In un libro di Gianni Gennari la santità moderna di Teresa di Lisieux.
(Carlo Di Cicco) Il «dottore dell’Amore» è una donna. Il suo nome è Teresa di Lisieux. Qualcuno l’ha definita una tra i pochissimi santi geniali. Quelli, per intenderci, che pur vivendo nel proprio tempo hanno segnato vie nuove nella sequela del Vangelo, riconosciute valide anche da generazioni future. Teresa di Lisieux geniale lo è stata davvero proponendo la possibilità di una vita cristiana fondata sull’amore piuttosto che sulla sociologia e la politica. In vita è stata una carmelitana entusiasta di Dio, monaca di clausura morta a soli ventiquattro anni nel 1897.
Quasi subito dopo la sua morte divenne celebre attraverso la Storia di un’anima, diffusa in milioni di copie. Una sorta di autobiografia spirituale, scritta per obbedienza, all’origine della spiritualità conosciuta come «infanzia spirituale». Ma né la vicenda esistenziale di Teresa né i suoi scritti autorizzano alcune interpretazioni distorte che per anni ne furono date. Più che un genere di rassegnato conformismo devozionale e infantile, la spiritualità teresiana nasce da una esperienza interiore che genera una carica spirituale rivoluzionaria perché incentrata sull’amore di Dio, considerandolo l’unica misura della fede rispetto a ogni tipo di credulità religiosa.
Che la prospettiva cristiana scaturita dalla vita di Teresa fosse un contributo singolare e urgente al rinnovamento evangelico della spiritualità cristiana, lo documenta la cura con cui nel Novecento i Papi hanno accompagnato e favorito il più alto riconoscimento della sua santità. Da Pio X fino a Giovanni Paolo II. A cento anni dalla morte della carmelitana, Wojtyła la dichiarava dottore della Chiesa e dottore dell’Amore e qualche tempo dopo Benedetto XVI l’ha definita «maestra specialmente dei teologi». Papa Francesco ha attualizzato l’esempio di Teresa sul piano vitale della pastorale, mostrando con l’esempio e la parola la centralità dell’amore di Dio e del prossimo, specialmente dei poveri indispensabile per ridare credibilità alla testimonianza cristiana.
Il più recente bilancio su ogni aspetto della storia di questa santa, conosciuta e stimata pure al di fuori del cattolicesimo, lo si deve a Gianni Gennari, studioso scrupoloso, curatore a metà degli anni Novanta del secolo scorso di una innovativa pubblicazione dei Manoscritti della carmelitana.
Già in quel volume, edito da Piemme, si coglieva la luce nuova nella quale capire santa Teresa come anticipatrice dei nostri tempi e della migliore riflessione teologica sulla vita consacrata e la vita cristiana. Estranei alla fede cristiana o lontanissimi dal modello di vita monacale, dopo aver conosciuto Teresa di Lisieux riscattano quella proposta di vita considerandola pienamente e umanamente degna di considerazione se vissuta con un amore pieno e convinto.
Con il suo fascino discreto, semplice e misterioso parla e colpisce parimenti credenti e non credenti. Teresa fu, infatti, una giovane donna francese appassionata e per nulla sdolcinata, anzi risoluta nonostante la sua dolcezza a vivere senza riserve il vangelo dell’amore. La sua vita è percepita come un’esperienza di amore e il linguaggio dell’amore è universale. Il suo messaggio aiuta a rendere attuale il cristianesimo che, nonostante ritardi e difficoltà, dalla santa di Lisieux si sente richiamato a una semplice verità: ci si può dare molto da fare al servizio del vangelo, ma tutto è inutile e superfluo se si perde la partita dell’amore. I cristiani continueranno a essere rilevanti solo nella misura in cui saranno persone capaci di amare sempre e dovunque mettendo l’amore di Dio e del prossimo al centro di ogni loro preoccupazione quotidiana.
È facile rappresentarsi Teresa come una giovane donna morta dopo aver amato Dio con un amore straordinariamente maturo, esigente e tenero. Dio amato non come una chimera ma sperimentato come un vivente, un tu reale e compagno ideale che ha allargato il suo cuore oltre i confini del monastero. In una vita d’amore anche le piccole cose sono grandi, acquistano un loro senso profondo e sfuggono alla banalità.
La scarsa considerazione che, al di là delle parole, ha accompagnato la proposta della «piccola via» di Teresa alla santità quotidiana, non esibita, dimostra quanta resistenza può incontrare la vita cristiana centrata sull’amore piuttosto che sull’attivismo e lo sfoggio dell’efficienza. Forse sono ancora parecchi coloro che si chiedono a quale titolo questa giovane donna sia stata riconosciuta degna di stare alla pari tra i dottori della Chiesa, pensatori venerati e stimati con nomi illustri quali Agostino, Ambrogio, Tommaso d’Aquino, Bonaventura, Gregorio Magno, Caterina da Siena, Francesco di Sales e Teresa d’Avila, riformatrice nel Cinquecento del carmelo con Giovanni della Croce, chiamata “la grande” per distinguerla appunto da santa Teresina.
Ma la «piccola via» della piccola Teresa, a seguito anche di una più matura e aperta riflessione teologica sulla vita cristiana richiesta dal concilio Vaticano II, è diventata «la grande via» della santità giocata tutta sull’amore.
Il nuovo volume di Gianni Gennari Teresa di Lisieux il fascino della santità (Torino, Lindau, 2012, pagine 609, euro 38) si è rivelato una vera guida alla scoperta della santità di Teresa di Lisieux. L’autore racconta e spiega tutti i segreti di una dottrina ritrovata, la via dell’amore secondo Teresa del Bambino Gesù. Approfondendola, la sua eredità spirituale si rivela sempre più affidabile per intraprendere un cammino di santità credibile e possibile. Il volume è corredato con il testo dei Manoscritti tradotto dagli originali di Teresa. L’autore consegna ai lettori un ritratto reale, non sofisticato e tanto meno manipolato, della giovane carmelitana divenuta emblema di una santità che risulta dall’amore di Dio e del prossimo. Quando si vive con amore — sembra suggerire la lettura — le vite ordinarie acquistano grandezza, anzi è l’amore nel quotidiano la vera riuscita della vita cristiana. I tre celebri Manoscritti, compilati su esplicita richiesta delle sue superiore, e conosciuti con le lettere A, B, C, possono considerarsi la laurea di Teresa e sono sufficienti a giustificare il titolo di dottore della Chiesa. Una laureata con lode sull’amore di Dio.
Teresa è morta da monaca di clausura, ma la narrazione della sua esperienza d’amore con Dio ha varcato rapidamente i confini del monastero. In formule semplici ha riassunto il segreto dell’essere cristiani.
Giovanissima, di fronte alla varietà delle vocazioni possibili nella Chiesa, ebbe un’intuizione programmatica fulminante per efficacia e ardimento: io sarò l’amore. Un progetto che richiede un percorso di svuotamento di sé fino a conformarsi alla vita di Dio che in Gesù crocifisso si è rivelato come amore.
Questo percorso Teresa l’ha iniziato coinvolgendo tutta se stessa, da subito. Ancora adolescente volle fortemente diventare carmelitana di clausura, cioè donna in esclusiva per Dio, a lui consacrata con i voti di povertà, castità e obbedienza. Il farsi monaca era un perfezionare e portare a compimento un amore totalizzante. Nella consacrazione monastica l’amore scelto diventa, per certi versi, più esigente e difficile perché poggia sempre meno sul conforto e sul sostegno di cose visibili. Ma nella vita di Teresa c’è continuità nell’amore. Non è un caso che l’autore del volume mette in copertina una foto di Teresa senza abito carmelitano: appare una giovane dai capelli fluenti, che indossa un vestito a fiori per recitare la parte di Giovanna d’Arco prigioniera, in una composizione teatrale scritta dalla stessa santa carmelitana nel 1895 e rappresentata per la comunità religiosa, due anni prima di morire, quando il male che l’avrebbe consumata rapidamente non si era ancora manifestato.
Gennari, che si è speso per un ricupero del genuino ritratto spirituale di Teresa, sgombera il campo «dai malintesi e dai tradimenti che hanno a lungo impedito di conoscere la verità della dottrina di Teresa offerta dai suoi scritti riportati ai loro originali». E a questo fine egli ringrazia l’opera minuziosa di verifica e ricostruzione condotta dall’abbé André Combes. Sulle sue orme Hans Urs von Balthasar ha scritto che «la dottrina di Teresa è sostanzialmente una teologia dello Spirito Santo». Al centro della vera dottrina teresiana — conclude Gennari — si troverà il Figlio di Dio (l’enfant de Dieu) Gesù, figlio anche di Maria, per Teresa più madre che regina, più di ogni altra creatura invasa dallo Spirito Santo, Dio che è unicamente l’Amore».