domenica 15 settembre 2013

47.ma edizione Settimane sociali dei cattolici italiani. Conclusioni.



La famiglia non è un tema astratto e neppure un affare privato. Per questo i cattolici italiani riaffermano la volontà di mettere «al centro dell’impegno delle nostre comunità ecclesiali la famiglia fondata sul matrimonio, bene comune di tutti e speranza dell’intera società». È questa l’assicurazione che, a conclusione dei lavori, i partecipanti alla Settimana sociale dei cattolici italiani, dedicata appunto al tema della famiglia, hanno rivolto a Papa Francesco nel messaggio in risposta a quello ricevuto all’inizio dell’assise di Torino, ma anche alle parole d’incoraggiamento pronunciate all’Angelus di domenica. Al Papa che ha chiesto loro di andare avanti con coraggio su questa strada, i 1.300 delegati delle diocesi e del laicato italiano hanno confermato che «il suo magistero è stato un punto di riferimento fondamentale per la Settimana sociale», che «illuminerà il cammino di un impegno corresponsabile» e assicurato «la comune preghiera per il suo provvidenziale e prezioso servizio di presidenza alla carità di tutta la Chiesa».
I quattro giorni di lavoro — da giovedì 12 a domenica 15 — sono stati l’occasione per ribadire le richieste dei cattolici italiani alla politica. A elencare le richieste è stato il presidente dell’Azione cattolica, Franco Miano, coordinatore di uno dei gruppi di studio. Dal confronto, ha affermato Miano, è emersa in particolare la «valenza pubblica» della missione educativa della famiglia, che fa della genitorialità non solo un dato biologico, ma anche una «generatività sociale», che «si assume un compito di cura che va al di là delle cure domestiche». Di qui la richiesta di «riconoscere la differenza, tra i sessi e tra le generazioni, ma anche il contributo sociale delle famiglie, impegnate nell’adozione e nell’affido», anche «individuando momenti pubblici di valorizzazione», con un’apposita Giornata la cui celebrazione dovrebbe rimettere ogni anno il tema della famiglia al centro del dibattito pubblico. Da Torino, ha affermato il presidente del Forum delle famiglie, Francesco Belletti, «scaturisce una agenda delle priorità ampia e circostanziata dalla quale emerge una forte consapevolezza che l’Italia non è un Paese a misura di famiglia e quindi non è nemmeno un Paese a misura di bambini, anziani, persone fragili». Secondo Belletti, «occorre quindi da subito affrontare la sfida della costruzione di infrastrutture sociali a misura di famiglia: un fisco equo nei confronti dei carichi familiari, capace di proteggere le famiglie con figli; una scuola fondata su una nuova alleanza e corresponsabilità con le famiglie, capace di valorizzare la loro libertà di scelta; un welfare non assistenziale ma promozionale fatto con le famiglie e non sulle famiglie; città edificate sui tempi della famiglia; un lavoro, infine, armonizzato sui bisogni di padri e madri». In questo senso, ha affermato Luca Diotallevi, vice presidente del Comitato organizzatore, dire che «la famiglia non è un affare privato» significa che «l’architettura della famiglia è una parte essenziale, ineliminabile nell’architettura della civitas» e contemporaneamente che «non ogni civitas è compatibile con un’architettura della famiglia».
Per monsignor Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari e presidente del Comitato organizzatore dell’incontro di Torino, «partiamo da questa quarantasettesima Settimana sociale con una missione. Possiamo dire che riceviamo la missione dal vissuto delle tantissime famiglie che ci aiutano a capire che la famiglia, per dirla con Papa Francesco, è ben più che un tema, è vita, tessuto quotidiano, è cammino di generazioni che si trasmettono la fede insieme con l’amore e con i valori fondamentali, è solidarietà concreta, fatica, pazienza, e anche progetto, speranza, futuro». Dopo aver richiamato i prossimi appuntamenti nazionali della Chiesa in Italia (Convegno ecclesiale di Firenze nel 2015, Congresso eucaristico di Genova 2016 e Settimana sociale nel 2017), monsignor Miglio ha sottolineato il valore dell’amore uomo-donna come fondamento del matrimonio e della famiglia, così come voluto dal Creatore. Un insegnamento che si traduce poi in un «bisogno di concretezza» oltre che in «criterio fondamentale di discernimento» sul piano sociale, legislativo, culturale.
L'Osservatore Romano