martedì 11 giugno 2013

Il cardinale Bergoglio ai ragazzi della cresima: "E' Gesù che dà la forza"



(Fabrizio Contessa) «Gesù non ti obbliga a essere cristiano. Ma se tu dici che sei cristiano devi credere che Gesù ha tutta la forza — l’unico che ha la forza — per rinnovare il mondo, per rinnovare la tua vita, per rinnovare la tua famiglia, per rinnovare la comunità, per rinnovare tutti». Parola di Jorge Mario Bergoglio. Il cardinale arcivescovo di Buenos Aires così si rivolgeva — era il 18 febbraio 2012 — a un nutrito gruppo di giovani cresimandi riuniti nella basilica romana di San Lorenzo fuori le Mura.
Le parole di “padre” Bergoglio — come familiarmente veniva spesso chiamato prima di diventare Vescovo di Roma — si presentano, come sempre, semplici, profonde e dirette. Capaci soprattutto di coinvolgere e appassionare. «Non siete finti, cristiani solo a parole. Siete cristiani con la parola, con il cuore, con le mani. Sentite come cristiani, parlate come cristiani e fate opera di cristiani. Ma voi soli non potreste farlo. È Gesù che vi darà questo spirito, vi darà la forza di rinnovare tutto: non voi, ma Lui in voi».
Questo brano, insieme a uno stralcio tratto da un’altra omelia pronunciata sempre dal cardinale Bergoglio il 4 giugno 2006, e sempre nella stessa basilica di fronte a un altro gruppo di cresimandi preparati da don Giacomo Tantardini, amico e discepolo di don Giussani, costituisce l’ossatura di un bel libro per ragazzi. Volumetto in cui, con chiarezza e semplicità, vengono spiegati valore e significato del sacramento della Confermazione (Gesù vi dà la forza. Le parole del cardinale Jorge Mario Bergoglio ai ragazzi che ricevono il Sacramento della Confermazione, Sesto Ulteriano - San Giuliano Milanese, Piccola Casa Editrice, 2013, pagine 48, euro 12).
Passaggio cruciale quello della cresima, perché sempre più spesso l’amministrazione di questo sacramento invece che segnare l’avvio di un cammino di fede ancora più pieno e consapevole, si traduce nell’arrivederci, e perfino nell’addio, alla vita cristiana. In questa prospettiva, nel libro — arricchito, com’è consuetudine della collana, dalle illustrazioni di Franco Vignazia — gli stralci di queste due omelie sono intervallati dalle parole di saluto che Papa Francesco ha rivolto in una delle sue prime udienze generali (3 aprile 2013) ai ragazzi cresimandi della diocesi di Milano, guidati dal loro arcivescovo, il cardinale Angelo Scola: «Cari ragazzi, prego per voi, perché la vostra fede diventi convinta, robusta, come una pianta che cresce e porta buoni frutti. Il Vangelo sia la vostra regola di vita, come lo fu per san Francesco d’Assisi. Leggete il Vangelo, meditatelo, seguitelo: umiltà, semplicità, fraternità, servizio; tutto nella fiducia in Dio Padre, nella gioia di avere un Padre nei cieli, che vi ascolta sempre e parla al vostro cuore. Seguite la sua voce, e porterete frutto nell’amore!». Un accostamento significativo, quello tra i due testi, quasi a suggerirne la continuità pastorale. In realtà il “filo rosso” sta nella concezione di una fede che non impone le proprie certezze, ma che avvince i cuori con l’attrattiva della grazia. Una fede intesa come dono gratuito fatto alla libertà dell’uomo. «Essere cristiani — ha detto Papa Francesco nell’udienza generale del 10 aprile scorso — non si riduce a seguire dei comandi, ma vuol dire essere in Cristo, pensare come Lui, agire come Lui, amare come Lui; è lasciare che Lui prenda possesso della nostra vita e la cambi, la trasformi e la liberi».
È un orizzonte che si spalanca. E lo sguardo fa tesoro della testimonianza dei santi. Così, all’interno del volume vengono anche proposte, a cura di Daniele Ciacci, quattro storie di santità “giovane”. Alcune assai note come quelle di Domenico Savio e di Maria Goretti. Altre meno conosciute. Come quelle di due martiri ugandesi — Duadi Okelo (16 anni) e Gildo Irwa (12 anni) uccisi nel 1920 e beatificati da Giovanni Paolo II nel 2002 — certi nella fede in Gesù perché lo avevano visto nei volti incontrati nella missione. E quella del martire messicano José Sanchez Del Rio, giovanissimo cristero (12 anni), vittima della repressione antireligiosa nel 1928 e beatificato nel 2005 durante il pontificato di Benedetto XVI. Storie di una fede giovane, accomunate dal desiderio di seguire Gesù sulla strada della purezza e dell’amicizia. Un’amicizia più forte dell’odio. E capace di commuovere ancora oggi. Di fronte ai propri carnefici, così il giovane Duadi confortava Gildo, il piccolo compagno di fede e di prigionia: «Non avere paura. Non abbiamo fatto del male a nessuno; siamo in questo Paese solo per far vedere la Bellezza che abbiamo incontrato negli occhi di padre Cesare. Non avere paura, andremo in Paradiso». 
L'Osservatore Romano