dios, que da salvación”, explica este obispo misionero.

La petición del obispo a la gente de buena voluntad
¿Vale la pena ayudar a esta gente?, pregunta este obispo, que hace un llamamiento a colaborar para poder seguir realizando esta obra que une lo social y lo evangelizador. “Vemos que Dios provee, que va delante de nosotros cambiando y transformando personas. De nuestros pecados, Él saca salvación. Es el poder de Jesucristo y de la Pascua.
José Luis del Palacio, que además es doctor en Teología y en Derecho Canónico, insiste en que los primeros beneficiados de la ayuda serán los propios benefactores “porque Dios da el ciento por uno”. Y recuerda como gracias a Dios crecen el seminario y la vida religiosa en la diócesis mientras numerosas familias misioneras anuncian el Evangelio por las casas y las plazas.
El obispo explica que los donativos (los números de cuenta aparecen al final del reportaje) llegan al obispado. Con ese dinero –añade- “se ayudan a los agentes pastorales, a las familias, a los niños más pobres y también a los profesores. Ahora procuramos que hagan carreras superiores como la de maestro, y tengo matriculados unos 300 jóvenes. El dinero se emplea en becas, en los más necesitados y como no, en la cárcel”.
Cómo ayudar
Para ayudar a la obra de monseñor José Luis del Palacio en el Callao puede hacerlo a través de la Fundación Desarrollo Integral de los Pueblos, que preside el propio obispo.
También puede hacer una transferencia a estas cuentas:
Desde España
Fundación Desarrollo Integral de los Pueblos
ES93 0081 0119 7200 0165 1471
Desde Perú
Obispado del Callao
Receptora 2/192-10061698-1-30